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Avete frugato nei miei calzini *loading* volte

Per gli spostamenti necessari, ormai usiamo il gatto delle nevi. Che pacchia.
Vedo un sacco di segnali positivi per essere ottimista in giro. Tipo che stanno iniziando le ferie che mi sono conquistata a gomitate e calcolatrice; che c’è il sole, ma le previsioni danno neve e per una volta ho le gomme adatte; che avrò tempo per fotografare, stare con gli amici, ciaspolare nei boschi, magari cercare casa; che me ne rimarrà altrettanto da riempire come vorrò; che quest’anno i miei pacchetti sono speciali perché fatti a mano in panno rosso. A tutti auguro di stupirsi. Sempre.

Il trucco sta ad uscire indenne dall'acqua alla fiaccolata della vigilia. Ci vediamo prestissimo.
Inizio a pensare che il luogo comune che prevede una bontà extra sotto le feste non sia poi tale, ma che effettivamente produca slanci d’affetto (di cui al limite ci si pente dopo l’epifania) difficili da contenere. Che l’amministratore sia sempre guardato con un certo sospetto che piega verso l’antipatia pura e cruda quando ci si scontra è cosa nota. Personalmente mi fischiano le orecchie buona parte dell’anno. Per cui ricevere un pensierino da una condomina mi ha sorpresa piacevolmente. E che un’altra m’inviti a cena per farmi gli auguri confessandomi che per lei sono come una figlia è materiale talmente raro da lasciarmi completamente interdetta. Il regolamento di condominio non lo prevede.
I parenti di questi tempi sembra non abbiano di meglio da fare che sostare in ufficio. Idem la Berta e amici vari che hanno fatto della mia postazione una tappa obbligatoria. Non so come sia dalle altre parti, ma con tutta questa gente in vena di distrarmi, la sottoscritta ha aperto ufficialmente il cazzeggio natalizio. Sono in ufficio si, ma giusto pro forma.
E’ ufficiale. Non sono normale con tendenze alla demenza senile (e a trent’anni c’è di che preoccuparsi). Come tutti gli anni il 24 sera per la vigilia si tiene la classica fiaccolata nel lago davanti al presepe lacustre. Ed esattamente come tutti gli anni mi hanno chiesto di partecipare in qualità di subacquea. Bene. Una personcina normale considerando che la temperatura è vicina allo zero e quella dell’acqua poco di più avrebbe gentilmente declinato l’invito (con gesto dell’ombrello solo pensato). Invece no, mi è sfuggito un si di troppo. Pentendomi subito dopo quando ormai era troppo tardi. Dovrò recuperare stagna e pinne e sottopormi ad un lento congelamento in acqua con fiaccola in mano mentre tutti gli altri, sul lungolago, si fanno gli auguri incappottati. Scema. Scema. E scema.
*
*
*
Ah, non mi ricordo di cosa parla lo spot. Ma c’è un tizio che respira con le bombole in ufficio. Qualcuno dovrebbe prendersi la briga di avvisare che l’erogatore è messo al contrario.
Nei giorni che precedono le feste si materializzano nei posti che frequenti tutti le persone che non vedi mai (e magari ne se pure contenta). Non te lo spieghi. Un bel mistero, di quelli che potrebbero fare al pari col nascondiglio del Santo Graal e dov’è caspita è finito il calzino arancione che cerchi da settimane. Prendiamo ieri: parte della pausa pranzo nel centro commerciale. Tolti i genitori dell’amichetta delle elementari con i quali mi sono fermata a parlare volentieri ho cercato di dribblare – per lo pià invano -nell’ordine: la mamma dell’ex storico sconcertata dagli ultimi eventi che riguardano il figlio di cui mi ha fatto uno spiegone dettagliato, la mamma dell’ex fiorista che ancora mi rimpiange, una compagna del liceo che ho sempre detestato, la figlia di vecchi conoscenti dei miei che mi ha inseguita con il carrello per dirmi quanto è bello il matrimonio mentre la sottoscritta si nascondeva dietro una pigna di panettoni sperando di farla franca. Potrei tranquillamente affermare che ho ampiamente dato nel campo delle relazioni col resto del mondo.
Forse è opportuno fare gli auguri adesso finchè sono in tempo e in forze. Ho appena ricevuto una chiamata preoccupata da parte di mio padre che ridendo è riuscito ad avvisarmi di scappare, che la genitrice mi sta cercando con intenzioni bellicose nei miei confronti per una certa con scatola piena di ghiaia. E’ sulle mie tracce, nonostante l’ufficio tutto collabori per depistarla e darmi così il tempo di mettermi al sicuro.
Aggiornamento: dopo un lungo inseguimento con mia madre a tallonarmi in ogni spostamento ho scoperto che la stupefatta destinataria della scatola di cioccolatini taroccati è stata la tata che ricevuta scatola e busta, per gola, non ha resistito ed ha voluto assaggiarne uno subito sotto gli occhi della genitrice. La leggenda narra che abbia capito subito l'autrice dello scherzo ed abbia balbettato qualcosa del tipo " quella sciagurata" maledicendosi di esserci cascata di nuovo. Sotto minaccia ho dovuto giurare e spergiurare che non lo farò mai più. Si, fino alla prossima volta in cui mi scatterà il raptus.
E’ tutto l’inverno che passo davanti a questa finestra di un paese vicino senza avere l’opportunità di farle una foto.
Sull’agenda, alla voce pranzi e cene di Natale, oggi quello con il mio migliore amico - il più atteso - con scambio di pacchettini. Finalmente una roba rilassante. Ma, siccome per la sottoscritta sono giorni di via crucis alimentare ci siamo limitati ad un trancio di pizza su una panchina vista lago, passeggiata per smaltire, esaudire il desiderio di fotografare la finestra e finire di comprare gli ultimi regali. Ci volevano proprio due ore di scemenza all'ennesimo livello.
Una cosa che la genitrice non mi perdonerà mai è di averle permesso di portare una scatola di cioccolatini contraffatta dalla sottoscritta come cadeau a una cena. A sua insaputa mangiai tutti i cioccolatini, li sotituii con sassi dello stesso peso, richiusi la scatola magistralmente a prova di ogni sospetto e questa finì sulla tavola di amici dei miei sotto gli occhi stupefatti (ed imbarazzati) di mia madre. Mio padre si fece una grassa risata, lei meno, abituata ad essere impeccabile. Da oggi saranno almeno due le cose imperdonabili, perché le ho rifatto lo stesso scherzone a distanza di anni dopo aver intercettato una scatola che m’ingolosiva a lei diretta. Onestamente: ne sono fiera e non vedo l’ora di vedere la sua faccia.
Da sempre quando la sottoscritta fa la doccia il tappettino viene usato dal felino rosso per giocare. Ci si infila sotto, ci si aggroviglia, ci si nasconde. Quasi mai riesco ad appoggiarci un piede, come stamattina, ma con la variante Harry Potter. La Ciabattina dopo otto ore di sonno con la voglia di giocare, Calzetta di ritorno dal giro notturno con la nanna ed infastidito dagli agguati della micia iperattiva. Il rosso decide di mimetizzarsi sotto al tappetino mentre faccio la doccia, la micia ne rimane spiazzata e questo convince Calzetta che è magico e che sotto di esso mi diventa invisibile. Il tappetino stamattina non solo è sparito all’uscita della doccia, ma andava in giro per la casa con sotto un gatto rosso che si crede finalmente trasparente.
Ho spesso la sensazione di dover pensare a tutto io e me ne lamento, salvo poi non essere capace di delegare altri a farlo al mio posto. La verità è che mia madre, in qualche modo, è riuscita a trasmettermi l’idea che se una cosa te la fai da solo riuscirà sicuramente meglio e non dovrai prenderti la briga di controllare. Santa verità, ma qualche volta è una liberazione che ci siano altri a poterlo fare (e magari pure meglio). Così, da quando l’uomo è stampellato, ha carta bianca in cucina a mezzogiorno e qualche volta anche alla sera. Mentre io ho sempre l'ultima parola. Oggi nel menù patate bollite olio e sale e formaggi vari. Passò nei dintorni dei fornelli mentre con un mestolo forato sta trasportando le patate dalla pentola al recipiente, sgocciolando per tutta la lunghezza della cucina.
Uomo: via di qui, siediti, gioca al sudoku, sciò.
Spaiata indifferente: gioia, vuoi che t’avvicino il recipiente?
Uomo: sarò mica incapace! Me la cavo benissimo da solo!
E nell’esatto momento in cui ha finito la frase una patata si è spiaccicata a terra.
La Spaiata guarda a terra, l’uomo, a terra di nuovo e incomincia a ridere.
Uomo: passami il recipiente và.
Lo so, sono una gran rompiballe.
Per me, uno dei piaceri della compagnia del gatto è la loro devozione alla comodità. (Compton Mackenzie)

Ho ricevuto i primi due regali. Uno che ho scelto: un robottino superaccessoriato dalla nonna, che mi ha incaricata di andarmelo a scegliere. Una regalo utile da quando mi piace sperimentare in cucina, che finora ho usato il frullatore per i beveroni impropriamente non ottenendo sempre l’effetto voluto. Non ho guardato a spese, ma alla nonna ho fatto sapere di aver speso pochissimo, l’importante è che lei sia felice di avermi regalato qualcosa di azzeccato pur rimanendo nel budget stanziato. L’altro del tutto imprevisto: dopo mesi che tento invano di insegnare alla micia ad usare il passagatto, stamattina ci si è infilata per raggiungere la lettiera ed è tornata senza scomporsi le vibrisse, come se fosse la cosa più normale del mondo gatto, mentre noi bipedi impigiamati facevamo la hola stupefatti.
Nel marasma mi trovo bene. Me ne lamento –eccome – ma mi trovo a mio agio. Rendo meglio, m’impigrisco di meno e tendo a non rimandare. I capi dovrebbero sempre tenermi allarmata con pacchi e pacchi di lavoro, ma questo, spero non lo scoprano mai. L’unico inconveniente è la reazione spaiata alla vista di metri cubi di pratiche. Rido. Che uno potrebbe chiedersi cosa avrò da ridere coi minuti contati e i capi col fiato sul collo. Mi sbellico se scambio un 6 per un 1. A crepapanza se mi cadono tutti i fascicoli per la fretta. A singhiozzo se scopro di essere in ritardo sulla tabella di marcia. Varia la modalità ed il livello di isterismo, ma me la rido comunque. Che in fondo è un bene, salvo poi sembrare completamente sparigliata ai loro occhi.
Volevo le ferie? Le ho avute. Ma anche una mole di lavoro che sulla mia scrivania si espande senza controllo. Da finire entro venerdì.
Superata piacevolmente la prima cena della tournè natalizia, sono ancora in possesso del panettone con frutta esotica non candita che riproporrò anche a quella di stasera. La torta di mele invece ha riscosso molto più successo essendo ritornato solo il piatto vuoto. Ora del 25 mi si scuce l’ombelico.
Da Lilli:
Regolamento: Il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "Cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messagio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "Sei stato scelto" (ammesso che accettino commenti) e ditegli di leggere il vostro.
1) taglio le cipolle indossando la maschera da sub per non lacrimare;
2) se vado a casa di qualcuno non posso fare a meno di riarredargli la casa mentalmente;
3) cambio spesso shaampo e bagnoschiuma perché mentre faccio la doccia mi piace leggere le etichette;
4) non rispondo (quasi) mai alle chiamate con ID sconosciuto;
5) se sono di umore nero l’attività che mi rilassa di più è usare il trapano elettrico.
I magnifici 5 a cui passo la palla sono:
Blackcat (che è di famiglia, quindi già strana di suo);
Vi' (perchè tirerà fuori delle perle di stranezze);
maxime (che son terribilmente curiosa);
il Mignolo col Prof (mi aspetto grandi cose da loro);
Bioro (così le restituisco il favore ;)))).
Non l’ho mai fatto. Mi son sempre fidata. Da ingenua che non sono altro, perché mai come quest’anno intorno alle ferie c’è un gran polverone. E nemmeno un giorno per le vacanze di Natale. Così non solo ho messo a ferro e fuoco l’ufficio, ma per la prima volta in vita mia mi sono calcolata i giorni di ferie fatti e quelli residui. Ho giusto cinque giorni. Che mi prendo per principio.
Quanto vorrei postare il pacchetto spaiato della felicità. Mi ci sono voluti due giorni per trovare la versione definitiva molto natalizia e fatta con le mie sante manine. Ne sono orgogliosa. Vorrei, ma non posso perché l’operazione è coperta da fitto segreto per non rovinare la sorpresa. Peccato.
Non mi piacciono gli uomini tutti smancerie e pucci pucci. Infatti da loro son sempre scappata. Ed infatti sto insieme ad un orso. Però incredibilmente divertente e che ha la capacità di capire quando necessito di coccole. Me lo legge in faccia e agisce di conseguenza. Se non ci fosse stato lui ad improvvisarsi un Natale alternativo solo per vedermi sorridere oggi sarebbe stata la classica giornata da cancellare dall’agenda. Ora ho solo bisogno di una doccia, qualcosa di buono e del divano con uomo incorporato, possibilmente in vena di dire cretinate per farmi impennare il buon umore.
E’ il periodo delle cene. Della ditta, dei colleghi, dei condomini, dell’associazione subacquea e di quella di runners e via così all’ingrasso. In genere vengono organizzate in modo da coincidere con assoluta brillante precisione nella stessa serata. Non essendo ubicua, si trattava di sceglierne una, magari la meno peggio. Con sommo orrore scopro che quest’anno sono sapientemente distribuite nell’arco di una settimana. Una tournè del panettone a partire da lunedì.
In ufficio l’aria si taglia col trinciapollo. Ma rimango della mia idea. In ogni caso ho sempre una tavoletta di cioccolato bianco, regalata da un cliente, in caso di bisogno.
Ieri sera sono uscita con la Berta a cena. Posto carino, mangiare buono, chiacchiere di contorno, spaiatezza immancabile. Infatti deve essermi sfuggito qualcosa, se dopo settimane che mi racconta di un uomo e la sottoscritta dice la sua, ho scoperto che parlavamo di due persone diverse, anche se poi tutti i consigli chiesti e puntualmente dispensati andavano bene anche per questo cristiano. Potrebbe essere che lei per discrezione non mette mai il soggetto nella frase, ma potrebbe anche essere che sono spaiata inside. Comunque dopo ore di Bertalife – la soap lacustre – sono stata contenta di tornare a casa e trovare il mio stampellato sul divano ad accogliermi e a farmi sentire esente da tali travagli.
Mai un successo che un condomino mi chiami con l'unico scopo di farmi pressa per incassare il suo assegno la cui scadenza era oggi. Bhà.
Noi due cugine ci siamo quasi sempre prese un pomeriggio da passare insieme per farci a vicenda il regalo di Natale. E’ la nostra tradizione. Il pacchetto viene poi consegnato la mattina di Natale, non prima, seguito da “ohhhh” fintissimi di sorpresa a beneficio della nonna che adora il momento in cui tutta la famiglia si scambia pacchi e pacchetti. Quest’anno il pomeriggio (questo sabato) ed il regalo sono in differita. E qui viene il divertente. Immaginate che la Spaiata avvisti il cadeau perfetto in una vetrina, ovviamente ne parla alla diretta interessata che tuttavia non riesce ad immaginarselo, bene, la Spaiata va al negozio, lo indossa, si fa una foto sotto gli occhi attoniti della commessa e la spedisce via mail alla cugina. Seguirà un dialogo via msn con approvazione dello stesso e telefonata alla commessa - che si ricorda benissimo di te - per impedirle di venderla a qualcun altro. Meno male che con mia cugina ho terreno fertile per queste stramberie.
L’uomo non sta bene. Ma non sa chi incolpare. Nel dubbio dispensa palate a casaccio. Lungi da lui assumersi alcun tipo di responsabilità, tant'è che secondo lui il mal di stomaco potrebbe essere dovuto alla cioccolata spaiata con peperoncino. Ma anche no. A mezzogiorno dal ‘socio’ si è scofanato un piattone di pasta molto piccante e tre etti – in due- di lardo con pane nero. Sarà mica una robina leggera. Chi è disposto a giurare che sia colpa mia?! Pertanto le palate simpaticamente gliele rendo.
C’è di che festeggiare. Ed in effetti un brindisi fuori dall’ingresso c’è stato. Finalmente ci siamo levati di torno la megera del piano di sopra. Al suo posto il fratello del cat-sitter che ha già avuto la prima ospite: la Ciabattina vedendo aperto ha pensato bene di farsi un giro giusto per mettere in chiaro che il nuovo proprietario deve munirsi di crocchini da offrire in caso di visite feline di cortesia.
Stamattina sono stata sopraffatta dai fusi della solita Ciabatta che non appena sente la sveglia si precipita a farmi da colbacco sulla testa. Ho dovuto fornire la dose di coccole mattutine che pretende mettendomi il musetto direttamente sulla mano. Subito dopo è il turno del Calza al rientro dal giro notturno, lui mi tira le calze affinché la sottoscritta colga l’urgenza di una ciotola piena. Poi è il turno del moroso che non solo occupa la cucina, ma pure il bagno ed escogita scherzi ai miei danni. Oggi era il turno del getto della doccia puntato ad altezza ombelico con conseguente urlo disumano, smadonnamenti vari e pigiama fradicio. E’ iniziato il cout down al ritorno dei miei ritmi silenziosi con lo stampellato finalmente di nuovo al lavoro. Meno quattro.
Doverosa premessa: l’idea è partita da fantasiose ragazze che hanno blog con raccolte di ricette che fanno venire fame solo a leggerle (e invidia a guardare le relative fotografie), quindi la sottoscritta c’azzecca poco, visto che più che cucinare, sperimenta e solo qualche volta con successo.

Ma mi è piaciuta talmente l’iniziativa che mi sono iscritta anch’io all’operazione “pacchetto della felicità”. Ognuno riceverà via mail un indirizzo con il nome segreto a cui mandare il suo pacchetto. Il contenuto sarà a discrezione del mittente: potrebbe essere un ingrediente, un libro di cucina, una tazza o un utensile. Comunque qualcosa di speciale. Il mio nome l’ho già ricevuto, ora devo solo confezionare il dono e spedirlo, sperando che sia gradito. Inutile dire che ho passato l’ultima ora in una bottega di prodotti sfiziosissimi e particolari.
(un grazie a Perec che me l’ha fatta scoprire).
Che siamo alla ricerca di una casa si sa. Che non riusciamo a trovarne una che piaccia ad entrambi e sia almeno avvicinabile è un fatto. E non siamo poi così difficili, ci basterebbe un mucchietto di sassi, una baita, un trullo, una palafitta lacustre, un prato con camper annesso, tutto purchè ci veda d’accordo. La pausa pranzo di oggi consisteva nel ponderare un certo numero di ipotesi proposte un po’ dall’uno e un po’ dall’altra. Come sempre siamo partiti con un dialogo pacato ed obiettivo per finire a fare castelli in aria che non portano da nessuna parte perché sono si idee geniali sulla carta, ma che per le quali bisognerebbe avere il conto in banca di Montezemolo, uno a caso. E la ricerca continua.
Ussignur che giornata.
I gatti si sono ingegnati per non congelarsi le zampe e hanno trovato una postazione asciutta per tenere sotto controllo il via vai spaiato e presentarsi alla porta solo quando è possibile entrare al caldo. Che volpi feline.

La scoperta di un (primo singolo ipotetico) capello bianco non è roba da tutti i giorni. Sei lì allo specchio che ti illumini a giorno il capino per stabilire con scientifica certezza se è veramente un (primo singolo ipotetico) capello bianco. Non so gli altri come la vivono, ma l’umore della sottoscritta ha avuto una repentina inversione ad u verso in direzione nero profondo. Da qui a fare incetta di generi di conforto il passo è breve. Mi mancavano due metri alla cassa quando una tizia con un condominio abusivo di boccoli in testa si produce in uno scatto da centometrista pur di superarmi. E già iniziano vorticosamente a girarmi, mentre lei mi guarda soddisfatta un passo avanti con un carrello pieno all'inverosimile. La tizia nota un sacchetto per terra e ci impiega tre minuti per stabilire che con la schiena fredda che si ritrova non è il caso di chinarsi a raccoglierlo. Lo faccio io. Riesco mentalmente a convincermi di tacere, ma quando finalmente deposito tutte le mie robine sfiziose sul tappeto prima della cassa e lei mi guarda chiedendomi se le passo un sacchetto me la serve su un piatto d’argento. Ho finto di essere rumena e di non capire, godendo parecchio nel vederla scavalcare, a mò di orangutan, i carrelli dopo di noi per accaparrarsi il sacchetto che prima non aveva raccolto. Tutta colpa del (primo singolo ipotetico) capello bianco.
Questo blog è in lutto, come la sottoscritta, che ha avvistato con sconcerto - e prematuramente, aggiungerei - il primo capello che potrebbe definirsi bianco. Il ritrovamento non è comunque ancora accertato, un campione è stato sottoposto all’attento studio della genitrice che a prima vista sostiene possa trattarsi semplicemente di un esemplare schiarito dal sole. Ma a dicembre?
Quando si dice che se stai in coppia per la metà del tempo lo ami da impazzire e per l’altra lo prenderesti a martellate (di gomma) giusto per dimostrargli il grado di disappunto, non è una boutade, ma la sacrosanta verità. Al momento sto nel mezzo, ho già il martello in mano a titolo precauzionale, ma non ho ancora deciso se usarlo.
“I gatti riconoscono in maniera infallibile il momento della concentrazione e s’intromettono tra essa e te. (Arthur Bridges)".

Ed è forse per questo che ogni volta che metto piede in cucina per sperimentare qualcosa di nuovo, i felini di casa, si materializzano immediatamente accanto al piano di lavoro.
Il divertimento preferito degli amici che frequento è lo sbertucciamento reciproco e altrui. Ci siamo fatti grasse risate sulle luminarie “da night” dei vicini. Come delle solite pigne dorate della “zia” che ricicciano fuori puntuali ogni 8 dicembre da anni. E anche i miei cuori imbottiti non ne sono usciti indenni. Si è detto che erano da casa d’appuntamenti di Monaco, da san valentino in anticipo, me li hanno fatti sparire nottetempo, insomma se ne è dette di ogni fino a ieri, quando in un grosso centro commerciale gli addobbi che andavano di più erano proprio cuori imbottiti simili ai miei. Di fronte al cesto che li proponeva in bellavista gli sbertucciamenti in loro direzione sono improvvisamente finiti e la mia produzione è stata finalmente riabilitata. Tiè.
Uno dei passatempi di questo ponte è stato trafficare in cucina sperimentando nuove ricette. Zucchine ripiene, patate silane e sfornare teglie di biscotti proprio come una casalinga scafata, grazie ad una ricetta base consona all’abilità culinaria spaiata.

Ricetta: 100 gr. di farina gialla, 50 gr. di farina bianca, 30 gr. di zucchero, 40 gr. di burro, 4/5 cucciai di latte. Unire le farine e lo zucchero con il burro fuso ed il latte. Impastare, stendere, sbizzarrirsi con gli stampini natalizi, disporli su carta da forno, infornarli a 180 gradi per 12 minuti. Intingere i biscotti ottenuti in una cioccolata bollente, meglio se in una minicasa stipata di amici mentre fuori soffia un maggiore gelido.
Ah, io ci ho aggiunto anche un po’ di zenzero in polvere che fa tanto Natale.
Una persona mi ha ferita nel corso di una piazzata, andando a toccare me, ma anche i miei genitori ed una serie di scelte che ho fatto, scelte di cui tutt’ora sono assolutamente convinta. Sorvolando sul soggetto che non ho degnato nemmeno di una replica, ho improvvisamente realizzato un fatto: io basto a me stessa. Che di per sé vale le scelte fatte. L’indipendenza non è affatto male: ho una casa, piccola, ma carina che pago da sola, un lavoro il cui stipendio mi dà abbondantemente da vivere, un conto in banca stiracchiato, ma in grado di coprire gli imprevisti, una macchina. Il tutto mi mette in una posizione di non dover chiedere niente a nessuno. E poi ci sono i miei genitori su cui posso contare in termini di affetto, il fidanzato, gli amici, i due gatti per cui, aldilà di quello che può dire qualche imbecille che va in direzione opposta alla mia, non sono poi messa così male. Anzi, mi sento incredibilmente fortunata.
Gli addobbi antimicio consistono nell’eliminare l’albero di Natale e sbizzarrirsi con le ghirlande appese al soffitto e così giovedì, piena di buona volontà ho finalmente recuperato lo scatolone dal bagagliaio della macchina e agghindato la minicasa. Inutile dire che i felini sono impazziti vedendo lo scatolone ed il suo contenuto. Mi sono arrotolata la ghirlanda intorno al collo a mò di boa per non averla a portata di zampe, arrampicata sulla sedia e ho iniziato ad infiocchettarla. In mutande, perché i gatti pur di raggiungere l’oggetto dei loro desideri si sono appesi ai pantaloni della tuta togliendomela. Una faticaccia.
Tu non mi vedi, ma io ti curo.

Oggi non è giornata. Un sospetto motivato. Sono stata in ufficio senza luce e quindi con le mani in mano sino ad ora. E ne ho fatta una delle mie. Uscita per andare a lavorare rimanendo d’accordo col fidanzato che sarebbe sceso per fare un preventivo e per andare al mercato. Peccato che tutte le chiavi di casa le abbia in borsa e lui sia chiuso dentro coi gatti. Per evitarmi il cicchetto ho lasciato che se ne accorgesse da solo, gli ho indicato i posti dove guardare e poi, per la paga, l’ho pure sgridato per aver dimenticato le sue chiavi sulla mia macchina. Il recluso non è tuttavia del tutto convinto della versione dei fatti spaiata ed è prigioniero e furibondo.
Dopo due mesi in cui il geometra si è preso tutti i mercoledì liberi in modo da poter decimare i cinghiali della zona in barba alle urgenze dell’ufficio, finalmente anche la sottoscritta ha un giorno libero per fare un ponte come si deve. O così credeva dopo aver passato il mercoledì che la magagna dell’ultimo minuto si palesasse alle sette meno cinque. Chiusa la porta dell'ufficio pensavo di averla vinta, ma non avevo fatto i conti col geometra stesso che ha deciso di non sostituirmi questo sabato mattina millantando impegni non rimandabili (e poco credibili). Così mi ritrovo in ufficio furibonda e tremendamente vendicativa. Maledetto, la mia risposta sarà terribile.
Non c’è aria natalizia, se:
il comune non monta il solito ridicolo albero in mezzo alla rotonda che tra l’altro acceca il visitatore entrante nel paesone;
non arriva il primo cadeau e/o stella di natale da una delle ditte che frequentano il nostro ufficio;
lo scatolone degli addobbi natalizi non vaga nel baule della mia macchina da almeno una settimana;
la Zia, che in realtà è un’amica, non ravana nella cantina per riesumare le pigne dorate del centro tavola e la tovaglia coi babbi natali;
i vicini non posizionano un neon rosso di buon natale sul balcone che rende la scorciatoia di casa del tutto simile all’entrata di un night.
Al momento tre condizioni su cinque non sono state disattese neanche quest’anno.
Confido nel giovedì di festa per il verificarsi delle due mancanti.
Intendiamoci, non mi stanno antipatici, né mi hanno mai fatto uno sgarbo imperdonabile, sono delle brave persone, ma non abbiamo quasi niente in comune. E quel poco che c’è mi rende furibonda. Da quando i miei genitori hanno divorziato e c’è stato lo schieramento del resto della famiglia, una presa di posizione di cui avrei volentieri fatto a meno, i parenti dalla parte di mio padre non li ho quasi più visti. Ora, se di punto in bianco, nel nulla dei reciproci rapporti, la cugina più piccola ti chiede via messaggio qual è il tuo dolce preferito per un’ipotetica festicciola tra compagni e professori, il sesto senso di cui sei dotata e che difficilmente fa cilecca lampeggia allarmato. Niente niente che voglia farmi una sorpresa attraversando il lago con una torta per la sottoscritta? Poi potrei anche sbagliarmi, ma ho la netta sensazione di averci preso o comunque di non esserci andata troppo lontana. Dicono che dovrebbe farmi piacere. Dicono. Io rimango allarmata, come il mio sesto senso.
Mia madre ha frequentato per lustri una parrucchiera del paese di provenienza (nostra) seppure ci eravamo trasferite da anni. Un metro cubo di donna bizzarra, terra a terra e con modi, come dire, poco complimentosi verso le clienti. Non so cosa ci trovasse ed il perché si facesse 40 chilometri per farsi maltrattare da lei, di fatto ci è voluto un mio colpo di testa a convincerla ad abbandonarla. Quando sono tornata a casa coi capelli corti un cm e la lunga chioma nello zainetto grazie al di lei taglio modaiolo, la genitrice furibonda come mai ha deciso che era arrivata l’ora di cambiare ed ha scovato l’attuale proprio dietro l’angolo (in senso letterale). La figlia invece non è mai stata fedele. Per un periodo sono andata pure da un barbiere trovando i tempi ridotti d’attesa fantastici. Da qualche anno, per quanto le mie visite rimangano sporadiche, della chioma sottobosco se ne occupano due ragazze che da piccola mi facevano da tate. Ho resistito tanto per simpatia, ma a fronte di una notevole differenza di prezzo, in pausa pranzo sono stata solleticata dall’idea di provare quella all’angolo (spinta dalla genitrice sua fan). Che sono stufa di pettinarmi e stufa di essere sempre in disordine, così li ingesso nella speranza di dimenticarmi della pallosissima piega casalinga. Ci vorranno due ore e già mi sono pentita.
Non ci vogliono le luminose per intuire che per la sottoscritta è una giornata storta. Basta guardarmi in faccia. Scesa dal letto col piede sbagliato per una nottata insonne passata a distribuire antidolorifici, muovergli la gamba e sedare le zuffe dei miei gatti con quelli randagi, l’umore è deragliato di prima mattina. Inutile, appena sveglia necessito di silenzio, tranquillità, di un caffè in santapace. Cosa impossibile con un fidanzato stampellato che alle otto è già sveglio da tre e non vede l’ora di sentirmi salire dalla scala per raccontarmi le prodezze feline, aspetta a fare il borsone per la palestra quando già sono in ritardo e che all’ultimo momento deve anche cambiare i soldi. Abbozzo, ma rivoglio i miei ritmi. In tempi non sospetti, ho pensato di uccidere per molto meno.
Non ci vogliono le luminose per intuire che per la sottoscritta è una giornata sottotono. Poi leggo certe notizie comiche è la giornata si ribalta da sè. “Voglio svelarmi al mio pubblico” dice lei e la prima domanda che mi pongo è “più di così?”. La seconda, se possibile ancora più inquietante: “ma chi ha tirato fuori i soldoni per produrre un cd cantato dalla Lecciso?”. La terza che è diretta conseguenza delle altre è “chi diavolo spenderà una lira per questo capolavoro che sconvolgerà il panorama musicale ed il palco di Buona Domenica?”. Escludendo la famiglia Carrisi s'intende, anche se c’è un fondato sospetto che le figlie di Al Bano si guardino bene dall’acquistarlo. A loro, meschinedde, verrà regalato in un simpatico cofanetto natalizio. Sarei disposta a fare la posta al piccolo negozietto di dischi del paese pur di guardarne uno in faccia e farmi un’idea del fan tipo di Loredana. Ma non posso promettere di non sbertucciarlo pubblicamente. Comunque segnatevelo sull’agenda, non manca poi molto al nove dicembre.
Stamattina ho mal di testa e la cervicale che si fa sentire e non perché ho preso freddo, ma perché ho dormito tutta storta tra due figuri invadenti. Il fidanzato con la scusa di prestare la massima attenzione a che il ginocchio non subisca colpi notturni si prende spazio nel lettone e mi relega ai margini. Non bastasse il felino rosso ha deciso che lui ha tutti i diritti di questo mondo a dormire come noi. Aspetta che sia addormentata, mi si incolla modello patella sullo scoglio con il capino sul cuscino e s’infila sotto al piumone. Nella notte, prepotentemente come se il letto fosse territorio esclusivamente suo, mi punta le zampette per spingermi via che gli faccio caldo. Così tra l’uno e l’atro finisco per farmi sogliola e sistemarmi alla meglio in un cantuccio.
Probabilmente i capi, dopo l’insignificante incidente del video bloccato sul santino nudo della Vì, credevano di aver scampato l’eventuale richiesta di fare ponte già che ce n’è la possibilità. Sbagliavano, che, potendo, c’avrei impegni da ridistribuire in quattro giorni a casa. Così, con la faccia come le terga ed il santino della Vì in tasca a portar bene ho proposto loro di lasciarmi a casa a meditare sull’accaduto
. Ora non resta che attendere.
La sottoscritta ed il fidanzato stampellato si recano al super per rifornire frigorifero e dispensa di viveri. Il fidanzato rimane indietro e si limita ad indicare con la stampella questo e quel prodotto. Lo sherpa di famiglia svuota il carrello alla cassa, riempie i sacchetti, li stipa nel bagagliaio della ka, se li carica sul groppone e su per la salita li porta sino a casa. Più volte. Perché al fidanzato stampellato deve essergli sfuggito che poi me li sarei portata solo io e ha esagerato con due confezioni da sei bottiglie di tè, una di acqua, tre di sabbia mici. Spero che il vedermi sfatta a rifiatare sul divano come dopo una giornata in palestra sia l’episodio “da presa di coscienza” e che fino al giorno in cui potrà trasportarseli lui i pesi si limiti. Non bastasse, mi sono ingessata un braccio con la carta igienica giusto per mandargli un segnale nemmeno troppo velato.
Il lunedì incomincia bene. Sorvolando sull'inusuale traffico di condomini, alle 9.15 ho pagato il vizio di rimandare il rimandabile. Dopo la scoperta della rotella (del mouse), quella che contiene pile che com’è normale si scaricano e vanno sostituite. L’avviso è da un po’ che lampeggiava, una sostituzione di batterie è cosa da due minuti, ma l’ho comunque snobbato fino all’ultimo quando il mouse stamattina si è bloccato sull’ultima “porcondicio” di Vì. Notevole, ma vallo a spiegare ai capi che si sono visti questo pezzo di marcantonio con i gioielli di famiglia coperti da uno striminzito asciugamano a tutto schermo per il tempo necessario che mi separava da una confezione di pile nuove al super in fondo alla strada. Che figura barbina.
La cena dei coscritti sotto una nevicata come non si vedeva da diverse stagioni è andata benissimo. E dire che, tranne le mie 4 compagne di liceo, gli altri non li vedevo da 16 anni. Abbiamo ricominciato con una battaglia non priva di colpi bassi maschi contro femmine a palle di neve. E c’è stato il dopocena, il dopodopocena e solo quando ci hanno “scopati fuori” dall’ultimo locale che rimane aperto fino a tardi ci siamo decisi ad andare a casa. Domicilio che ho raggiunto nonostante la neve con guida spavalda, accompagnata da messaggini che chiedevano a che punto ero col ritorno. Il trovarmi nello stesso ristorante della mia migliore amica delle elementari come quando andavo lì a fare i compiti mi ha fatto un effetto strano, esattamente come scoprire che abbiamo ancora una tale confidenza da parlarci di tutto senza paletti. A gennaio, se ci risuciamo, ci concediamo due giorni a Londra noi due sole.
Oggi, 2 dicembre, alle ore 11:45, la genitrice ha ufficialmente comprato l’ultimo dei regali che si era riproposta di fare. Il mio compreso e senza indicazioni per facilitarle il compito da parte della sottoscritta. Ora, francamente mi sembra ci sia troppo anticipo nell’organizzazione materna ed un non so che di militare nel depennare regalo dopo regalo. Però la invidio, aveva una faccia soddisfatta e beata. Io nemmeno tra vent’anni riuscirei nell’impresa. Sono una ritardataria irrecuperabile, nonostante oggi mi abbia trascinata a forza in un negozio per farmi vedere, facendo la vaga, quello che si aspetta da me. Che genitrice furba.
In ufficio mi guardano come fossi un’aliena che ha sostituito la Spaiata, quella sempre in jeans, maglione e capelli raccolti. Sarà forse perché sono stranamente pettinata, truccata, tutta a modino con la mia giacca avvitata a coste di un colore indefinibile, la spilla, il lupetto grigio e i tacchi? Mai vista così da gara da queste parti e la cosa incuriosisce. Ma un motivo c’è, che non è che di punto in bianco ho deciso d’agghindarmi, cosa per la quale non sono affatto portata. Stasera ho la cena dei coscritti, tutta gente che non vedo da quindici anni, volevo essere presentabile e a stare a guardare la reazione del geometra direi che ho ottenuto l’effetto voluto. Mi parla perfino, lui che al massimo dell'espressività mi rivolge un "ciao" distratto.
Una settimana. Tanto il tempo in cui il fidanzato ha fatto del divano la sua postazione di osservazione. Capisco benissimo che per uno sempre in movimento come lui a stare chiuso in casa ci si annoia parecchio ed il problema sta tutto qui: molto tempo per pensare ed un limitato perimetro di movimento su cui concentrarsi. Dimenticando ovviamente che i normali tempi di cantiere in casa nostra triplicano inesorabilmente, in sette giorni ha prodotto sei ideone che hanno avuto su di me l’effetto più traumatizzante della torre di Pisa, soffrendo di vertigini. Vado ad elencarle per ordine di grandezza: comprare la cantina del vicino attigua alla nostra camera da letto e trasformarla in cucina spostando la camera in sala e viceversa, fare un secondo ingresso in camera con porta finestra per evitare la salita con le stampelle, trovare in un buco di sala il posto per un camino che la legna in un cestino fa simpatia, disfarsi di tutti i mobili del soggiorno e creare una nicchia nel muro che contenga tutto, abbattere la parete inutile della cucina con spostamento di gas e acqua, prendere una vasca che sia anche doccia e ricavare più spazio in bagno. Roba da sottoporsi a cantiere in casa per mesi. Mi sembra quindi del tutto normale avere paura di tornare a casa in pausa pranzo perché so che mi aspetta il resoconto della pensata del giorno. Non potrei reggerne un’altra delle sue.
Mi sono lasciata prendere la mano.
Ormai mi sono data alle decorazioni.
E dopo la ghirlanda anche i micinatale per il blog.
Grazie a Falbalà, è opera sua.
C’è chi ha sbagliato decisamente indirizzo:
gestire partita iva ignoro persino le regole base e mi ostino a cercare di detrarre scarpe, stivali e compagnia bella considerandoli un mezzo necessario per il mio lavoro - un amministratore di condominio fa anche sopralluoghi e cammina molto - per la disperazione del mio commercialista che la definisce gestione creativa spaiata.
armadio perfetto il mio è un casino, ci si trova di tutto meno che i vestiti, quelli quando servono non sono mai attaccati ad una gruccia.
comprare espadrillas ma pure a dicembre? Comunque non faccio testo: le odio visceralmente fin dal lontano 79 quando mia madre ne comprò uno stock obbligandomi ad indossarle 24 ore su 24.
barzelletta su geometra non ne so mezza, ma in compenso il mio geometra è una barzelletta fatta persona. E' uguale?
Per quelli che, tapini, cercano consigli utili su come arredare una mansarda o come scegliere i colori o idee per le vetrine la sottoscritta si offre dietro adeguato compenso, a risolvergli il problema sostituendomi a loro e sobbarcandomi l’incombenza. Che è poi quello che mi piacerebbe fare “da grande”.
Tutti i cuori imbottiti prodotti nel tentativo di abbattere lo stress sono stati riciclati trovando posto su una ghirlanda.

E volendo la potrei riutilizzare a san valentino a festeggiarlo.
Dietro richiesta potrei anche affittarla.
Notare il calzino, che proprio non poteva mancare
Di solito tendo a rimuovere le cose di cui mi vergogno. Pur trovandola geniale, il fatto di usare la maschera da sub per tagliare le cipolle è una di quelle. Su cui la genitrice però non manca mai di sbertucciarmi ogni volta che le porto un assaggio di risotto alle pere. Ormai sono diventata la barzelletta di famiglia.
Quando la mattina inizia subito trafelata senza darmi il tempo di godermi almeno la colazione mi ritrovo ad un quarto d’ora da una crisi isterica. Latte, fette biscottate e marmellata sono un momento intoccabile che mi riconcilia con l’idea di essermi dovuta alzare rinunciando al tepore del piumone.