La dinamica non mi è ancora del tutto chiara, ma mi sono ritrovata coinvolta nell’organizzazione di un torneo benefico di calcetto per bambini mio malgrado. Nell’idea originale ci dovevano essere più fotografi, al lato pratico l’uomo si è ritrovato da solo, salvo poi l’arrivo di un provvidenziale amico a dare man forte, a coprire qualcosa come cinquanta partite nell’arco della giornata. Ora di sera vagava per i campi in stato confusionale, delirando sui colori dell’ornavassese. La sottoscritta vagava a caso rendendosi utile ed è stata sottoposta anche alla premiazione, circondata da un’orda barbarica di ragazzini euforici che, più si saliva di classifica, più si facevano difficili da tenere a bada. Quando sono arrivati i primi mi sono ritrovata schiacciata contro un tavolo attorniata da piccoli giocatori in erba che festeggiavano incontenibili, mentre disperata cercavo una via di fuga prima di essere colpita dal trofeo che passava di manina in manina pericolosamente vicino alla mia zucca. Sul campo mi sono guadagnata anche il soprannome di donna ikea riuscendo a farci stare in un colpo solo tutto quello che era arrivato al campo in due viaggi e mezzo. Una bella esperienza da provare e che rimarrà indelebile nel mio cuore di panna, ma una sola volta nella vita, l’anno prossimo mi spaccio malata, non c’è santo che tenga.
C’è che oggi è una giornata emotivamente dura.
C’è che oggi le ho proprio di traverso.
C’è che oggi la genitrice mi ha fatto partire la vena polemica e di conseguenza poi ci metto del mio per ricambiare.
Tant’è che è tutta la pausa che noi si discute e non si arriva ad un dunque.
E siccome in famiglia è proverbiale la mia insubordinazione e la scarsa docilità agli ordini, ad un certo punto, esaurite le trattative ragionevoli si è reso necessario ricorrere al piano B. Defilarsi con una banalissima scusa, cosa che, per altro, mia madre detesta. Io pratico più il “vivi e lascia vivere”, per lei invece la discussione va sviscerata fino all’abbattimento di una delle due partecipanti. Mentre scendo le scale mi segue trafelata, come da copione, visto che ho passato tutta l'adolescenza in fuga con la mamma dietro a tallonarmi.
Genitrice: signorina, guarda che non finisce qui.
Spaiata: dai mamma, dammi tregua.
Genitrice: ah, no, sabato sera non esci.
Spaiata: vivo da sola da un pezzo.
Genitrice: ah, già, tu non uscire comunque. Ti telefono.
E qui siamo arrivate finalmente al dunque (in)sperato, la discussione di cui non ci ricordavamo l’origine è caduta sotto ad una risata.
Sto sgobbando come un mulo causa urgenze urgentissime. Le beghe condominiali piovono. I rompicoglioni anche. Ho un gatto non di proprietà da curare. Badare alla cuccia con tutto quel che ne consegue (vedi alla voce spesa, pulizie, stirare, ecc.). Un torneo di beneficenza da organizzare. Un lutto ha colpito improvvisamente un nostro caro amico e, soprattutto lì, vogliamo essere presenti. Come se non bastasse l'uomo alle dieci di sera di domenica si rende conto che per gli esami dell'indomani necessita di una provetta e mi spedisce dalla vicina che ha sempre tutto. Dio benedica quella santa donna che non solo mi ha recuperato la provetta, ma mi ha rimandata a casa con un sacchetto di asparagi selvatici, uova fresche di giornata, una teglia di lasagne, focaccia ligure in dosi da panettiere e qualche topo di cioccolata risolvendomi così in cinque minuti il menù dei prossimi giorni. Sono sollevata, almeno per quanto riguarda le incombenze domestiche. Per l'amico molto meno, vorrei poter fare di più.
Durante il nostro faticosissimo tour all’ikea l’uomo si è piantato nel reparto tappeti finchè mi ha presa per sfinimento convincendomi dell’assoluta necessità di un tappeto nuovo. I gatti, che sul tappeto soggiornano, s’azzuffano e, specie quello rosso, ci fa le calze ogni volta che entra dalla finestra, non l’hanno presa granchè bene la dipartita di quello vecchio. Almeno la prima sera. Poi è stato inaugurato a dovere: la Ciabattina ci ha subito vomitato sopra ed il Calza ci fa certe calze che alla mattina mi ritrovo brandelli di tappeto nuovo ovunque. Tempo due mesi e dovremo prenderne un altro, magari stavolta antigraffio, chessò di ghisa.
A trentatre anni quando l’uomo mi comunica su quale montagna andremo a camminare mi ci vogliono almeno dieci minuti buoni per essere sufficientemente sicura di quale strada prendere. Non ho alcun senso dell’orientamento. Eccetto in due casi specifici e solo in qell'occasione mi si può seguire senza alcun dubbio, certi di essere in buone mani. Mettetemi in acqua durante un’immersione e riuscirò a riportarvi esattamente dove è stata agganciata la boa per risalire. Seguitemi all’ikea e vi condurrò esattamente davanti al “beddinge” che volevate. Anche l'uomo e la vicina, additandomi come una disorientata senza speranza, pur seguendomi riluttanti si sono dovuti convincere che per una volta tanto sapevo dove stavo andando e non se lo spiegano perchè l’orientamento va e viene a seconda di dove mi trovo. Sulla strada del ritorno hanno deciso di "testarmi" in svariate location.
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N.B. Durante il pomeriggio di delirio da ikea della sottoscritta da segnalare solo una svista: incaricata dalla genitrice di comprare due calzascarpe abbastanza lunghi per infilarsi le calzature da seduti, appurato che l’articolo da me comprato non è esattamente quello richiesto, ma due posate da insalata che assomigliano in modo imbarazzante ad un calzascarpa, le stesse, incredibilmente, funzionano ed i genitori si ritengono – a sorpresa – soddisfatti dell’acquisto. Bhà.
Non siamo gente da opinione per sentito dire. La teoria va confutata sul campo per decidere se è il caso di sposarla o rispedirla al mittente. Se il caso anche con una certa presa per il panaro. Al bar si verifica tutto, dal superenalotto alla temperatura del cappuccino quando qualche cliente se ne lamenta passando per il metodo migliore a pulire i vetri di cui ho già parlato. Bene, superfluo dire che ho vinto io, mentre il nostro barista s’indaffarava a togliere di mezzo la schiuma formatasi dalla “lacrima” di detersivo, la sottoscritta si fumava tranquilla una sigaretta unendosi al coro di donne - carogne dentro - che lo sbertucciavano senza pietà. Il panno magico, senza il quale non avrei potuto trionfare, è stato umanamente donato al pover’uomo mentre stamattina riscuotevo il primo dei sette cappuccini gratis. Che con questo freddo è una mano santa per riscaldarsi.
Non potendo fare affidamento sul nostro essere ben presenti a noi stessi e tanto meno non potendo sperare che la vicina sia sempre reperibile per liberare uno dei due, stanca di chiuderci dentro a vicenda, con un lampo di genio, ho infilato la chiave di casa insieme alla chiave della macchina di ognuno. Ho pensato che se per caso la maledetta rimane nella serratura - come succede tre volte su quattro - anche la chiave della macchina lì rimane ed abitando sul cucuzzolo della montagna è impossibile non utilizzare la macchina e quindi non accorgersi di esserne senza. Lo stratagemma può effettivamente compensare la totale mancanza di attenzione che la coppia spaiata dimostra quotidianamente. Non avevo però considerato che ogni tanto il geometra mi passa a prendere e che quindi la spaiatamobile rimane in piazzetta e l’uomo chiuso in casa. Imbufalito.
Al bar dove mi fermo a prendere caffè e giornali, la mattina si dibatte sempre di grandi argomenti. Come sul metodo migliore per ottenere a minor sforzo vetri senza aloni, con critica ai vari metodi dei presenti. Cercavano risposte e sono entrata io.
Mara, che il fidanzato chiude in balcone fino a quando i vetri non sono sufficientemente puliti, usa acqua calda, ammoniaca ed olio di gomito (tanto olio di gomito).
La ricciola li osserva fino a quando non chiama qualcuno a pulirli per lei.
Il ragazzo fortunato con prodotti specifici.
Il barista con acqua calda, ammoniaca e detersivo per i piatti.
La mia occhiataccia in direzione di quest'ultimo gli ha tolto ogni speranza di averla vinta.
Barista: sentiamo, tu con cosa li lavi?
Spaiata: col panno magico e acqua. Lo bagno, passo i vetri e non rimangono aloni.
(noi in famiglia lo si chiama così, in realtà non ha nome e qui non si trova, la zia viene a trovarci con borse piene di questi panni che smista tra tutte le donne della famiglia)
Silenzio.
Barista: lei è sempre avanti, butta il panno sul vetro, si siede sul divano e aspetta che per magia si lavino i vetri.
Spaiata: tsk.
In compenso alle donne si sono drizzate le antenne, vogliono una dimostrazione sul campo e c’è in ballo una sfida di quelle pese: sabato io laverò una vetrina del bar col panno magico, il barista un'altra col suo metodo schiumoso, mentre una selezione di donne in giuria decreterà il vincitore per velocità ed assenza di aloni, dimostrando così scientificamente la miracolosità del panno. Certa che volendo, potrei aprire un piccolo commercio di panni magici sottobanco e che comunque la settimana prossima avrò colazione gratis e barista in silenzio.
Ingenua, ah, che ingenua a crederla una coincidenza. Magari sospetta, ma pur sempre una casualità che la vicina ha bisogno di parlarmi proprio quando vinco l'uso esclusivo del telecomando e l’uomo è costretto a rinunciare ad una delle tante baggianate con cui mi sfinisce. Tant’è. Dopo ogni una battaglia senza esclusioni di colpi, dopo che conquisto lo scettro del potere e finalmente mi sintonizzo sul canale desiderato, immancabilmente la vicina è alla nostra porta desiderosa di caffè e chiacchiere. A quel punto con la scusa che tanto sono in cucina in tutta'altre faccende affaccendata l’uomo gira sulla partita, sulla caccia al tacchino, sulla pesca a mosca, sul campionato mondiale di tiro alla fune, robe così. Ho scoperto per caso, cancellando i messaggi inviati dal cellulare che tanta coincidenza non c’era. In pratica l'amica viene convocata ogni volta che l’uomo ne ha necessità con un messaggio - caffè da me? così parliamo un pò - che parte dal mio telefono, ovviamente all’ insaputa della sottoscritta, e che l’impunito ha pure memorizzato all’unico scopo di non venire scoperto facendo prima. Lui la chiama una zingarata, io un mezzuccio che va punito. Vi viene in mente qualche cattiveria?
Se mai dovessi averne piene le palle di beghe condominiali o comunque buttasse male nel mio campo, di sicuro mi riciclo come estetista. La scena che si ripete è questa: ognuno sgomita per ritagliarsi un angolino – o nel caso dell’uomo ¾ - di divano. Una volta che siamo tutti – bipedi e quadrupedi - sistemati in qualche modo e li ho ben sotto controllo mi scatta l’estro dell’estetista. Non proprio senza secondi fini. Taglio le unghie da tirannosauro dell’uomo così non mi grattugia il polpaccio quando s’avvicina, una limatina agli artigli della gatta che con le mie ginocchia ci si potrebbe giocare a tris visto che ha quel viziaccio di attaccarcisi manco fossi un cuscino, pulisco le orecchie del rosso, lo ispeziono perché devo sapere che pur andando per prati non ha nemmeno una zecca e gli controllo ogni segno di zuffo, spazzolo e cotono un po’ tutti che fa sempre “poco trasandato”. Una volta che li ho tirati tutti e tre a lucido, finalmente (mi) concedo tregua.
I nostri gatti pur essendo abitudinari da matti, accolgono di buon grado le novità a loro gradite e le fanno proprie. Da quando abbiamo portato i felini di proprietà a fare un giro per prati con noi, questi ci hanno preso talmente gusto che si aspettano almeno una passeggiata nel fine settimana. Ieri siamo usciti da casa vestiti da “passeggio per boschi”, i due pelosi ci hanno visti ed hanno pensato fosse arrivato il loro momento, così ci hanno seguiti trottando. Non c’è stato verso di convincerli che volevamo andare troppo lontano per le loro zampe ed abbiamo dovuto cambiare programma pur di accontentarli diventando i loro bipedi ufficiali da passeggio. Siamo stati nel prato con loro due ore, mentre ficcanasavano nel bosco, mi aiutavano a raccogliere la pervinca e l’insalata o si correvano dietro tra gli alberi da frutto. Inutile dire che ieri sera erano due scendiletto, spiaggiati sul divano a riposare dopo tanto divertimento.
(una fortunata la settimana scorsa è riuscita a vedersi due o tre video dei gatti in tournè)