Un pò mi conoscete. Spaiata lo sono di nome e di fatto, mica così tanto per dire, gli impicci ed i ritardi a casa mia sono all'ordine del giorno, continuo ad avere la testa giusto perchè dio me l'ha attaccata al collo, altrimenti avrei perso anche quella da un pezzo. Insomma, non dico niente di nuovo no?! Bene, perchè mettevo ordine nelle mail, in pratica leggevo gli arretrati, ed ho scoperto che mi sono arrivate parecchie fotografie di meridiane, qualche invito "a partecipare" e complimenti vari a me medesima e ai gatti di proprietà. Ora, la dico tutta, la sottoscritta non ricorda una fava di quello che mangia a mezzogiorno già all'una, perciò, nel dubbio di non aver ringraziato, l'ho fatto di nuovo a tutti. Se vi arriva due volte portate pazienza, se arriva per la prima volta con mostruoso ritardo ricordatevi che anche l'uso che io faccio della mail è spaito. Ovvero come e quando capita. Infine, se avessi scordato qualcuno, e conoscendomi non mi sento di escluderlo, è la volta buona che può mandarmi a quel paese affollato.
Via i capi, quelli che rimangono si danno al cazzeggio. Cosa che ci riesce piuttosto bene.
Ieri sera ero a casa da sola. Ho trovato il modo per chiudere la nicchia in cucina senza spostare il tavolo. Geniale. Devo solo metterlo in pratica costruendo le antine, la mensola ed il sistema a scorrimento. Quando è tornato l'uomo gli ho dato la grande notizia e a lui è venuto freddo. Chissà perchè.
Quello che mi aspetta nei prossimi giorni è un vero e proprio castigo. Possibilmente senza ridurci all'ultimo come nostro solito, portare con la forza l’uomo a fare le foto tessera necessarie – magari senza una barba da Bin Laden – e trascinarlo nei vari uffici sarà una vera e propria impresa da sette camicie. Tutta l’operazione “rinnovo passaporto” non è certo facilitata dalle modalità. Ecco quello che ho scoperto e perché mi viene male.
Passaporto elettronico per ingresso negli Stati Uniti: portare bollettino pagato di E. 44,66, 2 fototessera, 1 marca da bollo da E. 40,29, passaporto da annullare, documento valido.
Documento valido?
Che non abbiamo.
Ricominciamo.
Carta d’identità: portare 3 foto tessera, pagare E. 5,42 e presentare la carta d’identità scaduta.
Carta d'identità scaduta?
Panico. E dove caspita è la vecchia carta d’identità? Al momento tutti i nostri sforzi serali sono concentrati nella sua ricerca.
Altrimenti oltre ai mugugni dell'uomo, alla già lunga via crucis degli uffici si aggiunge un’altra stazione. In polizia per la denuncia di smarrimento.
La sottoscritta è organizzata e può farcela. L’uomo molto ma molto meno. Ho già incominciato a fare l'orlando furioso per ottenere le sue 5 foto. Se va bene se le fa tra un mese.
Il dubbio che attanaglia l'ufficio da settimane a questa parte - chi di noi rappresenterà l'ufficio al matrimonio del geometra - ha trovato una risposta alle 9:25 quando il futuro maritino mi ha messo a parte dei suoi piani. Tutti, siamo tutti invitati a presenziare. Qui entra in gioco il fattore "C" della sottoscritta: il geometra sa perfettamente che se non lavora lui, lavoro io, perciò, seppure dispiaciuta, di comune accordo abbiamo depennato l'invito per impegni improrogabili. I miei genitori invece non hanno scuse. A loro l'invito arriverà puntuale al ritorno dalle loro vacanze. Tiè.
Sono vittima di una incontenibile ondata di smaronamento, nudo e puro. Va detto che non gioca a mio favore né il tempo/clima con una giornata bigia e fredda apparecchiata fin da mattina, né che in ufficio siamo solo io ed il geometra, che non è propriamente una botta di vita. Infiliamoci pure una nottata travagliata a causa della visione di Miss Italia e delle proteste feline che Calzetta ha disseminato qua e là prima che capissi l’oggetto del contendere e, sfinita, lo accontentassi. Già perché il prepotente, da un po’ ha deciso che il posto più comodo dove passare la notte sono le mie magliette nella bacinella. Ovviamente se l’accesso del bagno gli è impedito – da una porta dimenticata chiusa – lui se la prende con i sacchetti, la play, lo zucchero, il caffè, le pentole, le tazze, lo stendino e tutto quello che gli capita a tiro di zampa fino a quando una Spaiata incazzosa realizza, trova la forza di alzarsi e lo accontenta. A pensarci bene stanotte se ho dormito due ore è tanto, probabile che quell’aria infastidita e annoiata derivi da mancanza di sonno. Rimedio subito con un pisolino sulla poltrona del capo.
Se il meritato riposo latita, uno ad una certa ora diventa disperato e le prova tutte pur di prendere sonno. Disperato a tal punto da sintonizzarsi a mezzanotte e 33 su Miss Italia.
1) Tra la Barbie formato gigante e la ragazza che è stata eletta, approvo decisamente la scelta. Non è dato a sapere come siano le altre 98, avendo volutamente evitato il programma. Impensabile, è come San Remo, se ne parla, ma senza avere il coraggio di guardarlo. Troppo lungo, uno si ritrova invecchiato quando finisce.
2) Una co-conduzione burrascosa quella di Mike e della Goggi: mentre si aspetta il verdetto la voce di Mike arriva da una qualche parte dello studio, mentre la Goggi gli parla sopra facendosi i fattacci propri sul palco. Mi aspettavo la rissa che non è stata perchè il verdetto è tempestivamente arrivato.
3) Abbiamo una nuova Miss Italia che subito viene investita da tutte le altre 99 con la speranza segreta di farla fuori stringendosi a tenaglia intorno a lei. Giurerei di aver visto anche qualche spallata.
4) Quando la povera miss riemerge a gomitate i due co-conduttori sono in piena zuffa a microfoni aperti da una qualche parte nello studio. La Goggi gli fa fretta di andare sul palco, ma Mike non ne vuole sapere, in mezzo ci si mette il Baudo nazionale a sgridarli come due bambini dell’asilo che il pubblico, per educazione, lo devono salutare entrambi. Alla fine sarà solo Pippo a guadagnare il palco per calare – letteralmente – la coroncina sulla testa di Miss Italia 07. Coroncina – che va detto – per le dimensioni starebbe saldamente sulla testa solo sul capone di shreck.
5) dei co-conduttori nemmeno l’ombra. Anche se, al posto di Mike, considerando che alla mia pellaccia ci tengo, anch’io mi sarei ben guardato dal farmi largo nell’orda esagitata delle miss che affollano il palco.
Uno pensa sia finita, invece no, c’è pure un dopo miss per i giornalisti.
1) alcune miss paiono iene a piede libero e attaccano il tizio del famoso “lato B”, contestano l’esclusione di una delle finaliste e dell’uso del cm. Ha voglia la Mirigliani a giustificarsi dicendo di voler dare un segnale forte sulla salute delle ragazze non troppo magre e daie la ragazza “misurata” a ribadire, consapevole a suo dire di avere un sedere tornito, che la misurazione non le ha dato fastidio. Se mi avessero pescato a caso, misurata in diretta davanti a tutta l’Italia per provare che il mio sedere non è propriamente un culetto, io il metro glielo avrei fatto ingoiare. Che ce lo mettesse la Mirigliani il sedere. Pure io lo so di avere un sedere più che tornito, ma che me lo dicano gli altri mi fa girare i maroni e non c'è buon proposito che tenga. E avercelo comunque il fisico di quella ragazza.
2) il dopo miss è per i giornalisti che subito - tagliati - colgono il lato lacrimevole della faccenda – un papà che non c’è ed una mamma che ha cresciuto 4 figlie – e battono il tasto. Non ho comprato giornali stamattina, ma sono quasi certa che se ne parla parecchio.
3) la Mirigliani parla delle opportunità per le miss fasciate e quelle sfasciate (testuali parole), ma di sfasciato c’è solo Buongiorno. Dopo n ore di diretta il buon Mike ne ha le saccoccie piene e non lo nasconde nemmeno. Mi è polemico su tutto: avrebbe visto bene un’altra miss con la corona, il programma è troppo lungo, poco veloce (mica come lui che ha ben altri tempi), nel dopo miss per i giornalisti, gli stessi non fanno domande e ringrazia il tizio che passa col cartello fine quando tutto viene sfumato ancora una volta senza un salutino dei co-conduttori.
Qui ho finalmente perso conoscenza.
In attesa di volare oltre oceano dai parenti americani, mi sto documentando. Al momento sto cercando meridiane da fotografare e portare a casa in quel di New York city. Ora, le mie ricerche lasciano a desiderare. Chi volesse aiutarmi, sappia che mi fa un favorone.
Tournè con l’uomo nel paese dove ho abitato per undici anni. Ne parlavo da un pò, avevo voglia di farmi un tuffo nel passato. Sono piena di ricordi lì, quelli belli di quando sei bambina e mi basta passeggiare per le strade del paese a farmeli venire in mente. Sono passata a salutare l’amichetta delle elementari e gli amici di famiglia con cui ho passato tutte le vacanze estive in Liguria e quelle invernali a Macugnaga. Sono come degli zii loro. Persone di cuore, solari, sempre pronte ad aggiungere un piatto alla loro tavola e non importa se non hai avvisato. Lei sapeva di questa nuova passione delle meridiane dalla genitrice che è stata a cena non molto tempo fa. Mi ha promesso che la meridiana in piastrelle sarà mia quando inizierà i lavori esterni. Trattasi di un semplice passaggio in famiglia. Anche a conpensare il fatto che le uova in salsa che ho sempre adorato me le ha sempre spacciate per sue ed invece le faceva la suocera. Confessione fatta solo ora che sono grandicella per capire.
Calzetta, il primogenito felino, è un prepotente. A casa nostra non siamo più liberi di invitare amici che il gatto ci fa sentire in difetto. Appena vede una faccia sconosciuta si ritira in bagno e chi s'è visto, s'è visto. Se questi osano fermarsi più del dovuto, per la maggior parte del tempo si comporta come un padrone di casa scorbutico, ti evita con quell'aria un pò schifata aspettando con impazienza il momento della tua partenza. Da un soggetto così ti aspetti come minimo intolleranza verso i muratori del cantiere davanti. Invece ho scoperto che lo sciagurato, alle dodici e un quarto in punto, si affaccia sugli scalini ed attende a debita distanza che il muratore gli ceda un pezzetto di prosciutto, poi comodamente viene a mangiare a casa e, se non basta, passa dai randagini spacciandosi per uno di loro e si fa nutrire anche dal vecchietto del paese. Un gatto accattone praticamente, come se a casa non mangiasse a basta.
Solito show. Gente che urla, gente che s'insulta, classiche discussioni da pianerottolo, ci si scanna persino per una pianta d'azalee piantata due cm più in là. In mezzo a tutta questa baraonda, la sottoscritta, che sembra l'unica a conoscere il segreto della calma olimpica. In verità, visti gli altri argomenti trattati, la mia finestra d’attenzione è così bassa che sto pensando da dove è meglio incominciare a depilarmi. Ho comunque imparato due cose: i condomini bisogna prenderli per fame convocando le assemblee alle sette senza dargli il tempo di cenare o per passione. Più la partita in programmazione sarà un "partitone" più alte saranno le defezioni.
Oggi, giorno della rogna annuale. Leggasi assemblea di condominio in cui l’evento più pacifico che possa accadere è una zuffa tra amministratore (io) e condomino (la mia spina nel fianco). Stamattina di alzarsi non se ne parlava.
Uomo: mioddio che faccia. Ahi già la tua espressione da patibolo montata sul faccino.
Spaiata: non mi alzo, rimarrò qui immobile, magari nessuno si accorge della mia assenza.
Uomo: contaci.
Spaiata: per farmi uscire di casa bisognerà lanciarmi dei lacrimogeni.
Mentre finiamo il discorso, meglio lui parla ed io mugugno, passa sul piumone la Ciabattina, indifferente molla una loffa e se ne va. Tempo trenta secondi dal passaggio felino ero in bagno che in camera non ci si poteva più stare, decisamente non praticabile.
Per dire, ho pure i lacrimogeni a richiesta oppure i condomini l'hanno ben pagata.
Ho ricevuto il consiglio più sensato degli ultimi tempi da una persona che di solito le spara grosse, insensate e di tutti i tipi. Uno che, se avessi bisogno, mi guarderei bene dal chiedergli un’opinione. Come sia passato dal suo classico repertorio di cazzate ad una perla del genere rimane un mistero. Mi costa ammetterlo, ma, porca vacca, stavolta ci ha preso guadagnando anche un paio di punti.
La genitrice è fonte inesauribile di assaggini che mi porta in piccoli scatolini argentati. Di solito il contenuto dei succitati contenitori non arriva all’ora di cena perché le prelibatezze me le spazzolo a merenda. Così oggi. Verso le cinque non ci vedo più dalla fame ed agguanto lo scatolino del lunedì e me lo pappo poco convinta. Abituata a bocconcini di torta salata, pesce, pizza, tiramisù e quant’altro, la carne sminuzzata mi dice davvero poco e lo faccio notare alla mamma.
Spaiata: gustosa la carne, ma non sono piccola, non c’è bisogno di sminuzzarla.
Genitrice: che carne? Non sarà mica quella che ti ho portato oggi.
Spaiata: proprio quella. G
enitrice: ma quelli erano gli avanzi di coniglio per i gatti!!!
Spaiata: e adesso chi glielo dice al Calza?
Certo, fa uno strano effetto sapere che mi sono mangiata la cena del gatto.
Dovrei imparare a tacere. Mica per altro, ma me le tiro da sola. Al grido di “cosa vuoi che sia cenare in terrazza per una che corre tutto l’inverno al freddo ed anche a gennaio fa immersioni al lago” ho rimediato il malanno. Non potendo allontanarmi dal raggio di tre metri dal bagno, domenica ho ceduto - mio malgrado - il mio abbonamento ad un amico dell’uomo che lo accompagnasse allo stadio. Ho conservato tuttavia, nonostante la nausea, la voglia di cazzeggio. La juve ha perso così all’uomo ho fatto trovare ciabatte e valigia sullo zerbino, chiave inserita nella toppa per impedirgli l'ingresso e sulla porta un biglietto con scritto che se non dichiarava solennemente che io porto decisamente meglio e che sono insostituibile come porta fortuna allo stadio io non gli avrei aperto. L’ha dichiarato. Anche più volte ed è stato riamesso alla nostra presenza (mia e dei gatti).
Sto affilando le unghie, dedicandomi alla meditazione per trovare la pazienza necessaria da qualche parte, coltivando i peli sullo stomaco che non si sa mai, caricando le mie munizioni, possibilmente non a salve. In pratica sto preparando me stessa all’assemblea più rognosa di tutte, chiedendomi - come sempre - chi me lo fa fare. Basterebbero dimissioni irrevocabili per non averci più niente a che fare eppure mai mi decido rimandando sempre all’anno prossimo.
La notizia. Il geometra si sposa. Ora, io sono ancora incredula che qualcuna se lo sia pigliato che fatico a farmene una ragione. Detto tra noi, non avendola mai vista nemmeno per sbaglio in anni che ne parla, pensavo fosse una fidanzata immaginaria invece pare di no, fidanzata in carne ed ossa che pure si fa l’abito da sposa con le proprie mani. Per l’occasione - lui - si è fatto particolarmente loquace nel raccontarmi i minimi dettagli dell’evento che da qui ad ottobre – quando finalmente impalmerà la sua palmira – sconquasserà la tranquillità che sin’ora ha regnato in quest’ufficio. Sono tutti lì col dubbio di trovare una mattina nella cassetta della posta l’invito a parteciparvi, evento che si prevede un’odissea per gli invitati vista l’organizzazione ed ubicazione dello stesso. Io sono l’unica che assiste divertita, se non lavora lui, lavoro io, di conseguenza ho già una scusa più che pronta da servire alla bisogna. E attendo di vedere se le bomboniere saranno all’altezza degli altri orrori di cui mi ha fatto partecipe.
A casa spaiata non si può certo dire che ci si prende a botte per stabilire chi deve occupare il posto ai fornelli. Il più delle volte mi ci ritrovo io, volente o nolente, con poca idea e ancora meno voglia. Capita, e rimane comunque un fatto rarissimo e preoccupante anzicheno, che tutti invece se ne occupino, in diversi momenti della giornata, senza consultarsi per poi ritrovarsi con più cibo di quanto un reggimento potrebbe abbuffarsi. Così ieri sera c'era la peperonata ed i tomini da fare alla griglia approntati in pausa pranzo dalla sottoscritta, pasta e focaccia al pesto frutto di un'ora d'attesa della sottoscritta da parte dell'uomo e, last but not least, un corvo ed una lucertola in caso di vacche magre da parte dei felini di ritorno da una passeggiata. Su una cosa siamo tutti d'accordo: la sera una minestrina non convince, noi mangiamo pesante e chi s'è visto s'è visto.
Soliti malori mensili. Di fatto mi sento un mocio. L'uomo se ne preoccupa.
Spaiato: come stai?
Spaiata: uno schifo.
Spaiato: ma prenditi una camomilla.
Spaiata: mi son già presa un cappotto.
Non ci sono prove scientifiche che le due cose siano direttamente correlate, ma dall’aver dilapidato una discreta sommetta per un cappottino ad edizione limitata, ne ho subito tratto un certo beneficio. E comunque mi sono rimasti abbastanza spicci per tentare anche una camomilla.
Telefona l’uomo.
Spaiato: niente da dire?
Spaiata: umpf, no.
Spaiato: è normale quindi avere come tendina del bagno una maglietta di snoopy.
Spaiata: ma è carina no?
Spaiato: si, ma mi preme sapere dov’è finita la solita tenda.
Spaiata: si è sciolta.
Spaiato: come sciolta?
Spaiata: il ferro da stiro si è ribellato e l’ha sciolta mentre la stiravo. Per ora accontentati di snoopy, vedrò di rimpiazzarla.
Spaiato: ussignur. Notizie sulla maglietta preferita che era nel cesto subito dopo la tenda?
Spaiata: ah, lei è salva, quando la tenda mi si è smaterializzata ho pensato bene di smettere per evitare altre perdite.
Spaiato: donna saggia.
E visto che non si è accorto, ho taciuto sulla pietosa fine dei suoi pantaloncini da mare, quelli subito prima della tenda. Ora delle prossime ferie, io sarò fuori dai suoi sospetti.
Per la cronaca, la signora di stamattina, quella della lavanderia, si è rifatta viva. Via telefono. Non essendole riuscito il colpo di mollare a me i suoi 4 metri cubi di roba da lavare, ha optato per il bar a fianco, ma ha comunque telefonato a me per essere certa che (1) la lavanderia fosse aperta e (2) che i suoi preziosi cappotti fossero arrivati a destinazione. Non riuscendo a comunicare col bar, secondo lei, io avrei dovuto segnarmi il suo numero, partire alla caccia di uno dei due titolari e portarlo in ufficio per poi richiamarla e metterli in contatto. Questa donna è folle. Sono curiosa di vedere l'evolversi della follia.
Ho gli occhi da lenzuola stropicciate, ma nessuno se ne cura. Mentre facevo colazione ho fatto da confessore ad una condomina e ne avrei fatto volentieri a meno. Ho sentito le lagne della barista sul suo contratto e pure di questo ne avrei fatto a meno di prima mattina. Appena arrivata in ufficio mi sono beccata una rogna da geometri che decisamente non spettava a me, ma che ho risolto comunque. Questa però mi mancava. Trovando la lavanderia chiusa il lunedì mattina - come del resto tutti i negozi del paesone - una signora, pur di non tornare il pomeriggio decide di lasciare i suoi vestiti da lavare qui in ufficio. O almeno ci prova giustificandosi che viene addirittura da Pallanza. Capirai, stiamo parlando di due chilometri e passi essere una Spaiata a 360 gradi, ma essere scambiata per la tuttofare di benemeriti sconosciuti no. Echecacchio.
Presente quando ti alzi la mattina ed intuisci che non sarà certo una passeggiata arrivare a sera? Un sesto senso, che non dipende certo dal fatto che ti sei trovata i pantaloni del pigiama avvolti intorno alla testa a mò di turbante (e non sai né come né perché) o che hai dormito con un gatto per cappello ed una micia per sciarpina. Comunque di fatto, quella sensazione si è rivelata orribilmente esatta: in ufficio oggi sono sfilati tutti i clienti più scassapalle del carnet.
Mi sto ispezionando l’ombelico.
Spaiata tra l’incredulo ed il soddisfatto: ah, ah, c’è ancora!
Uomo: bhè, mi preoccuperei se lo trovassi in giro.
Spaiata: mavalà, il brillantino.
Uomo: ?
Spaiata: l’ho infilato lì per vedere quanto ci rimaneva.
Uomo sempre più basito:?
Spaiata vittoriosa: sta lì dalle Maldive, nonostante le immersioni, i bagni e quant’altro. Ormai è ufficiale ho l’ombelico prensile.
Uomo: tu mi fai davvero paura.
Io non sono la proprietaria di due gatti, ma di due “insaccati” che rispondono al nome di Calzetta e Ciabatta.
Il primo mi è rimasto chiuso – in questo caso insaccato nel vero senso del termine – nel sacco del piumone. Lo scemo si è fatto talmente a sottiletta per farci un agguato mentre facevamo il letto che sul momento nemmeno ci siamo accorti. Miagolii disperati e piumone dotato di vita propria hanno richiamato la nostra attenzione.
La seconda, che va assomigliando sempre di più ad una palla di pelo, per guardare fuori è rimasta incastrata nelle inferriate. La babbea nemmeno tenta di autolevarsi dall’impiccio. Si pianta lì sulle quattro zampe ed incomincia ad ululare nella notte confidando che qualcuno le mostri come risolvere la situazione.
Gatti con spiccatissimo acume, mai dubitato.
Due cosucce che ho realizzato oggi, ma che in effetti sapevo da mò:
1) hai voglia a cercare di conservare una certa tranquillità lavorativa, quando sei convinta di averla raggiunta ci pensa il commercialista o chi per esso a farti perdere le staffe;
2) ci sono andata molto vicina, ma non ho azzeccato il nome della gatta, più che ciabatta bisognava chiamarla Pantofola visto che esce di casa solo dietro minaccia.
Lo Spaiato, juventino doc, di quelli che ai tempi hanno affrontato tournè pur di seguire la propria squadra del cuore.
La Spaiata milanista di famiglia, interessata quanto basta, ma partecipe nello sbertucciare l’uomo all’occorrenza.
Pur sempre una milanista con l’abbonamento alla juve che tanto la sottoscritta allo stadio ci si diverte a prescindere.
Del conflitto d’interessi se ne preoccuperà quando all’Olimpico guarderà giocare il Milan dalla parte sbagliata.
Nel frattempo la Spaiata che ci si butta a piedi pari nella nuova dimensione di tifosa, ha tanto desiderato la “manona” ed è stata inaspettatamente accontentata.
Un sms informa che dalla nonna c’è l’oggetto dei miei desideri ad aspettarmi grazie alla cugina e soprattutto alla sua metà che, da quel che ne so, deve averla sottratta di nascosto agli ignari nipotini per accontentare una bambina piuttosto cresciuta.
Ho due settimane per trasformare una manona verde in bianconera, ovviamente all’oscuro dell’uomo che se la ritroverà nel bagagliaio a sorpresa.
Temo che la serie del “faccio finta di non conoscerla” non si limiterà solo alle seggiovie ed alle piste da sci, ma che si estenderà presto anche allo stadio.
Faccio parte di quella categoria che va…. a ramengo. Perciò in questo fine settimana mi sono dedicata a riconquistare l’aplomb che mi contraddistingue di norma.
Mi sono chiusa per sbaglio in quella che vorrei fosse la mia prossima casa e ho dovuto farmi liberare.
Ho motivato il figlio della vicina a trovarsi un lavoretto per comprarsi la batteria che tanto desidera, così magari le dà un pò di tregua.
Ho studiato la dentatura del Calza approfonditamente.
Ho preso il sole facendo la pennichella più soddisfacente degli ultimi tempi.
Ho cenato nel mio ristorante preferito con gli amici e finalmente con la cugina e la sua metà. Ho pranzato con la nonna contenta di averci entrambe intorno.
Ho riso tanto durante la notte e l’uomo ancora si chiede cosa stessi sognando.
Gli amici maldiviani ci hanno spedito un cd che ho trovato sabato mattina davanti alla porta.
Sono d'accordo con la sister per una riunione davanti ad un tavolo imbandito.
Tutte piccole cose. Ma importanti.
Le pessime notizie rimangono tali, però adesso almeno non rimango immobile.