Cosa mi sono messa in testa? Il Natale. Eh, si, perché, gente, qui si chiude e finalmente posso godermi l’idea e pure i biscottini alla cannella in una mattinata senza fretta, le passeggiate sulla neve, i pacchetti scartati nel lettone e quelli con tutta la mia famiglia, gli amici riuniti, la fiaccolata subacquea. A dirla tutta mi sono messa in testa pure la ghirlanda che sta appesa sulla porta, volevo vedere l’effetto che fa il profumo di pino sul mio umore adesso che sono rilassata (vedere flickr per credere). Ad abitare in Inghilterra come cappellino stravagante non sarebbe affatto male. Che dirvi, auguri e siate bambini.
Affermazione n°1: mi sposto sempre carica come un mulo, sembra sempre che parto, ma il massimo dell’avventura nell’ultima settimana è ufficio-macchina- casa e viceversa.
Affermazione n°2: i miei parenti (leggi nonna, mamma, papà 1, papà 2, fidanzato) hanno la rara capacità di telefonarmi – sempre – nel momento meno opportuno.
Ieri sera le due affermazioni si sono unite a formare un lungo quarto d’ora gelido di difficoltà. Stavo finalmente raggiungendo la macchina, modello sherpa: il regalo della nonna incastrato tra il fianco ed il braccio, borsa al collo, borsone da corsa, due stelle di Natale e un vaso di tulipani incastrati sotto l’altro braccio, una cofana di gnocchi fatti in casa inviati da nonna in mano e un panettone nell’altra, chiavi della macchina rigorosamente in bocca. Mentre m’improvvisavo David Copperfield per riuscire ad aprire la spaiatamobile, suona il telefono. Le operazioni di recupero hanno richiesto sforzi immani per continuare a reggere tutto. Parlo con la nonna, attacco anche se reggo il telefono con il mento che ormai è diventato prensile e risuona di nuovo. Stavolta è il papà 2. A quel punto ho desistito, ho fatto mercato sul tettuccio della spaiatamobile appoggiandoci sopra di tutto e ho chiamato anche tutti gli altri della lista di parenti di cui sopra per assicurarmi che nessuno avesse bisogno di me, prima di riprendere in mano tutto il bagaglio.
L’uomo non sa trattenersi alla vista del panettone. Se nel raggio di dieci metri un sopravvissuto al suo passaggio giace in attesa dell’occasione giusta per mangiarlo, statene certi, rimane solo la scatola vuota perfettamente richiusa. Sia io che i suoi genitori siamo costretti a nasconderli, che a casa nostra, 60 mq. scarsi ha dell’incredibile. Ieri sera finalmente ha ottenuto di aprirne uno “speciale”, ma rendendosi conto che era senza canditi ne ha preteso un altro di suo gradimento. Così ha scoperto una riserva di pandori e panettoni nel locale biciclette e stamattina ho dovuto inventarmi un nuovo nascondiglio. La spaiatamobile, l’unico posto dove non guarda da quando c’è la panda nuova.
Ad un giorno dall’inizio delle vacanze di Natale, l’ufficio è un delirio. In mezzo a questo putiferio la sottoscritta ci si trova parecchio bene perché nel caos totale rendo almeno tre volte tanto. Il problema sono condomini e affini che come re magi portano doni e auguri. E sempre nel momento meno opportuno.
Nell’ordine:
1) il capocasa A ha condotto il suo cane Bubol con tanto di cappottino natalizio a farmi gli auguri (e già che c’era mi ha schioccato due baci), mentre rimettevo mano al computone;
2) il capocasa B, stella di Natale munito (e già che c’era mi ha schioccato due baci), si è affacciato nel momento in cui dal Comune arrivava una richiesta documenti urgenti;
3) la titolare dell’impresa delle pulizie, con scopetta infiocchettata (e già che c’era mi ha schioccato due baci), si presentava mentre quattro clienti erano in già in attesa;
4) il signor Balocco, con omonimo panettone (e già che c’era mi ha schioccato due baci), offriva il caffè proprio mentre tentavo di andare in pausa pranzo rigorosamente cronometrata;
5) l’inquilino della scala C, con ennesima stella di natale (e già che c’era mi ha schioccato due baci), mi aspettava sulla porta di ritorno dalla pausa pranzo;
6) la vecchietta dell’ultimo piano, con panettone riveduto e corretto con ricetta segreta di famiglia (e già che c’era mi ha schioccato due baci), è arrivata mentre uscivo per andare in banca;
7) mi sono chiusa dentro, altrimenti nell’intrattenimento condominiale le urgenze le finivo nel 2007.
Da tutto questo ho scoperto tre cose: che i miei condomini a modo loro mi amano, meglio i baci che le sberle e di baci oggi me ne hanno dati parecchi e che il cane Bubol tornerà a salutarmi quando andrà al mare, senza un passaggio in ufficio il cane Bubol non va da nessuna parte.
Completamente rimbambita ho messo la gatta nell’armadio ed il maglione appena piegato nella cuccia e se il dolcevita non si è lamentato, la gatta ha provveduto a farlo per entrambi.
Devo fare il bollino blu.
Riattaccare lo specchietto.
Chiamare l’uomo caldaia che venga a farmi la revisione.
Passare dalla nonna.
Comprare ancora quasi tutti i regali.
Comprare la crema da notte.
Sento la necessità di tagliare i capelli, ma per farlo dovrei prendere un appuntamento.
Ho due aperitivi ed una cena nella stessa serata e credo non ne uscirò mica tutta integra.
E pure la spm grazie alla quale sono parecchio infiammabile.
Tralasciando un'altra secchiata di piccole incombenze che sommate cubano rendendomi trafelata 24 ore su 24.
L’unica cosa che mi calma è la mia ghirlanda di pino: arrivo a casa, ci caccio dentro il naso e mi sento subito vagamente più serena. Almeno, lo rimango fino a quando non butto un occhio nel gattobagno.
Se la indossassi sulla testa e ci andassi in giro per sfruttare più a lungo i suoi poteri calmanti sembrerei pazza completa?
La sottoscritta è tutto il giorno che ha addosso la “scemenza”. E siccome la mela non cade mai troppo lontana dall’albero, pure mia madre ne è contagiata. Se lei sta seria, io cazzeggio e viceversa. Da qualche ora a questa parte ci stiamo sfidando in balli di cui conosciamo vagamente persino la pronuncia, figuriamoci i passi. Venti minuti fa è sfilata dietro la mia scrivania rifacendomi Fred Astaire con crisi di risa. Dieci minuti fa scendendo dai piani alti ho spalancato la porta del suo ufficio a ritmo di “cha –cha - cha della segretaria”, ma immaginatevi la mia sorpresa quando mi sono resa conto che con lei c’erano pure due clienti allibiti. La canzone mi è morta in bocca di colpo, ho accennato un inchino, mi sono voltata paonazza richiudendo dietro di me la porta fingendo una nonchalance che al momento proprio non possiedo. E ne sono certa, sto sentendo delle risate.
Genitrice: allora a Natale sei da noi! Non sbaglio vero?
Spaiata: si, mamma, per la trentesima volta confermo l’accettazione dell’invito. Sarò lì per tempo ad aiutare papà con l’allestimento della tavola.
Genitrice: benone, hai la mano d'oro per queste cose.
Spaiata: otto anni di fine settimana a lavorare nei bar son mica bruscolini.
Genitrice: hai fatto tutti i regali?
Spaiata: ehm, veramente sono in alto mare, non mi avete lasciato un attimo di tempo, conto molto sul 24.
Genitrice: argh, tu non sei figlia mia.
Come mi sento? Come quando sei appena partito per le vacanze. Sono diversi la luce ed il colore delle cose. Sono diversi i tempi della giornata e ogni tanto ti chiedi “cosa ci faccio qui?”, ma è solo un momento, poi ti godi il lusso di essere padrona del tuo tempo. Cos’è cambiato? Che ho imparato a dire qualche bel no ben assestato e non sono mai stata tanto bene.
Considerati gli eventi, ostinarsi a dire che sarà una settimana grandiosa sarebbe da pazzi, che certe notizie abbatterebbero persino l’umore di quella candida di Candy Candy. La sottoscritta però persiste, è certa che malgrado tutto sarà così. Mica per altro, mi sono data il buon proposito di non farmi deragliare l’umore da chi non si merita niente, papà originale compreso. Anzi, soprattutto da lui.
Sarà una settimana densa, ma grandiosa, lo so.
Per smaltire l’incazzatura di portata biblica (eh, no, non mi è affatto passata) in grado di gettare le masse nel panico, ma solamente rivolta al coinquilino oggi mi sono data alla ricerca dei regali. Tutti, tranne il suo, per protesta. Mi sono infilata nel mio negozietto preferito e già che c’ero mi sono autoregalata una ghirlanda di pino da appendere fuori dalla porta. Liscia, tutta da decorare a mio piacimento, sempre se ne troverò il tempo. Ma basta anche il suo profumo quando apro il sacchetto a ribaltare un po’ l’umore.
Sono nera come un capello. L’uomo ha da stare preoccupato, perché ora che lo vedo stasera alle otto l’incazzatura avrà assunto proporzioni bibliche.
Uomo, Spaiata, due gatti bislunghi, copertino natalizio, ciotolone di pop-corn. Insomma gran pienone sul divano per vedere “Il gladiatore”. Film che mi piace parecchio. Come la colonna sonora, se non fosse che il tema è stato ripreso dall’Isola dei famosi. Durante la battaglia iniziale mi aspettavo che da un momento all’altro saltasse fuori la Ventura impaiettata a presentare i naufraghi.
Io e mio padre stiamo bevendo un caffè. Come al solito spunta la genitrice ad interrompere anche quei sacrosanti cinque minuti di pausa. Ne profitto per affrontare l’annuale problema del regalo. Che si sappia, da quando hanno la casa nuova è davvero dura trovare qualcosa all’altezza e del colore giusto, mia madre, si sa, su queste cose è fissata.
Spaiata: allora, cosa vi piacerebbe per la magione?
Papà: un bacio.
Mamma: anch’io e la scopa rotante.
Entrambi la guardiamo allibiti. Parte la descrizione della scopa – rotante, come i pugni di Mazinga Zeta – che fa meraviglie. Riesco a bloccarla alla descrizione della quarta funzione rotatoria a 5 gradi.
Spaiata: ascolta, ma ti pare che mi presento la mattina di Natale con una scopa infiocchettata?
Papà: già, con quella al limite potrebbe venirci a cavallo il sei gennaio.
Alla fine abbiamo deciso, di comune accordo, per un paio di ciaspole a testa ed una giornata per provarle tutti insieme.
Ieri finalmente nell’ufficio di sopra, dopo settimane tagliati fuori dal mondo, abbiamo visto la luce in fondo al labirinto di descrizioni, misure e calcoli. Il computone inenarrabile è stato finito. Temento qualche distrazione spaiata è stato salvato in due o tre versioni che non si sa mai. M’illudevo che per un po’ sarei rimasta alla mia scrivania, invece ad attendermi ancora uno. Sono di nuovo nel tunnel, accidenti.
Meditavo una capatina all’Ikea nelle vacanze, così mi son fatta un giro sul sito per farmi un’idea. Sfogliando il catalogo generale una luminosa: mi è passata la cotta per l’ikea. Se togliamo delle tazzine, un sistema per appendere una tendina in bagno ed una pattumiera non ho avrei altro da prendere. Praticamente poco più che una simpatia se consideriamo che alle mie visite periodiche corrispondevano sempre un consistente numero di euro lasciati alle casse. Sono guarita.
Un caso. Tornata da Berlino domenica, lunedì mi è capitato di guardare un documentario sul muro, martedì sul nazismo e quindi indirettamente anche di alcuni luoghi che ho visitato nella stessa città. Fa tutto un altro effetto vederli dopo averli visitati. Di una cosa non mi do pace: oltre a monumenti, musei, mercatini natalizi sono stata nel più grande magazzino di hobbistica mai visto prima e, nonostante supplicassi di abbandonarmi lì, ci sono stata solo cinque minuti, giusto il tempo di farci un giretto e capire quanto sia insulso quello del paesone. Un delitto per una come me non passarci un intero pomeriggio.
Stamattina scendendo ho incontrato due pattuglie di vigili infreddoliti che per scaldarsi fermavano macchine una via l’altra. Sono stata fermata anch’io. Mentre aspettavo che controllassero patente e libretto ne ho profittato per mettermi il lucidalabbra e per controllare che l’operazione mi fosse perfettamente riuscita nonostante tremassi dal freddo ho estratto dalla borsa, sopra pensiero, un comodo specchietto retrovisore che ancora devo riattaccare. Il vigile mi ha guardato basito, per due minuti deve essergli pure passato per la mente di darmi una multa, ma la mia faccia da bambina che è stata beccata con le mani nella marmellata era troppo ridicola per non graziarmi. Mi ha fatto segno di rimettere lo specchietto al suo posto, sul parabrezza e non in borsa e di andarmene alla svelta prima di un eventuale ripensamento. E’ ufficiale, sono una ragazza fortunata, ma anche una gonza di prima categoria.
Spaiata: burp.
Uomo: perché hai quella faccia lì?
Spaiata: è che mi sento gonfia.
Uomo: non ho dubbi. Ti sei mangiata l’impossibile in Germania.
Spaiata: mavalà, tutta carne e verdura.
Uomo: non costringermi a farti l’elenco.
Spaiata: tu esageri sempre.
Uomo: ascolta, la mattina ti mangiavi il tuo uovo e, non contenta, pure il mio. Poi passavi a pane e marmellata. Hai ridotto all’osso uno stinco che nemmeno Obelix e persino Peter ti guardava ammirato. Per non parlare dell'amore per la senape col miele che se frugo nella tua borsa trovo ancora qualche bustina rubata. Non ho contato gli snizel con patate, quella sbobba verde che tanto ti piace ed i chili di crauti che sei riuscita ad incenerire mentre noi ci facevamo la coda al parlamento. Ah, per non parlare che per mercatini ogni volta che mi giravo tu stavi masticando che fosse mezzo metro di bradwurst, una mela caramellata o un "panino antico" non faceva differenza tanto ci bevevi dietro un bel bicchierone di gluhwine caldo.
Spaiata: oddio, detta così sembra che ho passato quattro giorni a mangiare.
Uomo: non sembra, è così. Sono i fatti.
Dopo l’impietoso e dettagliato elenco, giuro, mi sono messa a dieta. Solo minestrina, minestrone ed intransigenza a secchiate. Anche se mi è appena saltato in bocca un pezzo di focaccia contro la mia volontà.
Partendo dal presupposto che tanto gli F24 online saranno rogne esclusivamente mie, l'ufficio tutto se ne è lavato le mani e hanno spedito la sottoscritta ad un convegno organizzato dalla banca. Che culo.
I bambini ci ascoltano e imparano da noi. Le mamme penseranno che ho scoperto l’acqua calda. Non avendo ancora bambini per casa, ma solo due gatti che fanno tutto quello che gli più gli aggrada per me è una scoperta. Aeroporto, 4 adulti sfatti accasciati a terra con borse, sacchetti e babyborn (che la sottoscritta si è trascinata in giro per Berlino al posto della piccola titolare) ed una bambina che nemmeno lontanamente ne vuol sapere di stare ferma almeno un minuto.
Giulia: mamma, Spaiata, quello è il nostro aereo?
Le sfatte: no, il nostro è color orangejus, quello che stai bevendo tu.
Lei comunque è già presa da altro, come smontare un sacchettone di m&m e fare amicizia con altri sciammanati della sua età che si stanno arrampicando sul banchetto del chek in. Uno alto un metro e una banana, con dna da seduttore romagnolo con predilezione per le tedeschine, le si avvicina e già a sei anni fa il bullo per impressionarla. A colpirlo lasciandolo momentaneamente senza parole sarà lei rispondendo in due lingue senza fare una piega. Il bambino gioca allora la carta del sapientone e le indica quello che crede essere il nostro aereo. Lei lo fulmina con un’occhiataccia e gli risponde “ no, la mamma e la Spaiata mi hanno detto che l’aereo è color succo d’arancia, quindi non è quello”, volta gli stivaletti finto cavallino e viene da noi soddisfatta di aver saputo una risposta. Come dicevo, i bambini ti ascoltano anche quando non sembra e alla luce di questa scoperta, non oso immaginare cosa possa aver imparato da noi due scevri di figli in quattro giorni.
Quando abbiamo imboccato contromano la strada che costeggia la porta di Brandeburgo fermando ed incasinando il traffico berlinese già lo si poteva intuire che non sarebbe stata una vacanza normale ed infatti, in tournè tra Berlino, Pening e Lipsia, ne abbiamo combinate peggio di Bertoldo. Il commesso tutto liftato di Vuitton ancora ci cerca dopo che armi e bagagli a passo di orsi imbufaliti che perdono l’aereo ci siamo infilati nella sua boutique di lusso convinti che fosse l’uscita (Spaiata: ma questa è l’uscita? Uomo: no, qui siamo dal Luiiiiis. E giù a ridere come 4 scemi facendo inorridire il compito commesso). Questo clima vacanziero mi è rimasto appiccicato anche al ritorno. Stamattina giro con un comodo specchietto (retrovisore) in borsetta visto che mi è rimasto in mano mentre lo sistemavo e ho cancellato tutte le foto della "4 giorni tedesca" in una botta sola di sfiga, ma la digitale è più intelligente di me e, per mia fortuna, ne salva una copia senza chiedermi niente.
Sono tornata. Con cinque chili in più e non intendo cinque chili di shopping, ma per quello che sono stata capace di mangiare. Intanto le foto su flickr, prima o poi posterò.
La cosa più carina che l'uomo fa per me è farmi trovare le ciabatte (intese come pantofole e non come gatta) sul calorifero all'ingresso. Quando finalmente varco la porta dopo essere stata frullata per otto ore, lancio scarpe, giacca, borsa, m'infilo le pantofole calde e mi sento - finalmente - a casa. E so anche che mi ha pensata.
Esiste un manuale di sopravvivenza spaiato con regole più o meno utili e delle gran scemenze, ma che seguirle rassicura la sottoscritta. Un esempio dalla sottocategoria “futilità”.
1) mai bionda.
2) mai la permanente.
3) non muoversi mentre ci si pulisce l’orecchio col cottonfioc (frutto dell’esperienza da quando mancando un gradino ho dovuto convivere con un fischio nell’orecchio per mesi essendomelo lesionato).
4) mai mettere in valigia elementi che potrebbero in qualsiasi modo ridurti a non avere un cambio pulito durante un viaggio.
E per quest’ultima sono preoccupata, avendo da portare un cestino di formaggi appositamente richiesti dal padre della dentista. Se fallisco il triplo impacchettamento e la chiusura del contenitore extra mi vedrò costretta, io che non porto nient’altro che due gocce di muschio bianco da sempre, a vagare per Berlino con un invitante, quando fastidioso profumo di caciotta. E come si sa, con noi la sfiga va a nozze ogni volta che ci muoviamo da casa.
Pranzo dalla nonna. Si parlava, mentre mi rimpinzavo di fettine panate.
Nonna: allora vai a Berlino?
Spaiata: si, abbiamo l’aereo giovedì mattina.
Nonna: però siete a casa per Pasqua!?!!
La Spaiata, che per un momento dimentica che in famiglia è normale amministrazione dire una cosa e pensarne un’altra tanto che non ne sei membro a tutti gli effetti se non riesci a sostituire i soggetti giusti in un nanosecondo andando per intuito, sobbalza.
Spaiata: orpo, abbiamo ancora da passare le feste e già mi chiedi cosa faccio a Pasqua?!
Ovviamente la nonna temeva che i mercatini durassero ad oltranza ed io non facessi parte della tavolata sconclusionata del giorno di Natale. Come se le avessi, poi, tutte queste ferie a disposizione.
La genitrice procede a grandi falcate nell’operazione “natale”. Come ogni anno il suo obiettivo primo è depennare ogni singola voce prima che gli altri incomincino a farlo perdendoci il senno, il che significa che mi è in febbrile attività. E rompiballe quanto basta. Sistemati papà, le nonne, qualche parente, la sua concentrazione ora è tutta sulla sottoscritta. Attenzione di cui farei volentieri a meno in quanto si manifesta con mammà sulle mie tracce come un segugio da pacco regalo e che si materializza sempre nei momenti meno opportuni. Inoltre, convocata d’urgenza presso il suo ufficio del momento – ed intendo il grande negozio di casalinghi all’angolo, lì, tra asciugamani e pentolame, ho dovuto rispondere alla principale domanda che l’attanaglia da quando è stato il mio turno: ti serve qualcosa? Ussignur, spero che Babbo Natale la rapisca o che una renna con uan cornata la sedi almeno fino alla vigilia.
I gatti di proprietà sono fonte inesauribile di proteste fantasiose. L'ultima: mi sono accorta - e l'uomo conferma perchè gli fa la posta da giorni - che alla mattina se non gradiscono che io esca per andare al lavoro mi riempiono le scarpe (quelle che metto di più) di sassolini al solo scopo di trattenermi in casa il più possibile e di strapparmi anche qualche coccola extra.
Domenica la giornata grigia e piovosa invogliava agli addobbi tanto che sono stata ingaggiata dalla vicina per montare le sue ghirlande in cui ci ho messo mano per poi passare dall’amica tedesca per fare l’albero tutti insieme pianificando il viaggio a Berlino. L’uomo vedendo la casa spoglia si è domandato per tutto il giorno quando avessi intenzione di occuparmene.
Uomo: ma scusa almeno l’anno scorso avevamo la ghirlanda con i cuori imbottiti.
Spaiata: quando ho tempo penso a qualcosa.
Uomo: ed il tema?
Spaiata: renne.
Uomo: andiamo bene, l’anno scorso il nostro ingresso sembrava un night, quest’anno sarà pieno di animali con le corna
.
Intanto, roba assolutamente non da lui, mi ha trascinata in un grande magazzino e si è scelto qualche personale decorazione, secondo me per abituarsi al tour de force da 4 giorni per mercatini natalizi tedeschi.
Ieri sera si è tenuto un pigiama parti fuori programma a casa nostra con scambio di doni tra vicini. Al nostro piccolo cat-sitter, come ringraziamento perché ci cura con amore i gatti durante le nostre assenze, abbiamo consegnato un jacket per andare sott’acqua. Sta facendo il corso e sapevamo gli serviva. Ci è saltato addosso per ringraziarci, sostiene che se continuiamo a viziarlo si trasferirà a casa nostra e ci ha fatto promettere di portarlo ad inaugurarlo. Sembrava finita lì, ma il ragazzo ha obbligato la madre a girare per tutto il pomeriggio alla ricerca di un pensierino per noi e ieri sera ci siamo ritrovati tutti in pigiama e ciabatte a scartare pacchetti. Io adesso ho un bellissimo porta anelli a forma di Ciabatta, l’uomo un set di tazzine nuove tutte uguali per scongiurare l’emergenza tazza che c’è da sempre in casa nostra (mai una tazzina uguale all’altra ed il più delle volte tutte da lavare) ed i gatti un fantastico tiragraffi a forma di Calza a panza all’aria. I pre festeggiamenti si sono conclusi davanti ad una tazzona di cioccolata calda con la panna.
Ricevo un sms dell’uomo che siccome sta lavorando in un ospedale non può chiamarmi, tantomeno ricevere. Dice: “una delle tre cene è saltata. Contenta?”. E lo fa apposta a non specificare di quale si tratta. Nel dubbio, valuto le tre ipotesi che per la verità mi sembravano, tutte, elettrizzanti come una televendita di tofu. Vediamo. Mi perdo la suocera stasera e mi risparmio qualche sua frecciata velenosa alla quale, essendoci un numero imprecisato di parenti datati venuti dall’est (Italia), potrò rispondere solo con uno sguardo inceneritore nella speranza che prima o poi mi si sviluppi tale potere. Mica male, a settimana pesante conclusa, mi faccio una bella corsetta, metto in padella qualcosa di sfizioso e mi rilasso in attesa del fine settimana, però accipicchia, in compenso mio suocero fa scompisciare dalle risate e ci tenevo a fargli gli auguri. Sabato, in una insperata botta di culo, sarò esente dall’atroce usanza dei corridori conosciuti di schierarsi nella tavolata rigorosamente divisi per sesso per affrontare al meglio discorsi monotematici: da una parte maratone, tempi, soglie, tabelle, dall’altra “tapperuer” e oratorio. Io sempre in mezzo, annoiata. Benone, posso sperare in un sabato sera più frizzante, però caspita, quest’anno avrei avuto da dire la mia almeno su uno dei due argomenti, la corsa. E se salta la cena di domenica posso dedicarmi alla gita fuori porta in Svizzera perché non ho il tempo contato, non devo varcare il confine prima di quanto ne abbia effettivamente voglia per sorbirmi quei discorsi di lavoro di una lunghezza inenarrabile guardando il vuoto essendo io sempre l’unica donna presente. Sarebbe un bel colpo, peccato vada d’accordo con tutti i partecipanti e si finisce sempre a vino, pane e salame e lo sbertucciamento generale a casa di uno dei 4. La cena la si salta volentieri, ma è il dopocena che è impedibile. Sono in seria difficoltà, non so in quale cena sperare e comunque mi si giri, io avrei bisogno solo di dormire.
Arrivare in ufficio un’ora prima perché c’è da finire un lavoro da depositare in mattinata e scoprire che non c’è luce perché dei geni che stanno lavorando nella strada dietro hanno tranciato un cavo per sbaglio. Non hai il computer con cui fare le ultime modifiche, nemmeno la fotocopiatrice per iniziare a fare le copie di quello che hai già pronto, tantomeno il telefono per smadonnare e, tragedia, neanche il caffè. A noi il contrattempo ci fa un baffo, in ufficio quando le cose non vogliono andare si associano a delinquere.