Spaiata: ciao nonna come stai?
Nonna: umpf, mica tanto bene, sai quando gli acciacchi si fanno sentire tutti insieme?!
Spaiata: bhè, volevo venire a pranzo domani, ma se non stai bene vengo un’altra volta.
Nonna: ah, ma domani passa. Cosa ti faccio?
Spaiata: fai tu, ma una sola cosa.
Nonna: va bene nini, faccio io. Una sola cosa.
Che per mia nonna significa: risotto alla milanese che con questo tempo scalda la pancia, zucchine ripiene, una piramide di polpette, un canestro di macedonia. Mentre mi rimpinza come un tacchino tutta soddisfatta non posso far altro che pensare che questa sua attitudine a nutrirci non cambierà mai, esattamente come la cecagna fulminante post-pranzo che mi coglie ogni volta che pranzo da lei.
C’ho il buzzo di rinnovare casa. Anche se brancolo ancora nel buio, alla malparata appena si scalda l’aria la ridipingo. Quando ho di queste luminose son cavoli amari per l’uomo visto che ogni giorno mi propongo con qualche strampalata idea. Torno a casa, non gli lascio il tempo nemmeno di salutare che comincio a sommergerlo di richieste e proposte. L’altra notte ho sognato che mi costruivo un divano nuovo, appena sveglia mi sono scritta tutto il progetto su un fazzoletto di carta direttamente nel letto per non correre il rischio di dimenticarmelo. Sottoposto all’uomo siamo arrivati alla conclusione che ci costerebbe almeno il doppio di un divano buono. Ma non demordo, oggi gli ho chiesto se mi bucava dei cucchiai per farne maniglie, mi ha guardata in silenzio muovendo la mano a rotella di fianco alla testa e ha bofonchiato qualcosa sul darmi una capocciata che mi stordisca fino a quando la voglia non mi è passata. Inutile, non sono capita.
Ieri sera per sopravvivere all'uomo col programma emozionante di guardarsi due partite di champions (?) contemporaneamente mi sono munita di rivista d'arredamento. Alla sottoscritta piace sbirciare prima tra i cataloghi pubblicitari per trovarne uno di suo gusto, quindi quando ho visto quello dell'Ikea dedicato interamente a letti, piumini, cuscini & co. sono rimasta molto contenta. La mia attenzione è caduta sui piumini veri e propri di cui non mi privo nemmeno d'estate. Quelli con grado di calore 1 manco me li sono filati, ma sono stata letteralmente conquistata da quelli con grado di calore 6 e ne ho esperesso tutta la mia ammirazione esponendo una teoria spaiata:
Spaiata: ma se ne compro due, ci applico dei bottoni "click clack" per tenerli insieme, dici che ottengo il grado di calore 12 a me più congeniale?
Uomo: non ti basta presentarti a letto in inverno imbacuccata come nonna Abelarda?!
Spaiata: grado di calore 12 è come dire "caldo maldiviano". Andiamo all'Ikea?
Uomo: no, non ci penso proprio. Se devo fare la sauna vado in palestra, non nel mio letto.
E l'idea geniale è stata archiviata. Io la trovavo perfetta.
Da che mi conosce non è mai riuscito a pranzare in tutta tranquillità che la Spaiata ha sempre altri programmi durante le sue visite. L’amico Caino abbozza ed ingurgita a grandi bocconi con me che gli metto fretta. Oggi siamo andati a caccia di meridiane e nel frattempo mi ha raccontato le ultime novità.
Caino: sai che sono diventato buddista?!!!
Spaiata: hai seguito la via della terza "C"? Avrai conosciuto una donna carina e buddista.
Caino: no, no, faccio sul serio. Voglio essere meno rissoso.
Nel frattempo rischiamo uno scontro con un motociclista, che, tra l’altro, aveva anche tutte le ragioni di questo mondo e l’amico in tutta la sua nuova pace interiore tira giù un paio di madonne da far impallidire uno scaricatore del porto di Genova.
Spaiata: alla faccia del buddismo.
Caino: eh, ho appena iniziato.
Telefona l’uomo.
Spaiata: oh, colombella che piacere sentirti.
Uomo: ma hai sbattuto la testa contro l’anta dell’armadio?
Spaiata (in tono canzonatorio): ma no, pasticcino.
Uomo: hai combinato qualche pasticcio dei tuoi e cerchi di distrarmi?
Spaiata (finta melensa): no, no, no, avevi bisogno di me tortina salata?
Uomo: ah, ah, mi prendi in giro perché è sanvalentinochepalle. Vivaddio che non sei sempre così altrimenti mi riuscirebbe difficile non prenderti a mazzate.
Spaiata: come darti torto.
Uomo: comunque, se la mettiamo così, stasera usciamo a cena.
Spaiata: no eh! Subito dopo le telefonate del commercialista nella lista delle cose che detesto viene uscire a cena per sanvalentinodeimieistivali. Scordatelo.
Uomo: ma noi si deve festeggiare, a quattro anni dal camion rubato all’ikea proprio a sanvalentinochesfiga finalmente ho finito di pagare quello nuovo.
Spaiata: ah, ma allora cambia tutto. Senti, andiamo col camion al primo autogrill a mangiarci una rustichella?
Noi si, che siamo (vagamente) romantici!
Al solito. Ovviamente in piena emergenza scadenza.
Signora x: buongiorno volevo sapere se avevate provati ad inserire annunci sul nostro sito.
Spaiata: no, mi trova impreparata.
Signora x: crede che per oggi può provarci?
Spaiata: no, guardi, questa è proprio una settimana piena, anche ora ho tre minuti per finire una pratica.
Signora x: se mi fornisce la mail le invio la documentazione.
Spaiata: l’avete già inviata.
Signora x: non mi risulta.
Spaiata: senta, dovrei andare…
Signora x (alzando sensibilmente i decibel): oh, insomma se non vuole la documentazione basta dirlo.
Spaiata che si sta alterando: ….
Signora x: non deve dirmi bugie che l’abbiamo già inviata perché a me non risulta.
Spaiata, adesso alterata: guardi mi prenderei la briga di spiegarle come la sua telefonata mi disturba, di quanto, in modo incredibilmente maleducato, mi insulta insinuando che mento e cosa, nello specifico, penso di lei, ma come le ho detto, non ne ho il tempo.
Signora x: ah, ma non finisce qui.
Spaiata: si, finisce proprio qui, perché lei adesso mi cancella dalla sua lista di persone da disturbare settimanalmente, perché stavolta mi sono mantenuta “inglese” a fatica, la prossima volta, visto che la sua voce mi ribalta l’umore potrei non essere altrettanto educata. Arrivederci.
E qui attacco, meritandomi l’ovazione dei due architetti, del geometra, della genitrice e del cliente appena entrato.
Ora voglio vedere se richiama.
Ultimamente mi son data alla cucina, con successo se consideriamo solo il secondo tentativo. Sul primo c’è, quasi in ogni caso, da stendere un velo pietoso, ma attribuisce il nome alle sperimentazioni spaiate ai fornelli. In una settimana ho sfornato:
Pollo simil cinese bluciacchiato , pollo a cubetti e porri (ma va bene qualsiasi verdura) cotti nel wok. Da aggiungersi a piacere anche la salsa si soia. Il nome deriva da una evidente distrazione durante il primo tentativo. Mai, e dico mai, allontanarsi dai fornelli per infilarsi il pigiama se si sa di metterci più del dovuto.
Muffin spaccapiastrella. In origine muffin salati al prosciutto e semi di sesamo con salsa ai formaggi, ma la Spaiata, come da programma, ha fatto casino col lievito e dal forno sono usciti dei muffin da manovrare con estrema cautela, correndo il serio pericolo, in caso di accidentale caduta, di spaccare una piastrella del pavimento in cucina.
Torta salata porri e prosciutto, (ripetitiva lo so, ma i porri li dovevo far fuori in qualche modo) questa stranamente riuscita al primo colpo grazie anche ad altri tanti primi tentativi con ingredienti diversi.
C’è da dire che in tutti i casi l’uomo non ha mosso osservazioni in merito, spazzolando tutto quello che c’era nel piatto. I casi sono due, o a sera è talmente affamato da non guardare in faccia nemmeno agli esperimenti spaiati, o mi ama a tal punto da sorvolare sugli esperimenti citati. C'è anche una terza inquietante ipotesi: teme a tal punto di dover mettersi ai fornelli al mio posto che soprassiede su ogni pasticcio culinario pur di non spodestarmi.
Arrivo a casa per la pausa pranzo. Fischio, ma in piazzetta non si fa vivo nessun felino rosso. Strano, al richiamo ciotola proprio non riesce a resistere. Entro in casa, saluto la micia e riprovo a fischiare dal balcone in attesa di vedere una palla di pelo fulva che si dirige a zampe sostenute verso casa per la pappa. Niente gatto, ma spunta un muratore che mi fa sapere di avere il ricercato nel suo cantiere. Quando entro trovo tutta una schiera di muratori in semicerchio bellamente spaparanzati al sole che pranzano ed il soggetto di proprietà giusto nel mezzo, a debita distanza perché questi non possano toccarlo, ma sufficientemente vicino per capire cosa sono disposti a dargli come antipasto. Infastidito per essere stato beccato a non rispettare la dieta, ad ogni passo che muovevo per prenderlo, lui faceva uno zompo – incredibilmente agile - per sfuggirmi facendoci diventare il comico siparietto della pausa pranzo degli operai. Ho solo ringraziato ritenendo di non dover fornire prove ulteriori (oltre alla panza di sostanza) che il felino a casa mangia eccome e che quindi non devono ritenersi obbligati a sfamare quel mendigatto che ho allevato.
Da anni combatto con mia madre una battaglia persa in partenza.
Noi parliamo, ma non ci capiamo.
Nonostante tanta esperienza sul campo, una sua frase tipo “prendi la cosa che sta sul coso e portala alla cosa” ancora mi manda in crisi. Al senso ci arrivo applicando svariati metodi – deduzione, immaginazione, esclusione, disperazione e tutti quelli che possono venirmi in soccorso alla bisogna– ma rimango sempre col dubbio che il risultato della traduzione spaiata su due piedi non sia l’interpretazione corretta. In fondo il mondo è pieno di “cosi”, hai voglia ad imbroccarci. D’altra parte anche quando si chiamano le “cose” col nome proprio universalmente riconosciuto dai più, dagli col capirsi a vanvera. L’ultima dieci minuti fa.
Spaiata: mamma ho tre porri, cosa ne faccio?
Genitrice: mettici la crema no, li devi curare.
Spaiata: intendevo la verdura, presente?
Mamma: ah, facci una bella frittata.
A non conoscerla e/o non voler mettere il puntino sulla i per paura di specificare sempre troppo, già mi vedo stasera servire i porri con una non meglio specificata crema inventata sul momento.
Oggi sono propositiva. Ad un'idea corrisponde l'azione. Ho disfato gli addobbi di Natale e contrariamente a quanto predetto dal coinquilino gli scatoloni sono già in garage e non abbandonati da qualche parte nel civico 33.
Non sono un tipo vendicativo. Non troppo almeno. Poi se mi salta la mosca al naso o esaurisco la pazienza in dotazione anch’io c’ho il mio bel caratterino. Con la memoria da elefante che mi contraddistingue mi siedo comodamente in poltrona – anche per mesi – e aspetto l’occasione buona per restituire quanto dovuto. Detto questo, normalmente lascio scivolare via e di solito pratico con convinzione il “vivi e lascia vivere”. Ora, è una settimana che ramazzo coriandoli davanti all’ufficio, sulle scale, nell’ingresso, ovunque smadonnando con i bambini che popolano il condominio. Stamattina pure, ma con un certo sollievo essendo l’ultimo giorno di carnevale. La cosa sarebbe finita così, con un paio di santi scomodati se le pesti, in totale spregio dell’età, non mi avessero teso un agguato lanciandomi un’intera confezione di coriandoli dalla finestra. A quel punto mi è scattata la rappresaglia e mentre mi facevo una doccia in pausa pranzo per levarmeli di dosso ne ho pensata una sentendomi, in effetti, una loro coetanea. Sono arrivata in ufficio un’ora prima, nel tritarifiuti ho fatto passare l’impossibile procurandomi almeno tre chili di coriandoli fai-da-te, ho fatto la posta agli impuniti ed ho restituito quanto dovevo. Con gli interessi. All’eventuale risposta non verrò colta impreparata, ne ho altri tre sacchi di scorta. Tiè
Io le delusioni le riassorbo così, eclissandomi. In carne ed ossa visto che latito da giorni e con la testa altrove, dimostrabile col fatto che manco mi ricordo cosa ho mangiato per pranzo due ore fa. Quella che era la mia priorità, l’acquisto della casa, ha subito un ritardo bello spesso dovendo essere nominato un tutore e anche se con i contrattempi ci convivo da sempre, stavolta la delusione è davvero tanta. Non bastasse, qualcosa abbiamo comunque preso: forse non avremo comprato casa, ma abbiamo un bel virus che ci ha ridotti a moci ciancicati per una intera settimana. I gatti, per solidarietà, hanno pensato di associarsi. Per l’occasione il divano è stato aperto a letto per contenere tutti i moribondi abitanti del civico 33. Sorvolo sul mio stato pietoso odierno. Insomma, con noi le sfighe non arrivano semplicemente a coppie, ma a piccoli gruppi ben organizzati. E nonostante la costipazione ieri mi è presa la smania di nuovo. Non potendo buttarmi su un nuovo taglio di capelli (parrucchieri chiusi), una nuova ricetta (lo stomaco tollera solo robina incolore ed insapore), fare progetti per la casa a fianco (sarebbe come girare il coltello nella piaga), sono uscita in tuta – che uso come pigiama – dicendo che andavo a comprarmi un giornale e sono tornata con un nuovo mobile tv. Il resto del pomeriggio l'ho impiegato cercando di ricollegare tutto l'ambaradan di decoder, play e quant'altro.