Del lunedì da dimenticare ho detto. Anche il lunedì dopo non è stato dei migliori, ma mai come quello passato. La macchina è in sciopero da allora ed il mio stato d’animo in proposito è piuttosto altalenante.
Lunedì rimango a piedi. Spaiata smadonnante.
Martedì il meccanico la recupera, mi dice che il pezzo costa niente. Spaiata sollevata.
Mercoledì il meccanico dice che il pezzo costerà anche niente, ma è introvabile, per cui l’ha ordinato e arriverà lunedì. Spaiata socievole come un orangutan.
Giovedì, venerdì, sabato, domenica. Con il geometra come autista. Spaiata sgomenta, il geometra parla.
Lunedì viene fuori che il pezzo è da ordinare all’estero e vassapere quando arriva, specie con le ferie di mezzo. Spaiata fuori dalla grazia di dio.
Martedì decido di usare la Panda ottimista dell’uomo. Spaiata umiliata.
Ho dovuto farla accendere da un neo patentato perché non ero capace.
Rivoglio il mio catorcio.
Dai nostri sgabelli, io e l’AmicaMara, facendo colazione, abbiamo una vista privilegiata sulla varia umanità che ci passa sotto il naso dalle 8,20 al quarto d’ora successivo. Nell’andirivieni una su tutte è fonte di riflessioni filosofiche e della mia ammirazione incondizionata. Tralasciando la bieca malignità che abbia un viso da uomo ed un topo albino per capelli, il soggetto femminile è alto, (anche grazie al tacco 12 che non abbandona nemmeno sotto la neve), magro, dotato di un lato B che si fa notare, sempre ben vestito ed incredibilmente abbinato. Camicetta azzurra? Unghie mani e piedi azzurre, come tutti i dettagli della miiiiis. Occhiale con strass fucsia su total black? Venti unghie fucsia, stessa tonalità. All’inizio ci chiedevamo dove trovasse il tempo, subito dopo abbiamo amaramente constatato che noi nemmeno con una settimana di ferie riusciremmo a cambiarci d’abito e smalto con il suo ritmo. Da qui l’illuminazione: il mondo delle donne si divide in due macrogruppi. Quelle – chi più, chi meno - “carlone”, che ci provano anche, ma non è nel loro dna e chissenefrega se la mutanda è rosa ed il reggiseno verde e quelle che abbinate ci nascono. Perché nemmeno con la pratica si raggiungono tali elevati livelli. Io e l’AmicaMara, per esempio, siamo donne base, tutt’al più abbiniamo la maglietta con le scarpe, ma solo perché nel nostro armadio ci sono due colori predominanti.
Se.
Se il telefono t’abbandona senza preavviso.
Se hai la giornata incastrata di appuntamenti che manco il tetris. Lavoro fino alle sette. Subito dopo assemblea. Poi la nonna che t’aspetta per cena, ma che nel frattempo se ne è anche dimenticata e ti devi accontentare di due pomodori.
Se finalmente raggiungi la macchina per tornare a casa, ma la stronza, non parte.
Se il telefono nuovo ha uno sputo di carica e provi a telefonare – trovando tutti irraggiungibili e/o bloccati - nell’ordine: ai genitori (nr, entrambi ad una assemblea), alla vicina (dalla vicina), all’uomo (nr, a lavorare di notte in una cucina di un ospedale), all’amico bancario (in Veneto col megadirettore), all’amico sub (senza macchina anche lui), al meccanico (non pervenuto), l’amica Mara (bloccata nel paese accanto da una frana), la Berta (bloccata al lavoro), l’amico barista (nr, in consiglio).
Se ti trovi a piedi, senza una corriera di passaggio, col telefono scarico, con nessuno reperibile ed una madonna per capello, forse qualche domanda devi iniziartela a fare.
Ed agire, tanto per cominciare decidere finalmente la meta delle vacanze: una tournè full-immersion a Lourdes.
Si accettano prenotazioni ed il meccanico è dei nostri.
p.s. alla fine il mio grido d’aiuto è stato riportato alla vicina che – umanamente – mi ha recuperata. Caricata a bordo, hanno cominciato a richiamare tutti gli altri.
Telefona il commercialista in persona.
E si sa che le sue telefonate non sono mai accolte senza un presagio di sventura dalla sottoscritta.
Commercialista: oh, Spaiata, come andiamo?
Spaiata: prima di sentirla decisamente meglio. Mi aspetto la mazzata da un momento all’altro. Lo faccia alla svelta.
Commercialista: lei è congrua.
Spaiata: non tergiversi, aspetto di sapere se sono congrue le tasse con il saldo in banca.
Commercialista: non sono ancora pronte, glielo comunico…. No, aspetti, magari riesco a dirle subito l’importo.
Spaiata: anche no, così passo il fine settimana con l’illusione di potermi permettere un giro di saldi.
Commercialista: oh, male, male, male.
Spaiata: oddioddioddio, parli, dica la cifra.
Commercialista: Compensa. L’F24 è zero. Dicevo male perché ho battuto il ginocchio.
Spaiata: ussignur,io rischio l'infarto, ma lei tutta la sua personcina facendo così.
Oggi pomeriggio mi son data malata. Non era del tutto una bugia, lo sono davvero, ma mica moribonda da non poter portare il culo in ufficio. In verità, una volta ogni due anni, mi capita di non trovare un motivo sufficiente per andarci e godermi invece un pomeriggio spezza settimana di cavoli miei. Tipo smontare le decorazioni di Natale ancora – giuro – appese sopra la finestra. Tipo ore dedicate al totale sradicamento del pelo superfluo, attività sottovalutata come scaccia ansia. Tipo schiacciare un pisolino con la gatta capendo finalmente l’importanza di avere delle persiane (ed io che volevo eliminarle). Nel mezzo del MIO pomeriggio, telefona l’Incomprensibile. Avendo un’ora libera avrebbe tanto desiderato smaronarmi con la scusa di fare una fattura richiedendo quindi la mia presenza in ufficio. Ecco, tra le tante cose, non capisco perché la fattura non puoi fartela in solitudine. Non comprendo perché, pur avendo la mia stessa età, non stai sereno ed invece passi la tua vita a prendertela con chiunque per banalissimi motivi. Incomprensibilmente arrabbiato col mondo, astioso, rancoroso. E dire che i miei, i tuoi e persino l’uomo ti hanno già pesato e ti evitano come la peste bubbonica. Più di tutto ignoro come la sottoscritta non ti ci abbia ancora mandato a quel paese affollato. Nonostante di buoni motivi per farlo tu ne fornisci ogni volta di nuovi. Mentre mi appisolavo nel bel mezzo del MIO pomeriggio mi sono ritrovata sollevata: vivaddio io e te non abbiamo niente in comune, niente a che vedere l’una con l’altro se non una fattura. Che ti fai da solo perchè, a differenza tua, sono impegnata a stare serena.
Il luogo comune vuole che il barista, complice una birra, sia il destinatario dei monologhi dei clienti che hanno necessità di parlare con un estraneo. Non si dice mai niente del contrario. In effetti è due mattine che sedendomi a fare colazione vengo investita da un pippone inesauribile sulle vicende sfortunose del barista, il quale mi ha eletta suo confessore privilegiato. Da oggi sullo sgabello c’è anche un biglietto con scritto “dalle 8.20 alle 8.40, sgabello privato spaito”, casomai mi venisse in mente di sedermi non a portata d’ascolto. A questo punto, se qualcuno fosse interessato, ricevo dalle 8 alle 9 al costo di un cappuccino.
Fare le cose spaiate vuol dire farle, ma non necessariamente nell’ordine di una persona sensata. Da sabato sono attanagliata da influenza. Il giro con la caldana a Villa Taranto in compagnia dei Calzafans ed il freddo dei 770 metri dalla pizzeria (chi c’era capisce) devono avermi dato il colpo di grazia. La genitrice, stanca di vedermi girare a mò di zombie mi ha spedita in farmacia. Mentre parlo coi miei decido di assumere sostanze antinfluenzali. Solo dopo leggo le istruzioni per l’uso. Ancora con la pasticca in bocca leggo di assumere le supposte due volte al dì.
Spaiata: sput…. Che schifo, mi son mangiata una supposta.
Genitrice: ussignur, passami il bugiardino.
Papà: argh, ho una supposta ciucciata sul mocassino.
Spaiata: è stato l’istinto del lama, scusa.
Genitrice: ma no, babbea, son pastiglie.
La Spaiata ne mette in bocca un’altra serena.
Genitrice: vanno assunte a stomaco pieno altrimenti provocano bla, bla, bla, bla.
Spaiata: sput…..
Papà: basta. Lo fai apposta di mirare ai mocassini?!!!
Genitrice: tieni, mangia una cicca e prendi ‘sta medicina.
Siamo proprio parenti.