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Avete frugato nei miei calzini *loading* volte

Altro che acquagim in piscina.

E stiamo parlando di un mese fa.
E comunque la sera di un’assemblea non è il massimo a cui pensare.
Anche perchè alla prossima vacanza manca parecchio.
Pensiero molesto.
E per rilassarmi prima dell’assemblea, le chiavi di ricerca.
Acciaccare una cacca: per taluni una sfiga, per tal’altri porta bene, in ogni caso una rogna ripulirsi la suola inzaccherata, specie se è a carrarmato.
Calzini a vanvera: un po’ lo spirito di questo blog.
Cordoli, frasi di rito: porca puttana la marmitta!
Come sabotare una centralina: dispetto al vicino di casa rompiballe?
Quando il fidanzato ha 2 telefoni: ecchesaràmai, sempre se ogni tanto li spegne entrambi.
Datemi un qualsiasi lavoraccio: spalettare tutte le mattine nel gattobagno è quello che di peggio posso offrire. Ma pago bene.
Montare cucina ikea: in bocca al lupo!
Il geometra sta cambiando: magari, quello in dotazione all’ufficio è sempre lo stesso. Muto come un pesce, con l’occhio vivace da triglia e simpatico come un cardo.
Qualcuno ha detto: non coltivo rancori, preparo risposte. Io per lui ne ho sempre una. Solo che l’antipatia reciproca di fondo rende le mie lontane dall’essere anche vagamente amichevoli. L’anno scorso, pungolata, gliel’ho messa in saccoccia in diversi modi e forme, alcuni dei quali talmente sottili che dubito abbia compreso a pieno. Per quanto ne so, conoscendolo, probabilmente è convinto di averla spuntata . Da un po’ non si vede, ma ad intuito so che si farà vivo con uno dei suoi colpi bassi. Ho già il jolly in mano.
Come concludere degnamente una settimana bislacca? Con un’assemblea di condomino. Di quelle toste. Prevedo una serata rilassante quanto un giro in bicicletta sulla tangenziale intasata il venerdì sera.
La rivincita del calzino. Eravamo in otto in acqua. Quando ci siamo spostate nella piscina dei piccoli tutte si sono sedute sul bordo per infilarsi i calzini. Chi il pedalino bianco, chi le calzette antiscivolo, chi due calzini a righe spaiati. L’istruttore no, lui è superiore all’insidiosa scivolosità perché non tocca nemmeno l’acqua. C’ho preso, l’idea stavolta era geniale.
Appena arrivata a casa.
Lui: non puoi andare avanti così. Adesso chiamo la maga della cervicale che ti sistema. Va bene se ti fisso appuntamento domani sera?
Spaiata in agonia sul letto: domani sono in piscina. Venerdì sera lavoro. Fai sabato.
Prima di cena, quando riappaio dalla camera col pigiama ed una sciarpa di lana che mi avvolge.
Lui: ah, domani sera si fa spesa grossa che la dispensa piange!
Spaiata: no, veramente la sottoscritta sarebbe in piscina domani sera.
Dopocena.
Lui: sai cosa? domani ti passo a prendere dopo l’ufficio, saliamo a portare delle cose a Ivan e ci fermiamo a mangiare dalle gemelle polenta e cervo.
Spaiata: sono in piscinaaaaaaa!
Oggi, prima di pranzo.
Lui: passi tu dopo il lavoro a prendere la pappamicio che io finisco tardi?
Spaiata: Sono in piscinaaaaaa! E m’infilo la cuffia per visualizzargli meglio cosa devo fare ogni giovedì alle 19:20.
Due i casi o ha la memoria a breve termine compromessa per la caduta giù dalle scale o quando parlo seleziona in automatico l’acustica mode off.
Tocca fare un cartello da appendermi al collo alla bisogna.
Eravamo rimaste al bucolico quadretto di bambini che giocano in cortile, cani e gatti che scorazzano per la tenuta, le amiche che cucinano, gli uomini che si smazzano il lavoro duro, buon cibo e buon vino prodotto da noi e consumati intorno al tavolaccio tutti insieme. Mansioni già abbondantemente assegnate con fantasiosa organizzazione di contorno. Eravamo rimaste che sarebbe stato bello, ma un tantino campato per aria (leggi irrealizzabile). Poi abbiamo passato un pomeriggio a rifletterci ognuna per conto suo e l’aggiornamento ha reso l’agriturismo da impossibile a fattibile. Almeno sulla carta. Ora abbiamo qualche cifra sotto mano, individuato il tipo di società da costituire, ipotesi di finanziamento e contributi, già due futuri dipendenti, un abbozzo di menù, un pavone di cui sarebbe poco strategico spiegare la sua presenza in loco (ma fa figo e non impegna, marketing a parte), il fidanzato che solleticato all’idea si offre volontario per cercar funghi, raccogliere castagne e andare a pesca per incrementare la produzione col quale sfamare le frotte di avventori che ipotizziamo. Ed il tutto da una telefonata di dieci minuti. Figuriamoci quando effettueremo un sopralluogo a 4 sul posto per renderci conto delle reali potenzialità. Siamo pazze furibonde, e si sapeva, il fatto che i nostri compagni ci seguono a ruota non era per niente scontato, ma quello che non sospettavo è che insieme siamo una gran bella squadra progetto. E con tutte le carte in regola per far funzionare la baracca. Per la cronaca la sottoscritta ci sta pensando, seriamente.
Se la piscina dei bambini risulta essere particolarmente insidiosa per l’equilibrio, la sottoscritta per sottrarsi ad ogni eventuale rischio nello svolgere gli esercizi ha trovato una soluzione geniale. Moralmente imbarazzante, ma comunque geniale. Indossare un paio di calzini antiscivolo in acqua. Che le ciabattine non risolvevano l’inconveniente. E considerando che sono stata l’unica a non rischiare la buccia saltellando e a rimanere stoicamente in piedi su una gamba sola, l’idea otterrà un discreto successo da stasera, quando tutte quante, ci ripresenteremo puntuali al corso.
Puntata non priva di rivelazioni. C’è di tutto un pò. Da Al Bano che, quale uomo tutto d’un pezzo con delle convinzioni base dalle quali, cascasse il mondo, nessuno lo smuove di un centimetro ci fa comprendere la smania della moglie di esporsi al pubblico scherno in tv pur di mettere entrambi i piedi fuori da Cellino per un po’. Alle due regine di eleganza dell’edizione: la Quaranta che ha dimostrato il suo caratterino poco morbido fin dalla prima sera quando, ancora in diretta, ha dato della stronza alla Santarelli. Quest’ultima che per non essere da meno ha fatto sapere alle sue compagne e al resto dell’Italia che a lei della zoccola non lo si dà senza passarla liscia. A contendere il titolo, a sorpresa, la Fatina Elmi, sempre tanto buona, carina, propositiva. Una delle istituzioni di Mamma Rai mi si sta smitizzando. Intanto di sicuro sappiamo che non è highlander e poi che ci è andata di lusso che il suo ruolo fosse quello dell’annuciatrice laddove l’annuncio in genere durava dai due ai quattro minuti perché nella vita lei parla, parla, parla, parla e parla. Al contrario della Del Santo, un’acqua cheta che ha festeggiato il compleanno come Wilma dei Flingstone insieme a Manuel. Ora, io non vorrei essere negli stracci firmati della Del Santo quando l’Amanda furiosa riuscirà a farle gli auguri di persona e a modo suo (magari usando la clava). Un ringraziamento sentito le va di diritto per aver reso possibile una apparizione della Lear in studio. Infine se c’erano ancora dei dubbi sulla coppia danzante degli anni ottanta, questi sono stati sciolti di fronte alle lacrime di Enzo Paolo che chiede disperato alla moglie di farlo tornare a casa. Carmen per tutta risposta le prova tutte purchè il marito rimanga lì e le consenta di continuare ad avere un cadreghino in una trasmissione di successo. In casa Turchi i pantaloni li porta Carmen. Lui al massimo la calzamaglia.

Buona la seconda, visto la vita da nababbi dei felini di casa.
I fatti. Abbiamo un blog – quello di Polpette – modificato ora qui ora là. Abbiamo un header di Falbalà molto bellino che è stato inserito, ma che non si vede. A noi tre donne servirebbe uno/a che ne capisca a pacchi e ci spieghi cosa modificare per visualizzarlo. Se l’appello non fosse ancora sufficientemente chiaro: chi si offre volontario?
A ragione riconfermo quello che ho sempre sostenuto. Se i nostri rispettivi uomini avessero un minimo di buon senso, ci impedirebbero di frequentarci. In dieci minuti di telefonata la Gatta ed io siamo riuscite ad immaginare un comune futuro con dovizia di particolari. Che comprende una casa colonica da ristrutturare, un agriturismo con stanze, due case vicine per le nostre famiglie, gatti in cortile, cani che corrono nella tenuta, bambini che giocano nelle vigne della proprietà, polli, tacchini, maiali. Gli uomini a fare il lavoro duro nei campi, noi in cucina a preparare marmellate e a sfamare i clienti che arriveranno a frotte dopo un poderoso piano pubblicitario via blog. Peccato solo per due particolari da non sottovalutare: che per realizzare tutto l’ambaradan ci vogliano palate di euro e che nessuno di noi abbia esperienza nel campo, che dico, la più pallida idea di come mandare avanti la baracca. Quest’ultimo però è un dettaglio. Per noi che andiamo alla sperindio e siamo ottimiste di natura non sarebbe una novità. Anzi un incentivo a metterci fantasia piuttosto.
Io resto comunque fiduciosa a dispetto delle ultime cattive novità. Una che il giorno dopo la vede sempre a colori. Siamo capaci di grandi cose insieme. Alla faccia di chi cerca di convincerci del contrario (e qui il gesto dell'ombrello ci sta bene).
Alcuni detti che calzano a pennello con l’umore odierno: di mamma – suocera - ce n’è una sola (vivaddio). L’unione fa la forza. A pensar male, non si fa - mai - peccato. Del senno di poi, son piene le fosse. Spiegare perché ho un diavolo per capello sarebbe complicato. Si avvicinerebbe più ad un trattato che a un post. Però oltre ad essere nera ed incazzosa come poche, ho messo su una faccia come le terga niente male. Ed è cosa talmente inusuale da sembrare pure credibile. Stavolta non me ne sto buona per quieto vivere.
Stanotte, in un raro momento di semilucidità, mi è sembrato di veder volare una ciabatta. Non ne sono certa al 100%, ma di fatto, stamattina una ciabatta mancava all’appello. Questo potrebbe essere un indizio a conferma che i fatti sono realmente accaduti e non frutto della mia fantasia di rivalsa. Perchè se è così, allora il fetente che tutte le mattine alle sei scende a motorino truccato spento e lo accende proprio davanti alla nostra finestra della camera non solo è stato colpito da una ciabatta felpata volante, ma appena prima, è finito dritto dritto nella buca lasciata aperta dagli operai dell’acquedotto. Rimettendoci solo il catorcio rumoroso. Una risposta alle madonne che ogni mattina gli lancio semincosciente.
La nonna ha sempre provveduto alla sussistenza della sottoscritta. Se sono cresciuta forte e sana è anche merito suo visto che dall’asilo alle medie ogni pranzo era suo appannaggio, che la mamma lavorava. Le estati lacustri mie e della cugina sono scandite dalle merende della nonna con pan carrè privato dei bordi, pomodori e maionese. E la Colazione è sempre opera sua: caffè ¾, vino ¼, pane caldo, burro e toma. Roba che poi saltavi il pranzo se appena appena te lo permetteva perché ha sempre avuto l’indole di riempirci come tacchini a noi bambine. E non ci ha mai viste abbastanza in carne. Ora che non abitiamo vicine, provvede comunque alle nipoti per vie traverse. Passa in zona ufficio? Si ferma col cartoccio di polpette. Viene a chiedere delle informazioni condominiali? Ripaga con tagliatelle fatte in casa. Fa un giro per negozi, porta pasticcini per merenda. Ed anche ieri mi ha risolto la cena preoccupata che la piscina mette appetito. Mentre mi riassumeva per l’ennesima volta la vicenda del pattume condominiale mi ha allungato un bottiglione di cedrata riempito a minestrone. Che fa bene e non ingrassa, parola di nonnina. Grazie.
Uno potrebbe pensare che dopo una settimana di acquagim abbia imparato ad organizzarmi. Potrebbe, ma è comunque opportuno che non ci si scommetta sopra. Perché no, non sono ancora entrata nell’ordine di idee di essere una sportiva, seppur a giorni alterni. Rovistando nel borsone colta da dubbio atroce sull’esatta ubicazione del costume (a casa? O in macchina?) ho scoperto di aver dimenticato la bottiglietta d’acqua. E di sapere anche esattamente dov’è, al contrario del costume. C’è il detersivo per lavastoviglie nella borsa della piscina. Se tanto mi dà tanto, l’acqua è sotto al lavello. Su questo potrei scommettere. E vincere.
Sotto casa. Controllo felino dei lavori effettuati. La Ciabattina curiosa vagola di buca in buca. Calzetta la cura a vista. Un cat-sitter coi baffi.
Me ne stavo, spazzola in resta, sul balcone a prendermi cura dei felini di casa. Una torta salata in forno. Il fidanzato sul divano alle prese col pelo di gatto fetente che si appiccica ovunque. Nel pomeriggio la prima castagnata di stagione, più tardi una merenda al birrificio. Una tranquilla domenica bucolica da paese. Poi l’imprevisto. Secchi d’acqua che volano sui vicini, urla, insulti, bestemmioni a gogò, i santi tutti scomodati per la baruffa da cortile tra mamme. Alle quali si sono aggiunti i padri, gli amici, i figli, i dirimpettai e la cosa ha assunto proporzioni di rissa in pieno stile con tanto di carabinieri, fuggi fuggi generale, contusi, feriti. Abbandonata l’idea di relax che mi ero fatta mi sono ritrovata crocerossina improvvisata con tanto di pigiama a disinfettare qui, incerottare là, cercando di evitare di prenderle a mia volta tenendo la bocca chiusa e la cassetta del pronto soccorso spalancata. I pochi, noi compresi, che non hanno passato il resto della domenica in compagnia delle forze dell’ordine a riassumere l’accaduto si sono ritrovati tutti alla castagnata pur di evitare la zona calda.
Caffè, caffè, caffè. A casa non si può bere, il fidanzato ieri ha fatto il caffè e oggi la caffettiera non si apre nemmeno coi mortaretti.
La prima regola di civile convivenza prevede che tutti gli abitanti della casa prima di andare a dormire siano lavati, puliti e profumati. La seconda regola invece obbliga chi non provvede da solo a sottoporsi ad una accurata toelettatura da parte di un altro componente della famiglia. In pratica: se la Ciabattina ronfa della grossa, ci pensa il Calza a farle il bagno.
Dedicata alla famiglia "IlMignolocolProf": come potete vedere, se non ci pensiamo noi a lei, c'è sempre qualcuno che se ne occupa 
Ho un pò di tempo. Vago per blog. La Laura, per sapere a che punto è con l'erede. La Mukka per vedere come va col nuovo lavoro. SeFosse perchè è malata. Random, bhè, perchè è Random. E via così. Sister Gatta, Gaspare, Vì, ecc. (citarvi tutto il giro sarebbe lungo). E "surprais": Gattostanco, Principe, Stark, tutti spariti. In un sol colpo quel popò di link a fianco falciato. Mbè?
Stamattina è successo di tutto.
Sorvolando sul casalingo disperato e sui miei genitori che tra l’usco e il brusco, hanno preso i bagagli e se ne sono andati in vacanza lasciandomi l’ufficio nel caos.
Entra un attempato signore che mi chiede di procurargli un preventivo da un’impresa di pulizia fidata. Gli ricordo che sono anni che non amministro il suo condominio e che sarebbe opportuno interpellare l’amministratore in carica - e che percepisce un compenso al contrario di me. Lui dice che no, si fida della Spaiata e una mezz’ora passa per fargli capire che non posso farci niente.
Entra la classica spaccaballe condominiale che ormai fiuto a distanza, ha sbagliato ufficio ed amministratore, ma già che c’è chiede se le faccio io la ripartizione tra proprietario ed inquilino, gratis ovviamente. Che il suo amministratore - che prende dei soldi al contrario di me - non se la calcola. Le faccio capire con tutto il tatto possibile che non sono una succursale della fatebenefratelli e che sarebbe opportuno prendesse la strada dell’ufficio giusto.
Si riapre la porta e, ta dà, entra un altro che è nel posto sbagliato. Che sarebbe più produttivo recarsi in un negozio che vende cornetti acustici. Il signore, novant’anni suonati, da un anno si lamenta che il suo citofono non va perché non si sente niente. E’ che è sordo come una carampana porello, ma il problema non lo sfiora nemmeno, è il citofono ad essere rotto. Dopo aver letto, labiale, che gli avrei mandato di nuovo l’elettricista è uscito soddisfatto.
Ciliegina, dal benzinaio trovo una comitiva di arzilli vecchietti su una Duna blu che non hanno mai fatto il self –service. Riconoscono in me un’anima pia e chiedono lumi, anzi, decidono che sarebbe meglio se la benzina gliela fa direttamente la sottoscritta già che c'è. In cambio mi regalano un salamino di cavallo e una toma.
Mia madre dice il giusto, se c’è uno strano nel raggio d’un chilometro, questo arriverà da me.
Anche per vie traverse.
L’uomo è arenato sul divano con il ghiaccio sul ginocchio, si è giocato il menisco inseguendomi. Telefona in ufficio per sapere cosa preparare per pranzo.
Lui: ciao, cosa faccio insieme alla carne?
Spaiata: c’è della verdura surgelata, fai quella.
Lui: ah, ma la devo cuocere!?!
Spaiata: fai te, se non vuoi mangiare granita di zucchine e melanzane per contorno si, la devi cuocere.
Decisamente un casalingo improvvisato.
Ho parecchio da ridire al momento. Ma poco tempo a disposizione. Rimanderò.
Dal balcone assistiamo impotenti alla indiscriminata moltiplicazione di buche in corrispondenza della strada. A nulla può la tecnologia più evoluta per individuare la perdita così si ricorre ad un metodo vecchio come la notte dei tempi: spaccare a vanvera confidando nella buona sorte. Un concitato via vai a far da contorno. Il liutaio che si ricorda che vent’anni fa la tubazione era più in là (e via a spaccare), i vicini che invece era più in qui (e giù di martello pneumatico), il tecnico del Comune che sentenzia proviamo di qua (e vai di pala e picco), il dirigente dell’acquedotto che, con carte alla mano, dice che è da tutt’altra parte (forza rompiamo), il vigile tuttologo che consiglia "laggiù" (ma nessuno se lo calcola), gli operai che ogni volta alzano gli occhi al cielo, smadonnano e sperano sia la volta buona. Ma la via è lunga, hai voglia ha spaccare a caso. La sfortuna di beccare sempre e solo il punto sbagliato, nonostante fior fior di professoroni ad occuparsi del caso, ha qualcosa di miracoloso.
Si, si, l’isola regalerà soddisfazioni a iosa quest’anno. Da Al Bano in gran spolvero ad Interrante che ha già fatto baruffa con la mamma. Senza dimenticare la Del Santo che non sembra soggiornare in questo mondo e la Quaranta incazzosa come poche. E per un attimo ci siam quasi giocati Enzo Paolo, colpa di una fodera di plastica, dice lui. Più probabile per il riverbero del vestito della Ventura che non si poteva guardare.
Lunedì sera tornando a casa dalla piscina facevo la splendida. Quella che credeva peggio ed invece è stata una passeggiata di salute. Di fatto sono crollata sul divano in catalessi, stordita dalla stanchezza. Ieri ho iniziato a sentire i primi cedimenti: male alle spalle, male alle braccia, male alle cosce, male al sedere. In due parole: male ovunque. Ma ho continuato a fare l'atleta fulgida. Quella che si ci ha messo impegno e si vedono (sentono) i risultati, tutta salute insomma. Oggi il crollo totale, dolore diffuso ed un solo desiderio: infilarmi il pigiama al più presto possibile e non muovere più un muscolo che sia uno. Voglio proprio vedermi domani a fare acquagim con l’aiuto del bastone per raggiungere la piscina.
Il promo della “Talpa” ci aveva fatto sapere che tutti i partecipanti erano partiti e che, ahimè, erano anche giunti a destinazione dove ad attenderli uno dei più figaccioni d’Italia a fare la telecronaca dell'avventura. Al primo collegamento, per chi si fosse distratto, ti ritrovi di fronte il solito Bettarini, quello dall’abbronzatura perenne, dai muscoli guizzanti, e la pettinatura tipica “a lappata di mucca”, ma vestito come un deficiente. E già così sarebbe motivo sufficiente per cambiar canale. Quando parla poi è coinvolgente come una televendita di materassi al punto che appena apre bocca le calze ti cascano seduta stante. Se non se ne sentirà la mancanza in capo, non se ne sentiva la necessità nemmeno in televisione, ma tant’è. Per questa stagione tocca tenerselo.
Necessito di un caffè. Subito. E dopo di un pò di cioccolato. Fondente.
Non si può campà così. Non ho più manovra di movimento. Ovunque mi giro c’è sempre un gatto. Gelosi entrambi o sono tutti e due sopra di me a mò di copertina oppure occupano bellamente ¾ di divano lasciandoci da spartire il rimanente angolo. E persino in bagno arrivano in coppia. L’unico momento in cui si separano è per il pisolino: una sulla mia borsa da piscina, l’altro nello zaino. Come se non avessero cucce a disposizione.
Della vista lago che si gode dalla sala ne faccio un vanto. Da sempre. D’altronde è stato acquistato anche per questo. Quello che non avevo previsto era la vista diretta sulla fognatura a cielo aperto che ci ha regalato il temporale furibondo di sabato notte. Roba di qualche giorno che però non ci permette di aprire le finestre sprovvisti di maschera e di stendere. Quello che scoccia è l’attitudine dei nostri gatti a fare da direttore lavori nei cantieri della zona, questo in particolare. Fare il bagno a due felini caduti nella fossa è qualcosa che non augurerei nemmeno al peggior nemico.
Prima la pubalgia. Mesi di passione in visite, terapia, recupero lento e giorni a casa per il dolore. Poi la caduta dalle scale. Ora si è giocato il menisco ed ho il sospetto che ricominceremo il tour degli ortopedici. Poi ha il coraggio di dirmi che lui è forte di natura e che non è da rottamare. Se continua così lo mando a fare acquagim a Lourdes.
Prima lezione di acquagim. Tre cose che ho capito prima, durante e dopo aver sgambettato in acqua: 1) non so le altre, ma la sottoscritta se ride, va a fondo. E ho riso spesso nel corso dell’ora. Specie quando ho colpito l’istruttore in piena faccia col salsiccione che mi è scivolato da sotto il sedere. Lì ho rischiato addirittura di affondare come il Titanic. 2) difficilmente riconoscerò le compagne di corso in giro senza la cuffia in testa. Già nello spogliatoio mi chiedevo chi fosse la ragazza che si sbellicava dalle risate quando nella piscina dei piccoli sono scivolata rischiando la spaccata. 3) noi donne spendiamo capitali in completini intimi e poi finiamo inesorabilmente per infilarci la prima mutanda che capita col risultato di essere sempre spaiate col reggiseno. Lo spogliatoio di una piscina ne è la prova.
Ho preparato il borsone della piscina alla maniera spaiata. Cioè alla sperindio. E difatti ho realizzato troppo tardi che non ho una borsa abbastanza capiente da contenere tutto e che se mi ci mettevo prima avrei avuto tempo di sopperire a tale mancanza. Così sono in ufficio con il necessario nei sacchetti del supermercato attendendo che la genitrice me ne porti una che faccia al caso mio, salvandomi la faccia già alla prima sera di corso. Naturalmente non solo l’uomo ha già scommesso che non andrò oltre le tre lezioni (perchè mi conosce), ma ne accetta su cosa dimenticherò la prossima volta (perchè mi conosce bene).
Latte. Farina. Un sacchetto di patate. 2 uova. Il pietoso contenuto di dispensa e frigorifero. E poco altro: un fondo di burro, caffè sufficiente per due tazze, un cubetto di lievito dimenticato, olio, sale, noce moscata, volendo il rosmarino del vicino, del cacao allo zenzero che sta lì dall’anno scorso. Pur di non uscire da casa a fare la spesa mi sono ingegnata. Potere della pigrizia. Colazione: cappuccino. Pranzo: 2 chili di purè fatto con le mie manine sante. Merenda: cioccolata. Cena: focaccia al rosmarino con uova strapazzate. Oggi passare dal supermercato è questione di sopravvivenza.
Una barzelletta dalla cugina che suppongo divertente se la stessa me l’ha spedita, peccato che la mail fosse vuota. Fotine del nipote vacanziero che m’hanno fatto innamorare all’istante, ha quel faccino da canaglia che piace tanto alle donne, da grande sarà un rubacuori, ne sono certa. Un amico che non sento da una vita, son contenta e tengo la mail per quando ho più calma: era la solita catena trita, spero che il simpatico vadaviailcul gli sia giunto insieme ai saluti. Notizie dei primi clienti della SpaiataTravel, lieta vi sia piaciuto e soprattutto che siate usciti indenni dal diluvio (che vi dicevo? Tuttosommato il nomignolo di “pisciatoio d’Italia” calza a pennello). Una mail della Ruta Maria Teresa, in veste di direttrice della scuola, che mi invita a fare un corso per presentatrici in piega. E la prima prova dell’header: io sarei la mente, Falbalà è senza ombra di dubbio il braccio che si sta smazzando il lavoro. Bello, a tal punto che non ho saputo resistere ad aspettare le modifiche. Grazie.
Cosa c'è di peggio del lunedì? Un lunedì piovoso e freddo. Magari proprio quel lunedì in cui, non si sa come, ti sei ritrovata iscritta alla prima lezione di acquagim insieme all'amica che ti ha trascinata in piscina per l'iscrizione con l'inganno. Sigh.
Il non so cosa mettermi – pronunciato di fronte ad un armadio stipato di vestiti – non è certo una tragedia, basterebbe metterci impegno nel frugare che qualcosa salta fuori. Ma fa parte della voglia di nuovo che puntualmente mi prende a tradimento ad ogni cambio di stagione e quindi tanto vale assecondarmi. Per cui, domani, dopo undiciorefilate e dopo aver caricato sulla spaiatamobile quell’altra amica immarmottita, ho intenzione di dirigermi in quel di Milano.
Cugina, lo sbarco è previsto per le 10:35 alla Centrale. Ti conviene venirmi a prendere perché trasporto un certo regalo di compleanno. Ah, se vuoi controllare l’orario - che mi pare strano - fai pure. Sicuramente ne sai più di me.
Sono ancora come la Punto. Senza parole. Ho la “fiacca” da cambio di stagione che mi perseguita. Non è normale, almeno per me, essere impigiamata alle nove e già diretta verso le coperte, dormire undiciorefilate ed alzarsi senza riuscire a riconnettersi col resto del mondo. Mi sto ancora chiedendo come mi chiamo. Appena avrò una risposta, passerò al “dove sono” e così via fino a riprendere conoscenza. Nemmeno il domestico odor di broccoli della vicina riesce a convincermi che è quasi ora di pranzo.
Tra l’altro mentre consumavo le mie undiciorefilate mi dicono sia successo di tutto: un concerto dietro casa, la serranda cigolante dei vicini si è alzata e abbassata almeno sei volte, l’antifurto del liutaio è partito senza un perché e siccome succede di rado nessuno si ricordava come spegnerlo, quelli col doblò sono partiti per le ferie trascinando le valigie giù per la discesa, l’uomo ha deciso fosse il momento di passare l’aspirapolvere ovunque, Calzetta risente della luna e ne ha fatte peggio di Bertoldo, la micia ha dormito sopra (non di lato, proprio sopra) la mia faccia per un paio d’ore e qui mi spiego quella sensazione di soffoco.
E io niente, non una piega.
L’appuntamento di ieri è stato rimandato ad oggi per poi rimandarlo a domani. Se va bene. Altrimenti si aspetta pazienti. Io, il fidanzato molto meno che cambiare vita, lavoro e pure stato non è roba da tutti i giorni. E’ pur sempre una decisione sofferta e come tale soggetta alle montagne russe dell’umore. Più ci rimugina, più gli montano i dubbi su quale strada scegliere. Se verso la Svizzera o verso il solito faticoso trantran. A chi ha incrociato le dita, tocca fare gli straordinari.
Alla cialtrona che andava dicendo di parlare con mio cugino e che sapesse in quale punto del lago fosse (sòla, sòla, sòla), ma che intanto distribuiva biglietti da visita a chi le capitava a tiro l’unico modo convincente per levarsela dai maroni è stato chiamare le forze dell’ordine. Le è andata bene. Ero talmente furibonda della piazzata che se ne avessi avuto il dono l’avrei incenerita personalmente seduta stante. Un esempio dei tanti di quei giorni. E ne ho un buon numero nel cassetto. Oggi invece, sarebbe opportuno finirla di alimentare il mito della sensitiva che ha aiutato a trovare la ragazza scomparsa. Comprendo il sollievo dei genitori che dopo tre anni finalmente hanno una risposta e comprendo anche la gratitudine che hanno nei confronti di questa donna. Per nulla che i telegiornali ne parlino ad ogni edizione e che chi si occupa di approfondimento faccia a gomitate per averla in trasmissione. Sono convinta ci sia una spiegazione più scientifica del dialogo con la scomparsa e che tutta questa vicenda finisca con l’alimentare le speranze di tante famiglie distrutte. E, ammesso e non concesso, che la donna dica la verità sulle circostante del ritrovamento e che non voglia guadagnarci un euro, rimane comunque indiscutibile il fatto che la signora in questione ha avuto un gran bel ritorno di pubblicità, ma, in scia anche tutti i ciarlatani che campano sulle disgrazie altrui.
Riemergo per un attimo, ma ho la fila davanti alla porta. Eccheè?! Tutti oggi che la situazione non è delle migliori: non c'è un centimetro libero su entrambe le scivanie.
Un acconcio rapportino: il fidanzato scende e va a restituire il cestino al liutaio. Nel frattempo mi dedico alla zucca. Dopo che ci ho messo mano sembra le sia scoppiato un raudo all’interno, ma non me ne preoccupo. Non faccio un plissè nemmeno per aver dimenticato la ricetta in ufficio, andrò alla sperindio, come sempre del resto. Riduco la polpa a dadini, affetto una patata e le cipolle, preparo il brodo, stappo il vino bianco secco, gratto il parmigiano. Tutto pronto, manca solo il riso. Che non ho comprato e pare sia fondamentale per farne risotto. Smadonno fiduciosa fin dalla vicina con la ciotola in mano. Torno trionfante con una confezione ancora chiusa che accende la curiosità dei due felini che stanno seguendo attentamente le operazioni in qualità di aiuto-chef. Quando rientra il fidanzato in cucina sembra che ci si sia stato un matrimonio: riso ovunque, la spaiata che scomoda tutti i santi del calendario ed i gatti che inseguono i chicchi di riso. La zucca era matura, il risotto era buonino ed io ubriaca per superare la vista della cucina ridotta come dopo il passaggio di un uragano.
Ogni svolta nella vita mi provoca quel senso provvisorio da trasloco, che obbliga a rilassarti sulla poltrona prima di aver sballato e sistemato l’ultimo soprammobile. In pratica sono arenata nell’attesa e sul divano, ma con il pollice sul tappo, pronta a stappare e festeggiare. Potendo. Aspetto una sua telefonata, magari di buone notizie. Ne ha bisogno lui e farebbe bene anche a me che le cose per una volta vadano come devono. Che gli ultimi mesi per noi non sono stati per niente facili. Se va bene questa, a ruota seguirà tutto il resto. Incrociate le dita, pliis.
Prima o poi lo scriveranno sulla confezione di cartone a caratteri cubitali: “attenzione crea dipendenza alla brugola e nuoce gravemente alla sanità mentale”. Nonché alla salute. Si dà il caso che la Spaiata abbia sottratto due porcini da fare in insalata dal cavagnino destinato dal fidanzato a mamma e nonna. Un subdolo piano dello stesso per ingraziarsele, comunque il furto è stato subito smascherato. Sono stata rincorsa per casa (e i gatti dietro) con l’unico scopo di riprendere i citati funghi. La fuga è finita in camera dove, mentre cercavo di arrivare alla finestra, sono stata placcata dopo un rovinoso, quanto inaspettato, crollo del letto. Da una prima indagine sembra che un paio di viti del letto ikea non siano state sistemate a regola d’arte. In pratica stasera si dorme sul divano e non ceno a funghi visto che mi sono stati requisiti. Sigh.
Bhè, che dopo le ferie mi riesce difficile riprendere i ritmi è un fatto. Che debba fare un bilancio alla velocità della luce, un altro. Quindi non ho molta scelta, tocca trovare la concentrazione. Soprattutto perchè è mezz'ora che inserisco dati nel computer digitando sulla tastiera della calcolatrice.
e ne sono orgogliosa. Curiosa. Non appena compare qualcosa di vagamente nuovo all'orizzonte lei arriva per metterci il muso. Ed il naso.
Qui si stava cercando, noi due, di capire come funzionano gli orecchini nuovi.
Ci sono cose che fanno male e di cui, però, non se ne può fare a meno. Come le patatine del Mc (che non ho ancora digerito) o come l’Isola (dei famosi). Alcune condizioni sono considerate essenziali dalla sottoscritta per la buona riuscita della nuova edizione. La presenza di un’Amanda (Lear) in studio imbufalita perché il giovane fidanzato – Manuel - sconosciuto ai più, va a pesca con Lory Del Santo. Albano (orfano della Lecciso, ma con figlia al seguito) che canta “Nel sole” nelle mangrovie puzzolenti preso da Cellinonostalgia. Enzo Paolo che si becca un cocco sulla zucca e dà i numeri (892, 892, ma non ho i baffi, porcaccia). Che possa capire chi cazz’è Fulco Ruffo di Calabria. Interrante che finisce sull’ultima spiaggia senza passare dal via e lì viene dimenticato dalla produzione a fine programma. Maria Giovanna Elmi finalmente senza trucco per poter verificare se è stata imbalsamata per rimanere sempre uguale. Una rissa di gruppo tra tutti gli altri.
Dopo giorni che m'interrogo sulla faccenda, ho bussato alla porta della vicina "donante" con la zucca sotto braccio. Ebbene, si capisce se la zucca è matura se suona a vuoto. E la mia lo è. Domani sera cucina spaiata creativa.
In casa spaiata si è verificato un incidente domestico felino. L’uomo per evitare i mici coinvolti in un inseguimento senza frontiere è caduto sulla scala. La domenica è stato tutto un lamentarsi, fino a quando, esasperata, gli ho consigliato di metterci una crema, fasciare la mano e portarla al pronto soccorso il giorno dopo. Non essendo il medico di famiglia sono stata sbertucciata, mentre lui, noto luminare, ha stabilito che la diagnosi corretta era rottura dello scafoide. Ha avuto dodici ore per andare a farsi vedere, ma ha aspettato dolorante fuori dal lavoro perché gli tenessi la mano sana. Per la cronaca gli hanno messo una crema ed una fasciatura. Come volevasi dimostrare.
Sono la disperata detentrice di una zucca. Un omaggio dei vicini, gradito omaggio. Se ne sta lì da un mese in attesa di maturare. E’ una disperazione ogni volta che sosto in cucina trovarmela tra le mani. Perché la questione non è cucinarla, ma capire quando è ora di farlo. Con preoccupazione la colpisco col pugno per sentirne il suono, ma non ne cavo la soluzione. Rischio la paturnia da zucca, qualcuno che ne sappia a secchiate sull’argomento?
Come vuole la migliore tradizione del lunedì mattina, ho già le palle scese. E la lingua felpata, ma questo è dovuto alla grappa di ieri sera, non agli istinti omicidi odierni.
Lavorare il sabato mattina al posto del geometra: imprevisto.
Accorgersi di essermi chiusa a chiave dentro l’ufficio involontariamente: spaiato.
Trovare nella cassetta della posta le fotografie di Sharm del compagno di immersioni: inatteso.
Ricevere dal cat-sitter un ritratto di Calzetta su bronzo: tenero.
Conoscere i primi clienti della Spaiata travel: curiosamente piacevole.
Arrotolarsi i pantaloni del pigiama ed uscire alle quattro sotto un temporale mai visto per recuperare Calzetta: biblico.
Cavare un pranzo perfetto con gli avanzi e tre funghi: miracoloso.
Recuperare n°2 gatti bloccati sulla pianta:epico.
Sopravvivere alla cena del vicino con polenta e funghi, vino a fiumi e grappe a litri tornando a casa sulle nostre gambe: impossibile.
Ed infatti per fare tre metri ci abbiamo messo venti minuti in equilibrio precario.
Presa da entusiamo mi sono lanciata a capofitto nel progetto della classificazione delle scatole di scarpe per intuizione, del primo cambio armadi, di qualche cambiamento in casa con un unico inesorabile risultato, il caos. Troppe cose tutte insieme per sperare che ne portassi a termine almeno una. In compenso ho finito l'album di Calzetta, lavoro comunque immane visto che tirate le somme le fotografie erano 355.

Su flickr qualcuna c'è.
Avrebbero fatto bene a tacere, l’uno e l’altro. Ma sembra che avvalersi della facoltà di farsi i fatti propri lontano dalla telecamera non sia nel dna dei Maradona. Padre e figlio, perché di figlio si tratta anche se considerato un incidente di percorso dal genitore. E via con frecciate e titoloni a seguire. Nei panni di Diego jr ci si sta scomodi: non è mai bello sentirsi disconosciuto pubblicamente, ancora e ancora. Un consiglio? Ottenga che la madre la finisca di aizzarlo più di quanto già non sia verso il padre assente per quello che poteva essere ed invece non è, si faccia dare quello che eventualmente gli spetta, smetta di inseguire padre e mito iniziando una nuova vita anche senza di lui che tanto non puoi obbligare un padre ad amarti, soprattutto se glielo dice solo la legge ed il cuore latita, ma hai il sacrosanto diritto di amare prima di tutto te stesso. Voltando pagina, magari.
Osserviamo Calzetta che sul divano ha posato una zampa in testa alla Ciabattina per tenerla e ferma e farle comodamente un bagno pre nanna.
Spaiata: ma la Ciabattina non era così rossa quando è arrivata.
Fidanzato: no. Ma si sta Calzettizzando a furia di essere lappata dal fratello maggiore. Gli somiglia sempre di più.
Con un micio che ti ha scambiato per la sua personalissima cuccia umana, che chiede coccole ad oltranza con il fusometro acceso e che pretende tu stia immobile nella posizione a lui più congeniale e una gatta che dall'alto ti studia dandoti la certezza che stia meditando qualche incursione e/o barra agguato verso la tua persona, dico, come si fa a dormire sonno tranquilli?!
Mia madre è certa io abbia preso una botta in testa. Il geometra sta ridendo da stamattina. Mio padre pensa io non abbia abbastanza lavoro. I gatti vorrebbero darmi una zampa. Ed il fidanzato si sta ancora chiedendo il perché io stia foderando tutte le scatole di scarpe presenti nel domicilio. Ma c’è una logica nell’improvvisa trasformazione delle succitate scatole. Stanca di non trovare mai la scarpa desiderata nelle anonime scatole tute uguali, ho trovato una soluzione. Foderarle di carta, ma non a caso. Con una mappa per quelle da viaggio, rigata con i colori del sole per quelle estive, con la neve quelle invernali, con foglie ed erba per quelle da montagna e/o passeggiate. E se la classificazione ancora non dovesse bastare su ognuna ci ho appiccicato una bella fotografia del contenuto. Operazione che ha richiesto una serata in seduta fotografica. Un lavoro davvero inutile, perché nessuno, me compresa, è davvero convinto che le scarpe saranno riposte con la stessa logica. Anzi, rimarranno esattamente dove sono, in giro. Però mi sto divertendo, tanto basta.
Se la Spaiata è uscita per andare a pagare il commercialista, che umore potrebbe avere una volta uscita di lì col portafoglio praticamente vuoto?
Qualcuno che si occupi del tuo fine settimana romantico “da primo anniversario” sul lago? Se bazzichi il blog, basta chiedere. Certo i tempi sono stretti, ma per lei, la macchina da organizzazione spaiata si è messa in moto producendo due mail nel giro di mezz’ora. Cosa insolita visto che ci metto giorni a smaltire la posta. Spero di essere stata efficiente. Mi merito almeno un caffè con panna in riva al lago coi “piccioncini”.
Sarà la pioggia che fa tanto autunno, sarà che la voglia di lavorare manca del tutto, sarà che sono in preda ad un raptus da riordino, sarà che mi sono rimbambita del tutto, ma le ultime ore le ho passate classificando qualcosa tipo trecento fotografie del felino rosso con cui condivido casa e divano. In pratica è da quando ho comprato la macchina digitale che non ci metto mano. Non ho ancora finito, ma la voglia di pulizie d'autunno come è venuta se ne è andata. Aspetteranno, i tempi li vedo lunghi.
Contenuto della cassetta della posta spaiata: bolletta acqua, avviso di scadenza rata mutuo, estratto conto carta di credito (sob), depliant vari, buoni sconto Mc Donald's. E una busta da banca ignota. La apro con sospetto e meraviglia, sorpresa, gaudio ed incredulità. L'ente che fornisce il gas - dopo due anni, non mesi, proprio anni - mi ha spedito l'assegno di rimborso per la caparra. Peccato che per incassarlo debba farmi 40 chilometri fino al paesone vicino spendendo in benzina l'equivalente del rimborso. Mavaff... và
A casa nostra si vede spesso. Euforia pre partenza, caos dell’ultimo minuto, smadonnamenti di fronte al bagagliaio perché le valigie, borsoni, attrezzatura non ci entrano. E poi aeroporto dove immancabilmente ti rendi conto di aver dimenticato qualcosa, hotel e, sempre, una barca ad aspettarci a destinazione. Pronta per una settimana di immersioni. La trama ridotta all’osso di una tipica vacanza spaiata o, se la destinazione fosse la Florida e noi fossimo meno spaiati ed attori, di Open Water il film a basso budget di Kentis e la moglie, dove gli squali sono veri ed in frenesia da cibo dopo che la troupe pasturava col tonno e gli attori in acqua ci sono stati davvero per ore. Il resto è minimo: i due dopo un’immersione dalla barca vengono dimenticati in mezzo ad una distesa d’acqua senza fine, infreddoliti e affamati. L’incredulità e l’incazzatura si trasformeranno in panico ed angoscia col passare delle ore, l’arrivo del buio e l’incontro con gli squali. Una poderosa boiata che però ha il merito di toccare le paure più terribili. Sconsigliato ai sub, che noterebbero più le imprecisioni che la storia in sé. Il diving del film sembrava più il club del libro di Nonna Papera che una struttura ben organizzata, ad esempio.
Hai presente quando la giornata non ti calza a pennello e non sai mica bene perché. E’ così e basta. L’unica cosa che potrebbe darti sollievo è una sana litigata, di quelle fatte con convinzione pur senza una vera motivazione per cui inalberarsi. Non è nemmeno fondamentale il destinatario, sia chiaro, basta che respiri ed abbia una certa verve nel risponderti. Presente? A me ne capitano parecchie di queste giornate qui. Ma di solito esco a correre dove non c’è anima viva da strattonare un po’.
Invece la genitrice rivolge l’attenzione alla sua famiglia, tutta. Ed oggi è in vena - di smaronare qualcuno fino a portarlo alla disperazione. Siccome mio padre si è dato, ha deciso che farà anche senza di lui. E io passavo di lì. E’ talmente noiosa che è peggio di una canzone di Antonacci.
Uno perché ho appena trent’anni e proprio fatico a vedermici come una signora. Quando mi danno del “lei” trasecolo e penso si riferiscano a qualcun'altra. Due perché non sono sempre una ragazza a modino, nonostante anni di insegnamenti. Ogni tanto me ne infischio delle buone maniere e se mi va mangio con le mani guadagnandoci in gusto. Tre perché lo dice anche il mio migliore amico. E a lui credo. Ogni tanto ci esibiamo ancora in una gara di rutti, poco chic, ma incredibilmente divertente.
A passaggio compiuto dalla mansarda in condominio al bilocale indipendente sulle alture, trovavo che la miglior qualità della nuova residenza fosse la totale assenza del vecchio vicino di casa col quale non mi sono mai presa e che è visceralmente detestato da tutta la mia famiglia che, in un modo o nell’altro, ci ha avuto a che fare. Un uomo simpatico come una spina nel sedere il cui unico scopo nella vita è smaronare il resto della popolazione che vive pacifica. Dimenticate le discussioni col vecchio trombone, ho poi apprezzato quello che effettivamente valeva un trasloco durato mesi: la vista lago, la cordialità dei vicini, la possibilità che Calzetta potesse scorazzare libero, tranquillità e silenzio, dormite impagabili, niente spese condominiali da pagare. Ma è bastato vedermelo entrare in ufficio stamattina per mandarmi in vacca la giornata. Urge una lavatrice notturna per ricordarmi che gli svariati chilometri a dividerci sono sempre lì.
Un terzo gatto ha fatto regolare domanda per accedere al posto vacante (felino) in casa spaiata. Trattasi di europeo tigrato rosso, già socio di bisboccia di Calzetta e sua controfigura durante gli agguati della Ciabattina, nonchè sporadico fruitore della dispensa. Persino la superiora, vista l’età, è convinta di soffrire di “traveggole” e mi ferma spesso per sincerarsi che anch’io veda due gatti rossi e non uno. Comunque il randagio deve aver saputo da fonti attendibili, interne alla residenza spaiata, della possibilità d’adozione ed è intenzionato ad accaparrarsi un posto sul divano con le unghie. Così quando fischiamo per richiamare all’ordine i nostri felini anche lui si presenta facendo lo gnorri, sperando di passare inosservato nel tafferuglio generale. Al momento sono tutti e tre nei miei gelsomini a prendere il fresco sotto la supervisione del fidanzato. Ma a differenza del felino col pedigree questo dimostra uno spiccato senso di appartenenza alla famiglia spaiata. Non si arruffiana la buona, ma il burbero, Conquistato lui, sarà come avere tre zampe già oltre la porta.
Ho caricato a forza l’uomo sulla Spaiatamobile, ho ignorato le sue rimostranze per il fatto che stava dormendo sul divano e non capiva dove fossi diretta, ho parcheggiato e minacciato il fidanzato che se non scendeva in trenta secondi avrei rimesso in moto l’autovettura dirigendola lanciata verso l’ikea, ottenendo cieca ubbidienza. Una volta entrato nel palazzetto si è reso conto di essere ad una mostra felina. La prima. Tutti gli espositori si sono accorti del nostro arrivo perché non siamo propriamente una coppia silenziosa e composta quando si tratta di gatti, tutt’altro. Comunque mentre lui girava per l’ala est, io ero in quella ovest incantata davanti a Garibaldi – un main coon enorme. Tempo zero avevo un erede rosso del gattone in braccio, mi stavo facendo amica padrone e felino e prendendo accordi sedutastante per portare a quota tre la tribù dei mici domestici. A bloccare la trattativa è intervenuto lui - il fidanzato - usando le maniere forti: minacciando di aprire un cantiere in casa per rifare la soletta e la pavimentazione ventilando l’ipotesi di metterci mesi. Ho rimesso il gatto nelle braccia del padrone d’origine a malincuore.
Il tutto sottolineando che i miei quadrupedi non li sottoporrei mai a tale week end di passione chiusi in gabbia.
Sono ancora allo stato brado, mi sono appena rimessa le scarpe e mi riesce difficile convincermi che al lunedì mattina devo alzarmi quando suona la sveglia.
Tutti abbiamo qualcosa che se indossi o hai nelle immediate vicinanze, a portata di mano, ti fa sentire protetto. La mia copertina di Linus in realtà è un reggiseno di tulle azzurro con fiori arancioni. Che non fa il paio con niente, sbiadito a furia di lavaggi poco ortodossi, un po’ molle, ma che non riesco a buttare via e, anzi, indosso più degli altri. Lo stavo stendendo considerando che tutto sommato è ben conservato e tutt’ora portabile quando mi accorgo di uno strappo nel tulle sopra l’imbottitura. Ha tutta l’aria di essere opera della Ciabattina, con la quale m’imbestialisco. Poi passo al rappezzo che di eliminarlo non se ne parla. Una cucitura con filo però si vedrebbe e così, idea del momento, decido di sporcare le dita con l’attack e riavvicinare i due lembi di tulle con le dita. Quasi non si vede, sono soddisfatta della trovata se non fosse che quella colla lì e l’imbottitura fanno reazione ed il reggiseno inizia a fumare. Un’altra idea luminosa della sottoscritta da domare con un bicchiere d'acqua.
Inutile aggiungere che sono sull’orlo di una crisi di nervi per la dipartita prematura del reggiseno adorato.
Che io sia stata latitante nella vita del genitore biologico è la sacrosanta verità. Da tempo non mi s’infinocchia più con la storia che non conta la quantità, ma la qualità del tempo insieme. Mi sarei anche smaronata di inseguirlo sempre e comunque. Dei cinque minuti una volta ogni due/tre mesi, francamente non so che farmene. Nel tempo d’un caffè nemmeno mi riesce di incominciare a mettere insieme il filo dei pensieri. Anzi, quei cinque minuti distratti mi fanno incazzare più di quanto, sotto sotto, non sia già. E' che rimango comunque sua figlia, l’unica, anche se magari non proprio quella che si aspettava e infastidisce (balle, è un pugno in faccia ) scoprire che nemmeno questa è una certezza. Convinta che avesse capito quanto male può fare, gli ho perdonato di aver fatto passare un’altra – che detesto - per la sua bambina pur di giustificarsi con i conoscenti della mia assenza. Quando sarebbe bastato venire a prendermi per avere le mie braccia al collo. Poi uno cresce, s’indurisce la buccia e sorvola sulla faccenda. Per poi accorgersi che le mail spedite a me, sono spedite anche alla controfigura. Ammetto di aver avuto cinque minuti di defaiance. Passati quelli, l’unica cosa che mi viene da dire in proposito è irripetibile. Ma sentito.
La giornata di oggi sta prendendo una piega moralmente imbarazzante. A cominciare dal cartello “stai alla larga” che l’uomo ha posizionato astutamente sui fornelli con il solo scopo di farmi desistere dal riprovarci a sperimentare a vanvera in cucina. Sono stata ripassata con la spugna, esattamente come facciamo coi gatti, perché sto perdendo l’abbronzatura ed il fidanzato è stanco di passare l’aspirapolvere per casa. E come se non bastasse un'intera lavatrice di bianco tende al rosa. La Spaiata come casalinga è finita knockout. Per ora.
Qualcuno volenteroso che mi spieghi come assemblare più fotografie per ottenerne una unica? Si, ho intenzione di modificare di nuovo il template. Inquietudine spaiata.
Non ho dormito. Causa esperimento (mal riuscito) di cucina spaiata creativa. Anche il fidanzato non sta niente bene. Sensi di colpa a parte, oggi non sono predisposta al dialogo. Ma migliorerà.
Calzetta rende bene lo stato d'animo del momento.
E’ arrivato il benvenuto dal piano di sopra. Mancava all’appello la baruffa da pianerottolo al vertice. Stabilito come si fa una certa cosa, la sottoscritta si attiene alla linea guida, salvo poi proporre qualche modifica in corsa. Mai comunque senza che venga approvata prima perché se c’è una cosa che mi dà noia è farmi il mazzo tanto per poi dover rifare. Se sperimento, lo faccio in ambito condominiale in cui l’unico capo di me stessa sono io ed al limite mi cicchetto alla sera davanti allo specchio mentre mi strucco. Ora salta fuori che i cartelli uso cantiere – che detesto dal profondo e che da anni escono dall’ufficio sempre noiosamente uguali l’uno all’altro – sono pura fantasia spaiata e che una roba simile non è mai stata consegnata ad alcun cliente. C’è che poi mi scappa di sottolineare quanto la sparata sia a vanvera e mi dia al recupero coatto dei citati cartelli nei cantieri. Tanto per mettere i puntini sulle i e se mi tolgono l'impiccio son ben contenta.
Un dovere non scritto del buon vicinato di paese è fare conversazione nei viottoli. Non puoi tornare a casa senza aver scambiato due parole col vicino/i. Tipica conversazione a tre: Spaiata, mamma del cat-sitter (cane munita), nonnina del paese - 93 anni portati splendidamente nonostante gli acciacchi, con sense of humor e una spiccata predilezione per le parole straniere di cui però non conosce bene la pronuncia.
Nonnina: oh, ciao bambine. Vado in posta, se mi sbrigo entro notte sarò in cima alla salita.
Segue un buongiorno in coro e offerta di andare in posta per lei.
Nonnina: No, no, vado io che mi "scranching" un pò queste mie vecchie gambe.
Il rotwailer abbaia e da parte di entrambe c'è un vano tentativo di calmare il cane per non far venire un infarto alla nonnina Nonnina: oh, ma lasciatelo abbaiare, non mi fa paura.
Mamma cat-sittert: anche lei ha cani?
Nonnina: oh, sempre amato i bracchetti.
Spaiata: snoopy.
Nonnina: Snup che? Questo che razza è? Wolswaghen?
Ho riso a crepapancia. Dentro. Fuori una statua di sale per non offendere la nonnina bilingue.
Del perché la sottoscritta non dice quanto ne sa ai suoi genitori. O almeno cerca di fare la vaga – senza successo – perché a furia di vedermi armeggiare con la digitale, internet, mail e quant’altro sia vagamente più tecnologico della penna bic, i miei hanno deciso di uscire dal limbo dell’era preistorica e aggiornarsi. Non solo si sono procurati una digitale di tutto rispetto e aperto caselle di posta a vanvera, ma hanno assoldato un gran bel pezzo di figliolo per farsi il sito. Senza però avere la più pallida idea di come cavarsela da soli. Di conseguenza, la figlia spaiata ha smesso di vivere beata, rischiando la perdita della brocca (e della pazienza in dotazione). Mi vien male quando, come stamattina, li trovo con il portatile sotto braccio e la digitale al collo che mi aspettano fuori dall’ufficio. Con un foglio denso di nuovi entusiasmanti dubbi . Si portassero appresso almeno quel marcantonio dell’informatico.