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Avete frugato nei miei calzini *loading* volte

In suo favore c’è da dire che l’abbiamo caricata in macchina a tradimento per portarla dal veterinario, ma questo non giustifica il simpatico viaggio da incubo che la gatta ci ha regalato. Miagolii, zaffata in un sedile, tentativo di fuga, jeans con chicchissimi strappi felini, graffi sparsi. E’ che poi quando parli insieme alla veterinaria con la Ciabattina angelica nelle tue braccia è difficile far passare l’idea che appena sale in macchina è come posseduta. Siamo comunque arrivati ad un punto. D’ora in avanti non saranno i (nostri) gatti ad andare dal veterinario, ma sarà lui a venire a casa. Di sicuro non sentiremo la mancanza di un felino a bordo, anzi, è una liberazione sapere che il viaggio da paura di sabato era davvero l’ultimo. Non contenta, una volta a casa il demonietto, lungi dal farsi perdonare per la vomitata premio sulla manica, mi ha aiutata con il giardinaggio autunnale. La sottoscritta metteva la terra nei vasi, la gatta appena mi giravo la toglieva. Ah, l'erica all'ingresso è già stata potata alla radice.

Lavorare di sabato mattina da sola in ufficio senza telefoni che squillano e viavai di gente è fin piacevole. Ma alzarsi dal letto pensando che potrei girarmi dall’altra parte e continuare a dormire però rimane drammatico. E di sabato mattina sono impresentabile. Sempre stropicciata, con l’occhio pesto, i capelli a vanvera, i calzini spaiati, jeans, felpa a caso e scarpe da tennis. Care grazia che mi tolgo il pigiama, perché è capitato anche che andassi a lavorare col pigiama a quadretti tanto ero stordita. Dieci minuti fa è passata la genitrice diretta al mercato. Trucco e parrucco impeccabili, tacchi, curata in ogni dettaglio, con la borsa abbinata alle scarpe, praticamente perfetta. E dire che è una mia parente. Non si direbbe.
A me di ‘allouin’ nun me ne può fregar di meno. Anzi, in questo periodo sono sempre di umore molesto per altri motivi. Certo se qui in ufficio si decidessero a comunicarmi se mi è concesso di praticare il ponte come quasi tutti gli altri italiani forse sarei anche di umore più effervescente all’idea di 3 giorni e ½ di ozio non previsto. A prescindere. Perché l’idea di vestirmi da strega munita di ramazza e di convivere con uno scheletro seppur per qualche ora del 31 comunque non mi entusiasma. Ma a farmi felice sarà il sorriso di Giulia che verrà a bussare alla nostra porta trovandosi di fronte una boccia con una varietà tra caramelle, dolcetti e giochini da far invidia a Willy Wonka. Non potevamo dire di no, ormai siamo i prescelti ufficiali dai suoi genitori per allietarle ogni festa con frizzi, lazzi e travestimenti. E dopo questa, la befana, quest’anno non me la leva nessuno.
Per gli abitanti della via è stata una pausa pranzo simpaticamente movimentata dalla famiglia spaiata che trova sempre nuovi originalissimi modi per smaronare il vicinato. In questo caso grazie al prezioso contributo della free-climber di casa, la Ciabattina, che non sapendo come ingannare il tempo in attesa del mio arrivo si è arrampicata su un albero. Ma non uno a caso, il più alto. Individuata grazie a miagolii da soprano la Spaiata ha proceduto al recupero, finendo per rimanerci sopra anche lei. Il cat-sitter con padre e madre mentre passavano sono rimasti basiti dal vedermi appollaiata su un ramo con la micia in braccio e hanno dato l’allarme, l’imbianchino ha messo a disposizione una scala di fortuna, il liutaio dirigeva il salvataggio congiunto, la suora sgranava il rosario affinché toccassi terra sana e salva e last, but not least il fidanzato che notando un tafferuglio generale sotto alla pianta ha avuto come un presentimento e si è preparato ad azionare il cassone del camion. Cassone che si è rivelato utilissimo per levarmi dalla magagna con la gatta tranquilla come un papa infilata nella maglia. Alla fine tutti sono tornati a casa soddisfatti per aver fornito il loro contributo. Noi non siamo ottimisti, non sarà l’ultima volta, no.
La vedo brutta, specialmente per la sottoscritta, che sta valutando l’ipotesi di darsi alla fuga che da anni progetta pur di saltare a piè pari tutte le feste.
Natale 2002: le nostre vetrine natalizie sono quanto di più triste il paesone abbia visto. Un bigliettino d’auguri fatto al computer con un rametto di pungitopo. Facevamo una figura migliore a lasciarle spoglie come se nulla fosse.
Natale 2003: l’agenzia decide di non ripetere la figura barbina dell’anno precedente, mi arma di bomboletta di neve spray e mi costringe col ricatto a fare babbi natale e pupazzi di neve sulle bacheche del centro. Sto per iniziare che un negoziante lì vicino mi prende per il braccio accusandomi di aver imbrattato tutta la via con i graffiti. Lo guardo e stretta nel cappottino di marzapane da ragazza a modino gli chiedo se secondo lui l’ipotetico vandalo agisce in pieno giorno, vestito di tutto punto e rischiando la buccia sfidando tutti i negozianti imbufaliti nel raggio di 500 metri. Mi lascia andare, ma non del tutto convinto dopo che si è formato un capannello intorno alle nostre bacheche, che rimangono spoglie come ci eravamo augurati l’anno prima.
Natale 2004: nessuno propone alcuna decorazione, tanto meno la sottoscritta visti i precedenti, le feste si avvicinano e regna l’indifferenza, solo al 23 spunta una pallina di Natale solitaria ed il solito bigliettino fatto col computer.
Natale 2005: quest’anno ai piani alti hanno tutta l’intenzione di stupire con effetti pirotecnici. Se tanto mi dà tanto, verrò arrestata per piromania dopo averne prese un sacco e una sporta dai soliti negozianti che mi aspettano al varco.
C’è di che preoccuparsi.
E’ il Calza o il suo sosia?
Al cadetto Harry è stato chiesto dal suo sergente, per burla, di calarsi le braghe per verificare se sul panaro regale c’è davvero tatuato il nome della fidanzata Chelsey. Secondo il Sun, il fatto che il principino le braghe se le sia effettivamente calate stando allo scherzo dimostra che il ragazzo ha la stoffa del re. Che fosse un’abilità richiesta per salire al trono non lo sapevo, ma se fosse davvero così la sottoscritta può aspirare a diventare regina. Anni fa la genitrice si accorse che sul braccio del cugino era comparso un tatuaggio. E siccome alla genitrice non la si fa, la stessa non ci mise molto a fare 1+1=2. a) tatuaggio nipote + b) l’apripista è sempre mia figlia= mia figlia ha un tatuaggio da più tempo. Forte del fatto che mi conosce come le sue tasche cercò di verificare l’attendibilità del risultato determinato della somma a +b. Dapprima facendo la vaga, non era raro che avesse l’urgenza di fare pipì proprio quando mi stavo facendo la doccia o di un libro mentre mi stavo cambiando. Ma non cavando una fava passò alle maniere forti sottoponendomi ad una perquisizione epidermica, per burla. In quell’occasione calai effettivamente le braghe del pigiama e lei tirò un sospiro di sollievo rammaricandosi di non conoscere la figlia poi così bene. E sbagliava, ma lo scoprì molto dopo, perché il tatuaggio c’era eccome sul panaro spaiato, ma coperto dagli slip, cosa che mi guardai bene dal confessare. Alla genitrice la si fa, ma non per tanto tempo comunque.
Mattinata di lavoro anomala. Ero – sono – in ufficio, ma voglia di combinare qualcosa nemmeno l’ombra, perciò, forte delle certezze fornite dall’oroscopo della settimana, stamattina mi sono dedicata all’arte del cazzeggio impunito. Di cui ogni tanto ho necessità. Radio accesa, cappuccino e cornetto alla sinistra e rivista alla destra su cui ho visto un grazioso minicaravan per felini da posizionare tra i gelsomini all’ingresso come rifugio di fortuna per i due gatti di casa che ci hanno scambiato per un B&B. La roulotte alla fine è un’edizione limitata e quindi i mici dovranno accontentarsi di una vecchia cuccia in pile per superare i rigori dell’inverno quando proprio non possono fare a meno di starsene sul divano. In compenso mi sono concessa qualche ricerca a vanvera e mi si è aperto un mondo dove c’è chi compra un baldacchino in miniatura per il gatto o un passeggino per il cane o un collarino con diamanti per il coniglio. La sottoscritta ne ha riso, però un pensiero per la ciotola a corona l’ha fatto. In fondo Calzetta e Ciabattina sono i veri reali di casa spaiata e si meriterebbero una ciotola regale alla loro altezza.
Da tre settimane mi capita di leggere l’oroscopo su una rivista. Da tre settimane al capricorno si promette mari e monti. Un mare di entrate non previste, montagne di nuovi clienti. Ed anche secchiate di fortuna. Fosse vero, ma no, l’estratto conto la dice lunga sulla tendenza di quest’inverno. Va di moda il rosso.
In breve. La Lecciso lascia il marito tramite un giornale mentre lui se ne sta sull’isola. Lo sanno tutti, tranne il diretto interessato. Al Bano dopo una settimana molla cocchi e compagnia bella per fare ritorno. Ma non ancora in Italia già risponde con un’intervista alla vigliaccata della moglie, giusto per portarsi avanti coi comunicati. L’altra, per la paga, riciccia fuori la prima moglie e lo invita al compleanno del figliolo, sempre a mezzo stampa. I due sembrano ignorare del tutto l'esistenza di telefoni e cellullari. Solo roba delle ultime settimane eh! Ora c’è da augurarsi che Al Bano ci vada alla rilassata festicciola casalinga in cui l’aria si taglierà col macete e che come prima portata servano una minestrina calda calda, che fa tanto bene. Sperando che ci si scottino la lingua entrambi, fosse la volta buona che se ne rimangono zitti.
Se c’è una cosa che mi riesce, e bene, è ascoltare. Ed è forse per questo che mi trovo spesso e volentieri a raccogliere le altrui confidenze.
Fidanzato: che voleva la Berta?
Spaiata: uh, niente, voleva un consiglio.
Fidanzato: doveva essere una cosa grossa per tenerti al telefono due ore.
Spaiata: uhm, già.
Fidanzato: tu sei un prete mancato.
Spaiata:…
Fidanzato: nella casa nuova ti faccio un confessionale tutto tuo. Ti sistemi lì e accogli le anime perse. Me compreso. Ci azzecchi sempre.
Spaiata: ricordati di metterci il frigobar che alle anime perse a furia di parlare viene sete.
Non uso il portafoglio, butto tutto a vanvera nella borsa. I soldi, quelli li tengo in tasca. Ho uno spazzolino arancione, ma più spesso, mi sbaglio e uso quello rosa del fidanzato. Ho un anello al dito che non tolgo mai. E tazzine sulle mensola della cucina, non una uguale all’altra. E mi piacciono così, ‘spaiate’. Il servizio buono è dimenticato in qualche scatolone. Gli occhiali da sole li ho persi e nel frattempo profitto di nascosto di quelli da ultramaratona del fidanzato, pure se al lago non c’è deserto. Ho sette mutande con i sette giorni della settimana. Ci fosse una volta che ho la mutanda del martedì di martedì. E decine di scarpe che non calzo. Finisco sempre con l’usarne un paio vecchie, sformate, ma comode come una pantofola che, ahimè, non vedranno l’anno nuovo. La mia maglietta preferita di Snoopy è sopravvissuta ai ripetuti propositi di eliminazione della genitrice. Ogni volta la maglietta, comprata con i soldi ricavati dalla vendita di cianfrusaglie è stata recuperata in extremis. Non uso profumi e lego i capelli solo quando mi sveglio tardi o è necessaria una visita alla parrucchiera, praticamente quasi sempre. Non so proprio resistere alle olive all’ascolana. Ma anche alle polpette della nonna. E ne pago le conseguenze per giorni. Nel mio mazzo di chiavi ce ne sono solo due. Ma fosse per me non ne avrei nemmeno una, a Sal Rei porte chiuse a chiave non se ne vedono. Ho tre tatuaggi. E la persona che vorrei al mio fianco mi ha regalato uno di quei tre. Inaspettatamente.
Da un test di Girasole.
Tornato l’amore felino tra i due gatti di casa, si delineano nuove modalità d’attacco. Si parte dalla solita simpatica zuffa felina, poi la Ciabattina simula di essersi stufata e si rifugia in zona ciotola, a questo punto il rosso si rilassa, ma quando meno se lo aspetta la micia gli piomba in volo sulla schiena a zampe aperte. Così, a tradimento. E Calzetta vagola per la sala con la Ciabatta a zainetto. Spassosi, ma che pazienza che ha il micione rosso.
Nello spogliatoio di una piscina si vede di tutto. C’è la mamma che arriva trafelata con macchie di pappa sul maglione e che è la prima ad andar via per ‘salvare’ il marito dalla piccola peste, che fa per prendere le chiavi della macchina e si ritrova in mano un ciuccio. C’è la miss, che cammina coi tacchi 12 anche in costume che ha coordinato con la cuffia che è coordinata con l’accappatoio che è perfettamente in tinta con il borsone. C’è ‘la iena’ che ne ha una per tutto e tutti e che pur di non rovinarsi la piega mettendo la testa sott’acqua piuttosto cammina sulle acque. C’è la perfettina che non lascia mai nulla al caso e che ha il borsone perfettamente organizzato in scomparti a seconda dell’uso, roba che le invidio sinceramente. C’è una ragazza sempre sorridente, pure di lunedì, pure dopo un esercizio rassoda sedere, pure quando le hanno rubato le ciabatte. C’è wonder woman che gli esercizi che facciamo noi comuni mortali lei li modifica per lavorare ancora di più e noi dietro a copiarla con la lingua di fuori per la fatica. C’è quella a vanvera, che arriva in ritardo, che non trova mai l’armadietto e il pezzo sopra del costume e la cuffia e lo shampoo e le calze ed il gettone per il phon ed è un continuo ravanare nel borsone alla ricerca di qualcosa. C’è quella che è meglio di una soap a puntate telefoniche a cui lo spogliatoio partecipa senza volerlo e alla fine fa pure il tifo affinché Roberto torni da lei. C’è la nonnina che in quanto a grinta ci mangia in testa. E poi c’è, ma non dovrebbe esserci, l’omino coi baffi che in quanto essere di sesso maschile nello spogliatoio delle donne non dovrebbe trovarcisi, ma che puntualmente si presenta fischiettando con la ramazza in mano all’ora della doccia. Ecco, lui nessuna se lo spiega, tanto che sull’ometto è stata istituito il tiro al bersaglio della ciabatta. Ovviamente la sottoscritta ha una mira infallibile frutto di tanto allenamento causa vicino col motorino.
E’ stato rinvenuto sotto la tastiera del piccì un m&m’s solitario. Giallo. Sebbene non abbia una data certa di produzione, né tantomeno di scadenza, la scoperta è stata comunque accolta dalla sottoscritta con meraviglia e gaudio. Ne avevo giusto voglia.
La Spaiata la domenica tende a concedersi ore di divano terapia. Se non ci sono montagne di panni da stirare, pulizie da fare, gatti da sfamare, dispensa da riempire. Quando avviene il miracolo di non avere nulla di urgente a cui dedicarsi ci pensa l’uomo a trovare qualcosa. Con il tempo ho imparato che ci sono diversi modi per distoglierlo dai suoi intenti, che finiscono poi con l’obbligarmi a sudare le classiche sette camicie rimettendo a posto quello che lui tocca. Con le buone maniere, con quelle cattive, con l’inganno, a brutto muso, con il ricatto, con la dolcezza, inventandosi piacevoli alternative, per la gola. La via, mai percorsa prima, di questa domenica era la forza bruta della sottoscritta. Pur di non spostare le piastrelle dal gattobagno al ripostiglio del piano di sopra mi sono buttata a peso morto sopra il fidanzato minacciando di non muovere un dito e di rimanere lì ad oltranza. E’ bastato che lui facesse leva per agevolarmi giù dal divano verso il lavoro pesante. Ridendo, perché mi stavo divertendo a fare l’Hulk della situazione. Ma appurato che in confronto a lui, io sono un fuscello, questa strada è da abbandonare ritornando a quelle più battute e già rodate.
Prima e dopo la piscina vengo colta da dubbi esistenziali tipo “ meglio saltare la merenda o meglio sgranocchiare m&m’s e togliermi la voglia’ e “meglio l’hamburger o una sana insalatina scondita’’. Di solito me ne frego e faccio quello che mi va con la scusa che faccio movimento. Tanto basta per levarmi gli sfizi e i sensi di colpa.
Perfetto, sono congrua, ma non coerente. Magari dirlo prima no eh! E ora mi aspetta la solita lavata di capo dal commercialista, con l'aggravante: non sapere di cosa stiamo parlando. Se lo avessi saputo non pagherei un professionista che si smazzi la contabilità spaiata creativa.
Il fidanzato ha fatto un favore ad un amico. Rifare un paio di spigoli e sostituire alcune piastrelle. Il pagamento in natura, come è d’uso nella nostra famiglia. Così ci siamo ritrovati a montare un lettore dvd, mentre i felini di casa giocavano con lo scatolone. A turno uno entrava e con la zampa attaccava il gatto rimasto fuori che sbirciava dentro. Laddove non riuscirono i feromoni, potè il cartone. E’ stato un primo avvicinamento che sembra abbia avuto i suoi effetti su Calzetta: ha smesso di soffiare, gioca con la Ciabattina, le fa i soliti bagni, nei discovery si porta dietro la piccola. I rapporti tra i due, insomma, stanno tornando alla normalità.
Dopo Francesco, più conosciuto come Medioman, quello che, per intenderci indossava perennemente il pedalino bianco e più sporadicamente kilt e cornamusa. Dopo ‘la Patty’, raffinata pettineuse che ha fatto il suo ingresso nella Casaaasa al grido di ‘a me l’uomo piace cinghiale’. Ecco, dopo aver spedito questo mini drappello di compaesani in televisione, scopro che c’è n’è anche un terzo a piede libero. Niente popòdimenoche un gemello 892. Perché sotto il parrucco alla Enzo Paolo Turchi, i baffi neri ed i denti da castoro e dentro quell’inguardabile tutina rossa c’è Marco Bebbu, ahimè, che pure è originario di questa zona. Scusateci, ma tenete presente che se non c’è 2 senza 3, il 4° vien da sé.
Nella faccenda ‘casa’ sarebbe auspicabile che il colpo di scena non si palesasse tanto di frequente. Della casetta che abbiamo individuato si è detto. Poi ci sono state telefonate tra me ed un geometra amico che me ne aveva parlato per ottenere piante, planimetrie, numero di telefono del proprietario. Oggi è passato in ufficio con un chilo di carta e, ta dà, ci siamo resi conto di parlare di edifici diversi pur nella stessa via. Quella di cui ci siamo innamorati, scontato, non è in vendita. Per misteriose congiunzioni astrali che ci remano contro – ma pure perché sono spaiata anche a prendere informazioni - questo nuovo domicilio ce lo siamo giocati. La ricerca al momento è ferma, sono troppo delusa.
Mi sembra di aver visto la prima pubblicità natalizia dell’anno, ma non ne sono certa perché per istinto di sopravvivenza ho girato canale. Siamo solo al 21 ottobre, rendiamoci conto. Per intenderci: l’anno scorso la ghirlanda di Natale è stata messa in opera più o meno intorno al 20 dicembre e smontata qualcosa tipo il 31 gennaio. Questi i tempi spaiati, in ritardo sugli altri. E, a dirla tutta, fosse stato per me la ghirlanda sarebbe rimasta lì fino a quest’anno se il fidanzato non avesse presentato una lamentela scritta in merito. E Sarei stata di parecchio in anticipo, cosa strana a casa nostra evitandomi di ravanare negli scatoloni per giorni alla sua ricerca. Ieri sera prima del corso nuotavo con la compagnuccia di merende, lei parlava, io chiusa in un ostinato silenzio con l'unico scopo di sfuggire alla conversazione:
amica: dobbiamo assolutamente andare a xxx che hanno fatto due piani solo per le decorazioni per Natale.
Spaiata:….
Amica: eddai, che ti costa, almeno possiamo preparare le palline fatte da noi.
Spaiata: ….
Amica: e poi devo raccogliere le pigne e dorarle.
Spaiata: ….
Amica: allora?.
E visto che il detto dice 'chi tace, acconsente' e non voglio proprio ritrovarmici nel vortice dei preparativi già al 21 ottobre, ho finalmente detto la mia. Certamente l'argomento verrà riproposto, ma a tempo debito.
Spaiata: sai, mi sembra quantomai prematuro parlare di palle, le mie ancora non hanno smesso di girare per l’arrivo del freddo.
Amica:….
Se la giornata è storta, capovolgila. Magari facendo qualcosa che ti piace, come andare dal vicino liutaio chiedendo asilo. Ci passerei del gran tempo a guardarlo lavorare mentre chiacchieriamo e beviamo grappa. E se poi, in un lampo di generosità, mi facesse giocare con tutti i suoi macchinari per lavorare il legno chiederei pure il domicilio nel suo laboratorio.
Se si tratta di affetti, gatti compresi, sragiono. Devo proteggerli con tutti i mezzi a disposizione, persino quelli meno convenzionali. Quando Calzetta andò a farsi una settimana di ritiro spirituale in convento gettandoci nello scompiglio, la sottoscritta era nel pallone ed in tale stato confusionale ne ha pensate di ogni. Compresa quella di dar retta alle voci di paese che volevano l’uomo in cima alla via come sterminatore di gatti. Di mio ho iniziato a guardarlo torva e ho parlato dei sospetti a Blackcat che scherzando mi ha suggerito di controllare il suo pattume. L’idea non mi è sembrata poi così ‘balzana’ se puntavo la sveglia, infilavo le ciabatte e scendevo a ravanare nel suo umido cercando indizi, chessò, un ciuffo di pelo rosso. Calzetta tornò a casa sano e salvo e io mi presentai angelica alla porta del vicino con una bottiglia di vino. Non ha mai saputo che il dono era dovuto al mio senso di colpa. Così anche questa volta. Parlando con Prof che ha interpellato a sua volta la veterinaria di famiglia, ho preso in parola il consiglio di spruzzare con la stessa sostanza del diffusore i posti dove dormono i mici. Amaca, cesta, coperta sul tavolino, divano, pigiama spaiata - visto che mi usano come materasso - e fidanzato. Ho colpito di notte, a sua insaputa, perché non mi avrebbe mai permesso di indirizzare lo spray verso la sua persona. Speriamo agevoli il ritorno alla normalità del micione, che il fidanzato inizia a guardarmi a brutto muso per certi sogni strani su vaporizzatori notturni ed io sto alla frutta.
Il fidanzato conosce il suo pollo spaiato alla perfezione. Tocca a lui occuparsi della cena che la Spaiata tornerà a casa tardi, affamata e sfinita. Il casalingo disperato improvvisa: due etti di cotto, due etti di crudo, lardo, baguette, un pezzetto di toma, un buon rosso. Sa che mi piace piluccare. E mi accontenta. Quando è così non tiriamo nemmeno fuori i piatti, si mangia con le mani passandosi il cibo, bevendo dallo stesso bicchiere, preparandosi un boccone a vicenda e i gatti si appostano sotto al tavolo in attesa. E’ in assoluto la cena che preferisco. Però mi manca qualcosa e vagolo per la cucina. Senza distogliere gli occhi dal suo panino mi dice ‘ quello che cerchi è nella dispensa dietro al sale sopra al caffè’. Ci guardo e trovo il cioccolato. Con un sorriso da parte a parte metto sulla lingua il primo quadratino di fondente, è esattamente quello che mi mancava.
E una mattina ti svegli, prepari il caffè con gli occhi ancora stropicciati dal sonno, prendi la tazza e vai alla finestra come sempre e d’improvviso il lago non c’è più. La nebbia se l’è portato via insieme ai tetti delle case, alle punte degli alberi. Magari facesse sparire anche il vicino che dalle sei, incurante di ogni intemperia, salda diosacosa. Rimarresti ore a guardare fuori dalla finestra. Perché a me la nebbia piace. E’ sempre piaciuta da matti, ma a piccole dosi. Per dire, il massimo sarebbe una bella giornata di sole dopo una mattinata di nebbia a sorpresa.
La versione definitiva della questione felina dopo che il fidanzato ha vuotato il sacco non è incoraggiante. Sicchè abbiamo il gatto stressato. Si, lo stesso gatto che dorme beatamente in amaca di qualche post fa è stressato. Soffia e ringhia come un puma ad ogni essere che si muove, specie alla Ciabattina che lo guarda basita perché vorrebbe le coccole a cui era abituata. E se siamo tutti fermi in osservazione, in alternativa, soffia allo sgabello e ringhia all’aria. Il veterinario dice di augurarsi che il diffusore – trenta euro, un furto – lo calmi e lo faciliti a riconoscere la micia, altrimenti tolti gli psicofarmaci a cui non vogliamo ricorrere, dovremo imparare a convivere con un Calza che nemmeno sembra lo stesso gatto. E alla sottoscritta, programmata per essere ottimista, però viene il magone.
Spaiata e Spaiato riuniti per pranzo dagli eventi felini. Mentre ne discutiamo metto in tavola seppie affogate nel vino con capperi e purè di topinambur, orata alla crema di porri con contorno di porri croccanti e patate, pere alla vaniglia. Per un attimo il fidanzato pensa che sono una donna da sposare, solo per un attimo perché poi si ricorda che il pranzo è una gentilezza dell’amico ristoratore. Lunedì per il compleanno della mamma non solo ci ha preparato ogni ben di dio per cena, ma anche alcuni pacchettini da portare a casa con il compito di assaggiare e giudicare se meritevoli di entrare nel menù. Tutto buonissimo, con un unico neo: le resche. Una mi si è infilata per traverso nella lingua a mò di piercing ed è stata tolta prontamente dal dott. Spaiato mediante un’operazione chirurgica delicatissima avvenuta sul divano con il gatto ringhio sopra la mia testa e la gatta che faceva da assistente controllando ogni movimento seduta sulla pancia. Operazione comunque perfettamente riuscita a tal punto che non è stato avanzato nulla.
E se il Calza non va dal veterinario, il veterinario va dal Calza. In pratica il principino ha ottenuto la prima visita a domicilio forte del suo rivoltarsi contro chi lo mantiene e, soprattutto, perché nel trasportino non entra più.
Aggiornamento delle 15.30: il gatto ringhio è perfettamente sano, ma spaesato perchè n
on riconosce la micia dopo l'operazione. In poche parole pensa che gli abbiamo sostituito la gatta ed è furibondo con quella che crede la nuova venuta e con noi per averla portata via. Secondo il veterinario, zaffato da ringhio a più riprese, ci vorranno un paio di giorni per tornare alla normalità e al solito amore incondizionato felino tra i due quadrupedi di casa. Io comunque rimango perplessa.
La mattina inizia trafelata. Però cinque minuti per leggere ‘Il Giornale’ si trovano. Non potevo aspettare. C’è un articolo che parla di tedofori, tra i quali c’è pure il fidanzato che l’intervista l’ha rilasciata al telefono. Fa strano leggere il suo nome sulla carta. Però nego. Nego di aver mai pronunciato la frase ‘se non la smetti ti mollo’ e di essere sua moglie. Per ora.
Il Calza da oggi ‘ringhia’ e soffia a qualsiasi bipede o quadrupede di casa. Non ce lo spieghiamo.
Ieri ero immersa nei fatti miei per dare un’occhiata al di là del mio naso e al di fuori della cucina. Ma sono giornate di notizie sconvolgenti. Cecchi Gori e la Valeriona pare che non si videochiamano più. Finalmente ho sfornato un souflè come si deve e son soddisfazioni. Sandy Marton se n’è andato dall’Isola. Dopo che i felini hanno fatto cadere la bilancia e aver passato ore a ricomporla con la colla, la bilancia funziona, però bisogna sottrarre 200 gr quando si dosa. Hanno rapito Uan, Five e Four storici pupazzi di Mediaste e al momento i rapitori non hanno ancora chiesto un riscatto. Finalmente il super che frequento più di altri ha rimesso nel banco freezer il minestrone in pratiche buste da 5 chili per consumatori dalle porzioni robuste e alla cassa i Raffaello. Son cose.
Giornata grigia e fredda. C’è chi esce per guadagnare la pagnotta e chi no, si limita ad aspettare l’ora di cena.
Tocca frenare l’entusiasmo del fidanzato aggiungendo al minestrone di stasera un sedativo in dosi da cavallo facendo la gnorri. Se dopo aver identificato la casa che ci piace ed averla vista solo da fuori già parla di trasloco entro Natale, metter su un bel cantiere che non guasta, lavori da fare, piastrelle, nicchie, divani nuovi, ambientamento gatti vuol dire che mi è partito per la tangente. E che la sottoscritta ha buoni motivi per preoccuparsi.
Il corso si sta facendo più intenso. Gambe, corsa in avanti, col tubo, indietro, per tre volte, calci in avanti, spalle, calci laterali, schiuma, muovere quelle braccia… una roba così, per un’ora e dieci. Quando passiamo alla piscina per i bambini, indossando tutte le calzette, viene la parte più pesante. Finita la lezione tutte a gomitate conquistano una doccia, mentre io e l’amica rimaniamo a mollo nella piscinetta calda in attesa che lo spogliatoio si svuoti. Ieri sera mentre me ne stavo ‘a morto’ a rifiatare mi sono addormentata. Mi ha svegliata l’istruttore che si è domandato cosa ci facessi lì da venti minuti, ma soprattutto perché intralciavo il corso di nuoto per adulti.
La rottura dei rapporti con certi parenti mi ha indotto ad organizzare festeggiamenti per giorni. Ai pochi che frequento ancora sono legata davvero e sento la necessità di spenderci del tempo. Parecchio tempo. Da qui una tre giorni familiare. Ed avendo la sottoscritta una famigliola allargata, quando ci si mettono sanno essere simpaticamente ingombranti. Per fortuna il fidanzato conosce l’arte del portare pazienza. Sabato mattina mio padre a trovarmi. Si è guardato un malloppone di fotografie della figlia ammirato e mi ha consigliato una macchinetta digitale nuova più adatta. A vederci uno accanto all’altra a ravanare nelle cartelle sul computer quasi mi veniva voglia di portarmelo in giro una giornata intera a far fotografie insieme, che lui è molto più bravo di me. Poi ho avuto paura che non capisse il desiderio di una giornata solo nostra e che coinvolgesse anche la moglie (che pure non mi avrebbe dato fastidio) e l’invito me lo sono tenuta per me. Domenica a pranzo dalla nonna che, mentre ci riempiva come tacchini da allevamento, mi ha insegnato tutto sul burro e sul formaggio – come vuole la tradizione di famiglia – ed i segreti per distinguere quello buono (tutta una questione di panna, credo), mentre il nonno davanti ad un cabaret di pasticcini raccontava per filo e per segno i suoi sette anni di guerra al fidanzato che si è fatto una cultura con i filmati dell’istituto Luce. Stasera piscina e poi a cena per il compleanno della genitrice. Poi ho promesso solennemente al fidanzato una settimana di pace e tranquillità.
Mettiamo che di ritorno dalla castagnata del paese, Spaiata e fidanzato decidano di fare un percorso alternativo che preveda una sosta al circolo per un caffè, che girovagando per le viuzze facciano caso ad un cantiere a 200 metri da casa che c’è sempre stato, ma che i due non hanno mai guardato con l’occhio clinico di chi cerca casa. Supponiamo che, una volta guardato più in là del proprio naso, per i due quella casa sia una vera sorpresa, nonostante non risponda completamente a quello che avevano pensato. Macchisenefrega, un colpo di fulmine bisogna assecondarlo.
Appena aperto l’ufficio sono stata rapita dal capo. Il lunedì comincia trafelato. Come sempre. Però stamattina la Ciabattina ha ricominciato a fare le fusa – che è bene - dopo l’operazione.
Stamattina sono organizzata come la banda Bassotti. A casaccio. Sveglia – in ritardo - senza sveglia per aver dimenticato il telefono in macchina. Rintronata mi sono ustionata una mano e la pancia col caffè. Vestita con un improponibile abbinamento dovuto al pescaggio di fretta nell’armadio. I capelli sembrano pettinati coi raudi. In posta ho rispedito al mittente il pacco sbagliato. Insomma, una schifezza. Per fortuna il sabato lavoriamo ad orari ridotti.
Era un venerdì tranquillo. Era appunto.
Un dubbio non fondamentale, ma pur sempre un dubbio spaiato a cui serve una risposta. Mettiamo che io abbia una tela e che non voglia farci un quadro, ma attaccarci un po’ di foto e lasciarle a vista senza cornice. Per proteggere comunque le fotografie come posso fare? Pensavo alla colla tipo decupage, ma prima di fare una scemata ho pensato di chiedere consiglio.
Si, è venerdì e ho già la testa altrove ;-)
Piscina ieri sera. Con pubblico. Il fidanzato ha voluto vedere con i suoi occhi che fatico in acqua. Poi mi ha portato a cena per la scommessa vinta. Se dopo il corso normalmente fatico a dormire aggiungendoci il caffè dopocena si spiega che non solo ho guardato Paradise - anni che non lo vedevo -, ma anche che alle due vagolavo ancora per casa al buio con la Ciabattina in braccio. E stamattina il segno del cuscino l’ho stampato in faccia. Non va via.
Dai, se tu mi fai da cuscino, io ti faccio da coperta. Collaboriamo per far passare questo freddo autunno.
Stiamo cercando casa. Che non sia mia come la minicasa e che non sia sua come quella sotto i suoceri. Possibilmente nostra e definitiva. Il che equivale ad infilarsi in un tunnel di cui non vedo una fine. Perché cercare casa oggi è come cercare un ago in un pagliaio. Posto che nell’agenzia in cui lavoro non ci sia nulla che risponda al caso nostro, guardo anche le altre vetrine. ‘Casa indipendente sulle alture del paesone, completamente ristrutturata, su due livelli, vista lago. E. 190.000,00’. Più o meno trecentottantamilioni che in euro non rende abbastanza l’idea, mica bruscolini quindi. Non mi scomodo nemmeno a chiamare l’agenzia, dalla fotografia ho identificato la casa in questione, a 100 mt dal domicilio spaiato. Trattasi di casa sulla strada con a fianco un circolo i cui clienti ti posteggiano in camera, se esci da casa devi indossare i catarifrangenti di notte perché le macchine ti passano praticamente sui piedi, indipendente nella misura che quando guardi fuori dalle finestre le altre case le hai a 20 cm (misurati) dalla tua, compreso il soppalco saran 40 mq., mancano finestre, tinteggiatura interna ed esterna, sanitari e porte, non compresi nel prezzo. Sòla l’annuncio, improbabile il prezzo. D'altronde l'abbiamo messo in conto che la ricerca è lunga e quindi continuiamo, magari con la casa dei nostri sogni riveduta e corretta al mercato.
Più che una spiaggia, l’isola di Samanà inizia ad essere un lazzaretto a cielo aperto con drammi e drammoni. Finalmente tutta Italia conosce la verità su ‘salice piangente’ Enzo Paolo. Ha sofferto per giorni in rigoroso silenzio, ha sopportato le angherie di Albano, i capricci delle compagneros, nonché i dolori perché la moglie lo voleva lì, ma le morroidi hanno avuto la meglio. Perché di questo si trattava. Sopravvissuto ad un inferno, tornato alle comodità, bisogna ora vedere se rimarrà illeso dopo un confronto con iron-Carmen. Sandy Marton da chef dal piglio autoritario mi è diventato oltremodo silenzioso causa calcoli renali. C’è l’ennesimo drammone in casa Carrisi/Lecciso comunicato al bidonato in diretta affinché non fosse l’unico in Italia a non sapere. Daniele ancora poco che dimagrisce esaudirà un desiderio che molti hanno espresso, che sparisca, facendo sì che all’Isola 4 partecipi di diritto Costantino allo stesso intento. La Santarelli è tutta un bozzo, la Elmi, brava e confusa, vagola in un mondo a parte, l’Amandino piange per la nomination, si prende tutte le colpe del mondo sulle spalle e non è escluso che durante questa settimana si fustighi con una bacchetta di nocciolo. Un pout pourri di varia umanità. Solo la Del Santo, pur in evidente stato di picchi ormonali, sembra essere l’unica a prendere l’isola come viene nel suo incrollabile 3/4. Per chi uscirà indenne dall’isola, ci pensa la Quaranta in studio, iena come sempre, a farlo fuori. Ne rimarrà uno solo.
Più leggera, molto molto più leggera. Solo portafoglio, perché con l’acquagim non ho perso un etto. Manutenzione caldaia e controllo fumi. Assicurazione casa, danni felini compresi. Bollo. Veterinaria per la micia. E già che stavo dilapidando lo stipendio con spese programmate da tempo, colta da raptus generoso ho regalato al fidanzato la torcia olimpica perché tanto il regalo a Natale glielo devo fare e allora che sia qualcosa di veramente speciale, qualcosa che si ricordi ad oltranza. Adesso temo quelle impreviste. Non facciamo scherzi che per questo mese mi sembra di aver già messo mano ampiamente ai fondi. Per star tranquilla ho comunque nascosto la carta di credito.
E sono due. Perché un altro omino della 3 ha avuto la sventura di chiamare al telefono di gomma. Al primo ‘dica pure a me’ ha capito subito l’antifona e gli è valso un buono per altri 5 secondi supplementari. L’ho liquidato dicendo che era già stato preceduto da un collega. Rassegnato ha salutato e liberato la linea.
La necessità di usare il passagatto la micia non la capisce. O fa finta di non capirla, perchè come si apre la porta l'ha imparato al volo e benissimo. In compenso trova utile arrampicarsi sullo stendino per guardare il bagno da una prospettiva diversa.
In ufficio risponde quasi sempre la Spaiata. Per parlare con qualcun altro, al di là dei clienti abituali, bisogna avere 4 principali requisiti: identificarsi, non propinare nessuna offertona, non smaronare la sottoscritta, andarmi a genio. Che è il bello di avere carta bianca dai capi e di essere anche titolare nel mio piccolo. Ci si riferisce alla mia postazione come ‘il telefono di gomma’ dal quale si corre il rischio di essere rimbalzati se si è venditori molesti. Telefona uno della Tre:
3: salve potrei parlare con il titolare?
Spaiata: può dire a me.
3: no, bhè io vorrei parlare proprio con il titolare.
Spaiata: può dire a me.
3: mi scusi sa, ma cerco chi decide e chi paga eventualmente.
Spaiata: può dire a me e ha tempo 5 secondi. 3
: volevamo proporvi un’offert…..
Spaiata: scusi sa, ma la tre prende al paesone?
3: non ancora, ma prenderà.
Spaiata: e mi dica, nel frattempo con cosa telefoniamo quando siamo fuori sede?
3: …
Spaiata: in qualità di titolare non mi interessa, arrivederci.
Evadaviaiciap ;-)
Un evento felino di prima mattina.
Fidanzato: sai che la Ciabattina ha finalmente coperto la sua prima cacca?
Spaiata acchiappando la Ciabattina che passava di lì: bravaaaaaaa micia.
Fidanzato: eh, si, il Calza deve averla presa per le orecchie e le ha detto ‘ciccia, tira l’acqua quando vai al gattobagno!’
Risata e ricaduta in sonno profondo.
Vespa è uno sempre sul pezzo con la sua puntata dedicata al ‘dramma di Lapo’ e a me, da spettatrice occasionale, ha dato l’impressione di fregarsi le mani di fronte a tanto ben di dio. Lapo Elkann, involontariamente, ha dato di che parlare da qui almeno fino al panettone. E non è il solo, è in bella compagnia con Calissano, la Moss, Maradona e Pantani che ricicciano fuori perché incredibilmente a tema. Tutto fa brodo nella discussione da salottino buono con esperti, amici di uno, parenti dell’altro, la Palombelli che ancora prima di aprire bocca chiede scusa alla famiglia Agnelli per essere in trasmissione (che l’abbiano trascinata a forza?). Non manca l’inviata dall’ospedale con l’elenco delle visite ed i bollettini medici che fa molto dramma in diretta. Il carrozzone si è messo in moto, con il solito rapporto due pesi/due misure. Sorvolando su Vespa che si riferisce a Elkann al passato (per poi correggersi) e casca dal pero ogni volta che si parla di cocaina e modalità di assunzione. Si generalizza perché il problema è ampio, ci si riferisce ai giovani di ogni estrazione sociale per, ipocritamente, dimenticare che non solo un signor Rossi qualunque assume cocaina, ma anche i facenti parte di categorie come lo star system, ambiente della moda, i calciatori, i politici. E non mi si dica che non si sanno nomi e cognomi. Solo che per quelli famosi che si fanno beccare viene fatta passare l’idea che sia un fatto casuale da sviscerare in tv proprio per l’inspiegabilità dell'evento. Che lo è fino ad un certo punto perché uno non si chiude in casa a fare un festino e finisce in overdose se non è già un consumatore abituale, almeno di quelli da fine settimana. La differenza dall’operaio è che quest’ultimo nessuno se lo fila e farà i conti solo con sé stesso se non ci rimette la buccia, con le forze dell’ordine se trovato in possesso di cocaina ed il giudizio dei vicini che lo bolleranno, senza appello, come drogato, quelli di successo sono solo malati, vittime delle circostanze a cui sarà chiesto di redimersi pubblicamente prestando il proprio faccione alla causa per sciacquarsi l’immagine dalla polvere e spiegarne il perché ed il percome a destra e a manca per giustificarsi. Ma entrambi se decideranno di smettere sarà perché una mattina si son guardati allo specchio e si son sputati in faccia, non certo per una puntata a tema in cui si fa gli stupiti ad oltranza aggirando lo scomodo.
Che la sottoscritta abbia preso posto in cucina e si sia messa a fare la pasta fatta in casa ed il ripieno per i ravioli per la famigliona trattasi di vero e proprio evento. Papà tanto onorato quanto spaventato di essere stato scelto come assaggiatore ufficiale dopo aver fatto lo spiritoso dicendo a tutti che il giorno dopo non sarebbe andato a lavorare causa avvelenamento si è dovuto ricredere e ha chiesto di poterne avere ancora su ordinazione. La genitrice mi ha sbertucciato per una giornata intera per porgere le più sentite scuse per la sfiducia accordatami il giorno dopo. Il nonno oggi si è fatto grasse risate. E la nonna stupita mi ha interrogata sul metodo spaiato per capire se stavo scherzando, non convinta ha poi chiesto ai miei. Mentre il ‘ convivente’ si è messo a dieta sperando che non glieli proponessi per cena salvo poi ringraziare il cielo che ne avessi prodotto in quantità tali da rifornire il congelatore per tempi di dispensa vuota. Non c’è che dire, la mia famiglia ripone in me grandi aspettative. Tsk.
Abbiamo un sito internet nuovo di pacca, bellino a vedersi, ma di cui ignoriamo le regole base per la manutenzione. In pratica non sappiamo da che parte siamo girati. Quello che mi aspetta da ora alle prossime due ore è una conferenza telefonica tra il ‘creatore’ e tutti i membri dell’ufficio per vedere se qualcuno ne capisce. Aiuto.
Aggiornamento: ritiro tutto, in neanche mezz'ora abbiamo fatto. E' persino più semplice di Splinder.
Sabato sera siamo usciti a cena con amici. Nel menù tutte cosine leggere alla faccia dell’acquagim: antipasto misto di salumi, maltagliati ai peperoni e funghi, polenta con cinghiale alla sarda, capriolo mantecato ai porri, manzo ai funghi porcini, tappeluco di asino, vino, dolce, caffè, ammazzacaffè. Una bella serata, nonostante il fidanzato poi la domenica mattina abbia minacciato di non portarmi mai più fuori a mangiare perché nell’ordine: mi sono alzata in piena notte a sedere sul letto e l’ho cazziato per essersi finito i gamberetti, il pover’uomo ha tentato di difendersi per non aver commesso il fatto, ma io niente, dormivo e lo cazziavo furibonda. All’alba ho stretto mani e ringraziato gli ospiti intervenuti alla mia prima personale, mostra tenuta nel fantastico mondo dei sogni, ma di cui ricordo ogni dettaglio, ogni quadro, ogni persona. Ho persino tenuto un discorso nel sonno davanti ad un allibito fidanzato che non sapeva se far finta di niente o prendermi a mazzate per poter finalmente riposare in santa pace. Poi l’ho preso a calci scambiandolo per un tafano sulla spiaggia di Chia in Sardegna e a quel punto si è trasferito sfinito con gatti e coperta sul divano. E alla mattina, finalmente sveglia, sono corsa sulla porta con la ramazza in mano convinta che Calzetta avesse ucciso una cicogna depositandola sullo zerbino. Ovviamente anche questo era frutto della mia fantasia notturna. Da qui la minaccia di rinchiudermi in casa all’ora di cena.
Di tutta la lista di cose da fare che mi ero riproposta durante il fine settimana sono riuscita a pulire casa grazie anche alla collaborazione del casalingo disperato ed a stirare. Il resto era tutto fuori programma: ci sono stati tanti pisolini, una castagnata in cui il gruppo cresceva di minuto in minuto, una cena con amici, una trasferta al super per decidere con quale megapremio annientare tutti i punti, la ricerca senza frontiere della tessera della piscina, la ricerca senza frontiere della forbicina, i ravioli fatti in casa (papà commosso li ha mangiati trovandoli buoni, mia madre è stupita sia sopravvissuto), consulenze con l’altro padre per la casa, passeggiata alla ricerca di un rustico per farne casa nostra, una sfida a calcetto vinta da noi, il cambio armadi, pubbliche relazioni con il vicinato, qualche ora da baby-sitter. Un fine settimana intenso anche senza una lista.
Non ho due gatti, ma due marmotte. ;-)
Il liutaio mi ha richiamata all’ordine chiedendomi di passare da lui quanto prima. Ne sono uscita un po’ brilla dopo la grappa con sacchetti e cartocci manco fossi andata al super. Uva, castagne, pomodori, un pezzo di zucca. Che ne ho fatto ravioli sul momento. La sottoscritta ha impastato e si è occupata del ripieno di zucca, formaggio bettelmat, rosmarino. Un nostro amico che era ospite ha steso la pasta che nemmeno Giovanni Rana. Abbiamo passato la serata cucinando tutti insieme, bevendo buon vino e poi mangiando quanto prodotto. Non male considerando che era la prima volta per tutti. Tanto buoni, quanto brutti a vedersi però.
Sono le diciotto. Quindi sulle spalle ho tutta una giornata di lavoro. Ed è venerdì. Quindi sul gobbo c’è tutta una settimana impegnativa. Normale che sia vicina al crollo, che abbia le prime visioni di fotocopiatrici parlanti e che prenda a sbagliare i congiuntivi come Lapo. Mentre scrivo l’ultima lettera della giornata il mio vocabolario si è notevolmente ridotto. All’osso. Non mi viene una parola e citofono al piano di sopra chiedendo un aiuto confuso.
Spaiata: sai quando l’assicurazione rifonde un danno meno una somma. Com’è la parola?
Capo: l’importo decurtato di euro, ecc.
Spaiata: ma no, la parola che definisce quella somma. Mi viene frattaglie, me non è quella. Fra, fra, fra….
Capo: fra martinooooo, campanarooooo, din don daaaan.
E mi son cascate le calzette, c’è chi sta messo peggio di me in ufficio.
Era franchigia comunque.
E ti pareva che non ci fosse la magagna del venerdì nella persona di un condòmino che straparla.
Notte. La Spaiata ed il fidanzato stanno dormendo beati. L’ultimo avvistamento felino vedeva i due gatti così distribuiti in camera: micio rosso acciambellato sulla copertina muccata, minimicia nello zaino rosso – in assoluto il suo posto preferito. La Spaiata si sveglia per il rumore della pioggia, rintronata allunga una mano verso il di lei fidanzato e commenta:
Spaiata: orpo, ma hai messo su la pelliccia per l’inverno?
Segue mugugno del fidanzato.
Ore dopo. Il fidanzato si sveglia perché il micio rosso ha deciso di smontare l’armadio, rintronato allunga la mano verso la Spaiata e commenta:
Fidanzato: si, ma anche tu non scherzi, senti che peli sulle gambe!
Segue vaffanculo biascicato.
Scopriremo solo all’alba che tutti quei peli provengono da una certa Ciabatta che nottetempo, facendo la vaga, si è infilata sotto le coperte in mezzo a noi due.
Grazie a dio è venerdì. Ho tante cose da fare nel fine settimana, tutta roba accumulata, rimandata e che mi si ripropone. In pole position: insegnare alla Ciabattina ad usare il passagatto che sembra non gradire particolarmente. Portare il cappottino di marzapane a lavare che il tempo è quel che è e ho il sospetto che mi sarà utile tra poco. Pulizia di quella cuccia che io mi ostino a chiamare casa, al momento sembra più un campo profughi. Stirare una pigna di panni imbarazzante. E queste sono solo le prime 4 cose che mi saltano agli occhi, mi basterà una mattinata a casa intutata per trovarne almeno il doppio.
Un esempio preso a caso: al funerale della nonna paterna, l’aria tra noi parenti si tagliava col trinciapollo. Quando subito dopo partimmo per il Veneto e strada facendo l’autista del carrofunebre perse la strada, mio padre esplose con un ‘si son persi la nonna’ ed io sfogai giorni di tensione ridendo istericamente per tutto il resto del viaggio contagiando anche gli altri presenti. Il parentado che ci aspettava a destinazione ancora si chiede cosa cappero avessimo tutti da ridere come babbei.
Purtroppo manco di fondamentale espressione contrita da rispolverare quando perdo il controllo dei muscoli facciali e in cui averla a comando sarebbe utile. Mi spiego. Ci sono occasioni in cui una risata, ma anche solo un sorriso sono fuori luogo. E mi riferisco a brutte notizie, lutti e tutte quelle situazioni in genere in cui sarebbe più consona una piva da competizione o un’espressione che esprima partecipazione. A me non viene. La mia faccia si ribella: quando sono in ansia o addolorata mi spunta il ghigno davvero incontrollabile. Che è sintomo di inadeguatezza ad affrontare la situazione o anche solo di tensione trattenuta. Come oggi. Mi telefona l’amica per dirmi che non può venire in piscina causa griglia del garage che ha ceduto con conseguente sua caduta nel buco. La solidarietà di cui sopra prevede l’informarsi sul suo stato di salute, la reazione inopportuna spaiata contempla solo una grassa risata. Con partecipazione, ma pur sempre ridendo. Vivaddio, lei mi conosce, ci ha fatto il callo e non se ne cura perché sa perfettamente che il grado di risata è direttamente proporzionale alla preoccupazione. Con il resto del mondo, che non capirebbe salvo spiegazioni, la tendenza a sbellicarmi rimane moralmente imbarazzante a tal punto che evito accuratamente di trovarmici in certe situazioni.
Un evento: la presenza di Amanda in studio per marcare, qualora non fosse chiaro, i confini del suo territorio di caccia con frecciate ad hoc che puntuali arrivano a destinazione. ‘tranquillo Manuel non è questione della tua sopravvivenza sull’isola, il fatto è se la Del Santo sopravvive al suo ritorno a Milano’. Lory fa quella che non ha paura e si mette di ¾, ma sotto sotto spera di essere dimenticata sull’isola piuttosto di vedersela conla Lear a quattr’occhi. La perla: il saggio Interrante ‘ non stupiatevi se poi le donne non si fanno amare dal pubblico’. Il verbo mal coniugato detto una volta sarebbe passata come una svista, detto due che le ripetizioni al Cepu pagate da Maria son servite a una fava. Ed infatti ci propone anche un ‘voluttabile’ in nomination. Ah, che soddisfazioni.
Che giornata del menga. Piovosa, umida, grigia da mettere malinconia e rendermi poco predisposta al dialogo. Sto seriamente prendendo in considerazione di allestire nel retro un mini rifugio per superare confortevolmente le ore di lavoro evitando il contatto col pubblico. Un posticino dove non arrivo a togliermi le scarpe, ma mi ci sento come a casa.
Ho fatto il borsone random. Stavolta non ho dimenticato niente. Nonostante le premesse per rimanere a bordo piscina c’erano tutte. Ho dimenticato nell’ordine durante il corso: di non avere una borsa per la piscina, l’acqua, però una sera avevo con me le pastiglie per la lavastoviglie che non si sa mai, i calzini salvabuccia e tutto il borsone completo a casa raggiungendo alti livelli di spaiamento. Eppure non ho saltato una lezione del primo ciclo che finisce con stasera andando a vincere la scommessa col fidanzato. Tiè.
Mi trovo tra l’incudine ed il martello. Dove l’incudine è rappresentata dalla genitrice con papà. Il martello da mio padre e consorte che vogliono trasferirsi al paesone dopo anni di pacificata lontana. Quindi cercano casa. Anche e soprattutto in agenzia dove lavoro con mia madre, che giustamente, dal suo punto di vista, non vuole avere niente a che fare né con l’ex marito, né tantomeno con l’ex amica. Non voglio ferire mia madre e nemmeno metterla in una posizione in cui non vuole trovarcisi, ma nemmeno dover spiegare a mio padre che mi sta mettendo in difficoltà a tal punto che non posso aiutarlo. In mezzo, l’unico anello di congiunzione tra i due in quanto figlia, tergiversa, nicchia, prende tempo. Inutilmente, perché in qualche modo dovrò uscirne.
Ricordo con precisione quando ho detto a mia madre che mai sarei stata come lei. Erano gli anni di rapporto difficile e non perché non ci volessimo bene, più semplicemente perché eravamo una l’opposto dell’altra ed entrambe non eravamo disposte a cedere di un passo sulle nostre posizioni. Già solo in questo le somigliavo, volente o nolente. E comunque ricordo ancora anche il senso di colpa per averglielo detto in un momento di rabbia. Fatto ridicolo, col senno di poi, perché ora invece le somiglio davvero. Ogni giorno un po’ di più. Prendiamo l’abitudine di stilare una lista di vestiti abbinabili e quant’altro serva durante un viaggio. Il fidanzato che mi vede da anni scrivere la lista con lo sguardo perso nel vuoto davanti alla valigia (per poi prepararla lo stesso negli ultimi cinque minuti utili) ancora non ha esaurito le battute e le prese in giro sull’argomento. A tal punto da parlarne ai miei durante una cena. Mio papà ha incominciato a ridere e a fargli un pant pant di comprensione, mia madre, stupita, gli ha detto che non ci trovava niente di strano visto che ho imparato da lei. Gelo. Con un serio proposito del fidanzato di cacciarsi un boccone grande abbastanza la prossima volta che gli viene in mente di deridermi di fronte alla genitrice e di studiarla nei mesi a venire per capire come sarò tra vent’anni. L’effetto sorpresa lo gioca la metà di dna ereditata da padre che non frequentiamo. Non essendo del tutto normale e men che meno prevedibile (lui), allora posso ancora stupire (io).
Se sparisci senza dire niente – o dicendo il minimo indispensabile per aprirti la via di fuga - condanni l’altro ad anni di interrogativi. Solo che poi l’altro una spiegazione se la dà. Senz’altro di parte, unilaterale per forza di cose, ma almeno volta pagina. Definitivamente. Tanto che quando le vere spiegazioni arrivano, non richieste, non hanno più tanta importanza. Anche perché nel frattempo convivi da 4 anni con un ragazzo di cui sei innamorata e su cui, poraccio, hai testato l’inattendibilità della fonte precedente. Così se prima ti dava una punta di fastidio ricordare la vostra storia, ora imbocchi sicura una nuova via, quella del riciclo. Se lo vedi per strada non gli sputi in un occhio, rispondi alle sue telefonate, di tanto in tanto ci scappa anche un aperitivo insieme senza quel desiderio che ci si strozzi col prosecco. Tutto procede bene in conversazioni neutre fino a quando l’ex, in nome del rapporto che vi ha uniti, ti chiede uno spassionato giudizio sulla di lui persona in campo affettivo. Giudizio che gli dai, non sei capace a nicchiare, ma che a lui non sarà gradito. Si aspettava qualcosa di rassicurante. Voleva sentirsi dire che è una specie meravigliosa in via d’estinzione e che tutte le donne si strapperebbero i capelli per stargli vicino (te compresa), mentre ‘emerito imbecille’ non era contemplata nel ventaglio di risposte accettabili. Però le motivazioni, quelle le ha avute sul momento, gliele hai spiegate subito, tu.
Avere il Presidente al paesone è come vivere in periodo d’alluvione. Un impiccio. Strade bloccate, code da tangenziale intasata il venerdì sera, dispiegamento di mezzi. Avere la metà dei condomini sul percorso del Presidente una magagna. Mica è facile raggiungerli tra code e posti di blocco. Ad un poliziotto ho dovuto mostrare i verbali da consegnare per convincerlo che se mi avventuravo senza residenza dove gli altri non osano avevo un motivo. Per quest’anno la nostra mini emergenza da affrontare l’abbiamo avuta. Però qualcuno dovrebbe spiegare alla pattuglia dei carabinieri che non ci si ferma di notte a un “dare precedenza” dietro ad una curva per accordarsi sul da farsi perché si rischia di essere tamponati ed ai vigili urbani, non avvezzi alla ronda notturna, che i fari dell’auto si accendono che mica brillano di luce propria.
La sfiga non viene mai sola, solitamente arriva in coppia. Quando non a gruppi di tre, quattro. Il fidanzato deve essere operato al ginocchio, che è quello che mi preoccupa di più. Ma il fatto che non potrà lavorare per un lungo periodo significa che dovremo arrangiarci con un solo stipendio il che mi farà diventare una funambola del budget familiare. E abbiamo fatto la coppia. Diretta conseguenza è che il succitato fidanzato nel periodo di convalescenza sarà costretto a ‘casalingo disperato’. E questa vale almeno per due, visti i risultati disastrosi dei precedenti tentativi. Quindi abbiamo fatto il gruppo. Stesa da cotanta novità, aspetto a pelle di leopardo il resto, perché il gruppo potrebbe essere anche più numeroso. Non si sa mai. Ma noi comunque ci si accontenta pure così.
Ho steso. Piove.
Ho lavato il pavimento. I gatti si sono fatti il pediluvio nel lavandino e hanno lasciato zampette ovunque.
Ho passato maglie e magliette nere con l’”appiccicapelo”. Ho lasciato la porta della camera aperta e i felini staranno dormendo proprio lì sopra.
Ho preparato le polpette. Non ci ho messo il coperchio e i gatti ci faranno merenda.
Ho passato più di mezz’ora a fare una deroga. Ho chiuso il file senza salvarlo.
Alle volte mi chiedo perché darmi tanta pena, tanto lo so che lavoro per niente.
La prima versione non è mai quella definitiva.
Poi certo, se fossi meno spaiata, otterrei qualche risultato.
Tipo cenare con le polpette.
Ma sai che palle?!
Ho la vita scandita da post-it. Peccato che poi non li rilegga mai perchè me ne dimentico.
Lavoro intenso. Ahimè.
Ad essere onesta mi mancava del tutto la voglia di tuffarmi nell’acqua fredda della piscina comunale. E la pioggia certo non invogliava, col brutto tempo la sottoscritta spariglia. Però il borsone l’ho preparato in tempo utile. Esco di casa con la solita sensazione di aver dimenticato qualcosa. Breve appello del contenuto della borsa: le chiavi della macchina le ho, quelle dello studio pure, la patente anche, il telefono è qui, c’è tutto. Scendo in macchina, arrivo in ufficio, sbrigo il lavoro, pausa caffè, commissioni sempre col sospetto di dimenticanza. Alle cinque di colpo, un lampo di genio: mi sono dimenticata il borsone, praticamente tutto in un colpo solo. Roba da farsi i complimenti da sola. Borsone che è poi arrivato via fidanzato smadonnante in vena di farmi il predicone per la predisposizione tutta spaiata di avere la testa altrove.
Sabato la maglia a maniche lunghe era di troppo, oggi con il riscaldamento non si sta niente male. L’estate è finita, dovrò farmene una ragione. Stamattina, ad esempio, ho pescato timida il primo maglione di lana indecisa se non fosse esagerato, scelta poi rivelatasi azzeccata considerata la temperatura esterna una volta uscita di casa. Il monte dietro casa è già spolverato di neve e se tanto mi da tanto ci aspetta un inverno polare. Il ritorno a furor di felino dell’amaca pelosa snobbata negli ultimi mesi. Ora se la contendono e finisce che ci dormono insieme in un groviglio di zampe di code. Questi sono chiari segnali del cambio di stagione.
Dopo due giorni attaccata a lui tipo patella sullo scoglio, al lunedì sento sempre la sua mancanza e mi viene naturale intensificare le chiamate. Dopo 4 anni sono ancora grave se il lunedì cado nell’effetto sciroppo. Il che non mi sembra affatto male.
Domenica. Una giornata da lupi tanto che i mici sono stranamente stanziali. Si dividono equamente l’amaca, la copertina spaiata, le attenzioni dei bipedi, il piumone. E noi pure. Troviamo il coraggio di mettere il naso fuori solo per procacciarci cibo. In ogni festa degli alpini che si rispetti si trova polenta, gorgonzola, lenticchie. Arriviamo, ordiniamo, paghiamo e la signora alla cassa ci chiede la pentola. Panico. Il fidanzato si offre di andare a prenderne una. Dopo un pò torna e riparte in tutta fretta. La signora, carina, mi dice che poteva anche aspettarmi lì che tanto a darci le porzioni ci mettono due minuti. Il problema non era tanto il divieto di sosta, ma che avevo le chiavi di casa in tasca e i felini non hanno ancora imparato ad aprire neppure per la polenta col cotechino che divorano a 4 palmenti. Son proprio gatti nostri.
I nostri gatti ad una certa ora abbisognano di attenzioni. E poco importa se i bipedi stanno dormendo beati. Da tempo sanno a chi dei due rivolgersi per soddisfare le urgenze. Che non è la sottoscritta alla quale si potrebbe far scoppiare un mortaretto sotto al letto senza svegliarla. L’uomo paziente invece si alza, li sfama e li fa uscire. Stanotte appena fuori dalla porta c’era un altro gatto con il quale la micia ha trovato da ridire a miagolii sordi del tipo “sciò, via di qui, mi stai sulle zampe”. Non si poteva aspettare ad informarmi dei fatti.
Uomo: la micia si è fatta sentire col gatto nero. Gliele ha cantate. Brava ragazza.
Rintronata: ah si? E il Calza?
Uomo: oh lui ha fatto AllyMcBeal. L’avvocato pronto a difenderla.
Rintronata: che supermici.
Uomo: dormi?
Rintronata: …
Naturalmente stamattina non ricordavo niente.
In assemblea non c’è mai un argomento che venga affrontato dall’inizio alla fine. Si parte da un problema per poi deviare su tanti altri quanti sono le teste presenti. Bisogna seguire il filo e riportarlo sui punti dell’ordine del giorno a meno che non si voglia passare lì la nottata. Sopravvissuta a tre ore di assemblea in cui si è riparlato sempre dei soliti problemi ho chiuso l’assemblea profittando della palpebra assonnata di alcuni e per esaurimento argomenti. Il dopo riunione prevede ormai da anni il bicchierino della staffa a casa di una condòmina in 3 / 4 persone. Stavolta si è aggiunto anche un massaggio fatto dal marito che lo fa per mestiere, col lettino montato in sala affinché potessimo continuare a parlare. Dopo mezz’ora già rispondevo a monosillabi tanto ero beata e lui mi fa ‘lo senti questo gnocco, è il nervoso’, in un momento breve di lucidità gli ho risposto ‘benissimo, questo è colpa vostra, la spesa la dividiamo a millesimi’. Così rilassata ho faticato le classiche sette camicie a portarmi a casa.