Sono appena stata pagata in bottiglie di vino. Ne ho per ubriacare un reggimento. D'accordo, l'ultima assemblea è stata piuttosto alcolica mio malgrado trovandoci tutti in una vineria, ma mi sorge un dubbio. Che voglia essere un messaggio di protesta? come dire, certe iniziative condominiali nemmeno un ubriaco le prenderebbe. In fondo gli ho solo chiesto, cortesemente, di levare le luminarie di Natale essendo quasi ai primi di maggio.
Primo postulato spaiato.
Il professionista che paghi profumatamente deve rendere possibile che la casa che stai per comprare contenga tutto ciò di cui hai bisogno. Ed eventualmente pure il superfluo. Poco importa se per lui non è una priorità uno sgabuzzino nella zona giorno. Se ho una piazza d’armi come salotto, ma non so dove nascondere alla vista una scopa, la sottoscritta si sente in diritto di farsi girare le palle.
Sulla base del postulato di cui sopra già abbiamo abbozzato una prima furibonda discussione. L’uomo ristruttura rudere in modo magnifico da una vita, io lavoro nello studio di architettura di mio padre e ho idee molto chiare in proposito, non vedo perché dovremmo lasciare carta bianca a uno che nemmeno conosco, ma che ha legato la vendita al progetto. Basta e avanza il nostro gusto. E poi è la nostra casa dei sogni, deve essere a nostra immagine e somiglianza. Tsk
La genitrice è almeno un’ora che fa azalee/bagno e ritorno con secchi d’acqua. Smaronamento inutile che, guardando il cielo, tempo dieci minuti secondo me piove.
Spaiata: guarda che sta per piovere.
Genitrice: e se non piove?
Spaiata: sei sempre in tempo a bagnarle domani.
Genitrice: finisco stasera, domani è un altro giorno e si vedrà.
Spaiata: disse la Rossella O’Hara lacustre.
Genitrice: una mano no?
E al grido di “tanto è inutile” prendo la porta prima che m’impietosisca.
Genitrice: cosa fai?
Spaiata: faccio Rhett Butler che mostra il sedere a Rossella mentre se ne va. Tanto hai finito, piove. A me la famiglia Giuliacci mi fa un baffo.
Le prime settimane dopo averla vista ero in spasmodica attesa, poi mi sono data altre priorità per non contarci troppo. E quando meno me lo aspettavo, un lunedì sera come molti altri, mi piomba addosso la risposta. La curia ci vende la casa dei nostri sogni. Anche se per arrivare a dire che è nostra ci vorranno mesi. Chiaro che la prima notte non ho dormito facendo l’alba sui progetti spaiati fatti sin’ora e la sera dopo per essermi improvvisamente resa conto che è una decisione grossa come l’impegno che dovremo metterci per ristrutturarla. Ed io che ai tempi ero una convinta sostenitrice dell’assetto “due cuori e due capanne” sto per comprarla a metà con l’uomo. C’è di che perderci il sonno, ma siamo strafelici.
Ci vuole metodo. La sottoscritta ad esempio si è organizzata facendosi una lista, ma capita di scovarne di nuove dove non ti aspettavi. Pomeriggio di esplorazioni il nostro e di caccia grossa, tanto che alla fine l’uomo si divertiva più di me ed esultava che nemmeno allo scudetto. Nell’entusiasmo generale abbiamo deciso di farne una su casa nostra, ma questo merita un post a parte.
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il bottino è su flickr
Ho a che fare con qualcosa di impegnativo. Casa e gatti tuttaposto.
Di certo ci siamo davvero trovati. La sottoscritta con lui dimostra di esserne ben fornita, ma pure l’uomo in quanto a pazienza è un santo. Domenica mattina ha un appuntamento con dei clienti mai visti prima, ci tiene a fare bella figura anche per la cliente che ha speso ottime parole per fargli pubblicità. Appurato che cammina (male), mi lascia le chiavi della Panda e gli faccio da chaperon. Cominciando nel peggiore dei modi: non sono arrivata nemmeno a destinazione che inchiodo nella piazzetta, scendo piantando la macchina lì dove si trova, fotografo una meridiana, risalgo e sgommo verso la meta, mentre lui mi rimane allibito e senza parole. Fortunatamente, perché se le avesse avute probabilmente erano madonne. Una volta lì ci presentiamo, carico in macchina pure i clienti nonostante l’uomo faccia resistenza, li porto dove devo e rimango zitta, as usual, a meno di essere interpellata. Pensando di non far danno mi indica distrattamente una meridiana sulla facciata di una casa in mezzo al bosco e da lì in poi ho dato spettacolo pur di raggiungerla e portarmi a casa la fotografia. La spiegazione di come ottenere un Permesso di Costruire l’ho data arrampicata ad un noce, quella sui vincoli modello geco sulla recinzione, poi la signora voleva parlare di materiali ed io la interrogavo se per caso avesse visto altre meridiane in paese e ho finito col traviarla del tutto. L’uomo si è portato a casa il lavoro nonostante me ed io un’informatrice preziosa con la stessa tara. La mia metà non ha comunque ritenuto opportuno commentare la spaiatapazzia, la conosce fin troppo bene e ormai ci si è abituato. Laddove non arriva l’abitudine, può la pazienza di cui dicevo.
C’è anche un lato B in tutta la faccenda delle 48 ore di paura a casa nostra. Intanto ho guidato la Panda. Evento quanto mai straordinario visto che di malavoglia mi lascia la guida della Sua macchina. Da considerare anche che dopo averlo riportato a casa io sia stata fuori portata di mano per i suoi soliti scherzi. Dal suo divano di dolore poteva giusto cambiare canale. Anche se non ho potuto evitare che raccontasse ai miei genitori le mie prodezze sugli sci. E ufficialmente non siamo più stranieri nel paesino, la Silvana quando il marito le ha detto che avevo chiamato per fare la puntura all’uomo ha subito capito di chi si trattava e me la sono trovata sotto casa con tutti i “ferri del mestiere”. Ormai ci conoscono, grazie anche ai nostri piccoli felini famosi, basta dire “sono Spaiata, la ragazza del Calza” ed è fatta.
Se dovessi riassumere il fine settimana con una sola parola sceglierei senza dubbio “disastro”, che non è proprio quella a cui andavo pensando, ma è di certo più inglese. Ci siamo fatti un giro al pronto soccorso con l’uomo bloccato – e portarlo alla macchina in una stradina di paese non è stata una passeggiata - senza parlare di vestirlo, metterlo a letto, fare le punture e sopportarlo nel suo divano di dolore. Hanno investito il papà per dna e la moglie. Hanno rubato a casa dell’amica tedesca e i ladri, almeno loro, si sono sentiti fortunati trovando la porta aperta. Ci siamo sciroppati l’ennesima rottura di balle da parte del vicino. E un altro ha allagato tutta la via senza che nessuno potesse far niente, alle dieci sembrava di avere il balcone affacciato sul Canal Grande. Ora, dopo 48 ore di astri decisamente storti son quasi contenta di essere al lavoro.
C'è da ri-cambiare l'indirizzo della famiglia "Il mignolo col Prof", aggiungere il nuovo blog della Stordita, anche Caino ha aperto un blog e merita un link e attenzione pure a Sefò che si è di nuovo trasferita. Insomma più che un post, questo è un promemoria per ricordarmi di aggiornare i link. Prima o poi, nel frattempo se mi sono persa qualche altro trasferimento, prego avvisarmi. Una volta che inizio faccio tutto e non ci penso sino all'anno prossimo.
Quando c’è da lavorare mica mi risparmio, anzi, più sono sotto pressione, più m’impegno. Certo è che quando arrivo a sera inizio a parlare a vanvera e a compiere gesti inconsulti. Ieri è stata una giornata campale al lavoro, almeno per la sottoscritta e la cosa non è sfuggita ai piani alti, tanto che quando sono entrata stravolta nell’ufficio del capo per tagliare gli ultimi disegni di un progetto e mi sono sfilata senza pensarci le ballerine per farlo a piedi nudi non ha detto bef. E comunque siamo perfettamente nei tempi.
In ufficio entra Francesco, il primo delle nostre parti a sbarcare in quel del Grande Fratello, cercando della genitrice. Dato che è latitante, mi faccio lasciare la documentazione e lui ci annota sopra il suo numero di telefono. S’impapina coi numeri dando la colpa ai miei occhi azzurri, io ringrazio imbarazzata e mi faccio di marmo per non ridere. E’ gentile, pure simpatico e sembra anche una bella persona, ma l’unica cosa che mi frulla in testa è “mediomaaaan” e devo trattenermi prima che mi parta il braccio nella posizione del supereroe. Di certo il geometra che ha assistito alla scena dal monitor non ha mantenuto il mio stesso aplomb visto che l'ho trovato che si rotolava a terra dal ridere. D’altra parte certi “espluà” televisivi non si sfangano tanto facilmente.
Ultimamente le mie serate sono piuttosto impegnate ed affollate, passo da una riunione del vicinato ad un’assemblea straordinaria senza fare un plissè. Attività che è stata decisamente meno impegnativa che avere a che fare con i vicini spaccamaroni. Deliberando - da sobri - sul passaggio da vendita di vino a vineria vera e propria mi sono trovata a brindare con le bollicine per la prossima apertura dell’esercizio con tutti i condomini e subito dopo, in pochi intimi, a degustare barolo e bruschette tirando notte. Quando si dice un’assemblea che finisce a tarallucci e vino. Fossero tutte così.
Pur avendo a che fare con la iena ed il di lei marito, ne sono uscita indenne, nonostante per tutta la durata del colloquio mi sia fatta grasse risate, dentro. Lo spirito dei partecipanti alla riunione lo si capiva subito: lui con la camicia appena stirata e la giacchina sottobraccio e lei stile madonnina infilzata appena phonata e tutta truccata da una parte e dall’altra l’uomo in braghette e ciabatte e la sottoscritta di ritorno dalla corsa tutta sudata. Come dire, si vedeva lontano tre miglia che avevamo altro da fare che ascoltare un’ora e mezza di vaccate che di quello si tratta. Ad un certo punto mi sono state chieste giustificazioni su un insulto detto in casa mia alla tot ora il tot giorno di cui io non ricordavo nulla. Probabilmente era rivolto alla Ciabattina dopo l’ennesimo assalto artigliato al giubbotto nuovo, ma non è questo il punto, il punto è che mi è apparso chiaro che spendono gran parte del loro tempo ad origliare a casa nostra credendosi soggetti di ogni conversazione. A parte l’egocentrismo smisurato, mi sono sentita di consigliargli, se proprio devono farsi propri i fatti miei, che almeno lo facessero a tempo pieno così da sentire una frase dall’inizio alla fine senza creare equivoci. L’udienza non è finita come speravano, non mi è ancora chiaro il loro scopo ultimo. Per non sbagliare ho bocciato qualsiasi proposta e quindi ci sono buone possibilità che i due ritornino alla carica. La cosa ci appare accogliente come l’Ucciardone.
L'appuntamento col vicino spaccamaroni è per stasera.
Al telefono.
Uomo: ragazza, qui ci si sta preparando.
Spaiata: a cosa?
Uomo: il vicino ha messo il cappello, il gilet con le frange, gli speroni e ha sellato il cavallo. La iena ha lucidato le pistole. C’è un clima da mezzogiorno di fuoco.
Spaiata: ho tutta l'intenzione di fargli mangiare la polvere per cena ed in tasca ho già pronto un biglietto gratuito per un paese affollato.
Uomo: così mi piaci, incazzosa. Io ti copro le spalle.
Spaiata: si, ma non toccarmi il panaro che poi perdo il filo.
Calzetta è un comico degno di Zelig, la Ciabattina una vedette. Di fatto entrambi in paese godono di una certa notorietà. Stamattina mi fermo a prendere il giornale e la proprietaria m’informa di aver conosciuto la gatta e di esserne rimasta colpita. In pratica per un pugno di coccole si è venduta e ha tirato fuori tutto il repertorio.
E’ già di per sé una punizione divina viverci a fianco, ma da sere il vicino ha preso pure la strada del civico 33 per chiedere udienza. Pur non avendo voglia di parlargli e non avendo tra l’altro niente da dirgli, stasera mi toccherà fermarmi e stare ad ascoltare l’ improvvisa voglia di chiarimento sua e della moglie. A naso direi che gli rode la macchina posteggiata sul nostro nuovo posto auto. L’uomo ha già detto che farà presenza, ma che lascerà intervenire me se necessario essendo la più "inglese" della famiglia.
Quest’anno io e l’uomo siamo decisi a chiudere la stagione in tutte le stazioni sciistiche. Certo fa strano partire con gli sci in macchina in braghette corte e cambiarsi poi nel piazzale. Ieri comunque non si può dire che fosse la mia giornata. Ne ho combinate peggio di Fantozzi prima di arrivare in vetta. Ho litigato con la seggiovia, con l’ancora subito dopo e pure con lo skilift diventando lo spauracchio di tutti gli addetti agli impianti. Ogni volta che mi avvicinavo nel loro sguardo si leggeva chiaramente il terrore di cosa ancora potessi inventarmi per movimentare la giornata. E chiaramente l'uomo ha fatto finta più volte di non conoscermi.
Si parlava correndo.
Berta: guarda, mia mamma mi sta facendo impazzire.
Spaiata: non lamentarti, la sottoscritta ne ha quattro di genitori.
Berta: la conoscessi diresti che la mia da sola vale per quattro.
Spaiata: eh, che vuoi farci, ognuno ha le sue croci. Pure l’uomo a volte ci si mette, mi fa impazzire, ma è troppo spassoso.
Berta: bhè tutte le rotelle a posto non le ha.
Spaiata: l’altra sera si è messo ai fornelli, ha preparato due minestre diverse (in busta), i rosti e già che c’era le patate in insalata col tonno, io sono arrivata a casa con la pizza ed in tavola avevamo cinque portate.
Berta: carino.
Spaiata: tanto, ma la sera dopo ho finito tardissimo, lui aveva l’imbarazzo della scelta su cosa riscaldare e invece niente. Svaccato sul divano.
Berta: anche tu, dovevi ingozzarti la sera prima.
Spaiata: eccerto, siccome a casa nostra o il bendiddio o il deserto dei Gobi, dovrò iniziare a fare come i criceti e mettere via per tempi peggiori.
Se uno non è pazzo furioso nella via del civico 33 non lo si accetta. Da noi solo pazzi scatenati. Nel bene e nel male. Basti pensare al vicino demente in cui non v’è alcuna traccia di sale in zucca, alla sottoscritta che vive spaiata da una vita, per arrivare alla cat-sitter che - poraccia - si presta a qualsiasi mia pensata, anche se sarebbe meglio ricoverarmi che assecondarmi. Ma pure lei non sta messa meglio in famiglia. Da quando si è aperta la stagione sul balcone ho notato movimenti furtivi a casa loro, prova ne è una lettera anonima infilata nella nostra cassetta della posta. L’uomo la sbatte sul tavolo fingendosi imbufalito. Sono mie foto in costume (inguardabile e che per questo uso solo in casa), che annuso una sigaretta per combattere l’astinenza e con un gatto modello sciarpina. La lettera d’accompagnamento dice più o meno così: abbiamo queste foto compromettenti, se ci date almeno un gatto siamo disposti a ritirarle dal mercato e consegnarvi i negativi, in caso contrario ci vedremo costretti ad aprire le trattative con Novella felina. Tentativo di simpatico ricatto da parte degli amici vicini che riassume in sé quello che andavo dicendo: se i vicini non son fuori di testa da noi non ci si stabiliscono. Siamo curiosi di vedere la loro prossima mossa perchè non abbiamo intenzione di cedere nè il rosso fiammante nè la gatta culona.
Cominciamo bene. Stamattina alle sette, in pigiama e ciabatte entrambe, io e la vicina vagavamo per la via del civico 33 con una scala sottobraccio. Con una missione ben precisa: recuperare la Ciabattina dal tetto del forno che sta proprio sotto la mia finestra del bagno. Il fatto è che la gatta, diventando una culona, riesce ancora a calarsi sul tetto in questione, ma non riesce a tornare in casa e così entra in scena la Spaiata, legittima proprietaria della felina, e la vicina, legittima proprietaria della scala. E’ chiaro che durante la fase di recupero io abbia elencato tutti i santi in ordine alfabetico.
Ancora non avevamo visto di tutto, questa proprio ci mancava. Il bambino di cui una mia amica è in attesa, infischiandosene bellamente della scadenza, decide che il momento giusto per venire al mondo è mentre sua madre sta firmando un compromesso in ufficio. Essendo il marito al lavoro in Svizzera, la genitrice, carinissima nell’intenzione, si offre di accompagnarla all’ospedale in macchina. Tra me e mio padre basta un’occhiata d’intesa, bisogna creare un diversivo. Sapere di una donna che sta per partorire sulla stessa macchina di cui mia madre è al volante è un’eventualità da scongiurare come una visita dell’esattore delle tasse. Nel tafferuglio generale, mentre mia madre sta cercando le chiavi in ogni dove – un classico – io ho già la macchina accesa modello rapina davanti alla porta, carico l’amica e sgommo in direzione dell’ospedale. Torno ora, l’ho lasciata nelle mani della sua mamma. La mia, di mamma, sta ancora cercando le chiavi.
Ogni volta che entra alla sottoscritta si gelano le ginocchia. Stavolta voleva un’assemblea straordinaria urgentissima per cambiare destinazione al negozio di sua proprietà. Secondo me non era affatto necessario essendo le due cose già compatibili per regolamento e soprattutto perché chiedere un permesso (che non è dovuto) mette in posizione gli altri di dirti di no pur non potendo. Parole - sagge - al vento le mie e da esperta funambola da rogne dell’ultimo minuto ieri sera avevo le convocazioni pronte da spedire nella piccola posta di paese prima di andare in ufficio. Solo che stamattina l'idea dell'assemblea già non la soddisfava più. Troppo tardi: a convocazioni spedite l’assemblea la si fa, la si paga come pure il disturbo dell’amministratore. Magari la prossima volta ci si pensa almeno due minuti.
Sabato mi son fatta un giro al vivaio trascinandoci anche quell’anima pia dell’uomo e per poco non scoppia una rissa. Mentre lui dava un’occhiata agli ortaggi con suo padre definendomi la sua croce per le ore che lo costringo a passare lì, la sottoscritta si faceva una cassettina di viole scegliendo le migliori. Ho lasciato per un secondo le mie meraviglie incustodite per girare a mani libere tra le margherite che me le hanno rubate. Marito e moglie, vedendole lì già belle e pronte han fatto che prendersele e si son diretti alla cassa inseguiti dall’uomo che difendeva il mio lavoro di scelta obbligandoli a restituire il maltolto e non c’è che dire, a casa nostra fanno un figurone.
Qualche foto su flickr, mentre finisco di raccontare ai miei come mai oggi abbia una simpatica abbronzatura da panda.
Lo capisco se una persona può piacermi oppure no. E’ una questione di “pelle”, volendo lo si può anche definire istinto, ma di fatto mi bastano due minuti per sapere se tra me ed l’interlocutore potrebbe esserci simpatia. Al telefono sto parlando con un signore che cerca uno studio e mentre gli illustro gli immobili che potrebbero fare al caso suo penso che il tale in questione è abbastanza urticante e vagamente maleducato. Quando mi fornisce il cognome per essere richiamato, mi rendo conto che è il papà del mio ex e quel sesto senso diventa una certezza, il soggetto è decisamente insopportabile. Ai tempi con lui ho avuto una feroce discussione, nonostante abbia poi difeso il figlio in tribunale. Dal canto suo lui si ricorda benissimo di me, sono la sua spina nel fianco, l’unica delle fidanzate dell'erede che gli abbia detto sul muso quello che pensa. Sempre a volersi fidare del sesto senso spaiato credo che non comprerà da noi lo studio per il figlio.
Una volta facevo riassunti in chiave sfottò di Beautiful settimanalmente, un po’ perché così avevo anticipazioni di prima mano affinché la nonna ne sapesse di più con le amiche, un po’ per svagarmi che era divertimento puro. Adesso non ne avrei nemmeno più bisogno che la soap-opera tragicomica si svolge direttamente sotto casa. Spaiataful. Basta accomodarsi sullo sgabello in balcone, te la vivi e ne sei pure inconsapevole protagonista. Così da oggi so che secondo la visione distorta del tuttologo vicino io non posso parcheggiare sul mio posto auto privato, non perché non sia di proprietà (cosa che ha già controllato in comune), non perché con la mia macchina posteggiata esce con lo scooter dalla sua cantina abusiva poco agevolmente, ma semplicemente perché lui lì non la mette. E se non la parcheggia lui che è 40 anni che vive lì, perché devo parcheggiarla io che ne sono proprietaria? Già, a lui il C.C. gli rimbalza.
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N.B. dicheno che da quando si è reso conto di essersi dato la zappa sui piedi smaronando la sottoscritta e moroso obbligandoci a mettere in chiaro i confini, i già radi capelli siano diventati uno sparuto gruppetto stremato sulla pelata. Basta vedermi perchè uno dei pochi sventoli bandiera bianca e cada. Secondo la moglie è colpa mia se il marito assomiglia sempre di più a Kojak. Dicheno.
Alla mattina eseguo la conta dei gatti. Mi volto verso la cesta che uso per comodino e controllo se un gatto rosso cerca di sfondarla dormendoci sopra. Se non è lì le alternative sono: la ciotola oppure il catino dei panni da lavare in cui lui s'acciambella. Per la Ciabattina non ho molto da cercare, lei si avvoltola nel plaid sul divano, ne fa il suo osservatorio e da lì mi aspetta. Immancabilmente appena mi vede spuntare in sala miagola il buongiorno. Stamattina nonostante un tempo da lupi il Calza era all’acqua, rannicchiato nell’edera (la mia, quella che trovo sempre stranamente appiattita) ad attendere che qualcuno gli aprisse. Non ha fatto in tempo ad appoggiare di malavoglia una zampa sul bagnato che l’avevo già recuperato, preso in braccio e portato al calduccio. Fusoni di ringraziamento.
Ora come ora, se mi mettessero un caschetto giallo da cantiere in testa, mi armassero di martello e mi spedissero a demolire con una squadra di muratori mi farebbero felice. Immensamente. Ognuno ha i suoi sogni, la sottoscritta ne ha parecchi ed uno di questi è che mi si dia carta bianca nelle demolizioni di un vecchio stabile. Poi oggi che sono nervosa come uno ieti al disgelo mi farebbe pure un gran bene.
Si parlava d’altro, poi l’uomo se ne esce con un argomento che non c’azzecca.
Uomo: amore, a luglio saranno sei anni, no, dico, sei anni.
E s’arruffiana.
Spaiata: fammi indovinare, sai già cosa vuoi come regalo d’anniversario.
Uomo: ehm, si, la tuta intera per la moto.
Spaiata: vorrà dire che a luglio andremo a comprare questa tuta intera.
Uomo: ma a luglio la stagione è oltre la metà, praticamente finita visto il clima lacustre.
Spaiata rassegnata: vorrà dire che sabato andremo a comprare la tuta intera che hai visto e che suppongo tu abbia già provato.
Spaiata: nient’altro?
Uomo: no, gli stivali li ho già presi, potevo mica andare intutato con le espadrillas.
Spaiata: giammai.
E si riarrufffiana.
Uomo: grazie, sapevo avresti capito.
Spaiata: certo che se ad aprile ti faccio il regalo per luglio, quello di Natale te lo consegno a settembre, così mi porto avanti coi lavori.
Uomo: niente che vorresti?
Spaiata: non ne ho la più pallida idea, hai tre mesi buoni per stupirmi.
E mi aspetto di esserlo.
Tocca muovermi guardinga dopo i due giorni di mattana che mi è presa in occasione del primo aprile. Ho messo in piedi scherzi elaborati a tutti quelli che mi capitavano a tiro e a chi non avevo sottomano telefonavo. Gran soddisfazione l’ho raggiunta dicendo ad un amico, che da mesi cerca di acquistare il cantiere nautico dove è in affitto, che la proprietaria l’aveva messo in vendita da noi firmando l’incarico in esclusiva. Sentito il prezzo, volutamente più basso, tempo dieci minuti ha mollato barche e cantiere per portarmi un assegno di caparra. Saputa l’amara verità e aizzato dal fatto che me la ridevo a crepapancia, mi ha giurato tremenda vendetta. Lo stesso hanno fatto gli altri otto colpiti a tradimento dal pescione d’aprile spaiato, capitanati dall’uomo che resta il mio bersaglio preferito. Normale che ora mi aspetto il peggio.