Stamattina ho fatto colazione col dubbio che il tizio alla mia sinistra fosse una faccia nota. L’ho guardato di sottecchi con attenzione prima di fare qualche figura barbina delle mie. Poi si gira, mi saluta, baci, abbracci e tanta festa. Trattasi del nipote della ex padrona di casa della nonna, un moccioso quando avevo la compagnia in zona e che è cresciuto a suon di schiaffoni dalla sottoscritta. Era il bambino più antipatico, rompipalle e pestifero che la via abbia mai avuto. Un vero castigo avercelo sopra la testa. Per un po’ lo tolleravo, poi partiva la rappresaglia, lo incaprettavo (leggasi: lo legavo come un capretto) al rododendro e lo lasciavo lì fino a quando non domandava scusa. Deve avergli fatto bene tutto sommato il metodo educativo spaiato bene, ha una gentilezza che in lui non ricordo.
Mi arriva una simpatica mail dalla cugina con il “job predictor”, trattasi di inserire nome e cognome e grazie ad un programma salta fuori la professione per la quale sei portato. Scettica, comincio col moroso: genio (del male negli scherzi che s’inventa ai miei danni). Passo alla cugina: insegnante, ce la vedo. Mio padre è un cardiologo mancato e mia madre un secondino. In effetti ci sta, per chi non la conoscesse la genitrice in casa è quella con la schiena di ferro che fa marciare tutti gli altri, figlia scapestrata compresa (anche se con scarsi risultati). Mi convinco che in qualche modo ci prende ed inserisco il mio nome e cognome. Transessuale. Fanculo, ma che lavoro è?!!! Al massimo è un'inclinazione. Per la cronaca, sostituendo il nome con Spaiata – che in effetti calza a pennello – a quest’ora sarei la prima spaiata a passeggiare su Marte dato che sono naturalmente predisposta a fare l’astronauta. In effetti la testa per aria c’è già, si tratta di portarci anche il personalino.
*
P.S. Ho definitivamente capito che è una vaccata quando ho inserito i dati dell’amico Caino. Lui è un top- model mancato, peccato non sia propriamente famoso per la sua altezza, semmai il contrario.
A proposito di acqua, piove da sedici giorni sedici e la sottoscritta ne ha piene le palle, ho affrontato uno tsunami improvviso causato da una mamma di fretta con suv per la quale ho scomodato i santi in ordine alfabetico fino alla lettera “p” di pioggia e sono finita in un gorgo di lavoro dal quale non riesco ad emergere. Annaspo ed è inutile stare a raccontarvi che così indaffarata ormai le dimenticanze non le conto nemmeno più e agli altri risulto più spaiata del solito. Telefona sul fisso il mio geometra, che non è l’orso insediato in ufficio, ma quello apposito per i condomini per i quali, al momento giusto, bisogna cavare qualche parola in più che semplici monosillabi.
Geom: ciao, ti chiamo sul cellulare, ma non rispondi.
Spaiata: ehm, si, non l’ho sentito, è sulla lavatrice.
Geom: ma se sei in ufficio.
Spaiata: appunto.
E mi ha spiegato per venti minuti complicatissimi iter burocratici per fare una perizia non riuscendoci proprio a stare serio e ridendomi in faccia ogni volta che aprivo bocca. Tsk
Mia madre compra a casaccio. Vede qualcosa di carino e se lo porta a casa, a volte anche in più varianti di colore se proprio le piace. La invidio, io ci medito almeno una settimana prima di fare un acquisto, ma se può permetterselo, visto che lavora come una matta, che se li tolga a cuor leggero gli sfizi. Insomma, ammesso che le serva il mio consenso, per quanto mi riguarda fa benissimo. Soprattutto visto che ad ogni cambio stagione, buona parte degli acquisti a casaccio finisce nel mio. Tant’è che ho una decina di magliettine nuove, una casacca da corsa che giusto mi serviva e qualche altra cosuccia pescata dal sacchetto che mi ha portato in ufficio. Tuttavia non sono contenta, neanche questa volta ho trovato un paio di pantaloni marroni a cui faccio il filo da quando ero ancora minorenne.
Spaiata: mamma ma i Pantaloni?
Genitrice: Uhm, quelli li tengo.
Spaiata: ma se non li hai mai messi una volta che sia una. Sono 16 anni che te li chiedo, ormai saranno pure passati di moda.
Genitrice: tranquilla, le mode sono cicliche, vorrà dire che te li passo quando tornano di moda.
A questo punto mi viene il dubbio che faccia apposta visto che da ragazzina me li infilavo di nascosto sotto i jeans per poterli mettere e quando mi scopriva perdeva ampiamente la pazienza. Ora, per quella che le ho tolto, fa in modo che la mia invece sia infinita. Se e quando finalmente la pazienza spaiata sarà premiata e li avrò appesi nel mio di armadio, facile che nemmeno riesca più ad infilarmeli.
Sempre parlando di supermercati, imbarazzo alla cassa e mancanza di soldi per pagare la spesa. Al telefono.
Genitrice a bassissima voce: ciao, sei in ufficio?
Spaiata: si, ma stavo uscendo.
Genitrice: vivaddio, fermati qui al super, mi trovi alle casse.
Spaiata: cos'è questo tono da 007? scusa non puoi uscire?
Genitrice: no, dovresti venire a pagarmi la spesa, sono uscita senza portafogli e fa brutto fargli rimettere a posto due carrelli di viveri.
Armati di santa pazienza, bancomat e passo scattante per correre a togliere dall’imbarazzo la genitrice spaiata.
Da qualcuno avrò pur preso no?
Uomo: caspita, ottima musica, ottima esecuzione, chi sono?
Spaiata: i Cluster.
Uomo: mai sentiti, bravi.
Spaiata: anche loro erano concorrenti di “quella scemenza” che va in onda il martedì e che tu non guardi a prescindere.
Già, perché l’uomo per la sola presenza della Ventura si rifiuta di guardarne anche solo cinque minuti, la sottoscritta, nonostante la Ventura, ci si è appassionata fin dalla prima puntata e già si sente orfana in vista della finale. Altro che le zuffe da pollaio di Amici, quello che di X-factor ti prende sono i cantanti, proprio come dovrebbe essere in un programma in cerca di nuovi talenti. Personalmente aspetto con ansia il martedì per godermi le esecuzioni (e gli arrangiamenti) di alcuni di loro e spesso mi sorprendo a pensare che la cover è quasi meglio dell’originale.
Questo blog tifa Aram, io un loro disco lo comprerei.
Mi sono assentata giusto tre ore da casa e l'uomo senza di me in circolazione non è autosufficiente. Telefona la prima volta chiedendo se so dov’è il caricabatteria per il cronometro da corsa (il suo cronometro, mica il mio). La seconda per sapere dove sta lo zucchero. Una volta a casa mi domanda nell’ordine l’ubicazione degli stuzzicadenti, del cavatappi, della crema per le mani e dei calzini da lavoro. Al che mi prende il nervoso.
Spaiata: i casi sono decisamente tre.
Uomo: ….
Spaiata: o tu non metti mai a posto, o sono il tuo maggiordomo non stipendiato, o tu qui sei solo di passaggio. In tutti e tre i casi potresti non sapere dove stanno tutte queste cose che vai cercando.
Uomo: i calzini quasi quasi me li cerco da solo.
Ottimo. Peccato poi che sia sparito due ore in camera ed i calzini fossero sopra il cesto dei panni puliti, ma è comunque un inizio di autosufficienza.
Escludendo il mitologico (figura dal corpo umano e la testa di cazzo, se mi si passa il francesismo) e la di lui moglie iena, che purtroppo vivono ed esistono attaccati alla spaiata casa, col resto del vicinato noi si va d’amore e d’accordo. Con qualcuno ci si ferma al buongiornobuonasera, con qualcun altro si beve anche il vino, con la catsitter e famiglia si passano le serate a giocare a 1. Ultimamente poi sto acquistando punti visto che gli indiani mi hanno chiesto di curare casa e gatto per due mesi lasciandomi libero accesso alla loro abitazione e la vicina dietro mi ha munita di un paio di sue chiavi che non si sa mai. Detto questo, noi si è anche guardinghi coi nuovi arrivati. Mica per altro, ma ancora mi brucia parecchio l'aver completamente cannato la lastra ai due soggetti di cui sopra. Mi ci è voluto un anno per capire che razza di personaggi sono, mai sbagliato giudizio così alla grande. Per questa svista, con quelli del B&B, gli ultimi arrivati in ordine di tempo, siamo fermi alle presentazioni e rimaniamo comunque i più socievoli considerato che la loro ristrutturazione ha generato anche una petizione. Con i loro ospiti stranieri invece da qualche sera ci si trova sui rispettivi balconi e si discute di gatti, acqua, vista, banalità. Cose così. Appena ci salutiamo, il mitologico e la moglie stazionano dietro alla finestra aperta convinti di non essere né visti né sentiti per capire di cosa stiamo parlando nonostante l’inglese.
Mitologico: non riesco a capire.
Moglie: indica di qui.
Mitologico: staranno mica parlando di noi?!
E lì ho aperto la bocca senza contare fino a dieci come sono solita fare interagendo con i soggetti detestabili.
Spaiata: no, gli sto dicendo che chi si fa i fattacci propri campa cent’anni.
Passo dal super, tiro dritta nei reparti senza guardarmi intorno, conquisto il latte (caldo da fare con i biscotti, ma soprattutto per il purè) e mi dirigo alla cassa dove mi ritroverò anche con una rivista d’arredamento, un succo alla pera ed un happyhippo per pura distrazione. Fortunatamente ho solo una vecchina con un sacchetto della panetteria/salumeria davanti a me e la fila che pare quella dei caselli ad agosto dietro. La cassiera le fa passare il sacchetto, sono 78 centesimi ed inizia a contare la manciata di granaglia che la signora le mette in mano. Mancano 8 centesimi, otto, la vecchina non li ha e si vede benissimo che è in difficoltà, la cassiera le strappa il sacchetto ed annulla lo scontrino. Da quelli “al casello” neanche un gesto, tutti girati dall’altra parte a far finta di niente. Fosse stato un alcolico qualche problema me lo sarei anche posto, ma non lo era ed è andata che il panino al prosciutto l’ho pagato io, tutto, costringendo la cassiera infastidita a ribattere lo scontrino. Ci ho guadagnato un grazie stupito con sorriso incorporato ed una caramella del ’32 che non mi sono azzardata a mangiare, ma che ho tenuto nella borsa come reperto storico.
Conoscendomi, ho commesso un errore piuttosto grossolano. Ho fatto la spesa prima e non dopo il lavoro, il che equivale ad avere un paio di sacchetti con ogni bendidio nel retro. Ivi compresi i biscotti con le gocce di cioccolato di cui ho una voglia matta da un paio di giorni. Di quelli e di lattuccio caldo a dirla tutta. Io lo so che stanno lì, proprio sul fondo del sacchetto, tento di resistere e dimenticarmene, ma non ci sono dubbi: prima di sera avrò ceduto. La mia forza di volontà è pressochè nulla di fronte al loro richiamo cioccolatoso.
Della passione per l’arredamento si è detto più volte, della predisposizione ad essere spaiata nell’animo pure, mescolando l’ordine delle due cose, il risultato non cambia: mi ritrovo con un ritaglio di giornale, di cui ignoro ovviamente l’origine essendomi ben guardata di ritagliare anche la didascalia, con la fotografia di una cucina, ma, specialmente, delle lampade a sospensione che voglio assolutamente per la mia. E che non riesco a trovare nemmeno dopo aver scandagliato la rete in lungo ed in largo. Trattasi di un sistema di cavi da cui pendono piattini e rispettive tazze bianche di porcellana dove è alloggiata la lampadina.
Qualcuno che riesca a trovarmele?
Che le conosca o che le abbia viste?
Che ci faccia colazione davanti tutte le mattine?
In alternativa, perché ho studiato anche quella per la disperazione, nessuno che sappia come bucare senza romperle banalissime tazze bianche per darmi alla fabbricazione fai-da-te, aiutata dai cavi ikea, della lampada cucina dei miei sogni?
Dopo 48 ore di totale estraniazione dal resto del mondo, apro gli occhi.
Alle sette e trenta del lunedì mattina non è che mi si trovi spesso di ottimo umore.
Medio se va bene, variabile se va così così, mai ottimo comunque.
Probabilmente perché nel fine settimana stacco a tal punto che mi riesce difficile riprendere ad ascoltare - prestando anche solo il minimo sindacale di attenzione- quegli degli altri.
La vicina iena continua ad esistere e te lo comunica sbattendo la porta a tre cm dal tuo orecchio, fatto che mi mal dispone a prescindere. In questo frangente in particolar modo, gli ultimi dieci minuti a disposizione per girarmi nel letto li trascorrerò studiando un modo per annientarle quel dannato portoncino.
La genitrice che non vede l’ora di esibirmi in tutto la mia splendida spaiatezza, ha aspettato paziente due giorni prima di dirmi di un aperitivo con qualche amico (giusto 14) al quale sono caldamente invitata a presentarmi ed alle nove (del lunedì) decide che ha atteso abbastanza. Inutile dire che non apprenderò della notizia con zompi scomposti di gioia.
A risollevare le sorti di un lunedì partito malissimo, una caduta fantozziana del geometra per la quale ho riso due ore di fila e una mail con in regalo un abbonamento ad una rivista d’arredamento che mi piace parecchio.
Località sconosciuta. L’uomo mi chiede di guidare la macchina di un non meglio precisato conoscente. Rifiuto energicamente. Allora ci si mette lui al volante, mi passa le chiavi del camion e non batto ciglio quando mi dice di seguirlo col mezzo. Succede che investo uno scooterista con passeggero a bordo. Mi sbuca fuori da una stradina laterale e lo vedo troppo tardi. Si forma un capannello di soccorritori, vigili del fuoco, polizia, soliti curiosi da prendere a calci, l’uomo si rende utile come può e io sono lì che ancora cerco di chiamare il 218, non il 118, proprio il 218. Mi rendo conto che sono fuori tempo massimo quando un soccorritore stronzo mi dà di gomito e mi dice che l’autista l’ho proprio ridotto male.
AHHHHHHHHHHHHH.
Urlo nella notte.
Uomo: cosa c’è?! I ladri? Stai male?
Spaiata piangendo disperata: ho ucciso un uomo, uno di quei scooteristi a cui smadonno regolarmente, stavolta l’ho ucciso, sono un’assassina, ma pure tu, bestia che non sei altro, perché mi hai lasciata libera di guidare il camion pur sapendo che non sono capace. Sono un’assassina.
Uomo: ma calmati che non capisco una fava. Chi è che hai ucciso?
Spaiata: quell’uomo lì, dietro l’ambulanza. Non posso vivere con ‘sto rimorso.
Ma mentre lo dico mi guardo in giro ed inizio a vedere la camera, l’armadio, i miei calzini accanto al letto, i gatti. Dovrei darmi pace, ma non ci riesco, il sogno è ancora troppo vivido, ricordo il colore dello scooter, del casco, persino la faccia dell’investito prima che gli andassi addosso con il camion. Dove non riesco io, per fortuna, può l’uomo.
Uomo: come facevi a guidare il camion, manco sotto tortura te lo lascerei!
Spaiata: quindi ho solo sognato? Non ho ucciso nessuno?
Uomo: no, a parte il mio sonno del giusto, però pure tu, la sera mangia leggero.
La cucina cinese non mi fa bene, dovrei smettere.
La cucina la vorrei verso est, lui verso ovest.
Non vorrei aprire la portafinestra verso nord, lui si.
La sottoscritta ha occhio per le soluzioni d’arredo e la progettazione, lui, da addetto ai lavori, su quello che si può o meno fare (più quello che non si può se è una mia idea).
In generale, ci ritroviamo in disaccordo su tutto.
Come da copione, mai pensato, neanche per cinque secondi, che sarebbe stata una passeggiata.
In due ore di sopralluogo, siamo arrivati a stabilire senza ombra di dubbio dove fare il bagno della zona giorno. Peccato che poi abbiamo pensato bene di invertire i piani, sopra il soggiorno, sotto le camere e che quindi l’unica decisione presa era perfettamente inutile.
Cominciamo bene.
Esempio di conversazione tipo per dimostrare all’altro che non è la soluzione migliore.
Spaiata: mettiamo che si faccia come dici tu…
Uomo baldanzoso: allora questa è la sala!
Spaiata: il divano dove lo metti?
Uomo: lì.
Spaiata: la televisione, la mifaimpazzireplaystation, il decoder, ecc.?
Uomo, sicuro: qui.
Spaiata: vuoi fare il camino suppongo, quello dove va?
Uomo, ancora più sicuro: là.
Spaiata: il tavolo, visto che in cucina non lo mettiamo?
Uomo, che vacilla: ehm, qui dietro.
Spaiata: una libreria per ritirare tutto quello che abbiamo in giro lo mettiamo?
Uomo, dubbioso: eccerto.
Spaiata: sentiamo, dove?
Uomo, che getta le armi: ma porcavacca quanta roba ci va in una sala?!!!
La Spaiata, da brava casalinga ben organizzata (leggasi da- donna- disperata-che-lavora- e- deve-organizzarsi- per- forza- per- non- andare –fuori- di-matto) mentre prepara cena predispone anche per la sera dopo. L’uomo curioso che ai fornelli ci sia non solo un magnifico tortino di purè quasi pronto, ma anche la pentola dell’acqua a bollire, s’informa.
Uomo: cosa faiiiii?
Spaiata: la pasta per farla in insalata domani sera.
Uomo: ah, troppo avanti la mia morosa.
Il tempo di cenare, scolare la pasta ed infilarmi il pigiama, distrarsi insomma, che me lo trovo con le guance da criceto in cucina. Inutile darsi tanto da fare, lo conosco.
Spaiata: cosa stai mangiando?
Uomo: uhmnuhmniente.
Spaiata: apri la bocca.
Uomo: uhmnouhmposso.
Spaiata: ti stai mangiando la cena di domani. Per far crollare l’economia dell’antico Egitto bastava mandartici in vacanza, altro che le sette piaghe d’Egitto, tu sei peggio.
Per la cronaca stasera (lui) si mangia quello che è rimasto dopo il suo passaggio e niene 'altro.
E nella casa nuova voglio assolutamente un frigorifero con la combinazione.
Son presa. Alla sera, dopo essere stata frullata le classiche otto ore al lavoro, arrivo a casa che la matrigna di Biancaneve in confronto a me è una simpaticona. Fortunatamente è nel mio carattere la capacità di lasciare il lavoro se non proprio fuori dalla porta, almeno in ingresso. Mi ci vuole mezz’ora per farmi dimenticare dello stress e tornare la solita, con quella parvenza di equilibrio mentale. Capitano poi le sere pazze, quelle in cui l’uomo ed io siamo del tutto incontrollabili e guardandoci si potrebbe pensare che la sanità mentale ci è totalmente sconosciuta. Ieri sera, una di quelle, ci siamo ritrovati a lavarci i capelli a vicenda alle undici e mezza per ripulirci da una scaramuccia delle nostre. Lui aveva tutta l’intenzione di lavarsi i denti con il mio spazzolino elettrico, gliel’ho sottratto con la forza poi l’ho preso a spazzolate, allora mi si è ribellato e avendo il dentifricio in mano me ne ha messa una manata sull’occhio, l’ho recuperato dalla mia faccia e gliel’ho spalmata sulla testa, poi sulla maglia e lui sui pantaloni del pigiama e via così fino a finire con il tubetto vuoto, il dentifricio ovunque e le lacrime agli occhi dal ridere. Ovviamente i gatti ci guardavano esterrefatti e a debita distanza. Meglio di una serata di baldoria.
Chiudo l’ufficio, a casa senza soste, mi cambio e via per boschi con l’uomo a camminare. E’ il nostro modo di staccare la spina, di ritagliarci la tranquillità per raccontarci la giornata. Al ritorno, se ci va e se non c’è niente di pronto, ci fermiamo al circolo a cena dove ci raggiungono i vicini. E ieri sera avevamo di che festeggiare, considerando che la carta sembra valida per fare il compromesso per la casa. Presi dall’entusiasmo si raccontava che vogliamo darle un nome. Con cinque teste ne sono usciti di improbabili, ma niente che mi piacesse di più che “ca’ del gat rus” – casa del gatto rosso- peccato che è il nome del vecchio bordello di paese ed è stato insindacabilmente depennato dalla lista.
Suggerimenti?
Riemergo solo ora da:
quattro giorni in Romagna con gli amici ed altrettanti di abbuffate scandalose,
un primo giorno passato a sgrossare tutto quello che si è accumulato misteriosamente in mia assenza,
le fotografie da scaricare e riordinare,
un articolo da scrivere e che, non avendolo mai fatto prima, mi impegna,
un appuntamento con il marito della proprietaria della casa a fianco che finalmente ha tutte le carte in regola per vendermela (incrociate l'incrociabile),
un nuovo condominio da avviare.
A ricordarsi che ogni ritorno dopo qualche giorno di ferie è così denso, uno ci pensa due volte prima di assentarsi.
E poi si assenta comunque.