A: la Spaiata a casa non ha voluto né connessione ad Internet né computer. Perché non c’è posto neanche per uno stuzzicadenti, ma soprattutto perché altrimenti passerei le serate a smaltire i preventivi dell’uomo.
B: la Spaiata è in ferie da una settimana.
Unendo A e B, si intuisce che la prima settimana di ferie l’ho passata in ufficio richiamata - con pietosa supplica - per emergenza. E sembra che anche gran parte della seconda la passerò qui. La faccenda di per sé mi ha colto del tutto impreparata e vari fattori mi hanno catapultata in un nanosecondo dall’ozio (ancora non goduto) al lavoro mio malgrado: nessuna scusa a portata di mano, tanto meno un biglietto aereo in tasca, capacità di mentire pari a zero, essere munita di un maledetto spirito collaborativo che mi si ritorce contro. Però ho la nuova consapevolezza che se non posso starmene a casa tre settimane in santa pace è perché il mio lavoro lo faccio dannatamente bene. Altrimenti non si spiega come su quattro persone non in ferie, l’unica che lo era si è resa necessaria anche a costo di darle degli incentivi come una somma extra al giorno e recupero ferie più avanti o, in alternativa, ogni giorno perso di ferie raddoppiato. Ecco perché, contro ogni previsione, non mi girano affatto le palle. Se avessero giudizio capirebbero immediatamente che mi hanno dato molto di più di qualche bonus: la possibilità di contrattare in un prossimo futuro, se mi gira il picchio, aumenti che non erano nell'aria.
Sabato al persone c’è stato un brutto temporale che sulle alture dove tengo domicilio era un grado meno dell’uragano. Quando ho sfidato tuoni, fulmini e secchiate d’acqua per mettere in sicurezza l’edera che sul balcone (sopra la macchina) sventolava come una bandierina ho verificato di pigiama che pioveva in orizzontale. Inutile dire che dopo la fugace uscita sul balcone ero da strizzare, cosa che alle tre e mezzo di notte non agevola il risparmio di madonne. Peggio ha potuto l’acqua che poco dopo è incominciata a scendere dal soffitto in legno. Da lì in poi, il pandemonio. Sveglia per metà, incazzata nera per l’altra, con i riflessi a velocità bradipo per il sonno, senza luce, sgomberare le mensole con la pila frontale per avere le mani libere, tranquillizzare i gatti spaventatissimi, salvare il salvabile, telefonare al ragazzo di sopra per andare alla ricerca della sorgente del fiume che ci scorreva in casa, distribuire pentole e recipienti un po’ ovunque per poi scoprire che il soggetto di cui sopra– furbo come pochi - pur abitando altrove, ha lasciato persiane e finestre aperte per arieggiare i locali e da lì il diluvio casalingo che mi ha acceso istinti omicidi non ancora del tutto placati. Non ha favorito il giro supplementare in mutande per il quartiere cercando la gatta che lui mi ha fatto scappare quando finalmente è arrivato ad aprirci casa. Nemmeno il dovermi lavare con pila sul lavandino e acqua fredda il giorno dopo, con sulle spalle poche ore di sonno e nemmeno uno straccio di caffè visto che la corrente ancora latitava. Certe paturnie domenica che non vi dico.
I vicini temporanei - per intenderci quelli che impietositi mi permettono di recuperare il gatto aprendo il cancello - sono alla fine delle vacanze lacustri e tornano a casa. In pausa pranzo ci salutiamo e scambiamo quattro chiacchiere, mentre il rosso di casa fa del suo meglio per stupirci con evoluzioni feline da olimpiade. La signora ammette che il nostro gatto le ha fatto tanta compagnia e che le mancherà parecchio. Scherzando le dico che posso inviarle un paio di foto ricordo via mail e lei seriamente mi risponde che gli ha fatto tante foto da poterci ricavare un book di tutto rispetto. Quando non guardava, l’ho vista parlargli e salutarlo con affetto ed il nostro gatto pur mantendo una certa distanza di sicurezza darle comunque retta. Diciamocelo, i felini di proprietà sanno come conquistarsi i nuovi arrivati.
La prima garetta serale di corsa ha prodotto i suoi effetti. Intanto mi ha messo voglia di farne un’altra e vado a correre più volentieri, nonostante caldo, poco tempo e fatica. So di avere amici/fan che prima e dopo la gara mi hanno telefonato e che la prossima volta si sparpaglieranno lungo il percorso per incitarmi. Nel mio piccolo sono diventata famosa che il tiggì del paesone parlando dell’evento ha inquadrato solo me. Ho rimediato un cazziatone dall’uomo. In allenamento mi lamento, faccio storie e corro al di sotto delle mie possibilità visto che sembra io abbia corso in alcuni tratti a 4 e 25. Non mi è chiaro cosa significhi, ma l’uomo dice che è cosa buona e che non ho più scuse. Mi sono scoperta competitiva da matti. E ho avuto la medaglia per l'impegno che volevo a tutti i costi per ricordo. Alle gare di paese non le danno e allora l'uomo me ne ha fatta fare una personalizzata.
Il micio Calza è un invadente. Stabilito a suo insindacabile giudizio che la villetta di fronte è il suo personalissimo osservatorio ed esclusivo territorio poco gli importa che ci siano gli occupanti a vantare i sacrosanti diritti di proprietà. Non c’è niente da fare: si piazza sul loro balcone per aspettarci, dorme all’ombra del loro portico, guarda nelle loro finestre, dorme sui loro cuscini e si comporta come se tutto fosse suo. La faccenda ci crea imbarazzi visto che quotidianamente siamo a pelle di leopardo con il braccio dentro il loro cancello cercando di attirare il rosso con un boccone-esca pur di portarcelo a casa e lavarglielo di torno. I legittimi proprietari se la ridono e fino ad ora si sono limitati ad osservare le nostre spassosi tentativi dalla finestra. Ieri, impietositi dalla sottoscritta sotto il sole che cercava di convincere il gatto testardo a tornare al suo domicilio hanno gentilmente aperto il cancello e sono usciti per conoscerci entrambi (spaiata e gatto). Si sono ritrovati di fronte ad un inseguimento senza frontiere: il Calza che cercava di seminarmi ed io che cercavo di fregarlo sbarrandogli la fuga, la Ciabatta che creava un doversivo per impedirmi di acchiapparlo. Dobbiamo essere risultati divertenti perché ogni volta che passo aprono il cancello e guardano le operazioni di recupero dalla finestra sorridendo.
Una giornata in montagna stupenda con uomo e cugina, parecchie cene con gli amici, un giro all’estero (Svizzera) alla ricerca di meridiane, due bilanci e due assemblee, tanto lavoro, un giro di prova con la Smart del barista di fiducia che oltre a farci il caffè ci presta pure la macchina, un’amica che si sposa ed è tanto tanto felice (ed io con lei), il nostro settimo anniversario, un pomeriggio a chiacchierare con la genitrice, le mie calle sono l'invidia del vicinato, la cabina armadio quasi finita e dotata di tanti accessori non preventivati, ma utilissimi, l’amico del cuore che si fidanza (e così mi spiego il tempo anomalo degli ultimi giorni), tanta diplomazia, tra sette giorni mi aspetto una bella notizia, un probabile incarico da amministratore in un condominio da ottomilionididollari dove il condomino con più pezze al sedere ha un appartamento da 1.200.000,oo euro in cui le assemblee verranno fatte in inglese ed il mio compenso sarà adeguato all’immobile, qualche festa di paese e la mia prima garetta di corsa intorno ad un lago. Ecco, le ultime settimane si riassumono così per chi si chiedesse dove sono sparita.