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Avete frugato nei miei calzini *loading* volte

Uno strano fax arriva in questo ufficio. Per valorizzare la mia immagine Spaiata, mi propongono un titolo onorifico americano di “Doctor”. Un tocco chic per un pedalino qualunque. Ad honorem, il prestigioso “doctor” verrà rilasciato relativamente all’ attività della sottoscritta dopo aver spedito un Curriculum Vitae. Non si parla di soldi, ma suppongo ne chiedano.
Curriculum Vitae Spaiato.
Calzino fin dalla tenera età muove i primi passi verso la scienza “del caso” sperimentando la pesca del calzino nel cassetto al buio. Studiando con passione le statistiche del verificarsi che i due calzini siano uguali e stendendo una teoria in proposito – composta da algoritmi diversi - che verrà poi pubblicata sul mensile “Filodiscozia”. Col tempo sviluppa interesse per il fenomeno paranormale del “triangolo dei calzini” per il quale inserendo due calzini di foggia e colore uguale nella lavatrice/letto/cesta dei panni non ne usciranno mai accoppiati e, anzi, qualcuno sparirà per sempre. Calzino prende poi un master sulla tendenza del pedalino a spaiarsi con anni di ricerca sul campo. Sviluppa la tecnica, depositata all’ufficio brevetti, del rammendo creativo, salvando in pochi mesi milioni di calzini altrimenti destinati al pattume vincendo il prestigioso premio “Calza a pennello” nel 2000. Calzino a questo punto pubblica uno studio approfondito su “La mizza, la variante sarda del calzino – usi e consuetudini isolane” nel 2001 e “La Calza nella storia – da Pippicalze lunghe alla Befana”, trattato sulle dicerie, storie di fantasia e leggende metropolitane del pedalino nel 2002. A tutt’oggi sta completando lo studio sociologico del “La reazione delle donne nella società moderna al pedalino bianco”.
Ora non mi resta che aspettare la laurea ad honorem in calzologia applicata e sapere quanto mi costerà sbandierarla sulla carta intestata.

E’ lunedì. Di solito fatico come un mulo per riprendere il ritmo casa/lavoro. Oggi invece sono di ottimo umore.
1. perché sta arrivando. Il progetto che io e la Gatta abbiamo cavato da una conversazione al telefono ancora mezze addormentate, tra un giorno, dovrebbe essere online a beneficio di chi vorrà farne parte. 2. perché ho dormito dodici ore filate e si vede: sull’umore spaiato, sul viso, nelle energie. 3. perché la cugina ripensando alla giornata di ieri ed alla passeggiata nella neve ha sentito il bisogno di mandarmi un messaggino. E la pensa come me su quanto una “seduta” di chiacchiere solo nostre ci faccia bene. 4. nevica. Non due fiocchi striminziti, una nevicata vera, come si deve. E tutto quel che ne consegue: l’autista, gli stivali, la pausa pranzo alla finestra, il gatto imbiancato, commissioni limitate, ecc.
Piccole cose. Speciali.
Avevo voglia di farmi un regalo. Non il solito shopping, ma di tempo. Passeggiate in pausa pranzo, pomeriggi festivi in cui né si cucina, né si pulisce, ma si guarda un film scemo. Superati i primi sensi di colpa, si sta benissimo, sul serio.
Anche se poi un giretto per negozi l’ho fatto comunque, la nonna lamentava di avere ancora un debito dal compleanno spaiato.
Così ora ho un bel paio di pantaloni estivi bianchi ed una canotta scollatissima arancione che mette allegria, ma che non posso mettere prima di un paio di mesi.
Mai che vetrine e gradi siano d’accordo.
E così si è aperta ufficialmente la stagione delle passeggiate tra i boschi con una spedizione a vanvera di tre ore finita davanti a cioccolate e cappuccini. Io e la cugina non ce ne siamo nemmeno accorte impegnate a raccontarci le ultime novità in fondo alla fila. Avevamo molto da dirci.
Con l’occhio alla padellata di verdure varie e l’orecchio alla televisione, mi è capitato di ascoltare lo spot del mostro delle nevi che poi non è altro che la squadra jamaicana di bob e pensare – porcal’oca, ho capito tutto.
Ovviamente alla seconda tornata di pubblicità ho voluto controllare i sottotitoli e, perdinci, ho davvero capito tutto. Morta lì.
Ma lo ripassano una terza volta ed in alto a sinistra si vede appena una chiesetta.
Non ci vogliono le luminose per capire che non sono io ad essere naturalmente predisposta al dialetto, ma che sembrava famigliare perché in effetti lo è.
Da lì sono scesa su una camera d’aria guidata dal fidanzato all’ultimo capodanno, nel paese sotto, di un giorno che potrebbe essere il 26 come il 27 di marzo è nata mia nonna, dieci chilometri prima mamma e zia sono state bambine e noi due cugine andavamo in visita da parenti di un grado non meglio specificato e che tutt’ora confondo l’uno per l’altro.
Sfido che capivo tutto senza il bisogno dei sottotitoli, mia zia parla così quando ci guarda noi due cugine cittadine e ci fa notare che sarebbe ora di sposarci, di metter su famiglia, mentre il figlio bietolone ultraquarantenne senza mai uno straccio di donna sorride d’accordo con mammà.
Per la foto vedere 3 gennaio u.s. : memorizzatela e poi guardate in alto a sinistra, è inconfondibile. Comunque di squadra ad allenarsi in zona c’è solo quella svedese di fondo. Gran bei figlioli, ma che ti fanno sentire una merdaccia quando ti sorpassano sulla pista con stile impeccabile, mentre tu procedi con l’andatura di una foca da circo.

Ieri mattina era così. Perfetto.
Oggi molto meno, la poesia mi è passata, rimangono i disguidi che ne conseguono.
Ed il fatto che sono in ufficio seppure non sia il mio sabato.
Entra il gommista.
Ha riportato la macchina ed ora qualcuno lo deve riaccompagnare. Ha anche fretta.
Infilo cappotto, prendo la borsa, carico il gommista sulla ka e parto.
Quando torno in ufficio cerco un cd nel cassetto da ascoltare mentre taglio e piego le tavole.
Non c’è e smadonno perché volevo proprio quello.
Non c’è perché non è la mia ka. E stavolta scomodo tutti i santi. Vado alla ricerca del gommista con una ka non mia. Ed il gommista tenta di capire dov’è finita quella di mia proprietà. Al momento lo sciagurato è in preda a stato confusionale e a me non mi resta che attendere.
Poi uno nella vita pensa di aver visto di tutto. E quando si convince che ci sono poche cose che potrebbero ancora sorprenderlo salta fuori l’ex con una proposta che ha dell’assurdo. Adesso che ha una buona scusa per telefonare in ufficio essendo il suo amministratore, non solo chiama quotidianamente, ma vorrebbe lavorare con me all’occorrenza. Non so se l’ha scoraggiato di più il fatto che gli abbia riso in faccia fino alle lacrime considerando l’eventualità improbabile o le tre regole auree da seguire alla lettera.
Tre cose: 1. telefonare solo in caso di reale necessità, 2. non diciamo scemenze e 3. non rompere le palle.
Alla fine ho verificato con mano – ingaggiando una battaglia a palle di neve con la vicina – l’esattezza delle informazioni meteo. Nevica. Ho l’autista, le catene sono sempre in ingresso, gli stivali gialli, la dispensa sufficientemente piena per non toccare la macchina fino a lunedì , il gatto al caldo. Stanco per aver dato il meglio di sé: ha cercato di mangiarsi i fiocchi di neve prima che toccassero il balcone offrendoci un siparietto comico ieri sera, stamattina ci ha fatto un giro poco convinto procedendo a zampe alterne. Appurato che si congelano, ha fatto ritorno in branda.
Notizie non verificate parlano di neve a quota casa spaiata. Calzino esulta, in fondo le lenzuola sono state stese fuori proprio per questo. Poi si ravvede: ha ritirato gli stivali ed al momento indossa scarpe da barca (scivolossisime ed insidiosissime in caso di neve).E le catene non sono dove solitamente ci si aspetta - il bagagliaio - no, io uso lasciarle in ingresso per averle a portata di mano in caso di necessità. In pratica tra me e le catene che potrebbero tornarmi utili tornando a casa ci sono una decina di chilometri tutti curve e salite. A volte mi picchierei da sola.

Prima nessuno dei due non aveva una casa sua e quindi la mansarda era una scelta obbligata. Poi in un raptus spaiato di quelli tosti una mattina sono uscita di casa e quando ne sono tornata possedevo una casetta piccina. E’ stato amore a prima vista, sapevo ancora prima di abitarci che mi sarei sentita finalmente a casa. Anche perché non potrei vivere in pieno centro dove non ci sono vie di fuga. Dove non si vedono che palazzi, e viuzze, e balconi ed il cielo si nasconde agli occhi. Qui la mattina faccio colazione vista lago e solo questo mi mette di buon umore. Ma ora entrambi abbiamo una casa ed entrambi vorremmo vivere, chi per amore e chi per dovere, nella propria. Nessuno dei due sembra voler cedere e porta ottime motivazioni alla sua causa. Le sue le capisco, non lo nego, ma non le approvo. Inutile, non se ne esce.
Mai, ripeto, mai far circolare il proprio numero di cellulare tra i condòmini. All’inizio lo usano con reverenza perché tu gli hai fatto capire senza giri di parole che è solo un pro-forma. Insomma da comporre solo per le urgenze, vere. No presunte. Poco alla volta s’allargano, fino a digitare il numero per ogni futilissimo avvenimento. Ma se un condòmino è anche un tuo amico? Lì son beghe. Perché già ti chiama normalmente, figuriamoci dopo. Non c’è una telefonata in cui non dica “ah, già che ti sento”.
Amico: “ciao, volevo sapere come stavi, bla, bla, bla”.
Calzino : … intanto stampo, faccio la punta alle matite, leggo i blog.
Amico: “ ah, già che ti sento….”
Calzino inizia ad avere istinti da serial killer.
Amico: “ da due giorni i piccioni scagazzano sulla mia finestra”
Calzino (senza cuore): “impallinali, cosa ci vuole a centrarli con una cerbottana, anche non professionale”.
Amico che pensa stia scherzando: “no dai, pensavo di far mettere dei dissuasori sul tetto ma devi indire un’assemblea”
Calzino, che già ci si vede a parlare per ore di cacca di piviun, fa un accurato elenco di spese da sostenere in caso l’idea venga approvata. Che sappia a cosa va incontro, son mica bruscolini. Gli suggerisco un, sempre gettonato, tettuccio in rame.
Amico: “noooooo, mavaaaaaa, ci sta bene, ma mi porta via luce”.
E così scodello altre cinque alternative, compresi i cd appesi che funzionano che è una meraviglia. Nessuna è sensibilmente apprezzata. E, in completa autonomia, ha bocciato anche i dissuasori capita l’antifona. Altro che spese condominiali contenute dopo la sua pensata.
Calzino spazientita:” senti facciamo che vengo alla bisogna nel tuo appartamento e mi metto con le mani ad arco fuori dalla finestra a mò di tettuccio asportabile. In caso di sole ti faccio anche ombra. Può essere una soluzione?”.
L’amico ride, io ero seria, come il proposito di cambiare numero.
C’è stato un Calza Show fuori programma stamattina. Il micio ha deciso di farmi da ombra mentre mi preparavo per uscire, abbandonando imprevedibilmente il piumone. Nell’ordine: si è arrampicato sui panni da stirare, uno di questi si è sfilato e gli altri lo hanno seguito modello valanga, Calza compreso. Non pago si è chiuso nella doccia con le sue zampe, richiamandomi all’ordine per liberarlo. Poi ha provato a mimetizzarsi con le creme, il travestimento ha funzionato perché ho chiuso l’armadietto senza accorgermi della sua presenza insolita. Non avendo ancora esaurito lo spirito d’avventura ha tentato di procacciarsi acqua fresca prima dal water e poi dal bidet. L’ho riempito per agevolarlo e il gatto ci è finito dentro costringendo la sottoscritta a separarsi dalla tazza del caffè per asciugarlo. Soddisfatto, si è diretto all’attico di sua proprietà (l’amaca) per concedersi il meritato riposo. Io ero in ritardo, ma di buon umore.
Lavoro, lavoro, lavoro. Non si capisce com’è, ma quando il commercialista invia il galoppino di fiducia con dei documenti da consegnare, entrambe le scrivanie vengono sommerse di carte. Che non si ritirano certo da sole. Aspettano me, le maledette.
Egregio Impiegato Sconosciuto (EIS) di una certa banca di finanziamenti a rate,
cercherò di essere molto paziente con Lei, benchè la mia autonomia si stia esaurendo.
Il primo appunto è che di tanto in tanto potrebbe pure qualificarsi con nome e cognome. Così, per educazione e per permettermi di venirLa a cercare presa da istinti poco carini nei suoi confronti visto che mi sta mettendo davvero a dura prova
Proseguiamo con l’abitudine di telefonare con un ID sconosciuto, anche piuttosto frequentemente per i miei gusti, e che quando cade la linea non mi si richiami dando per scontato che le informazioni necessarie mi si trasmettano per osmosi.
Passi che non le tornino i pagamenti, nonostante li abbia pagati – tutti – ogni mese puntuale come una svizzera. Non senza un certo disagio, perché al vs. numero fisso non risponde nessuno. Mai, nemmeno per sbaglio.
A tal punto che le ho inviato quintali di fax per comunicarle il cambio d’indirizzo, puntualmente ignorati, se ogni mese sono costretta ad ingaggiare una sorta di caccia al tesoro in due uffici postali diversi per recuperare i bollettini dispersi per la provincia.
Comprendo meno, mio caro Eis, che Lei non abbia orari d’ufficio da persona normale, telefonando quindi quando più le torna comodo. Mi auguro l’abbia finalmente capito che non si chiama nelle case altrui alle sette e trenta dagli smadonnamenti della sottoscritta. Ci riprovi e La renderò edotto di quanto posso essere scaricatore di porto alla mattina appena sveglia con l’umore deragliato.
Per le ragioni suesposte, mi risulta impensabile l’idea di spedirle il quindicesimo fax per agevolarLe la vitaccia, ora che Le necessita. Perciò mi creda quando Le dico, in tutta onestà, che chi fa da sé fa per tre. La sottoscritta si è arrangiata nel momento del bisogno pur di pagare alla scadenza prestabilita, ora veda di fare altrettanto, possibilmente senza rompere i maroni ulteriormente. Eis, comprì?
Al momento sto valutando se assicurarmi stipulando una polizza ad hoc per i momenti spaiati. Un’assicurazione tipo quella delle casalinghe per gli incidenti domestici, ma con un ventaglio di casistiche più corposo. L’ultima in ordine di tempo: stamattina vagavo con la tazza del caffè per il salotto, quindi pericolosamente vicino alle mensole considerando che la sala la percorro in un passo ampio per la larghezza. Starnutisco, ma sono talmente sorpresa dell’evento che non controllo la testa durante l’ “etciù” (e tantomeno stacco la mano dalla dose quotidiana di caffeina) sbattendo il capino sulla mensola maledetta. Ora iniziare la giornata con uno strudel tedesco congelato sulla fronte non è il massimo. Nemmeno sapere che non sono incolume agli incidenti domestici spaiati mi lascia del tutto serena.
Mi rendo conto che in giornate come queste, se altri devono mettere mano tra le mie cose, l'unica soluzione è rassegnarsi a cercare per ore. Non è la regola, di solito tutto si trova a suo posto. Resto una ordinata per dovere, ma non pacificata. Mi rimane sempre quella tendenza a sbrigarmela meglio nel mio disordine. Fino a quando tutto il ciarpame sulla scrivania diventa insostenibile e devo cedere. Ma che meraviglia scoprire che dal personalissimo disordine spaiato, all’occorenza, salta fuori un documento altrimenti andato perduto.
Che senso ha mettere a posto se poi non ci si ricorda dove sia il posto giusto.
Dopo n tentativi e diverse modulazioni di fischio (per quanto mi sia possibile) ho trovato quello giusto. In grado di bloccare il felino nelle sue esplorazioni e richiamarlo all’ordine. Posizionata nella sala fumatori di casa – il balcone - scorgo Calzetta al di là della casa abbandonata, oltre le recinzioni del vicino, intento a rotolarsi sulle tegole altrui. Centro il fischio. Il micio, solitamente indifferente ai miei richiami, in un nanosecondo supera due tetti, un muretto, una recinzione, un altro muretto, un cancello, attraversa la strada smiagolando, fa il giro dei vicini e, appena apro la porta, entra in casa senza fare un plissè. Quasi un miracolo. Da premiare con salmone a tocchetti. Una vittoria temporanea non avendo certezza che sia stato effettivamente il fischio a riportalo verso lo zerbino e non lo stomaco. Stasera ci riprovo.
Tira una tramontana che ti si porta via. C’è aria da neve. Il cielo è grigio, ma sembra non ne voglia sapere di mantenere le promesse. Lo so per certo perché cammino a naso in su per controllare. L’ingiustificata assenza di fiocchi, limitatamente al paesone noto per non avere propriamente un clima mite in inverno, me la spiego così: ho messo in allerta l’autista in caso di neve, non ho nemmeno un calzino sullo stendino in balcone, il micio è ritirato e gli stivali sono pronti all’uso. Tanto basta. Oggi lavo le lenzuola. Se tutto va come deve, nel pomeriggio s’imbiancherà il paesone, con mia somma gioia.
Per amore ho perso qualche treno. Uno per Genova, in particolare. Non sono pentita di non aver timbrato il biglietto, ma se tornassi indietro forse non lo lascerei passare. Non senza pensarci bene, almeno. Ora vorrei accanto qualcuno che sappia rincorrermi, se necessario. Qualcuno come il fidanzato, che all’occorrenza si infili le scarpe da jogging e sappia tenere il ritmo. Chi meglio di un maratoneta. Perché questo è un treno che proprio non voglio mancare e non mi piacerebbe scoprire che siamo su binari diversi.
Nevica ovunque, tranne che al paesone. Ingiustizia. E’ da mesi che aspetto una nevicata come si deve.
E’ una vita che combatto con la tendenza a dormire ad oltranza sempre e dovunque. Sembrava superata con l’entrata in vigore delle tre sveglie. Pie illusioni, il dna non si modifica a secchiate di convinzioni. Sabato mattina alle 8.46 ero ancora nel letto. Non ho sentito la seconda sveglia e mi sono beatamente riaddormentata con il micio a farmi da sciarpina. Quando mi sono resa conto di essere in ritardo è incominciata la maratona. Su e giù per le scale recuperando di fretta un paio di pantaloni, la giacca, le calze. In bagno ho fatto appena in tempo a guardarmi allo specchio mentre mi lavavo i denti con la mano destra e domavo i capelli con quella sinistra. Domenica a pranzo dalla nonna. Alle 12.15 mi alzo convinta che siano le dieci o giù di lì. Quando mi rendo conto di essere nuovamente in ritardo ricomincia la maratona. Tutto il parentado mi sta aspettando, arrivo con il segno del cuscino ancora evidente ed un desiderio di caffè e cornetto. Invece mi aspetta la lasagna. Ma è possibile che non mi bastano più solo tre sveglie? Di questo passo dovrò attrezzarmi con la quarta, francamente un po’ troppo.
Aragorn non è mai stato il personaggio che più attira l’attenzione (mia) nella trilogia del Signore degli Anelli. Tuttavia, mi è sempre sembrato azzeccato. Anche come re. Adesso che sono a conoscenza che il doppiatore è Pino Insegno non riesco a farmelo sembrare regale. E’ più forte di me: mentre parla spronando alla resistenza, alla bella faccetta di Mortensen (?) si sovrappone il faccione dell’Insegno e mi cala la voglia di continuare la visione, nonché la calzetta (ma per questo bisogna incolpare l’elastico decisamente andato). Certe quisquilie non bisognerebbe divulgarle, farle passare sotto segreto a beneficio dello spettatore.
Un padre dovrebbe facilitarti il già di per sé duro compito di stare al mondo. Non il mio. Lui sparisce, ricompare, t’incasina, ciurla nel manico, si dà alla macchia, poi ritorna, porta nuovamente scompiglio e riprende il largo. Uno stress, quest’uomo. Meno male che c’è un altro padre che compensa le mancanze. Ora che sono grande vedo con chiarezza quello che ha fatto per me pur non essendo obbligato. Mi ha cresciuta facendomi sentire al sicuro. E sempre protetta, da lontano, per non interferire con la mia vita. Per lui una cena del papà coi fiocchi, che io e mia madre stiamo organizzando in assoluta segretezza. Volevo dirgli grazie in un giorno speciale.
Cliente :” vorrei vedere la casa in piazza del mercato se possibile”.
Spaiata :” ci troviamo in ufficio o direttamente sul posto davanti al biodegradabile?”.
Cliente: silenzio.
Cliente:” ma lì c’è solo il ristorante biologico”.
Spaiata:”proprio quello!!”.
Cliente:”che sollievo, pensavo di essere io la confusa”.
Che dire? La mappa con la collocazione delle case in vendita e dei negozi di riferimento, nella mia testa è rigorosamente in disordine sparso.
Due cose random:
1) ci sono nuove foto su Flickr.
2) la saga Diego/Adriana è solo alla nona puntata su 13. Ne avremo ancora per molto. E nella prossima oltre al bietolone di Diego ci sarà anche Bobo Vieri. Alla notizia sono ricorsa all’unità anticrisi Ferrero.
Aggiorno. Perchè c'era anche una terza cosa: dopo due tentativi andati miseramente falliti, ho visto tutto (ma proprio tutto) Braveheart. Son finalmente soddisfatta.
Se avessero anche solo ipotizzato che un domani mi sarei trovata ad ascoltare il perchè ed il percome della rottura tra l’ex storico e la sua ragazza, cercando anche di risollevargli il morale con parole di comprensione e pacche sulla spalla di incoraggiamento, probabilmente mi sarei rotolata a terra dal ridere per ore, incapace di smettere.
Se poi avessero aggiunto che avrei pure solidarizzato con la ragazza sopracitata, bhè, lì avrei scommesso una bella sommetta convinta dell’assurdità di tale eventualità.
Avrei perso la scommessa.
Tanto che stasera sono a cena con lei.
E' ufficiale, mi sono ammattita di colpo.
Capita l’idraulico in ufficio. Non quello ufficiale, da cui non si cava una rapa. Quello ufficioso per lavori esterni. Colui che a breve metterà fine all’era glaciale in ingresso fornendo calore mediante nuovo calorifero. Il mio santone personale, insomma. Si chiacchiera. Di due caldaie, di come unirle con la minima spesa, se mantenere un impianto piuttosto che l’altro e amenità del genere. Lui, paziente, e francamente convinto di avere altro lavoro in arrivo, risponde. Conclude con un “finalmente avete comprato l’appartamento sopra?”. No, mi piace tenermi informata. Indescrivibile la sua faccia delusa.
Il vero problema è che vorrei, ma non posso. Questo non esclude che comunque ci pensi spesso all’allargamento in verticale. Arrivo sempre un po’ in ritardo su certe cose, nel gettare la spugna intendo.
Ma 'sti ca##i. Mai dire mai.
Il tempo addolcisce i ricordi. Scatta il reset dei neuroni: involontariamente si scinde la realtà dalla parte affettiva e si rimuove il peggio. Così l’ex storico da “uno che non ci sta con la testa” lo ricordi come “un uomo particolare, da saper prendere”. Su scenate, porte sbattute, frasi inopportune sorvoli, da signora. Modalità di “ricordo selettivo” che vale anche per gli oggetti: ecco che la tua prima macchina – obbietivamente un catorcio – si trasforma nella “gloriosa 1 sting, che ha reso servizio fino alla fine, miracolosamente”. Così per la mansarda, nella quale ciascuno degli amici mi ha aiutata a fare qualche lavoro. Quante notti mi sono addormentata ascoltando la pioggia scendere sul tetto, a volte ancora mi manca. Ma quando ci ripenso, l’inevitabile posizionamento di bacinelle/catini/stracci in punti strategici alla prima goccia caduta sul terrazzino e dell’andare a dormire con la muta da sub a mò di pigiama, proprio non mi sfiora. Ed è stata una vitaccia, da quella casa sui toni del blu non vedevo l’ora di andarmene. Eppure ora che è stata venduta mi dispiace, tanto. E ricordo solo quello che mi pare. Le cose belle.
A me capita di guardare un brutto programma dall’inizio alla fine perché non ti capacito che ci sia qualcuno a guardarlo oltre me.
Cercando di riassumere due ore d’agonia all’insegna dell’improvvisazione: audio pietoso, il mio telefono in galleria si sente meglio. Un problema via l’altro che nemmeno durante la giornata peggiore in ufficio. In mancanza, gaffe e verbi a vanvera equamente suddivisi tra gli isolati ed i loro ospiti (… l’avevamo preveduto. Luisa Corna). Sagra del pettegolezzo da paese. Platea mummificata dalla noia. Mani compromesse (e spelate) causa applausi riempitivi nel vuoto pneumatico tra una battuta e l’altra. Tiro a segno sul tortellino Rana, l’unico sorridente in mezzo a mazzi di pive. La perla finale: la bacchettata in diretta “siete stati molto bravi, bhè molto bravi no, ma sarò brevissimo”. In questo caso la pubblicità era davvero la cosa più interessante.
Per la cronaca, il premio “mezzo insaccato d’oro” è andato ai due eroi affettati per un salto nel buio che non si vedeva dai tempi del Sanremo, figli di.
La perfezione non esiste, ma questa volta si, lo ammetto, mi ci sono sentita vicino. E ci sono tre persone, per motivi diversi, soddisfatte con il minimo sforzo da parte mia.
Se c’è una cosa che m’indispone verso il prossimo è quando questo, a vario titolo, si sente in diritto di venirti in soccorso senza che tu ne abbia un concreto bisogno. Consapevole che l’habitat ideale per la Spaiata in questi frangenti è una montagna più o meno irraggiungibile, non potendomici trasferire seduta stante, mi tocca avere a che fare con il buon samaritano di turno, nella persona della vicina d’ufficio. Ogni volta che sono in ritardo e sto parcheggiando di fretta sull’argine, la pia donna mi si piazza nel parcheggio e facendo ampi gesti coi suoi eleganti guantini pelosi azzurri si rende utile nella manovra. Il risultato è che ci metto il doppio del tempo per tentare di evitarla. E’ più forte di me, ma mi monta il nervoso: se potessi la ringrazierei facendole retro sui piedi. Sono cattiva, lo so.
Avere tre clienti con lo stesso cognome non facilita la vita dell’ufficio, specie per il Bietolone. Quando capita (e capita) di avere bisogno di uno dei tre, non arriva mai il Rossi giusto. Tranne oggi: per non sbagliare, sono stati convocati tutti e tre contemporaneamente.
Nella nuova veste di Spaiata in visita mi godo la tranquillità della scrivania sgombra di lavoro altrui. Il non dover rispondere al telefono, cercare pratiche nei meandri del retro, avere a che fare con i clienti mi permette di smaltire il lavoro arretrato. E di concedermi anche qualche lusso non previsto: una pausa caffè seduta e lo sfogliare il catalogo 2005 alla ricerca di una cassettiera. Da agosto ad oggi non ne avevo avuto il tempo ed il momento “nuovo catalogo ikea” è sacro per sprecarlo nei ritagli di tempo. Merita tutta l’attenzione del caso, anche se in ritardo sull’uscita. C’è poi il bietolone che non ha mai sgobbato tanto e che si è calato nei miei calzini controvoglia. Anche questa è una piacevole novità degna di nota.
Agibilità, dich. DL, fine lavori del cliente A.
Agibilità, dich. DL, fine lavori del cliente B.
Saldo parcella, collazione documenti da restituire, fotocopie varie del cliente C.
Contratto di locazione e tutto quel che ne consegue del cliente D.
Nel frattempo rispondere al telefono e tagliare 3 copie dei disegni del cliente E.
Questa la mattinata Spaiata.
Guardare le icone dello schermo del computer per tre ore, stampare n°3 disegni. Quella del geometra.
Come se non bastasse ha rilegato un documento spargendo coriandoli ovunque che la sottoscritta ha dovuto raccogliere. Cosette, per carità. Ma essere scambiata per l’asina di turno dal bietolone nullafacente , mi ha urtato. Come mai prima. Ed in stile ammutinamento del Bounty, dopo una sfuriata che passerà alla storia, mi sono messa in ferie programmate fino a lunedì. In pratica sto in ufficio (solo per le cosine mie), ma è come se non ci fossi. Che s’arrangiasse.
Succede che a turno o insieme, appena tocchiamo il divano cadiamo in letargo. Ieri sera non sono andata oltre Striscia. Capita poi che il divano concili più del dovuto e si finisca per dormire lì fino a notte. Il primo che si sveglia sfama il gatto, spegne la televisione, regola il riscaldamento ed esorta l’altro a tirare su il sedere dal divano per prendere posto nel lettone. C’è un metodo, se uno dei due tarda a raggiungere l’altro. Funziona così: il primo a tagliare il traguardo del piumone telefona all’altro al piano di sopra, questo addormentato rischia un mezzo infarto da chiamata notturna, ma è poi sufficientemente sveglio per raggiungere la camera da letto sulle sue gambe. Funziona a meraviglia, se non fosse che, se c’è qualcosa in grado di farmi deragliare l’umore è essere svegliata di soprassalto. A qualsiasi ora.
E lei, la praticante del commercialista, con me. Ebbene si: sono più di tre anni che ogni mese ci sono le ritenute d'acconto da pagare. E sono altrettanti anni che all'ultimo giorno utile mi reco nello studio del commercialista a ritirarle. Di fretta, perchè ho sempre qualcosa di più urgente da fare. Ed è una gran perdita di tempo. Perchè di solito dopo averle controllate comodamente in ufficio, ritorno smadonnando sui miei passi, che ne manca sempre una. Dopo tre anni di questa vitaccia, ora ce le spediamo via mail. Passi da gigante.

Certe cose son dure da digerire. L’anno scorso a quest’ora ci sottoponevamo rassegnati alla necessaria trafila di ufficio in ufficio per fare la denuncia di furto. Uscendo dall’ikea con un carrello carico in equilibrio precario ci rendevamo conto che il Daily 4x4 ci era stato rubato. Ancora oggi non è argomento da minestra. Proprio non ci viene da riderci sopra. Eppure non siamo gente che porta rancore. Tuttavia, ogni mese, quando arriva la rata del camion nuovo da pagare puntuale come le ritenute d’acconto ti ricordo nelle mie preghiere. Che anche solo la metà di ciò che ti ho augurato arrivi a destinazione. Tutta la sfiga cosmica che ti è capitata quest’anno, sciagurato, è puro “effetto Spaiata”. Perchè la perfidia è femmina e tutte ne sono dotate in modica quantità. La sottoscritta nei tuoi confronti ne ha una camionata.
La Spaiata e lo Spaiato sono accasciati sul divano dopo una mattina passata a tirare a lucido quella cuccia che ci fa da casa. Sciupata come un mocio mi godo un pisolino post lasagna. Lo Spaiato una ne fa e cento ne pensa: vuole realizzare una nicchia nel muro dove posizionare il televisore nuovo. Con un occhio aperto e l’altro chiuso gli firmo un consenso scritto a patto che il lavoro abbia un inizio e, soprattutto, una fine certa. Solo dopo mi rendo conto che la nicchia in questione prende tutta la parete per la bellezza di tre metri x h 1,5. Avanzo dei dubbi. Legittimi. Mi preme essere sicura che insieme a parte del muro portante (per farci la nicchia) non venga giù il resto della casa. Sarebbe alquanto fastidioso trovarci a guardare CSI insieme ai vicini. Così mi viene spiegato l’utilizzo di putrelle, travi, micatravi, getto di cemento e chi più ne ha più ne metta, dandomi un’unica certezza in merito: il lavoro non sarà eseguito in giornata. Ci vorranno almeno tre giorni di testa bassa (per non vedere) e bocca chiusa (per non sacramentare) nella polvere che nemmeno durante una tempesta nel Sahara. Dovevo dire di no, ma è troppo tardi per rimangiarmi il consenso strappato nel dormiveglia.
Ad una settimana esatta dall'incursione dei bipedi nel convento per salvarmi, mi guardo bene dall'allontanarmi da casa. E chi mi smuove: tra i panni puliti e le calzette della Spaiata sono un gatto felice.
Perché sono una persona buona, una pia donna. Perché sono felice che il micio sia a casa e quindi ben disposta a risolvere i problemi altrui. Perché questa settimana ho lavorato solo 3 giorni e ½ arrivando al venerdì meno provata del solito. Di fatto, il cliente noioso del fidanzato a cui urge cantarne quattro a muso duro, se lo smazza la sottoscritta come ultimo appuntamento della settimana. Non può non essermi grato quando gli faccio questi enormi favori.
Della serie: se son normali noi nemmeno apriamo l'agenzia. Oggi ce n'è per tutti i gusti. I clienti più strambi, per qualche insondabile motivo, confluiscono tutti alla mia scrivania. Sono spossata.
Stamattina entra in ufficio il prof. di matematica del liceo, si accomoda, mi dice che per trovarmi ha faticato parecchio e mi propone di amministrare il condominio dove abita, che ha sentito grandi cose su di me.
La faccia della Spaiata si può riassumere in sorriso da ebete e occhi spalancati per la sorpresa. E lo spavento.
Lui è quello che, arrivata a scuola tutta strappata causa incidente, mi ha interrogato lo stesso rifilandomi un tre senza fare una piega. Che quando si sbagliava un’equazione alla lavagna diceva “tu sei dura, dura, dura” battendo le nocche sulla cattedra per facilitarti il concetto. Lo stesso che in una sfuriata storica verso la nostra classe di nullafacenti ha lanciato il registro e mi ha centrata in mezzo alla fronte rimarcando il solito concetto con le nocche. In caso non lo avessi capito nei quattro anni precedenti.
Come minimo, se accetto, mi ricontrolla tutto il bilancio a fine anno finanziario, mi dà i voti e, se necessita, mi rimanda anche. Non sono certa di volermi infilare in questo gomitolo di beghe. Anzi se ricordava della Cerica che mi è sempre stata sulle balle ero più contenta.
Abbiamo le nostre abitudini, noi. Dopo cena prendiamo la medicina insieme, esattamente come nei giorni scorsi abbiamo diviso il termometro ed i bacilli. Il micio si sente tagliato fuori dalla nuova pratica dei bipedi e deve dire la sua. La prima mossa è quella di avvicinarsi guardingo ai bicchieri fingendo indifferenza. Poi metterci il muso e proprio non gradirle le bollicine nel naso.

Ora, la curiosità fatta micio prevede che si tenti di sterminare le succitate bollicine a zampate. Solo per un eccesso di sicurezza nei confronti dei bipedi già provati dall’influenza. Il fidanzato smadonna con frasi del tipo “ ecco, adesso che ti sei fatto il pediluvio nella mia aspirina la devo bere io?”, il micio lo guarda offeso convinto di aver fatto bene ed io a quel punto sono sul divano accartocciata dal ridere.
Abitavo coi miei. Capitava di alzarmi nella notte, procedere a tastoni nel buio in direzione del bagno e trovarci mia madre seduta sul water chiuso e coi piedi appoggiati sul bidet immersa nella lettura del libro del momento. E magari erano le quattro del mattino. E magari si era pure portata il plaid. La scusa ufficiale era il non voler disturbare il sonno leggero di mio padre. Sono convinta che invece fosse lì perché era la stanza più piccola della casa, la più raccolta. Rintronata dal sonno, mi toccava discuterci a bassa voce per ottenere uno scampolo di privacy prima di tornarmene a letto alzando gli occhi al cielo. Lei aspettava sulla porta con copertina sottobraccio e libro aperto con l’aria scocciata di chi è stata interrotta sul più bello e ci si rinchiudeva nuovamente per uscirne ad un orario non meglio precisato (e a libro finito). Mi addormentavo sempre prima di sentirla andare a letto pensando che fosse bizzarra, molto.
Il Codice Da Vinci l’ho letto in un giorno. Ed una notte. Anch’io seduta in bagno, anch’io con la copertina, anch’io incapace di chiudere il libro senza averlo finito. Ed il fidanzato pensa di me che sono bizzarra a mia volta. Anzi, lui ipotizza una camicia di forza a breve termine.
Tutto questo per dire?
Che il film non mi piacerà come il libro. Che quel lasagnone di Tom Hanks con Robert Langdon c’azzecca poco. Ma che la parte del poliziotto a Jean Reno calza meravigliosamente. E che il dna non è acqua, ahimè. Che più passano gli anni più assomiglio a mia madre (e come ipotesi non è affatto male).
A parziale giustificazione nel ritardo con cui la “notizia” viene trattata ci sono i micropisolini a gettata continua davanti alla televisione causa rintronamento da raffreddore. Ieri era il primo giorno di ritorno alla lucidità post influenzale.
Guardando per mesi il povero Diego che insegue senza sosta la sua Adriana in giro per il mondo scialacquando un bel gruzzolo pur di metterle la fede al dito, finisce che uno poi tifa per lui. Il meno peggio tra i due, lei risulta odiosa alla prima inquadratura. Insomma, il pover’uomo ti fa pena, mentre arranca all’inseguimento della fidanzata che nel frattempo se la ride con le amichette sue. Ti auguri che la raggiunga - o meglio ancora che si spacchi una gambina alla stronza Adriana costringendola a rimanere ferma giusto il tempo di impalmarla in sala gessi - speri che il tapino una volta accasato, abbandonati muta da sub, paracadute e quant’altro, appenda il telefono al chiodo e sia libero di infilarsi un paio di ciabatte guardando la domenica sportiva. Contro ogni previsione, al posto di gioire mentre la trascina all’altare senza doverla incatenare, in un moto d’orgoglio preghi che tiri fuori le palle il meschineddu e all’ultimo ce la mandi, a quel paese. Che se l’è cercata. E Diego lo fa. Ti dà soddisfazione il ragazzo.
E’ a questo punto che un urlo agghiacciante interrompe la quiete familiare a casa della Spaiata.
Si fa largo l’inevitabile: passeranno mesi prima che quella faina di Adriana a sua volta lo placchi a pelle di leopardo e che metta fine a questo terrificante spot a puntate. Però il tifo per Adriana mai, nemmeno se le ci volessero anni a riportare il fuggitivo nelle vicinanze di una chiesa. Piuttosto che Diego si sposi Ettore, il cane.
Alcuni luoghi comuni. Gli uomini: lasciano i calzini in giro, detestano fare shopping, piuttosto che chiedere un’informazione vagano per ore a casaccio. Le donne: brontolano sempre, non sanno cosa farci del trapano che sta in cantina, lo sport preferito è il pettegolezzo. Dati di fatto? Quasi mai. A casa le parti sono invertite, rimescolate, reinterpretate a seconda dell’umore. Il fidanzato, ad esempio, sospesa la gara di sci, ha guardato tutta la mattina il Gambero Rosso. Scoprendo i mille usi del dado e mettendone in pratica gli insegnamenti per pranzo. Ed io che uscendo gli avevo chiesto di appendermi un quadro ho dovuto fare da me, ben contenta di armeggiare col trapano del nonno al posto dei fornelli.
Quest’ufficio ieri ha chiuso per festeggiare il martedì grasso. Giocoforza. Perché quella che di solito è un’agenzia immobiliare con annesso sottoscala adibito ad amministrazione sembrava più una corsia del Castelli. Chi rantolava per la tosse, chi stazionava modello koala sui caloriferi causa brividi di freddo, chi si muoveva a fatica per i dolori diffusi. La Spaiata di grasso aveva solo mezzo chilo di frappe. Che ho diviso amorevolmente con l'omo insieme a scatole di fazzoletti, termometro, medicine, bacilli. Ed eravamo pure vestiti da carnevale: il fidanzato da orso polare raffreddato, la Spaiata da rottame, il gatto da figliol prodigo. L’alternativa era il vestito da frisona che staziona ancora nell’armadio. Ma non è che ambissi più di tanto ad indossarlo: già fatico a respirare così, figuriamoci infilata nel retro d'una mucca in pile.
Che tutto il paese fosse stato messo in subbuglio alla ricerca del felino scomparso si sa. Il suo muso rosso era praticamente su ogni palo, edificio, luogo aperto al pubblico. Persino la suora ogni mattina ci domandava se c’erano novità. Dei 250 volantini infilati uno ad uno in tutte le cassette della posta abbiamo detto. Uno, era sul frigo della Silvana, la moglie del guardiano che essendo gatto rosso munita si è presa a cuore la faccenda. La domenica abbattuta per l’influenza l’ho passata a rispondere a chi comunicava avvistamenti vaghi di gatti rossi. Tra le tante, quella del guardiano a cui le suore hanno chiesto di liberare una tigre (micio) chiusa in una delle 100 stanze vuote al quarto piano. Il guardiano, sant'uomo, ha fatto 1+1 e ha chiamato anche noi che ci siamo presentati in pigiama per la fretta. Saliamo le scale alla velocità d’un bradipo moribondo perché la superiora che ha cent’anni continua a tirarci per la giacchetta dicendo che è indemoniato il felino, di stare attenti che ci può graffiare. Calzetta riconosce le voci ed il fischio “di famiglia” e miagola ancora più forte. Quando apriamo la porta lo scenario è una camera di convento distrutta: preso dalla disperazione gli ha incenerito a zampate tende, materassi, comodini. Ribaltato tutto il ribaltabile. Mi faccio a tappetino e m’infilo sotto l’armadio: è lui, certo infeltrito, smagrito e spaventato, ma salvo. Lo recupero. Il fidanzato lo infila nella giacca e scappa a casa per nutrirlo e dissetarlo che ormai son 5 giorni che è in clausura. Durante il salvataggio, realizzato che era proprio il nostro gatto, ci siamo messi a piangere, così come le tre suore commosse dalla riunione familiare. Pure la Silvana ci ha chiamati piangendo dalla felicità. Una volta a casa, il vicinato si è radunato spontaneo sotto il nostro balcone per vedere con i propri occhi il ritorno del felino smarrito che hanno tanto cercato. Calzetta come un principe appena incoronato re si è affacciato al balcone smiagolando e strafugnandosi soddisfatto. Aveva molte cose da dire. Ora non mette una vibrissa oltre l’uscio. Ed io non smetto di coccolarmelo.
Riemergo per un attimo dai cinque chili tra coperta muccata, pigiama doppio strato, maglione, doppi calzini e berretta solo perché ho perso la sfida. Essendo malati entrambi io ed il fidanzato ce la giochiamo. Per mettere l’acqua a bollire, spremere arance e quant’altro sia necessario alla sopravvivenza da sotto il piumone si fa a carta,forbice,sasso. Per procurarsi cibo e medicine, esce chi ha la meglio col termometro. Ed io stamattina ho solo 38.6 contro i 39.5 del fidanzato. Salto in ufficio a vedere, poi in farmacia, due cose al supermercato e ritorno a condividere fazzoletti e bacilli con la metà. E con il micio, che si, è davvero tornato dopo un salvataggio alla Rambo da parte nostra. Il post trionfale che avevo pronto non riassume la felicità di riaverlo a casa. Ringraziamo tutti, ma proprio tutti. Anzi, in caso voleste farvi avanti per smistare le telefonate di avvistamento che ancora giungono dopo aver messo nelle cassette della posta del paese (e di quelli vicini) n°250 volantini si faccia avanti. Tachipirina e succo d’arancia per tutti.

Quando la ruota della fortuna gira, gira davvero. Un attimo non potresti chiedere di più, subito dopo hai il morale a livello ciabatta. Basta che traballi una cosa, che il resto vien giù a valanga. Dopo una settimana di per sé da dimenticare, la mazzata finale per concludere: l’appartamento sopra di me su cui avevo mire verticali di espansione, assicurandomi così di non dover cambiare casa fino al ritiro della patente per vecchiaia perché non vivrei altrove, dopo trattative estenuanti non sarà mio. La presa per il culo finale è che ha dato l’incarico di venderlo all’agenzia dove lavoro. In pratica non posso comprarlo, ma dovrò accompagnarci altri ipotetici acquirenti vedendomelo scippare da sotto il naso. Voglio scendere da questa ruota di m###a.
Se Branco mi capita a tiro gli rifilo una ciabattata ben assestata, mi aveva illusa che per il 2005 avrei avuto solo cose belle. Tsk.
Questa è l’idea più stupida che ho avuto negli ultimi tempi.
Immaginatevi la Spaiata, il fidanzato e l’amico setter munito.
Poi fate finta che al setter venga fatta annusare l’amaca del Calza.
Verrà poi fatto girare per il paese alla ricerca del felino.
L’amico con cane da riporto esiste. E di mettere in pratica la scena di cui sopra gliel’ho chiesto davvero. Ma il cane al limite può cercarmi un fagiano, non un gatto. In pratica, gentilmente, data una certa disperazione e senza sfancularmi direttamente, mi ha fatto capire che non è fattibile. Per nulla semplice come credevo data la presenza di n gatti in zona. E dalla totale mancanza di addestramento in tal direzione del cagnone.
Dovrei smettere di guardare telefilm americani.
C’è chi arriva qui cercando il blog di un fumatore (sei nel posto giusto, ma se vuoi fumare una paglia, di là, sul balcone).
Chi cercando delle bomboniere a forma di calzino (se le trovi, fammelo sapere, si sa mai che prima o poi convoli a giuste nozze).
Chi il sedere di Mel Gibson in Braveheart (e ne appoggio la ricerca).
Chi il calzino sparito (hai provato a guardare nella lavatrice? È noto che componga il triangolo delle bermuda lavatrice/piumone/valigia).
Chi vuol passare il capodanno all’October Fest (ma non mi tornano i mesi comunque).
Altri vorrebbero coltivare i funghi porcini risparmiandosi la fatica (ed il fascino) d’andar per boschi.
Alcuni, invece, vanno cercando un Gaspare cavia (alla bisogna fornisco nome, cognome, indirizzo e c.f. d’un Gaspare di mia conoscenza).
Chi gradirebbe una stampante con termocoperta (?)
Qualcuno cerca la spiegazione d’un freddo becco, qualcun altro di tutti i matrimoni di Brooke (e su questo sono preparatissima).
Tanti, consigli pratici per sbrogliare questioni condominiali intricatissime. Proprio per loro, da oggi, è online il servizio “l’esperto spaiato risponde”. Naturalmente la consulenza avrà un prezzo. Il minimo sindacale, ma da versarsi direttamente in conto corrente spaiato. Il ricavato sarà devoluto all’acquisto di un microcip satellitare per individuare gli spostamenti felini e localizzarlo quando mi fa di questi scherzi. Perché torna, si torna.
Tocca ricomporsi. Tocca mettere in tavola qualcosa di commestibile e per farlo, magari anche fare la spesa. Ritrovare una parvenza di normalità in quel bivacco che io chiamo casa. Ci sono settimane in cui la calma piatta la fa da padrone. Dove la scelta più ardita è scegliere quale calzino antiscivolo indossare girando per casa. Ecco, questa non è una di quelle. Dove tempo, energie, fatiche sono per altri, mai per me stessa. Ho bisogno di una serata per riordinare le idee per poi riprendere esattamente dove ho lasciato. Con la testa al posto giusto. (e magari il micio nell’amaca).
Posto che, oggi in particolare, sono convinta che si dovrebbe provvedere con una legge ad hoc per tutelare gli amministratori di condominio. Non solo il fumo nuoce gravemente alla salute, anche il condomino quando ci si mette fa del suo meglio per toglierti dieci anni di vita. Io fumo e sono amministratore contemporaneamente, dovrei far parte di una specie protetta. La Spaiata andrebbe salvaguardata. Considerazioni di categoria a parte, dovrei seriamente pensare di cambiare mestiere per garantirmi di arrivare ad una vecchiaia tranquilla e serena. Magari con tutte le rotelle a loro posto, perché se continuo così prima o poi darò fuori di matto. E se in futuro dovessi decidere in tal senso mi dedicherei all’organizzazione di feste altrui, ad ampio raggio. Passatempo che mi riesce particolarmente bene. Sperando che il futuro diciottenne apprezzi considerato che negli ultimi giorni non indosso panni frivoli da carnevale di Rio. Anzi, diciamocelo, l’umore fa schifo.
Di Calzetta non si hanno notizie (ancora). In compenso tutto il vicinato lo sta cercando. Il micio si fa benvolere da tutti evidentemente se, impietositi dal nostro peregrinare di legnaia in legnaia fischiando per richiamare l’attenzione del felino, di fatto si sono messi alla ricerca in massa (e ne sono commossa). Ci sono il cat-sitter ufficiale, a casa da scuola solo per oggi, con sua madre, padre e fratello nella parte alta del paese, il vicino della casa color fragola in quella bassa, le suore dentro e fuori il convento, dei vicini amici uno vaga per le viuzze e l’altra è appiccicata al cannocchiale da ore. Il fidanzato, che da oggi si è messo in ferie per non interrompere le ricerche, procede rastrellando i suoi posti preferiti. La Spaiata smista le telefonate, stampa volantini a colori e ci sta tappezzando il paese. Esagerati? Forse si, ma, vaccarana, è il mio micio che si è smarrito ed il pensiero che possa essergli successo qualcosa non mi fa dormire la notte.

Grazie a Jorma.

Abbiamo passato la notte a cercarlo per il paese in pigiama. Mi sono infilata in ogni legnaia, cantina e giardino. Siamo preoccupati.
Dev’essere il favonio.
Per natura dispettoso, rende le persone intrattabili.
E’ come parlare al vento.
Proprio non ci si intende noi due.
Toccherò dove fa più male.
Nel portafoglio.
Non ho l'abitudine di chiudere un occhio, figuriamoci due.
Da abbonata recalcitrante temo di sapere come verranno spesi i 99 euro e moneta in meno nel borsellino. Il cavallo, quello di viale Mazzini in Roma, simbolo della RAI da sempre, è un bene sottoposto a pignoramento. A seguito di una causa da parte di quattro ex dipendenti che hanno ottenuto un risarcimento a carico della televisione di stato, mai pagato. Ora, se il cavallo finisse nel giardino di uno dei tre truccatori o della costumista, la Rai non ci farebbe un figurone. E, ahimè, per salvare la faccia, si renderebbe necessario l’acquisto di un nuovo cavallo. Magari meno “morente” che porta bene all'azienda.
Comunque la notizia la si trova su TgCom.
Dando certe notizie bisognerebbe aspettare il momento buono per sganciarle in salotto in una tranquilla serata casalinga. Il fidanzato, invece, se ne esce in modo del tutto improvviso con l’informazione bomba. Tra due-settimane-due monteremo un calorifero nell’ingresso ghiacciaia. Che significa operai in casa per una settimana, spaccare muri, togliere porte, rifare pavimenti, metri cubi di piastrelle in camera, ingresso impraticabile, polvere, smaltimento sassi, porta aperta e casa ai quattro venti, cantiere installato all’ingresso. Senza contare il fattore “Spaiata ringhiosa”. Non c’era modo che questa novità riuscisse a non essermi indigesta. Ed io già medito di darmi alla macchia.