Tra poco spegnerò il computer, ritirerò qualche carta che ancora ingombra la scrivania, farò giusto una telefonata di lavoro e poi l''ultimo giro di chiave della porta dell'ufficio sarà il segnale che darà avvio ad una prodigiosa trasformazione. Il relax è decisamente nelle mie corde. Voi statemi tutti meravigliosamente bene.
A colazione per i saluti prima di aprire l'ufficio.
Berta: cosa metti in valigia?
Spaiata: costumi, canotte , un paio di infradito ed i pantaloncini vaffanculo.
Berta: i pantaloncini che?
E qui le ho spiegato che ieri, negli innumerevoli giri per commissioni, sono finita nel mio negozietto preferito. Mi piacciono i vestiti certo, ma anche le due commesse che, amiche da una vita, mi lasciano libera di vagabondare per gli scaffali in santa pace, raccontandomi le ultime novità mentre mi faccio largo tra pile di magliette e pantaloni. Pesco un paio di pantaloncini bianchi di cotone, semplici e perfetti. Li provo.
Spaiata: come mi stanno?
Le due: daddio.
Spaiata: ehm, non so se s’intonano. Li vedete bene su un atollo di sabbia bianca?
Le due non ci mettono molto a controllare che nel minuscolo negozio non ci siano clienti e mi mandano amichevolmente affanc… scoppiando a ridere e aggiungendo improperi di natura varia. Da qui il nome. Un capo che non può mancare nella valigia delle vacanze.
Genitrice sull’orlo di una crisi di nervi: ah, i numeri dei conti correnti.
Spaiata: basta guardare sui libretti, comunque sono qui.
Apro un cassetto, apro una cartellina ed ecco tutti i conti correnti personali e delle società.
Genitrice: ma non si capisce niente!!!
Spaiata: ehm, stai leggendo all’incontrario.
Questo il clima di oggi in ufficio. Non pensavo, ma stanno vivendo malissimo l’inizio della mia latitanza lavorativa di lunedì. Li ho tutti alle calcagna a farmi domande di ordine pratico, sensate e non. Non dispero di ritagliarmi quel tanto che basta di tempo per rispondere con piacere ad alcune mail, così come ai messaggi su splinder e dedicarmi ai saluti su msm. Io ci provo, se così non fosse, si sappia che volevo farlo. I saluti però li faccio domani.
La nostra Spaiata alle undici era già appisolata dopo essersi arenata sul divano coi gatti a farle da scaldotto. Tutto faceva prevedere una notte di sonno filato. Contro ogni previsione a mezzanotte, dopo essere stata avvisata dalla ragazza del bar a fianco, e sempre in pigiama e ciabatte, era in ufficio a chiudere la finestra a piano terra che la genitrice si è dimenticata aperta. All'una riprendevo la posizione orizzontale confidando che non ci fossero altri contrattenpi. Sorvolerò sulla faccenda solo perche è l’ultimo giorno di lavoro prima delle ferie.
Scenario. Ipotesi A: la Spaiata in costume bellamente spaparazzata al sole sulla sdraio. Ipotesi B: la Spaiata seduta nella veranda della sua capanna sull'acqua. In entrambi gli scenari le Maldive sullo sfondo.
Libro consigliato da portarmi in valigia?
Avete tempo sino a domani mattina. Non deludetemi.
La genitrice ha buona memoria e linguaggio forbito, ma solo quando le conviene.
Genitrice: allora, lunedì dovresti portarmi quella cosa al coso. C’è anche da pagare quella cosa in banca e consegnare le cose al commercialista.
Spaiata: ….
Genitrice: ma mi hai sentita?
Spaiata: sto ancora cercando di capire a cosa si riferiscono “cosa”, “cosa” e “cose” e chi è diavolo è “coso”.
Genitrice: ah, ma allora non ci capiamo.
Spaiata: si io capisco, opportunamente indirizzata, ma non è questo il problema.
Genitrice: …
Spaiata: pur rasentando la perfezione, non ho ancora il dono dell’ubiquità perciò trovo difficile trovarmi in banca e sull’aereo nel medesimo tempo.
Genitrice: ah, ma tu sei in ferie.
Spaiata: è settimane che te lo ricordo.
Genitrice: pensavo scherzassi. E come facciamo?
Spaiata: se mi dai spiegazioni più chiare riesco a farti tutto domani, mica hai una figlia, ma wonder woman.
E comunque, ho chiaramente visto la disperazione negli occhi di mia mamma. Senza di me al lavoro è persa. E son soddisfazioni.
Beccata lì dai gatti, con la valigia sul letto cercando di prendere l’ultima storica decisione. La sindrome femminile mi spingerebbe a portarmi dietro tutta la casa (mici compresi) ad ogni spostamento, ma stavolta voglio prendere solo l’essenziale che vista la destinazione al momento mi sembra solo il costume. I gatti disapprovano a prescindere, mi hanno già messo il muso intuendo una prossima sparizione dei bipedi e comparsa della vicina. Per quanto brava, attenta e premurosa, non è noi ed i gatti non tarderanno mostrarci i primi segni di ribellione.
Scopro solo ora che un intero stabile da me amministrato è votato a Padre Pio. O così vuole farmi credere l’operatore che altrimenti non si spiegano centonovanta telefonate partite dall’apparecchio condominiale collegato all’ascensore verso San Giovanni Rotondo. Apparecchio che è chiuso nella sala macchine di cui solo io ho la chiave e la ditta di manutenzione la chiede ogni volta che serve sotto controllo del capocasa. Telefono quindi più che mai sorvegliato tanto che in sei anni dallo stesso è partita una sola chiamata. E ancora me li ricordo i santi scomodati e maltrattati del condomino che ha passato due ore chiuso nell’ascensore. Se non mi stornano queste chiamate inesistenti dalla fattura li spedisco, altro che santi, gli sguinzaglio sedici condomini incazzati.
Io e la mia vicina negli anni ci siamo trasformate nei S. Pietro del quartiere. Abbiamo le chiavi di ogni casa, cantina o pertugio dei dintorni, persino del convento che ormai ha cambiato proprietà. E le abbiamo per un motivo. Negli anni in ogni casa, cantina o pertugio e pure nel convento c’è stata un’emergenza gatto di proprietà spaiata a convincere i villeggianti a lasciarci le chiavi che non si sa mai. I miei gatti babbei sono rimasti chiusi ovunque. Nel pomeriggio un’agenzia immobiliare è venuta a mostrare l’unico vecchio rustico di cui non abbiamo la chiave e la Ciabattina ovviamente ci si è infilata curiosa rimanendo prigioniera. Di fronte alla nuova emergenza gatto abbiamo provato a rintracciare l’agenzia - sconosciuta - il proprietario - che è in Romania - il figlio - che è in Grecia – e di fronte ad un nulla di fatto, per salvare la mia gatta, un piccolo gruppo di commando è entrato in azione. Chi teneva la scala, chi dirigeva le operazioni di salvataggio, chi semplicemente era presente per solidarietà, chi si arrampicava (io) sul balcone, scardinava una vecchia finestra che nemmeno Arsenio Lupin, scendeva a recuperare la gatta e la portava al sicuro. Anche stavolta.
Quello che mi fa tirare a sera è il pensiero dell'ingresso fresco d'ombra, la sdraio lì in mezzo e me piazzata sopra a leggere un libro domani mattina.
Uomo: che programmi hai per domani?
Spaiata: mettere la sdraio all’ombra e rilassarmi senza sudare sette canotte.
Uomo: non dovevi andare al mercato a cambiare i pantaloncini?
Spaiata: già. Bastano dieci minuti.
Uomo: visto che sei di strada mi prendi le ciabatte da dottore, quelle coi buchi?
Spaiata: d’accordo, altro?
Uomo: passi anche all’agenzia di viaggi a pagare?
Spaiata: come no.
Uomo: e poi ci sarebbe la scorta di pappa mici.
Spaiata: eccerto.
Uomo: e passare a prenotare il ristorante e fare un po’ di spesa e portare gli erogatori a controllare e se mi stiri la maglietta bianca e tirare fuori la valigia quando i gatti non vedono e comprarmi un costume e andare in farmacia per l’antidolorifico.
Spaiata: basta?
Uomo: ci penso, mi verrà in mente qualcosa.
Ricapitolando. Ero decisa a leggermi un libro all’ombra, m'illudevo, ho una missione da compiere: trascinarmi sotto un sole che scioglie persino le ciabatte per commissioni.
Argh.
Si boccheggia. Per rinfrescarsi un po’: una coppia di amici, cena in terrazza, vinello fresco, insalata di pollo, sorbetto al limone a chili. Si parlava. Tra gli argomenti anche quello “ostico” di come noi donne ci presentiamo nel letto a seconda delle stagioni.
Uomo: adoro questo caldo, finalmente lei tira fuori quelle camicette leggere con le spalline e smetto di pensare di stare con un orso polare.
M: mia moglie d’inverno si presenta con il pigiama di pile, casacca infilata nei pantaloni compresa.
Uomo: è niente. Lei viene a letto talmente imbacuccata che le passo il piattello dello skilift convinto sia pronta per andare sulle piste.
Loro ridono (per non piangere), noi donne freddolose abbozziamo una protesta, ma poco convinta, hanno ragione.
Nel cortile dietro all’ufficio stamattina è un delirio. Stanno litigando per il pattume e ognuna dice la sua. Al momento vince quella del bar, mica perché dice cose giuste, solo perché urla di più. Praticamente un pollaio. La sottoscritta se ne guarda bene dal mettersi in mezzo, anzi, mi sono barricata chiudendo la finestra. Saggia donna, la Spaiata.
Ora, che la sottoscritta non abbia un caratterino docile, bhè, è un dato di fatto. Certo che però bisogna mettersi d’impegno per farmele frullare il giorno dopo la chiusura di stagione p/e 2007 di assemblee. Nonostante oggi fossi pervasa dalla calma olimpica, questi ci sono riusciti. Alle due e mezza mi trovo davanti una ragazza che si dichiara in ritardo per l’appuntamento – inesistente – delle undici. Già non fa serio essere in ritardo senza avvisare, se aggiungiamo che entrambe sappiamo che non avevi appuntamento con me, ti presto orecchio proprio grazie alla calma olimpica di cui sopra. Dopo mezz’ora che mi sfoglia un depliant davanti al naso informandomi su servizi del tutto gratuiti non ho ancora capito cosa sta cercando di rifilarmi, evito di farmi domande, ma ho ben chiaro che le parole “a titolo gratuito” equivalgono a 1.500,00 euro per nonsobenecosa. La spedisco, gentilmente, ma la spedisco. Non paghi, sempre loro, mi richiamano stasera letteralmente sgridandomi per aver mancato l’appuntamento – sempre quello inesistente – ed intimandomi di farmi trovare l’indomani alle undici e tenere fede alla parola data. A quel punto la calma olimpica si è trasformata in un vaff… di proporzioni bibliche. Ecchecappero, se le cercano ( e le trovano pure).
Non è portata. Un bimbetto di quattro anni disegna meglio della genitrice. Quando giravano quei piccoli diari su cui si faceva fare un disegno ed una dedica dai compagni e parenti, quello di mio padre era sempre il più bello, quello di mia madre, bhè, per non sfigurare, regolarmente non frutto della sua matita. Scrive bene invece. La leggenda narra che alle elementari scrisse un tema sul suo papà – mio nonno – e del suo lavoravo sui tetti come lattoniere talmente bello da commuovere perfino la suora acida al punto da indurla a leggerlo a chiunque le capitasse a tiro. Oggi a pranzo di questo si parlava e mia nonna ha voluto raccontare questa storia ancora una volta. Mia madre che si opponeva alzando gli occhi al cielo, mio padre che sghignazzava da dietro il tovagliolo ed io, come sempre, a fingere di non averla mai sentita pur di ascoltarla. Per poi prendere in giro mia madre in privè.
Che liberazione. Ieri sera l’ultima assemblea condominiale della stagione p/e 2007. Bisognerebbe equipararle al fumo, non scherzano, nuociono gravemente alla salute. Specie dell’amministratore spaiato. Ora sono pacificata. Chiusi i bilanci e le discussioni da ballatoio posso andarmene in ferie tranquilla.
I nostri gatti hanno certamente due caratteri diversi. Coccolone con noi quanto diffidente verso gli altri e/o novità che possono riguardarlo il Calza, indipendente e fiduciosa l’altra. Ad accomunarli c’è una vena babbea che li porta a cacciarsi in situazioni incredibili. La Ciabattina in un discovery si è portata a casa una cicca, spantegata sulla pelliccia della pancia. Per rimuoverla ci sono voluti metodi drastici: io la tenevo pancia all’aria e l’uomo la tosava munito di forbicine. Non un “mauuu”, né una mossa, si è lasciata fare senza opporre alcuna resistenza. Il Calza, per esperienza, vista la potenziale minaccia bisognava sedarlo.
Le cose cambiano. Ai tempi l’armadio della genitrice era certamente più fornito del mio perciò puntuale come il mal di pancia il sabato sera le chiedevo qualcosa in prestito (quando non decidevo di fare da sola e lo indossavo sotto la giacca sperando di farla franca). Una volta su dieci mia madre mi concedeva di scegliere nel suo armadio e pescare a piacimento, ma contemporaneamente mi sottoponeva un mini contratto. Cose del tipo “m’impegno a mantenermi a debita distanza da fonti di calore, a non abbandonare su qualche divanetto l’oggetto prestato, a non prestarlo a terzi, a non prendere iniziative nel lavarlo, a rifondere con risarcimento adeguato ogni eventuale danno.”. Una vitaccia per la spaiata scalmanata tenere fede ai suoi mini contratti che in pratica m’invitavano a mantenermi ingessata per tutta la serata. Ma come dicevo, le cose cambiano. Ora è mia madre che qualche volta pesca nel mio. Ieri mi ha chiesto le pradine nuove di pacca in prestito per sabato sera, prestito subito concesso, ci mancherebbe, ma solo dopo aver sottoscritto il minicontratto spaiato, molto poco pretenzioso: “M’impegno a guardare dove metto i piedi per non acciaccare niente di poco gradevole.” Mio padre se la sta ancora ridendo, dice di esserselo sempre aspettato che prima o poi le avrei reso la pariglia.
Solo pensarlo genera risate – grasse – in chi mi conosce e che con me divide dello spazio per un motivo o per l’altro. Nella sottoscritta la cosa è stata registrata sotto alla voce “impossibile”, mai successo di esserci vicina dal crederci. Faccio parte del partito che rimanda tutto a data da destinarsi, di quelli che si dicono lo faccio quando non ho niente da fare che equivale al mai. C’è sempre qualcosa d’altro da fare che ha precedenza assoluta. Oh, non ci si crede, ma ho rivoltato l’ufficio come un calzino e non ho niente da mettere a posto. Tutto perfettamente ordinato. Nemmeno nel cassetto dove mi nascondo alla vista quello che non ho voglia di fare. Se domani nevica, bhè, è decisamente colpa mia.
Oggi andavo a fare commissioni e mi sono ritrovata nel mezzo di un remake della celebre scena del film “Quando la moglie è in vacanza”. Solo che non c’era Marilyn, ma una fila scompigliata di nonnine tedesche. Il pullman che le ha condotte nell’ameno paesino lacustre le ha scaricate vicino all’ufficio, queste per raggiungere il marciapiede come percorso obbligatorio si ritrovano una grata che spara aria ed è stato un tripudio di gonne a fiori svolazzanti, chiappe bianche e pancere in bellavista. Il siparietto ha intrattenuto i diversi passanti richiamati dalle grasse risate delle nonnine che tentavano invano di tenersi giù le gonne. L’imbarazzo non sapevano cosa fosse, nemmeno per i calzini sandalati, oggettivamente inguardabili.
Ultimamente i nostri fine settimana iniziano già dal giovedì ed assomigliano sempre di più a tournè a tappe. Senza contare gli impegni con cui c’intasano le giornate amici e parenti. I suoceri, da un mese in Romagna, ci hanno affidato un orto grande come un campo da bagnare quoridianamente e l’operazione richiede almeno un’ora. Gli amici tedeschi cani e gatti, che pure loro gradiscono mangiare tutti i giorni. Normale che alla domenica mattina, nonostante l’idea di andare in montagna e partire presto, alle nove e mezza eravamo ancora entrambi in catalessi. La sveglia l’abbiamo anche caricata, ma poi è finita avvolta in un mio calzino in fondo al letto. Ce la siamo presi comoda ed in montagna ci siamo andati lo stesso, ma in seggiovia e solo per attovagliarci a duemila.
La giornata è iniziata male. All’alba vagavo per il cantiere a controllare l’imbianchino. Finisco di dirgli di mantenere i colori originari di ringhiere, nicchie e cancelli, mi volto un secondo e lui sta dipingendo una sbarra grigia di marrone. Insomma, l’inizio non prometteva niente di buono e così è andata.
*
Mancano quindici giorni.
Dell’antipatia che ho verso il frullatore si è detto più volte. Ma fino ad ora il forno a micronde rimaneva un caposaldo, mai mi aveva deluso o in qualche modo messo i bastoni tra le ruote nel preparare una cena. E' di ieri sera il nostro primo screzio. Avendo avuto un’assemblea, arrivata a casa, il massimo sforzo che potevo produrre da mettere in tavola era buttare una lasagna congelata della suocera nel micronde. Faccio partire il timer e questo non dà segni di vita. Smadonno, giro manopole a casaccio, rismadonno, prendo in considerazione l’alternativa del forno, smadonno ancora un po’ e faccio accorrere l’uomo in mio soccorso. Nemmeno lui si spiega la cosa, fino a quando non gli salta in mente di seguire il filo inserito nella presa e scoprire che ho attaccato quello del tostapane. Io ed il micronde abbiamo subito fatto pace.
Non farti contagiare dallo stress per le cose inutili. A cosa serve arrabbiarti perché un automobilista ti taglia la strada? Pensa all’atollo.
Non farti contagiare dallo stress per le cose inutili. A cosa serve arrabbiarti perché una signora che si crede furba ti passa davanti alla fila della posta? Pensa all’atollo.
Non farti contagiare dallo stress per le cose inutili. A cosa serve arrabbiarti perché l’opinione della solita condomina rompimaroni è l’unica voce fuori dal coro su alcuni lavori? Pensa all’atollo.
Non farti contagiare dallo stress per le cose inutili. A cosa serve arrabbiarti se tutte le mattine devi alzarti un’ora prima per controllare un imbianchino scansafatiche? Pensa all’atollo.
Ormai è un mantra, ma non sembra funzionare come dovrebbe.
Accendere il computer, cercare l’atollo, guardarmelo per un buon cinque minuti però aiuta ad affrontare la giornata.
Commercialista: signorina Spaiata, perdio, compri, compri, compri.
Spaiata: ma commercialista e che mi compro? Vorrei un “muletto” da guidare che mi diverte parecchio, ma mica c’azzecca con la mia attività.
Commercialista: basta scuse, lei adesso mi esce, compra qualcosa, me lo comunica ed io finalmente potrò portare in detrazione.
Così ho fatto. Dal tono non stava scherzando ed ho ubbidito senza fiatare. Lo richiamo dopo mezz’ora, lui mi è col fiato sospeso attendendo l’annunciazione.
Spaiata: commercialista, ho comprato cinquantaedicocinquanta buste bianche per fare le convocazioni. Tolga euro 1,60.
Commercialista: scellerata, lei è la mia spina del fianco, la mia disperazione, la pecora nera dei clienti, mi farà uscire pazzo. Secondo lei è una detrazione come si deve 1 euro e 60?
Spaiata: lei non ha specificato e ame quello serviva.
Commercialista: sparisca, devo decidere cosa farne di lei.
La conversazione è stata volutamente esagerata, ma quella reale non ci andava troppo lontano.
Devo telefonare al geometra che si sta occupando della famosa casa per sapere se ci sono delle buone nuove. Prendo la lettera su cui mi sono appuntata il numero, lo faccio ed aspetto che mi risponda. Contemporaneamente inizia a squillare il mio cellulare. Smadonno e mi chiedo chi possa essere quel rompiballe con un tempismo praticamente perfetto. Siccome il geometra non risponde ed il cellulare si fa insistente, opto per occuparmi del geometra latitante dopo e sistemare prima il rompiballe. Che sono io, perché mi sono autochiamata senza rendermi conto che il numero che leggevo era quello della sottoscritta da più di dieci anni. In pratica non solo mi rompono le balle in continuazione, ma quando nessuno lo fa ci penso da sola.
Venerdì sera mi son tolta la voglia di costine, trascinando l’uomo ed il vicino ad una delle tante feste degli alpini che riempiono le piazze dei dintorni. Abbiamo trovato posto di fianco a dei condomini abituati a vedermi come amministratore e quindi durante la fila ho catechizzato i miei accompagnatori onde evitare magre figure. Alla fine sono stata io ad impressionarli. Mentre l’uomo ed il vicino si ritenevano soddisfatti, la sottoscritta ha continuato a darci dentro di mandibola per altre quindici costine delle dimensioni di un brontosauro lasciando esterrefatto l’ometto che da anni, quando capita in ufficio, sostiene io sia troppo magra. Del suo stupore ne ha fatto parola con l’uomo in mia assenza (ero ad ordinare un altro paio di costine). Il succo del discorso:
Ometto: ed io che pensavo fosse sempre a dieta.
Uomo: lei? Ahahahah
Ometto: mangia come me e mia moglie messi insieme.
Uomo: sapesse come mi costa.
Ometto: però fa piacere vederla mangiare di gusto.
Uomo: meglio di quelle che s’ingolfano di insalatine per poi addentare quello che hai nel tuo piatto. Lei vuole il suo piatto e guai ad avvicinarsi, morde.
Ometto: l'avevo capito.
Mi si dice che ho rovinato la magia della prima notte tra lenzuola pulite dimenandomi nel letto come una tarantolata. Mi si dice che alle tre gli ho ficcato un ginocchio in bocca e che delle dinamiche non si sia capito nulla. Mi si dice che alle cinque e diciotto l’ho svegliato gridando che era in ritardo obbligandolo a controllare la sveglia prima di mandarmi a cagare. Mi si dice che alle cinque e cinquantanove l’ho risvegliato perché era in ritardo e lui, a quel punto, mi abbia rimandato a cagare. Mi si dice anche che un cinghiale si è fatto uno spuntino con il nostro pattume, che lo abbia visto, che abbia urlato smodatamente svegliando il vicinato, ma mettendo in fuga il suddetto cinghiale, che abbia abbracciato i gatti per proteggerli dalla bestiaccia e che mi sia fatta tutta la scalinata che porta alla piazzetta raccogliendo spazzatura abbandonata dalla bestia. Mi si dice perché io non ricordo assolutamente niente di tutto ciò. Incomincio a preoccuparmi.
Ho perso ( e ritrovato successivamente) il carica batterie della digitale. All’inizio consisteva in una blanda ricerca, un po’ a casaccio e tempo permettendo, poi si è trasformato in accanimento che non mi spiego come una casa tanto piccola possa risucchiare oggetti vari per mesi senza darne notizie. Per farla breve ieri ho perlustrato casa di fino - cucce dimenticate dai gatti comprese - e mentre mi davo da fare, l’uomo spaparanzato sul divano si godeva tanto affanno ricordandomi quanto sono disordinata.
Uomo: hai provato a guardare in ufficio?
Spaiata: eccerto. Ho rimesso a posto tutta la mia postazione cercando.
Uomo: non dove lavori. Intendevo il tuo vero ufficio.
Spaiata: di che diavolo vai cianciando?
Uomo: in macchina hai guardato sotto i bilanci, le buste e amenità varie che accumuli (e dimentichi) lì in attesa di destinazione definitiva?
Spaiata: Ah, ah, ah. Mica lo uso in macchina il caribatterie. Non avrebbe senso trovarlo lì.
Uomo: se lo dici tu, sarà così.
Ed il carica batterie effettivamente era sul sedile del passeggero sotto ad un maglione. Se non fossi convinta di essere davvero così spaiatamene disordinata cronica potrei pensare che lui fa apposta a nascondermi le cose per il gusto di farmelo notare ed avere pure ragione.
Considerando che i miei, di gatti, ne combinano peggio di Bertoldo e ormai ho una certa esperienza in influenze, ferimenti di zampe, sparizioni in convento, panciotti bucati, api morsicate, ecc, nella via del civico 33 sono diventata una specie di guru in emergenze feline. Me ne stavo spaparanzata al sole coi gatti di proprietà, uno per parte, a farmi caldo quando mi sento chiamare da una vicina con le lacrime agli occhi. Mi chiede se posso andare a vedere il suo gatto che i veterinari non possono venire subito e lei è molto preoccupata. La diagnosi spaiata è raffreddore, la Ciabattina ne ha avuti parecchi e i sintomi sono gli stessi. In ogni caso mi fermo a fare due coccole al micione e cerco di sedare l'apprensione della padrona. Il veterinario ha confermato, mi ha appena telefonato in ufficio per dirmelo. Ma quante ne so?
Proprio io che alla mattina non riesco neanche a trovare due calzini uguali nel cassetto, sono diventata un’esperta ad organizzarmi perdendo il meno tempo possibile. Ogni tanto mi congratulo con me stessa, ma per la maggior parte del tempo me ne stupisco. Casinista e caotica- in altre parole spaiata nel dna - come sono mi riesce difficile farmi una ragione di tanta e tale efficienza. Mi sento sul dott. Jekyll e Mr. Hide andante.
Spaiata: tra meno di un mese sarò in paradiso. Sole, mare cristallino, con chilometri e chilometri che mi separano dagli scassamaroni quotidiani ed il telefono che non prende.
Uomo: è bello avere certe certezze.
Spaiata: eggià. E la valigia stavolta sarà pronta in tre secondi. Costumi, un paio di braghette, due/tre canotte e un paio di infradito. Non serve altro, viaggiamo leggeri.
Uomo: si però anche una decina di magliette, il giubbottino se fa freddo.
E così fino ad elencare quasi integralmente la sezione estiva dell’armadio.
Spaiata: amore, quest’anno valigie separate. Io uso il trolley, tu probabilmente la valigia più grande che abbiamo.
Basta una sola parola - Maldive - ed è subito chiaro perchè da stamattina ho un sorriso da parte a parte.
L’uomo che si occupa della programmazione sky, santo subito. Con la trovata dei canali +1, i cui programmi partono posticipati di un’ora rispetto alla prima serata, mi ha salvata dall’uomo. Prima era zuffa assicurata: alla sottoscritta piace guardare quello che le interessa dall’inizio alla fine, mentre l’uomo se non smanetta per almeno mezz’ora col telecomando vagando per i canali satellitari con puntatina fissa sul meteo dell’Egitto, non è contento. Per poi cadere in catalessi in cinque minuti netti e lasciarmi lì con il film iniziato da mezz'ora su un altro canale. Poi sky ha fatto il miracolo, metterci d'accordo e fare contenti entrambi. Ora lascio che si goda lo zapping selvaggio, che controlli il meteo di sadiodove e nemmeno più una parola a riguardo, semplicemente aspetto che sonno lo colga sul divano per poi guardarmi in santa pace quello mi pare e piace un’ora più tardi. Dall’inizio, sigla compresa.
Il brutto di essere una dormigliona nel dna è che la mattina, se non ti sei fatta tutte le ore di sonno a cui sei abituata, sei completamente rintronata. A me capita spesso. Meno di inciampare sulla gatta che se ne sta sulle scale in penombra ad aspettarmi per avere la sua razione di croccantini. Un ruzzolone così non capitava da tanto. Niente di rotto, il mio fisico per necessità si è fatto di gomma, ma ho lividi diffusi ovunque. Stasera me ne farò fare una mappatura dettagliata dall'uomo con il lasonil.
Il geometra porta i pedalini bianchi di spugna. Orrore. Stasera ho l’ennesima assemblea. Orrore doppio. E me ne mancano ancora due. Orrore triplo. Almeno adesso ho un obiettivo: arrivare sana di mente al 28 luglio, giorno in cui finalmente sarò in ferie e possibilmente su un aereo per una non ancora meglio precisata meta. E’ tutta questione di stringere i denti ancora per un po’.