Mr. Big partirà alla volta di Parigi per giocarsela col Russo e riportarsi Carrie a casa? Chi ha visto “Sex & the City” sa di cosa vado blaterando. Che non tutte le repliche estive sono poi da buttare, la sottoscritta ad esempio ha scoperto solo ora Carrie e le sue amiche e, con sempre più accanimento, sera dopo sera, si è sciroppata tutte le puntate dall’inizio alla fine. Ho il fondato sospetto che quella di stasera sia l’ultima puntata ed io sarò all’assemblea. Argh, rimarrò col dubbio e con quel coso che mi ostino a chiamare videoregistratore non funzionante.
Un tranquillo venerdì di superlavoro e superinfluenza. Aiuto, non ce la posso fare.
Ho appena telefonato all’uomo che è a lavorare a casa di sorella Blackcat e difatti mi risponde lei.
Gatta: ciao, devo dire qualcosa al dott. C.?
Spaiata: cos’è, ti ha assunto come segretaria?
Gatta: eccerto, gli ho appena detto che per essere tua amica devo essere scema ( o era pazza?) come te.
Spaiata: e lui?
Gatta: lui mi ha raccontato che attacchi l’edera rampicante al muro con lo scotch.
Ecco. ti pareva, io che ho sempre cercato di sputtanarmi il meno possibile tacendo su certe stranezze, le ho inviato l’uomo che le succitate stranezze le subisce, le ricorda perfettamente e le racconta pure. Me tapina.
L’unica cosa che mi va è un cappuccino con il cornetto, perciò scendendo ho fatto pranzo al bar con tachipirina a seguire. Mentre mi sforzavo di mandar giù la brioche ho ascoltato involontariamente le ciaccole da caffè della barista e di due clienti "à la page" incarognite con i propri uomini e cosa non è uscito dalle loro bocche. Ora, generalizzando, possono essere tutti dei gran bastardi, puttanieri, nullafacenti, menefreghisti, ma quando sono del genere “ex”. Perché se parli del tuo attuale uomo, quello con cui convivi, l’ultima faccia che vedi la sera e la prima della mattina allora c’è qualcosa che non va, ma in te che ci stai ancora insieme pur trovandolo un essere dalla presenza intollerabile al punto da lanciargli ampie palate di m###a al bar di fronte a perfetti sconosciuti. Se lo consideri, per i più svariati motivi e/o a ragion veduta, l’essere sullo scalino più basso del genere umano cosa diamine ti trattiene dal considerarlo un capitolo chiuso e voltare pagina, mi chiedo. Di sicuro se avessi una conversazione di quel tenore sul mio di uomo, di certo non sarebbe più da un pezzo il mio coinquilino. E probabilmente non mi sentirei giustificata a dargli addosso con tanta cattiveria se non tra le quattro pareti del civico 33, vis a vis.
Nonostante le orecchie panate dall’influenza riesco a sentire il servizio che parla del libro di ricette del principe Carlo, sento il giornalista intervistare un produttore di mozzarelle italiane che tesse le lodi del principe perché ha imparato a fare una perfetta caprese. Eccheccevò. Voglio dire, pur cucinando le robe più improbabili a vanvera e spesso con risultati sotto la media, la caprese lo sa fare anch’io dall’età di sei anni. A sette ero già passata al purè fatto in casa. Sai che sforzo per Carlo, ci vuole più impegno a non bruciare le lasagne precotte.
Domani l’uomo sarà in trasferta nella magione della Gatta a sistemarle la taverna. Ora probabilmente lei non sa cosa l’aspetta ad averlo lì coi due soggetti che son tutto un programma. Per cui mi porto avanti coi lavori per prepararla agli operai, che l’uomo invece è una personcina perbene.
1) non farci caso, quando lavorano volano parole grosse che nemmeno le mie madonne contro l’Azienda possono competere.
2) presta attenzione ai loro discorsi, se sono in vena, sono meglio della banda di Zelig.
3) mantieniti a debita distanza che non si sa mai, una bella ragazza nei paraggi può causare incidenti sul lavoro.
4) non ce l’hanno coi tuoi di gatti, minacciano qualsiasi felino nei paraggi, i miei compresi, di farlo finire in salmì con la polenta. It’s a joke.
5) se li senti parlare di donne, di quello che dicono è vero ¼ , il resto è pura fiction.
6) se vuoi che finiscano il lavoro, presto e bene, cerca di tenere spento il karaoke.
Per il resto, non hai idea di come sia felice che non sia in casa mia il cantiere e in bocca al lupo. 
Dev'essere un virus. Oppure è diventata una mania quella di controllare. O anche che ormai mi aspetto di tutto e difficilmente l'Azienda riuscirà ancora a sorprendermi. Di fatto entro in ufficio, controllo la posta come tutti i giorni - naturalmente quando, di grazia, ho il collegamento - e di Internet nessuna traccia. Ormai, un tantino prevenuta nei loro confronti, mi partono le madonne istantanee vedendomi costretta ad avere a che fare nuovamente con il loro centralone, dove non trovi tutti i giorni un Cristian che ti risolve il problema, ma per la maggior parte delle volte chi dovrebbe aiutarti non sa neppure da che parte è girato. Nel dubbio giù di improperi irripetibili in questa sede e non mi sono pentita nemmeno quando ho scoperto che era il colpevole era il geometra che stava ravanando con la centralina. Stavolta gli insulti sono stati gratuiti, ma sono certa che ci rimetteremo in pari: prima o poi, conoscendoli, faranno qualcosa per meritarseli.
Venerdì sera ho un’assemblea – l’ultima - e al solo pensiero mi cedono le ginocchia e mi sale la febbre già di per sé alta. E’ la peggiore di tutte per lungaggine, ripetitività e facce torve. Non mi aspetto certo giovialoni, strette di mano e pacche sulle spalle e comunque mai andare impreparati. Meglio non improvvisare.
Condomina: allora venerdì ceni da me ? Tutto pronto per l’assemblea?
Spaiata: si, si. I parastinchi sono a prendere aria, lo sfollagente è già nella valigetta, il cellulare ha la chiamata automatica alle forze dell’ordine e se va come l’anno scorso, l’anno prossimo mi danno pure la scorta.
La Condomina se la ride e mi ricorda di munirmi di casco che non si sa mai, per dire che elementi girano. In ogni caso stavolta c’ho anche un’arma chimica ad effetto sorpresa: se me le fanno girare, spando bacilli geneticamente modificati dalla tachipirina e provoco un’influenza di massa.
La Berta telefona addirittura dalla Svizzera per comunicarmi che nonostante la pioggia noi si corre e dall’altra parte della cornetta non trova certo zompi scomposti di gioia. Da parte mia, visto il tempaccio, avevo già archiviato scarpette e tenuta da corsa preferendogli un copertino e il film “Pomodori verdi fritti”. Spero si scoraggi arrivando in quel del paesone, ma niente, alle sette è fuori dalla porta che mi aspetta e a me non resta che fare il passo. Tornando, zuppe, mi chiedo cosa possa esserci di peggio. Il raffreddore e la costipazione di ieri hanno ampiamente risposto. Ero uno straccio, del tutto afona e poco predisposta al mondo, mi sono infilata sotto le coperte non appena arrivata a casa sperando in un qualche beneficio. Oggi sono un mocio usato e strizzato imbottito di tachipirina, praticamente una schifezza.
La Gatta è una donna “tagliata”. Per convincere l’uomo (il mio) a risolverle un problema in taverna ci ha invitati a pranzo domenica organizzando tutto perbene pur di farlo capitolare. Prima lo ha stordito con un prosecco in giardino, poi lo ha preso per la gola dandoci sotto con la sua abilità in cucina e portando in tavola antipasti vari, tra cui una torta ai formaggi strepitosa in cui la sottoscritta ha fatto scarpetta con la focaccia genovese, lasagne, cotechino in crosta con lenticchie alla boscaiola, il tutto annaffiato da vino delle Valdobbiadene, torta di mele e cocco, caffè, armagnac che mi sono limitata solo a sniffare di passaggio accanto all’uomo. Una volta ingozzato come un tacchino, in piena fase di digestione e tracollo da pisolino imminente lo ha condotto in taverna obbligandolo a dirle di si minacciando di riaccendere il karaoke e ventilando l’ipotesi di almeno tre pranzetti fatti con le sue manine sante in caso di accettazione del lavoro. Durante lo svolgimento del piano felino se ne è viste un po’ di ogni. Noi siamo arrivati praticamente davanti a casa seguendo le indicazioni, ma siamo riusciti a perderci nella via, fortuna che in quel momento passasse la Titty ad indirizzarci. La Witch, gatta ombra, è molto meglio dal vivo con quel musetto tenero, ma incazzosa quando Morgan le si fa vicino. Si è mangiato in taverna nonostante gli zoccolini ed il muro (il vero motivo per cui la Gatta ha cucinato per un reggimento) dopo mille insistente e una gatta perfezionista recalcitrante. Le forchette vengono tenute in una valigetta alla Bond con tanto di combinazione. Il primo boccone per Alex è una guerra con le due nonne che tentano di ammansirlo e aprirgli la bocca amorevolmente a forza. Alex si diverte con poco, basta una nonna che lo spinga sull’altalena, coi suoi giochi ci si diverte papà e l’uomo subito dopo. Il motivo per cui aiutavo solerte la Gatta in cucina era in realtà il cubalibre con chiacchiere che mi aspettava in cucina. Il karaoke in mano a Tony che propone il suo repertorio di canzoni confidenziali ha il potere non solo di far spaventare il gatto, ma di svuotare la taverna in un nanosecondo. Chissà come per un sovraccarico di tensione è scattato il salvavita mentre, sempre Tony, stava cantando Mandy. I misteri di un impianto a norma (e di moglie e ospiti bastardi).
p.s. grazie per la gran bella giornata, per il millesimo post dedicatomi e per le libagioni che sto ancora cercando di smaltire. L’uomo si è convinto e noi si ha la scusa di fare una griglia a taverna finita senza dover aspettare ancora tanto per riaverci nella magione.
Spaiata vs. Sua Signoria l’Azienda dei Disguidi.
Spaiata: buongiorno, non ho più il collegamento ad internet.
SSAD: ma certo lei ha disdetto.
Spaiata alterata: scusi? Facciamo così cerchi bene e se lei ha una disdetta firmata da me mi mangio la cornetta del telefono.
SSAD: no, ehm, ecco.
Spaiata: appunto, diciamo che qualcuno di voi stamattina si è svegliato e ha deciso di mettere alla prova la mia pazienza togliendomi internet senza giustificazione. Ah, servizio che pago regolarmente e per il quale mi avete già fatto vedere i sorci verdi.
SSAD: ora vedo, ehm, non trovo…
Spaiata: facciamo che si gira verso il fax e vede la lettera dell’avvocato con la richiesta di risarcimento danni se non mi ridate internet all’istante.
SSAD: facciamo una nuova domanda.
Spaiata: no, implica che ho disdetto e non l’ho fatto. E’ un vostro errore e mi ridate il collegamento punto.
Mi mette in attesa per delle mezz’ore poi mi dice che in un paio di giorni riavrò il collegamento con le scuse dell’azienda.
La sera sono a casa dei miei in attesa che la genitrice sia pronta per andare alla cena da loro offerta per i funghi. Suona il telefono, risponde la sottoscritta.
Sua Signoria l’Azienda dei Disguidi vs. Spaiata.
SSAD: ah, buona serata, lei è molto molto fortunata.
Spaiata: …
SSAD: proprio stamattina l’amministratore delegato della SSDA mi faceva il suo nome per un’offerta mai vista.
Parte il vaffanculo mentale.
Spaiata: chissà se le ha detto anche perché mi ha tolto il collegamento ad internet senza motivo procurandomi danni, accidenti e costringendomi a ore di telefonate lanciando madonne a destra e a manca.
SSAD: ma l’offerta….
Spaiata esasperata: senta, sa dove potete mettervela l’offerta mai vista lei e l’amministratore delegato dei miei toroni?
Comunque son tornata.
La Signora Spaiata mi prega di comunicare che [omissis] [censura] [bestemmione] i signori Telecom hanno sospeso la sua ADSL.
Non preoccupatevi, gode di ottima salute, la vedrò domenica.
Si augura di poter postare al più presto e che ai signori della compagnia telefonica venga il cagotto.
Ognuno è libero di sopravvivere nei modi consoni al proprio mood. Quello attuale è sul “lazzarone” andante e con in previsione il cambio degli armadi, mio e suo, da fare insieme stasera già da stamattina mi son finta malata. Voce volutamente raffreddata contraffatta ad arte e termometro sulla lampada da comodino compresi. Speriamo di farla franca.
Procacciamento di coccole da felini indoor, causa maltempo. La Ciabattina, ormai bravissima nell’infilarsi sotto le coperte mi si fa vicina alle spalle e va di fusometro acceso per richiamare l’attenzione. Il Calza, gatto geloso, percorre tutta la lunghezza del lettone a pancia bassa destreggiandosi tra le pieghe del piumone, arriva vicino vicino alla sua bipede, le dà un bacino sul naso per avvisare della sua presenza, a testate si fa largo tra le mie braccia in modo da infilarcisi sotto in un abbraccio, appoggia il testino sotto il mio mento e parte con fusoni inequivocabili. A quel punto, se pensavo di dormire fino al suono della sveglia lascio perdere: ho due mani e le uso per accarezzare entrambi i gatti. Come risveglio non è affatto male però.
Fine settimana all’insegna di libertà, piccole, ma gratificanti che mi son presa.
Libertà di non avere una sveglia che suona. Aprire gli occhi quando si ha voglia e rimanere nel letto a parlare coi gatti che si fanno largo per essere coccolati.
Libertà di mangiare quando ti pare. Ci siamo fatti una cofana di patatine fritte alle tre del pomeriggio.
Libertà dal cambio armadi, che con questo tempo da lupi inizia a rendersi necessario. Per non doverlo mai più affrontare abbiamo montato un nuovo armadio, smadonnando e ridendo come due cretini.
Libertà di perdere tempo piacevolmente concedendosi massaggino a vicenda.
Son come nuova.
Vivace come una televendita mi avvio verso casa. Non mi par vero. Buon fine settimana che qui, tra l'altro, si prevede piuttosto umido.
*
p.s. Gatta, se leggi, domenica prossima sono da te a pranzo quindi vedi di organizzarti e metterti in cucina per tempo che mi aspetto grandi cose. Ah, ovviamente c'è pure l'uomo che verrà spedito in taverna a visionare la parete. Ci sentiamo in settimana per i dettagli, volevo dirtelo a voce, ma qui il telefono è rovente.
La Vì mi zinziga, tocca risponderle rosso per gatti. Tiè. Anche il Calza come modello mica scherza. Beccatelo tutto nel suo rosso splendore.
Un’idea di come una relazione possa naufragare senza sintomi evidenti, me la sono fatta. La quotidianità che finisce per farti dare per scontate persone e cose che non lo sono davvero. Anche il lavoro ci mette del suo, che dopo otto ore scrivania-commissioni-clienti ti senti frullata e l’unica attività che ti pare invitante è arenarti sul divano. Prendiamo le ultime due settimane decisamente da 3P. Pesanti, piene, problematiche. Quando rimetto piede in casa sono nervosa come la sorella meno simpatica di Crudelia Demon. Basta un piatto messo male, un assaggio di troppo mentre sto cucinando per farmele girare vorticosamente. Quando finalmente appoggio il culo sul divano lungi da me conversare, desidero solo mezz’ora di silenzio con un giornale in mano per rilassarmi. Non è detto che quando ritorno spaiata e ben disposta al cazzeggio, all’altro non gli sia pure – giustamente – passata la voglia di scherzare. Se vado a correre, invece, torno a casa si di ottimo umore, ma, sfatta e non vado oltre la mezz’ora di autonomia dopo aver preparato la cena e fatto un paio di lavori di casa. C'è anche il caso, come ieri sera, in cui nemmeno ci si vede perchè la sottoscritta è impegnata con un'orda di condomini barbarici. Non è mica vita, sfido io che i rapporti si sfilacciano. Ci pensavo stanotte sotto le coperte con l’uomo che mi abbracciava. Due settimane così, trafelate, va bene, si possono pure sopportare, ma se le settimane diventano mesi e poi anni, la coppia mica regge secondo me. Ci si allontana senza nemmeno rendersene conto. Noi domani dovremmo mettere a posto quella cuccia che chiamiamo casa, ma chissenefrega, dopo due settimane da 3P ho voglia di starmene appiccicata come una cozza all’uomo senza fare niente. Le grandi pulizie sono facilmente rimandabili, passare un po’ di tempo con l’uomo no.
Stamattina alle sei tutto il civico 33 era illuminato a giorno. L’uomo si è svegliato e anche il resto degli abitanti dovevano fare altrettanto. Alla fine smadonnando ho ottenuto di poter continuare a dormire, tant’è che sono rimasta addormentata. Al lavoro mi ci ha portata lui con l’ottimista, è venuto a prendermi quasi fin sotto casa, mi ha attesa fuori dall’edicola per poi lasciarmi davanti all’ufficio. E siccome piove che dio la manda più tardi mi porterà anche a fare le commissioni. Sul panda giallo manca solo la scritta “taxi”. Mi son fatta l'autista.
Per la serie “due giorni da paura” non solo sulla mia scrivania piovono pratiche di ogni sorta, foggia e tipo senza sosta tanto che mi sono trasformata in una macchina a cui non serve né pause caffè, né pause bagno (che comunque non ne avrei il tempo), non bastava l’assemblea di stasera per cui vedrò uomo, gatti e letto ad un’ora non meglio precisata della – tarda – serata, no, era necessario anche un giro non richiesto sulla macchina della genitrice. Alla rotonda credevo che il guidatore dell’Opel subito dietro sarebbe passato sulla ka a farci un salutino visto che inspiegabilmente mia madre ha inchiodato proprio nel mezzo e lui a momenti ci rifà il bagagliaio. Sorvolo in merito all'ennesima discussione sull’opportunità di mettere la freccia che tanto è convinta le usino solo gli indiani.
Sono l’amministratore di un nuovo condominio. A dirla tutta il preventivo l’ho fatto due anni fa, l’hanno riproposto senza chiedere alla sottoscritta se fosse disponibile e, senza volerlo, né tanto meno saperlo sono stata eletta. Una tegola imprevista. L’artefice di tutto è una cara amica per cui almeno per un anno glielo devo, come favore. Fosse stato un altro probabilmente l’avrei mandato in un paese sempre molto affollato. Stasera li conoscerò tutti, anche se mi prenderei volentieri a bottigliate pur di non andarci. Lo scazzo è a livelli di guardia.
Saremo stati in chiesa da cinque minuti che ci viene un dubbio. Ma E., che è delle nostre parti, al matrimonio non c’è? Chiediamo lumi al suocero che ci comunica che è morto. Rimaniamo malissimo. Uscendo dalla chiesa dopo un’ora e mezza di predica pesantissima non abbiamo ancora elaborato il lutto che E. ci viene incontro per salutarci. Ci rimaniamo di nuovo malissimo, ma stavolta per la sorpresa. A quel punto era l’ultima persona che ci aspettavamo di trovarci davanti. Mentre ci diamo appuntamento al ristorante ci chiede se può darci del tu dalla macchina. Noi “come no” e sottovoce “chiamaci come vuoi, noi ti davamo già per spacciato e siamo contenti di rivederti”. Per la cronaca E. è vivo e vegeto, è sempre spassoso e beve senza ritegno.
E dire che ero una che all’inizio ti fa tenere calze e mutande nell’angolo di un cassetto, giusto per ricordarti di non allargarsi. Dopo cinque anni cedo, seppur malvolentieri, pure parte della mia metà del letto. Non potrei fare altrimenti, per provare a spostarlo “ a peso morto” ci vorrebbe la grù. Brontolare, soffiargli nel naso e nelle orecchie, pizzicarlo, fargli il solletico, usare la gamba tipo palanchino, avvolgerlo nel piumone e srotolarlo più in là e perfino il campanello a muggito non sortiscono alcun effetto.
Orrore. Panico. Raccapriccio. Ho scoperto solo ora che dal 1° ottobre gli F24 si pagheranno unicamente online. Del tutto superfluo dire che siamo totalmente impreparati alla cosa. Non saremo mai pronti per tempo . Nel vano tentativo, per ora sono in comunicazione diretta col commercialista. Smadonnando.

Ah, si, dura essere un gatto d’appartamento - con tutti i confort felini - quando minaccia tempesta.
La Zia (che non è mia parente, ma un’amica) sta da diciassette anni con il migliore amico dell’uomo. Una coppia consolidata ai nostri occhi, di quelle che non riservano sorprese, tanto meno matrimoni e/o eventuali figli vista la loro dichiarazione d’intenti che da sempre è un “mai” bello convinto. Così pensavamo fino a quando i due non ci hanno letteralmente stupefatto con l’annuncio che aspettano un erede. Le raccontavo del matrimonio.
Spaiata: guarda, ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.
Zia: dai, che l’uomo mi ha detto che ti sei divertita a bocciare le “miiis” di ogni invitata.
Spaiata: qualcosa dovevo pur fare per passare quelle otto ore a tavola. Vivaddio i cugini dell’uomo son tutti sistemati, la mia di sposarsi non ne vuol sapere, noi meno ancora , la dentista lo ha appena fatto. Siamo a posto, al massimo si inizia coi battesimi (e ogni riferimento è puramente casuale).
Zia: mai dire mai, magari ne avete ancora uno a cui partecipare.
Spaiata: no eh, la notizia dell’esteta è ancora fresca. Devo ancora abituarmi a voi con un bambino, figuriamoci ad elaborare l’immagine di te vestita di bianco con un pancione che fa provincia.
Ridiamo entrambe.
Lei sta vivendo una realtà che le piace ed in cui proprio non ci sperava più e io sono davvero davvero contenta per lei.
La Berta soffre per amore non corrisposto. Poraccia, ha a che fare con un pirla ad intermittenza, uno che compare e scompare come più gli piace, ma che non riesce a mandare a quel paese come le suggerisco da mesi (solo quando sono interpellata). Se durante la corsa mi racconta l’ultima impresa del soggetto e mi chiede di dirle quello che penso senza trattenermi, posso io nicchiare come ho fatto sin’ora? No, perché le voglio bene, e magari un parere obbiettivo su tutta la faccenda le toglie finalmente i fettoni di salame sugli occhi che un uomo dopo un anno e mezzo o è innamorato e sa quello che vuole, o non lo è e sfrutta la situazione di comodo tenendo i piedi in più scarpe. Un’ora di corsa con lavaggio del cervello incorporato. Cosa chiedere di più ad un’amica.
Convivere con mister Perfettino non è mica una passeggiata per una col disordine nel dna. Ci metto pure un certo impegno a soffocare la mia natura carlona, ma posso fino ad un certo punto. Fosse solo casa mia non ti dico: ricordo bene che uscendo dalla casa dei miei dove con la genitrice era una lotta continua la mia prima mansarda divenne un campo di battaglia senza di lei sempre dietro alle calcagna perché mettessi in ordine. Solo per qualche mese, poi raggiunsi un livello – il minimo sindacale – di ordine che tutt’ora mantengo. Evidentemente all’uomo non basta se ieri, appena rientrata dal lavoro, mi ha fatto una lista di cose sparpagliate dalla sottoscritta. D’accordo, lo ammetto, le pinzette per le sopracciglia sono mie, come i sandali, come la rivista sul divano, come la stoffa per fare i cappucci della marmellata. Si, si, tutto mio. Ma vogliamo parlarne dei piombini della pistola giocattolo? E dei documenti della Panda sulla mensola da un mese? E del vestito del matrimonio in bagno dal 10 giugno? Della tazza di plastica “da deserto” sempre in mezzo ai maroni? Son mica mie quelle robe lì. Sarò anche disordinata, ma la sottoscritta trova sempre tutto, l’uomo se non ci sono io cerca per ore persino il suo pigiama. Vorrà dire qualcosa.
Un condomino mi ha dato dell’Arcuri. E a me, che della Manuelona sono la metà della metà (di giro seno), mi è venuto spontaneo guardare in basso perplessa. Il condomino si è affrettato a specificare “nel senso che lavora bene, gestisce alla grande le fiction come lei il condominio”. Nel dubbio non ho replicato e l’ho preso per un complimento ringraziando e sorvolando sul fatto che la Manuelona dall’espressione sempre uguale non mi sembra comunque da Oscar. Ma sarà poi un complimento?
Controcampo (col nome nuovo che ancora non ricordo) la domenica sera.
Il ritorno dalla corsa già al buio.
Il risottino con i funghi che era da tutta l’estate che non cucinavo qualcosa di caldo per cena.
La mattina che ci vorrebbe una persona a farmi da montacarichi per alzarmi dal letto.
La voglia di maglioncini dolcevita.
Sono segnali in cui colgo il cambio di stagione, nonostante giri ancora tutta sbracciata.
E mi preparo di conseguenza a mettermi in modalità “pigra” (che più pigra non si può).
Stamattina ad esempio pisolerei volentieri sulla tastiera.
Dopo aver scelto i vestiti, affrontato mesi di stenti per entrarci, discusso sui fiori, sugli inviti, sui testimoni, trascorso i fine settimana alla ricerca del ristorante giusto per il rinfresco, ordinato gli anelli e fatto n prove per trucco e parrucco, gli sposi, tutti, quando arrivano allo scoglio della bomboniera sono così spossati da non avere più la capacità di discernimento. E, senza il benchè minimo lume della ragione (e del gusti) inevitabilmente scelgono robe che non si possono nemmeno guardare. Non si spiega in altro modo tutta la paccottiglia con funzione di bomboniera che ho collezionato in anni di presenze ai matrimoni. Stavolta ci viene gentilmente consegnata a mano della sposa, ansiosa di raccogliere approvazione. Va detto che solitamente non la apro sul posto, conoscendomi, non riesco a simulare e nascondere il ribrezzo nei confronti della ciofeca che spunta fuori dalla scatola. Lei insiste e riluttante procedo al dispiegamento di forze ed energie per sciogliere il nastro, liberare dal tulle, farmi spazio tra spighe di grano, confetti e perline e arrivare a posare gli occhi sull’oggetto: una base di pietra dura non meglio identificata, sopra un minerale e l’incisione dei nomi e della data. Del peso di circa due chili. Onestamente la più brutta che mi è capitata per le mani. Indosso il miglior sorriso falso di cui sono capace e ringrazio, non giuro di trovarle posto in salotto come ricordo della splendida giornata perché tale frase risulterebbe falsa come una moneta da tre euro persino alla sposa. La ragazza di fronte mi guarda soppesando il minerale e mi dà ragione da vendere benché io non abbia proferito una sola parola sull’argomento: anche a lei non piace affatto, ne si è certi dalla smorfia. Sul tavolo parte la gara di chi ha visto la bomboniera obbiettivamente più brutta, ovviamente esclusa quella del matrimonio in corso, vinco con “coppia di delfini nel tripudio d'onde”, scelta su cui, ahimè scoprirò solo dopo, mi è caduta anche la ragazza di fronte. Lì inizio a temere che potrebbe anche tirarmi i due chili di bomboniera, incasso la gaffe senza aggiungere altro. Sarebbe opportuno tapparmi la bocca col dolce nuziale e non avventurarmi più in argomenti dal terreno disconnesso ed insidioso. Comunque un paio d'anni fa i delfini andavano molto.
*
p.s. liberissimi di comunicarmi, magari con supporto fotografico, la bomboniera più orrida che abbiate ricevuto.
Per la serie “proteste feline”, al nostro ritorno dal tour de force abbiamo trovato due gatti offesi ad accoglierci. Tanto per essere chiari, è ora di finirla di andarsene in giro senza gatti di proprietà. Deve aver pensato così Calzetta, e subito dopo anche la Ciabattina, quando si è accomodato sulla valigia per non farcela più usare.
Come dire: vuoi andare? Benissimo. O porti anche me o mi rimuovi con la forza.
Riassunto di un tour de force chiamato (altrui) matrimonio. Lavoro, parrucchiera, casa, buttare 4 stracci in una minivaligia, caricare Panda, consegna chiavi di casa e gatti alla vicina, recupero suoceri, caricare vestiti che occuperebbero almeno un’anta di un armadio 4 stagioni della suocera (uno se piove, uno se fa freddo, uno per ogni tempo insomma), pieno all’ottimista, autostrada, ricerca B&B grazie alle indicazioni scaricate da internet, doccia veloce, riprendere l’autostrada vestiti di tutto punto, raggiungere la chiesa, baci e abbracci, un’ora e mezzo di predica, baci e abbracci e auguri e figli maschi, rientrare in autostrada per raggiungere il ristorante, cercare qualcosa che assomigli ad un parcheggio che c’è la festa del paese, dribblare gomitate e piatti stracolmi di 160 invitati affamati stipati in una terrazza grande come un bilocale piccolo, fila per scendere dalla già citata terrazza, fila per l’assegnazione posti, antipasto caldo, tre primi, sorbetto, tre secondi di carne, fragole col gelato, dolce nuziale, caffè, limoncello con dolci sardi, bomboniera (orrenda), alle due e mezzo di notte finalmente di nuovo in macchina, autostrada, B&B, letto, colazione alle otto, caricare di nuovo i vestiti inutilizzati della suocera, autostrada, niente mare? No, casa dei parenti, caffè, coccole al gatto di casa, in stazione a Brignole ad accompagnare un ospite del matrimonio, gita turistica del magazzino di famiglia, già che c’eravamo travasare olio buono in una ventina di bottiglie, ancora gonfi dalla sera prima giusto mezzo porceddu e funghi panati per stare leggeri, seduta d’ascolto di un cugino in fase di separazione, telefonate da 007, di nuovo macchina, di nuovo autostrada, casa. E la suocera ha avuto il coraggio di chiederci se volevamo andarci a mangiare una pizza tutti insieme. Ma quando mai, sognavo il mio letto da almeno 48 ore.
A Dio piacendo, con quello di sabato, la stagione dei matrimoni è finita. All'appello manchiamo solo noi e l'eventualità non ci sfiora minimamente.
Anche la genitrice lascia a desiderare. Una cosa doveva farmi. Una. Le chiedo se, già che va dalla parrucchiera, mi fissa appuntamento per domani a mezzogiorno per la piega pre-matrimonio. Glielo ricordo mentre ci sta andando e lei torna senza aver detto una parola in proposito. Alla fine, esco e l’appuntamento vado a prendermelo da sola. Poi tutti a dirmi che dovrei delegare qualcosa, si, ma a chi? e soprattutto, con che risultati?!
L'uomo, nella fattispecie il mio, è affidabile come gli exit pool. E se già sono furibonda di carattere, oggi ho pure i miei buoni motivi. Fossi in lui mi eviterei.
Cercar funghi con l’uomo è un tour de force. E bisogna avere spirito di adattamento, sopravvivenza, sopportazione, resistenza. Quasi tutta roba che a me manca. Si cammina forte, si va su e giù per le vallette, il più delle volte su terreni accidentati, se devi bere lo fai a stranguglioni, idem per il mangiare, si fa arrampicata sulle pareti con i sacchetti di funghi tra i denti, quando ti va bene mentre guardi dove metti i piedi non sbatti con la testa contro l’unico albero nella tua traiettoria. A me non è andata bene, l’albero fetente l’ho preso in pieno e l’uomo ancora mi sbertuccia. Contro il parere dell'uomo che va avanti ad oltranza ed infischiandomene dei suoi tentativi di convincermi, con il collo tutto rincagnato per la botta mi sono presa di diritto una pausa. Qui, in una meravigliosa chaise longue all’aperto.
Dalla faccia si capisce che ero terminata.
Il manutentore è desiderato urgentemente alla scrivania spaiata. Nonostante mi sia passata tutte le istruzioni, lettura che non è affatto nelle mie corde e che abbia provato ad infilare il foglio A3 in tutte le vaschette che ho trovato nel fotocopiatore, non mi riesce di fare una fotocopia A3 fronte e retro. A questo punto se il manutentore persiste nella sua latitanza, mi resta solo la divina provvidenza. Per dire, nella disperazione, ho chiesto pure al geometra e lui ha guardato il fotocopiatore e scendendo dal pero dove vive constantemente tutto l'anno ha esclamato "ma è diverso, nuovo". Non se n'era accorto e dire che stamattina l'ha acceso lui.
L’uomo abbaia, ma non morde. Se c’è qualcosa che gli da noia, si lamenta, fa l’Orlando furioso, sbraita, ma difficilmente arriva a concretizzare il fastidio in un’azione direttamente conseguente. Salvo legarsela al dito fino alla notte dei tempi. Potrebbe fare paura a prima vista, ma dei due se c'è da temere il colpo gobbo è meglio indirizzare l'attenzione su di me. La sottoscritta infatti cerca di mantenersi inglese. Ignora, misura le parole, vive e lascia vivere fino a quando la pazienza viene meno e a differenza del coinquilino, passa ai fatti senza sprecare una parola di troppo. Il mio personalissimo bicchiere di pazienza nei confronti del vicino è pieno, ad esempio, e ho incominciato la via crucis d’uffici pubblici per mettergliela in quel posto in modo elegante. In silenzio, aspetto serena di vedere la sua faccia allibita quando intuirà di avermi pestato un callo di troppo.
Sulla mia scrivania martedì è arrivato questo.
E’ tutto un dare vicendevolmente.
Io ti concedo un giorno di ferie non previsto, tu mi riporti il cestino abbastanza pieno da farci una cena.
Con queste premesse alle sette entravamo nel bosco con l’ansia da prestazione.
Alle nove avevamo abbastanza porcini da non deludere le aspettative.
Alle undici avremmo potuto tranquillamente riprendere la strada di casa e ritenerci pienamente soddisfatti.
A mezzogiorno entravamo nei nostri annali della miglior raccolta e alle tre spuntavamo trionfanti in ufficio con questo.
Dodici chili tra cestino e sacchetti.
Le reazioni sono state stupefatte.
L’architetto che non ne ha mai visti tanti tutti insieme, veniale, calcolava quanto potesse valere il bottino.
L’andar per boschi si quantifica in passione: cercare e trovare funghi in piacere, cucinarli e mangiarli in soddisfazione, non euro.
Decisamente più appaganti i miei, le loro facce valevano un ginocchio gonfio, un graffio sulla guancia, tre lividi e un’ora di corsa su e giù per le valli per seminare due che ci seguivano per scoprire i nostri posti.
Mia madre, che come tutti si aspettava si che il cestino venisse restituito con un congruo numero di porcini perché sa che l’uomo sa quello che fa e si è fidata della mia convinzione che fosse il giorno buono, di certo non prevedeva tanta manna perciò non riusciva a non metterci le mani e organizzare una cena a tema per sabato sera.
Il genitore ha appoggiato i suoi occhi sul contenuto del cestino e da lì, quasi commosso, non li ha più spostati pregustando il primo assaggio.
La nonna mi ha chiamata per confermarmi che ho decisamente i “geni cercatori” di famiglia. Che dire? Si dice in ufficio che la giornata di ferie me la sono strameritata.
Uno non può assentarsi un giorno che si trova le sorprese. E' arrivato il fotocopiatore nuovo. Due manutentori. Un gran casino tutt’intorno alla mia postazione. Bene. Benissimo.
La prima volta che ho visto l’ex dell’uomo è stato ad una festa di paese. Si fa presto a dire “siamo amici”. Da diffidente inizio a considerare che la cosa abbia un (vago) senso quando è passato almeno un lustro. E se poi, la ex in questione ti squadra da capo a piedi con insistenza per farsi un’idea di chi ha preso il suo posto lasciato vacante allora mi sta cordialmente sulle palle. Aggiungiamoci il fatto che la succitata telefona, di tanto in tanto, all'uomo quando sa che non ci sono, io che non sono Gandhi e nemmeno suo parente alla lontana, inizio ad avere l'istinto di incenerirla seduta stante. Oggi ci siamo trovate in libreria. Al telefono lo racconto all’uomo.
Spaiata: ho visto xxx. All’inizio mi fissava per capire se ero proprio io.
Uomo: poi l’hai salutata?
Spaiata: no, le ho ringhiato e non ha avuto più dubbi.
Uomo: scema.
Che ci posso fare, la trovo fastidiosa. Anche a distanza di anni. La prima impressione conta molto, mi fido parecchio del mio istinto.
Sveglia. Coccole mici. Sfamare mici. Prepararsi. Benzinaio a timbrare schede carburante. Giornali. Lavoro. Smontare fotocopiatore. Medicarsi. Rimontare fotocopiatore. Spesa. Negozio per pappa mici. Posta. Smistamento carta nel sacco arancione. Bagnare piante. Ritirare spesa. Sfamare mici. Telefonata di lavoro. Svuotare lavastoviglie. Mettere in ammollo il bianco. Lavare il colorato. Stendere il colorato. Mangiare. E cucinare per la sera. Rifare il letto. Doccia. Lavoro. Banca. Commercialista. Ritirare vestiti matrimonio. Lavoro. Lettura acqua in condominio. Consegna convocazioni in un altro. Lavatrice col bianco. Stendere il bianco. Scaldare la cena. Appendere vestiti matrimonio. DIVANO FINALMENTE.
Non so le altre donne lavoranti, ma la sottoscritta stamattina, al solo pensiero, aveva la nausea. Figuriamoci ora di sera.
L’uomo è solito prendermi in giro per il rapporto che ho con la genitrice. La domenica sera mi guarda e mi chiede se il giorno dopo darò fondo alla grancassa – mimando il gesto ed il suono - per raccontarle tutto quello che ho fatto nei due giorni che non l’ho vista. Lui non sa che ci do di “grancassa” più di quanto non s’immagini avendo un blog pubblicato in internet. Lunedì con i miei non solo ho chiacchierato per ore, ho portato anche un cestino di porcini come prova e mostrato la documentazione fotografica a tal punto che mi hanno dato un giorno di ferie straordinarie per procurargli, su commissione, la materia prima per una cena con amici. In pratica domani non sono allo studio, per “lavoro” sarò nel bosco tutto il giorno a cercare funghi. Che vitaccia avere l'ufficio all'aperto
.
Il fotocopiatore dell’ufficio ha qualcosa come ventimila fotocopie sul gobbo. Nonostante una manutenzione sempre puntuale ora inizia a perdere i colpi, a mangiarsi gli A4, in generale a fotocopiare decisamente male. Ieri sera alle sette ho dovuto smontarlo perché i fogli sparivano al suo interno e non si riusciva a capire dove finissero, senza contare quel vago odore di brucio che usciva appena si apriva il pannello. Di solito quando si inceppa è perché c’è un’urgenza e tu hai già fretta di tuo senza doverti improvvisare manutentore. Stamattina di nuovo. Smadonno pronti via, ci infilo le mani per cercare il foglio e mi brucio. E quello che mi fa imbufalire è che un fotocopiatore ultramoderno e nuovissimo è stato da noi appena acquistato e sosta al negozio in attesa che uno di noi dia il via per la sostituzione. Mi chiedo, cosa aspettiamo? Che debba montarmi un braccio ignifugo come Anakin Skywalker per riuscire ad ottenere una fotocopia in tempi brevi? Altro che forza, che la calma sia con me, già di prima mattina.
Orgogliona di essermi trasformata in una cercatrice di funghi come si deve, ho trattenuto al civico 33 i porcini migliori tra quelli che ho trovato per farne una cena per me sola, che l'uomo li cerca, ma non li mangia. Non volevo il solito risotto però e ora sono alla ricerca di una ricettina sfiziosa con cui deliziarmi il palato. Ogni suggerimento è sempre ben accetto.
Premessa (doverosa): non sono una gran cercatrice di funghi anche perché sono una talpa. Li trovo proprio se c’inciampo davanti, ma in ogni modo mi piace andarci perché passeggio su e giù per le vallette nel silenzio rigenerante, mentre altri come l’uomo, mi procurano materia prima per farne cena. Per questo motivo non sono mai munita di sacchetto ben sapendo che non ne troverò, se non per puro caso.
I fatti: silenzio del tutto mancante nella giornata di ieri, gli ululati di stupore della sottoscritta rompevano la tranquillità del “bosco dei folletti”. Esiste una foto che mi vede sdraiata, orgogliona, tra undici porcini sparpagliati sotto ad una quercia da me identificata. Non vi dico la soddisfazione e l’incredulità degli altri. E scovati quelli, ci ho preso gusto, trovandone talmente tanti che alla fine mi hanno dato un sacchetto ed un coltellino promuovendomi in loco a cercatrice come si deve.
Le immagini: i porcini sono passati da qui
direttamente a qui
e non sono nemmeno tutti perché una sacchettata l’abbiamo lasciata all’amica tedesca ed un cestino è stato portato in dono a mia madre. A pulirli non finivano mai, ma il risottino con funghi (dove di riso se ne vedeva poco) era fantastico.
Il prologo: siccome ne abbiamo trovati dieci chili, giovedì si fa la cena tutti insieme tra noi "cercatori di funghi". Com menù a tema. I porcini più piccoli e sodi in insalata con scaglie di grana, a seguire polenta con spezzatino e funghi e per concludere funghi panati con insalata verde. A occhio se ne renderà necessaria un’altra di cena per far fuori il poderoso bottino.
Come dicevo, non sono certo stata con le mani in mano questa domenica.
Nel fine settimana mi è capitato di guardare "la Diva del fai-da-te". Una donna che sa praticamente fare tutto corre in soccorso di un'altra che invece non ha mai preso in mano nemmeno un martello e l'aiuta a realizzare il progetto che aveva in mente per la sua casa senza aiuto alcuno dell'uomo latitante che promette, inizia e lascia a metà. Decisamente il mio programma con tutti quegli attrezzi ingegnosi ed il trapano a farla da padrone. Ora so come creare dei poggiaschiena per farne panche ed un laghetto con fontana, ma se anche mi ci mettessi non saprei dove metterle mancando il giardino. Aspetto con ansia la prossima puntata. E comunque, programma a parte, non si può certo dire che io sia stata con le mani in mano sul divano in questo fine settimana. In proposito ho giusto qualche fotografia da scaricare.
L’ufficio è deserto. E manco il telefono squilla, per non parlare della porta che non s’apre. Nessun cliente spaccamaroni in vista, sarà che di venerdì uno ha voglia di chiudere con la settimana lavorativa e punto, senza farsi il giro degli uffici. I capi a quest’ora saranno in quel della Liguria, il geometra si è volatilizzato alle quattro senza fornire alcuna informazione sul tipo di commissione urgente che giustificava la sua sedia vuota. A occhio e croce non credo tornerà, il furbino. E io per rappresaglia gli ho sgraffignato dal cassetto un numero giusto – in modo che non s’accorga – di buste vuote. D’altra parte se fosse rimasto al suo posto come da contratto io sarei anche potuta uscire a compramele le buste. Finito col compilarle ho svolto dignitosamente i compiti assegnati. Ho bagnato le odiate azalee che nonostante le madonne continuano a sopravvivere e a necessitare di acqua ogni santissimo venerdì, però ho imbrogliato con i secchi, dimezzati che la cervicale altrimenti non mi dà tregua. Smontato i ventilatori assemblati a capocchia giusto un paio di mesi fa. Tanto si sa, al primo acquazzone dopo ferragosto l’estate nell’ameno paesone lacustre la si può mettere in naftalina. E comunque l’ingrato compito non mi ha impedito di lasciare montato quello del geometra. Se se ne stava alla scrivania avrebbe comunque dovuto farlo lui. Deposto i cartelli di vendita sbiaditi dal sole e lasciato le vetrine fronte strada spoglie. A mettere quelli nuovi ci pensa il geometra latitante domani, in fondo ha cambiato la password dimenticandosi di comunicarla ed io non sono certo un “acaro” del computer e quindi impossibilita a stampare dal suo server. In pratica, mentre il furbino si faceva bellamente i fattacci propri, io gli preparavo il terreno per un tranquillo sabato di superlavoro. Con tutta calma e bastarda inside come sempre.
L’ossessione del bianco viene subito dopo quella dei peli di gatto in ogni dove. Non sono soddisfatta finchè non ottengo un bianco candido. Intonso. Lo slogan di una vecchia pubblicità è il mio credo. T-shirt, mutande, calzini, ecc. devono essere bianchi che più bianchi non si può e per raggiungere lo scopo creo miscele letali per l’ingrigimento mescolando vari prodotti. A vanvera. Provo anche tutto quello che di più nuovo e innovativo esce in commercio da aggiungere alla formula di partenza che è andata arricchendosi con anni di tentativi. Nella foga di testare il contenuto di bottiglioni colorati che mi attraggono come un orso sul miele nel reparto detersivi ho commesso un errore fatale: il detersivo acquistato è blu e macchia il bianco quando ne rimane un po’ nella vaschetta. Ho sofferto ad ogni lavaggio, ma finalmente oggi l’ho finito e posso tornare a qualcosa di incolore che non attenti al mio bianco abbagliante.

Stiamo allevando due gatti prepotenti. Noi si è costretti a guardare la televisione sulle sedie in cucina. Sul divano è in corso un’occupazione felina di portata straordinaria. Risulta chiaro che per i bipedi non c’è spazio, si arrangiassero.
Di corsa. Ma mica con la Berta sul lungolago. Al lavoro che la mattina è incominciata trafelata. Fortuna che è venerdì.