Entrambi ridotti ad un colabrodo causa raffreddore, l’uomo se ne sta arenato sul divano ed io mi dedico alla pittura del legno, giusto perché non ho trovato di meglio da fare. La tranquillità della domenica casalinga viene interrotta dal vicino (quello di sopra) e morosa che chiedono caffè ed informazioni all’uomo sulla ristrutturazione che incomincia domani. Nonostante non faccia zompi scomposti dalla gioia al pensiero di avere un ponteggio piazzato per mesi, l’uomo a casa per pranzo ogni giorno della settimana ed un cantiere alla porta non mi scompongo nemmeno quando vengo a sapere che il geometra vuole che si puntelli nel mio salotto. L’uomo – e anche il vicino – se ne stupisce, ma l’acconsentire spaiato senza fiatare ha una sua logica.
Uomo: ma davvero non ti scoccia se piazzo sei puntelli tra salotto e cucina?
Spaiata: no.
Uomo: guarda che dovrai fare lo slalom per andare in cucina e staranno lì per almeno una settimana.
Spaiata: va bene.
Vicino: avrei giurato di vederti fare l’orlando furioso.
Spaiata: meglio i puntelli che una squadra di operai che mi piomba in salotto dal cielo senza preavviso.
Un ragionamento che, secondo me, non fa una piega.
Lunedì mattina sono andata a lavorare con tutta la buona volontà di cui sono munita, ma prima di mezzogiorno la febbre aveva la meglio su di me. Tornata a casa, rigorosamente sotto stretta sorveglianza della Ciabattina, m'infilo il pigiama con l'intenzione di arenarmi sul divano sotto al piumotto. Ovviamente alla gatta non è sembrato vero di potermi usare da materassino in un giorno lavorativo e ne ha profittato. E' affettuosa. Sempre addosso, sempre smiagolante in perpetua ricerca di attenzioni, sempre pronta a conquistarsi un posticino vicino. Ma fuori mi diventa irriconoscibile. Varca la porta con intenzioni bellicose tanto che le due gatte dei vicini la temono ed escono il meno possibile e mai troppo vicino al civico 33. E' così territoriale e protettiva che ormai nessun gatto è più al sicuro e circumnaviga la proprietà evitandoci manco avessimo un pittbull. Bisognerebbe vederla quando ringhia e, notoriamente poco felina e più rassomigliante ad un imbuto, mi diventa agile e scattante pur di azzuffarsi con un gatto che -sprezzante del pericolo - ci si è troppo avvicinato. E come li suona. Abbiamo cresciuto una iena dalla doppia personalità.
Ieri sera l’uomo è andato allo stadio portandosi dietro quella banda di scalmanati che solitamente soggiorna nel nostro salotto. Deve averci dato dentro coi cori e gridato parecchio.
La sottoscritta, già provata dal raffreddore, spedita nel paese di nessuno per compiere un recupero di documenti, aveva per le mani un vecchio cd dei Metallica ed ha avuto l’idea di ascoltarselo in macchina. Sorvolando sull’idea che devono essersi fatti quelli che venivano in direzione opposta vedendo una pazza furibonda che cantava a squarciagola, ne sono scesa afona, giocandomi anche quel filo di voce che mi era rimasto.
Siamo entrambi coattamente silenziosi.
Suppongo che al civico 33 ci saranno le comiche per comunicare stasera, ci intenderemo ad intuito, lavagnetta e mani che tanto alcuni gesti restano universali.
Sono stata latitante, lo so. C'è da capirmi. Tante brutte notizie - tutte insieme - sono difficili da accusare senza traballare almeno un pò. E pure quelle belle si sono rivelate faticose da gestire. Travolta dagli eventi ho reagito preservando la mia sanità mentale eliminando la suocera. Tranquilli, non l'ho scaraventata fuori dalla Spaiatamobile in corsa, e dio solo sa quanto avrei voluto, ma ho messo su febbre rendendomi ai suoi occhi la prima piaga da debellare. E da tassista/tuttofare/maggiordomo sono diventata "infrequentabile" che manco l'esattore delle tasse è così schifato, non sia mai che qualche bacillo spaiato arrivi al suocero. Pur ridotta ad uno scendiletto consumato dal raffreddore, sto meglio.
E’ stata una settimana allucinante. L’apice l’ho avuto sabato tra funerale dell’amica e visita all’ospedale con suocera più scassamaroni che mai al seguito. Sono uscita di casa alle otto per farci ritorno quindici ore più tardi ridotta ad uno scendiletto. Tanto nel morale quanto nel fisico. Mi sono chiare un paio di cose. Che io e l’uomo facciamo molta più squadra di quanto pensassi. Ed è un sollievo sapere che ci sosteniamo a vicenda, che facciamo fronte comune davanti ad un problema e che sappiamo anche riderne all’occorrenza. Che nonostante l’emotività di difficile gestione di certi momenti riesco comunque a dire quello che penso nel modo migliore. Che ho capacità di recupero ed adattamento: sono riuscita a schiacciare un mini sonnellino in piedi mentre aspettavo che la macchinetta dell’ospedale mi facesse il caffè.
Il rapporto tra nuora e suocera è d'antologia. Io non sfuggo al più classico dei clichè che prevede una venerazione (ricambiata) per il suocero mentre tra noi donne proprio non ci pigliamo. E’ una brava persona per la carità, mi ha sempre trattata coi guanti, ma tra noi non c’annusiamo. D’altra parte avendo punti di vista diametralmente opposti torna difficile trovare terreno comune ed il nostro rapporto è ridotto ai minimi termini: buongiorno, buonasera e qualche cena insieme che il più delle volte passo col naso sul piatto perché stanno discutendo di affari di famiglia in cui la sottoscritta spesso è chiamata in causa tirata per la giacchetta. E se mi si chiede cosa ne penso, difficlmente è quello che vorrebbe sentirsi dire. Detto questo, alla bisogna non mi sono mai tirata indietro. In questi giorni, causa trapianto, passo con lei più tempo di quanto la mia pazienza tolleri, specie in uno spazio ridotto ai minimi termini come una ka lanciata a tutta velocità in autostrada direzione ospedale. Ecco, detto fuori dai denti, la frequentazione assidua a cui mi sono autosottoposta è peggio che una martellata sulle palle. La mia sanità mentale rischia di andare a ramengo. Quella che mi rimane, perchè non ne ho mai avuta tantissima in dotazione.
Una giornata può essere cortissima se viene dopo una settimana di lavoro, interminabile se stai aspettando. Dipende dai punti di vista. Di certo è quello che non t’aspetti a rendertela indimenticabile. In 24 ore ho perso una persona amica e ne ho visto un’altra importante tornare alla vita grazie ad un trapianto. Da una parte due figli ed un uomo che piangono la madre e compagna di una vita per un incidente improvviso e dall’altra due figli ed una moglie che piangono di felicità per una chiamata in cui non speravano. In 24 ore ho pianto parecchio di nascosto senza mai capirne il sentimento scatenante, c’erano troppe emozioni da tenere a bada. In tutta questa confusione una cosa, che l’altra volta mi era sfuggita, però l’ho capita chiaramente: il perché vengono allertati tanti pazienti se c’è un organo a dispozione col rischio di deluderli tutti tranne uno. La scelta che una persona altruista prende mettendo a disposizione una parte di sé dopo la propria morte non va sprecato. E’ un dono prezioso per uno sconosciuto che ti sopravvive. Ieri ero accanto ad entrambi.
All’uomo non sembra vero di potersi lamentare non appena gli spunta un acciacchino. Per dire, è capace di chiamare tragedia anche per un brufoletto.
Uomo lamentoso: ahiaaaaaaa. Mi fa malissimo il pollice.
Spaiata sapiente: è un “giradito”. Devi scoppiarlo o metterci quella crema neraepuzzona.
Uomo sospettoso: vade retro, dottoressa fai da te.
Passano due giorni ed ancora si lamenta per il pollice. Gliel’abbiamo detto in tre che di giradito si tratta, ma lui aspetta di lavorare in ospedale per un consulto medico con la prima dottoressa vera e/o affine che gli capita a tiro. Messo il suo pollice pustoloso sotto al naso della caposala ci tiene ad informarmi dell’esito medico.
Uomo: sai cos’era?
Spaiata: ….
Uomo: un giradito, va scoppiato oppure devo comprare la crema neraepuzzona.
Spaiata: …
Uomo: avevi ragione dottoressa Spaiata.
Spaiata: mai fidarti di me al primo colpo eh!
Uomo: adesso lo so, quelle vaccate che guardi piene di dottori (Grey’s anatomy ndr) a qualcosa servono.
Spaiata: tsk.
Cosa c’è di peggio che fare un pap test? Andarci con tua madre che, per uno scherzo del destino, ha l’appuntamento subito dopo il tuo. Lei ne è stata entusiasta, io meno, considerando che avrei opportunamente dimenticato la faccenda se non fosse stata già in macchina ad aspettarmi. In ansia. Ogni volta si domanda se mi sia preparata come una ragazza sensata farebbe.
Genitrice: ti sei lavata?
Spaiata: mamma! perdio cominci?
Genitrice: lo so, lo so, ma sono abituata, lo chiedo da quando eri piccola.
Spaiata: annusa l'ascella per punizione!
Genitrice: non fare la scema, sto guidando.
Genitrice: reggiseno e mutande son coordinati?
Spaiata: considerando che di una delle due cose dovrò far senza, anche non lo fossero credo non si noterà.
Genitrice: le calze? quelle le nota di sicuro coi piedi all’aria.
Spaiata: occavolo, credevo che mi dessero dei pedalini quindi non mi sono preoccupata che fossero bucate.
Genitrice: nooooooo.
Spaiata: a mà, sto a posto. Ieri sera ho impiegato mezz'ora per trovare un paio di calzette accettabili e pure dello stesso colore.
Finalmente rassicurata che la figlia sia presentabile alla dottora ci accomodiamo in sala d'aspetto e mi scatta la vendetta per l'interrogatorio a cui mi sottopone ogni volta manco fossi una treenne. Alzo un pò il pantalone in modo che lei veda, mentre mi avvio alla visita, con quanta attenzione mi sono preparata all’evento.
Genitrice: ma i calzini con le pecore che trombano ti sei messa?
Spaiata: embè? Sono sull’argomento. Coordinatissime col tema dellla visita.
Genitrice: figlia degenere, non dirle che dopo c'è tua madre.
Quattro notizie a vanvera:
1) siamo diventati zii. Mamma e piccola stanno bene. Rebecca deve aver preso dal papà alto due metri visto che appena nata è già lunga un terzo degli zii;
2) diretta conseguenza del punto 1), noi si va negli States a conoscere la nuova arrivata. Abbiamo già i biglietti e una coppia di amici pronti ad unirsi al gruppo vacanze.
3) il falegname si è materializzato a casa con una gran smadonno di preavviso causa tracolla della cassetta rotta e viti/chiodi/bulloni sparsi per tutto il piazzale. Insieme a lui sono comparse le mensole. Sia lode a San Giuseppe.
4) ho imparato a fare l’arrosto. Sono andata a lezione dalla vicina, ignorando il di lei marito che mi ha sbeffeggiato per tutto il tempo. Il primo tentativo è stato un successone: l’arrosto non ha visto il giorno dopo.